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13° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 1° SESSIONE ESIGENZE CHE EMERGONO, INFERMIERE CHE CAMBIA TECNOLOGIA, COMPETENZE ED UMANIZZAZIONE Saluti Inaugurali Prof. G. Palazzini, Dott. B. Tomei, Dott. S. Casarano Moderatore M. Caputo (Bari) Valore delle competenze di Team N. Pannone (Napoli)
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Invito subito la seconda relatrice, Nunzia Pannone, infermiera strumentista del Salo Operatorio del Rizzoli di Ischia, ci parlerà del valore delle competenze di team e ovviamente appuntatevi tutte le domande che volete fare che a fine sessione i nostri relatori provvederanno magari a completare l'argomento,
le curiosità o perché no anche a fare un confronto con quelle che sono le nostre realtà. Prego Nunzia.
Buongiorno a tutti. Allora sì, io lavoro a Ischia da poco tempo e quindi è un complesso, per esempio, ospedaliero più piccolo.
Vengo da una realtà un po' più grande dove c'erano sette sale operatorie e lì invece è un pochino più piccola.
La cosa che, la riflessione mi è partita proprio da lì sui team perché mi aspettavo di trovare un ambiente più rilassato
E quindi un gruppo di lavoro più tranquillo. Così non è stato, allora ho dovuto cominciare a capire che cosa succedeva nei gruppi.
La cosa che sappiamo sicuramente è che c'è un gruppo di lavoro multidisciplinare e quindi che cosa vogliamo che tutti i membri abbiano?
Una chiara visione e condivisione degli obiettivi comuni, una determinazione per il successo, un'elasticità e una volontà quindi di adattamento a vari cambiamenti perché se tutti quanti fossimo orientati verso questo obiettivo sicuramente lavoreremo in maniera più tranquilla e quindi possiamo contare veramente sull'apporto reciproco.
Questo è il mondo ideale, il mondo reale invece vorrebbe partire dalla normativa e quindi la normativa prevede che all'interno della sala operatoria, quindi affinché possa essere attivata una sala operatoria ci deve essere un medico anestesista, due chirurghi e due infermieri.
Quindi partiamo da questo gruppo. Sono andata un po' a frugare in quelli che sono i pensieri di filosofi, psicologi, sociologi per capirne un pochino di più e per capire che cosa ci succede.
Innanzitutto ci sono questi tre psicologi che sono Quaglienio, Casagrande e Castellano che hanno scritto un libro bellissimo che si intitola Gruppo di lavoro o lavoro di gruppo.
E quindi la riflessione mi è piaciuta molto e secondo me era più aderente alla nostra realtà in sala operatoria.
La loro definizione di gruppo è questa, è una pluralità in interazione con un valore di legame da cui deriva una configurazione relazionale ed affettiva che produce l'esistenza come sistema complesso influenzato dalla variabilità esterna,
che significa che le persone si mettono insieme e quindi già in maniera ancestrale noi esseri umani abbiamo cominciato a metterci insieme e a fare gruppo e quindi a creare un legame tra di noi e per andare avanti.
Quando è che un gruppo diventa poi un gruppo di lavoro? Quando comincia a produrre qualcosa, quando si mette insieme a produrre un bene e un servizio e quando ognuno di noi mette a disposizione degli altri le proprie capacità, i propri valori, il proprio sistema valoriale, le proprie emozioni per raggiungere un obiettivo.
In questa maniera mi sono accorta che ognuno di noi sente il dipendere dall'altro professionista, quindi ognuno dipende dal lavoro dell'altro, dipende dalle competenze dell'altro, dipende dall'emozione che sta vivendo anche il collega in quel momento.
Nel momento in cui abbiamo consapevolezza di questo comincia per noi la collaborazione e quindi si può sviluppare realmente la collaborazione.
Scusate, io sono un po' ciumpa col telecomando.
Noi ci mettiamo in gruppo, come vi spiegavo prima, perché sentiamo un'esigenza forte ed è ancestrale per noi questo fatto di volerci aggregare.
perché nel gruppo come individui noi abbiamo l'opportunità di misurarci con gli altri, di soddisfare questi bisogni che sono legati alla stima, all'autostima, all'identità, il bisogno di contribuzione
e soprattutto c'è un'altra cosa che ho visto che è l'illusione di essere spontanei, tutti quanti noi pensiamo che possiamo essere spontanei nel gruppo e di lavorare secondo un ruolo che possiamo crearci da soli
Invece così non è. Infatti molti psicologi ci dimostrano che sono gli altri che ci vestono un po' di un ruolo perché si aspettano delle cose da noi e soprattutto quando siamo nel gruppo vestendo una certa professionalità si aspettano che noi siamo competenti e che facciamo determinate cose.
E la cosa che ci può dare valore e ci può anche aiutare è l'elasticità nel vestire questo ruolo perché se siamo statici e continuiamo a vestire il ruolo che ci ha messo addosso qualcun altro non affermiamo nella nostra personalità e non aiutiamo neanche quel gruppo a crescere e a motivarsi ad andare in avanti verso un obiettivo futuro che sarebbe la risposta di salute per noi insomma.
I psicologi sottolineano che all'interno del gruppo c'è un'emergenza psicologica e un'emergenza sistemica. L'emergenza psicologica, e qui ci ho messo un attimo a capire perché per me emergenza sembrava qualcosa di urgenza, un ambito di urgenza, invece è sollevare un piano, portare a galla qualcosa, un piano.
Il piano psicologico che emerge è il piano sistemico che emerge. Il piano psicologico che emerge nel gruppo è il legame che si instaura tra le varie persone e che mi permettono, perché vivo quel gruppo, di misurare le mie abilità, i miei valori, i miei bisogni insieme a quelli degli altri.
Il sistema perché una volta che io sono consapevole del mio, sono consapevole delle mie conoscenze, delle mie capacità e di come io vivo in quel gruppo, come valgo per quel gruppo di lavoro, allora il gruppo veramente può andare avanti e può quindi cominciare ad andare avanti come un'unica mente e quindi come un'unica entità quasi, come un unico sistema.
tema. Quello che succede però è anche che mi fanno arrabbiare e quando mi arrabbio trema,
anche per voi penso, quante volte abbiamo pensato, mi tolgo guanti e camice e vediamo che succede.
Perché questo? Perché le tensioni nel gruppo sono una cosa che accadono continuamente, ci sono
conflitti, ci sono controversie, di opinione, di un po' di tutto. La cosa che allora mi sono
sono voluta andare a leggere e come potevo evitarle oppure appianarle e vedere come si
poteva un po' scemare, ecco, e invece ho scoperto che non si può, non si può fare e che anzi
la controversia, il conflitto va gestito e va accolto, va accolto e trasformata quindi
l'energia negativa in un'energia positiva affinché il gruppo possa crescere e possa
ci si possa confrontare nel migliore dei modi e si possa trovare una soluzione nuova.
E quindi il conflitto visto non come una controversia tra tutti, ma come crescita.
Lavorare in team, in questa opinione, in questo punto di vista, secondo questi punti di vista,
produce sicuramente dei risultati più efficaci, più di alta qualità,
Perché si può costruire quindi un'azione organizzata, ragionando quindi, si può ragionare quindi scostandosi dall'idea dell'individualità e quindi del singolo che fa qualcosa e quindi io sono più bravo in questo e faccio questo, ma invece si può ragionare insieme e andare avanti quindi insieme come una mente quasi come una mente unica.
quello che nel gruppo si sente come valore è sicuramente quello che ci portiamo come bagaglio
e sono sicuramente le nostre competenze, le nostre emozioni, il nostro sistema valoriale
quindi i nostri valori e quindi lo specifico, le conoscenze specifiche che ci portiamo
grazie alla nostra formazione, grazie all'esperienza e grazie anche alla possibilità che abbiamo
di riconoscere la nostra responsabilità e di sentire che siamo responsabili in quello che facciamo.
Quindi la responsabilità non è soltanto cercare un'accusa per qualcun altro,
ma anzi è un agire specifico, un agire razionale rispetto ad un obiettivo.
E dobbiamo sapere che questo agire ci porta dei risultati
che non possono prescindere da rispondere a dei principi di natura giuridica e di natura deontologica.
Vi dicevo anche l'esperienza, quindi nel nostro bagaglio ci portiamo i valori, l'emozione, la conoscenza, il senso di responsabilità e l'esperienza quindi in un determinato campo.
E poi quello che ci unisce quindi a tutti quanti insieme, diversi professionisti, ognuno con questo bagaglio culturale sulle spalle è il progetto, un'idea, uno slancio in avanti.
Quindi lavorare insieme è un vantaggio, è un vantaggio per ognuno di noi come singolo ed è qui che quindi spicca l'individualità.
Cioè io sento che posso avere padronanza di me se lavoro insieme agli altri, ho la consapevolezza delle mie responsabilità e acquisisco così una maturità sociale che mi permette di confrontarmi con la realtà e non con un mondo ideale e le differenze possono condurre realmente a un vantaggio di arricchimento professionale tra l'uno e l'altro.
Tornando un po' ad un discorso più concreto, per quelli che non vogliono essere innamorati delle idee e delle emozioni, sul concreto il lavoro in team per quanto ci riguarda è disciplinato dalla normativa e quindi dal nostro profilo professionale e in particolare dall'articolo 1 che l'infermiere agisce sia individualmente sia in collaborazione con gli altri operatori sanitari e sociali e dal codice deontologico.
In particolare da questi due articoli, cioè l'articolo 14 e l'articolo 41. Quindi l'infermiere riconosce che l'interazione fra i professionisti e l'integrazione interprofessionale sono modalità fondamentali per far fronte ai bisogni dell'assistito e qui non ci piove.
L'infermiere collabora con i colleghi e gli altri operatori di cui riconosce e valorizza lo specifico apporto all'interno dell'equip.
Quindi è una cosa che ci portiamo come specifico.
Quello che portiamo all'interno del gruppo è anche questo.
Mi è capitato in sala operatoria che un paziente durante un'anestesia locale dice
l'anestesista fa questo, il chirurgo sta facendo questo, lo strumentista sta facendo questo e tu che fai?
allora lì dico benvenuta alla nuvoletta
e mi è apparso questo articolo
del codice, e adesso come te lo spiego
e in effetti mi sembra
questo articolo del codice tecnologico che stringi
stringi nel concreto
facciamo questo all'osso
l'assistenza femministica è servizio alla persona
alla famiglia, alla collettività e si realizza
attraverso interventi specifici
autonomi e complementari di natura
intellettuale, tecnico-scientifica, gestionale
relazionale ed educativa
quindi io faccio questo
E poi partecipo insieme al gruppo anche ad un altro livello, non soltanto nell'assistenza diretta e quindi con l'attività di ricerca e di formazione, aggiornandomi quindi su nuove conoscenze scientifiche e partecipando quindi alla stesura di procedure e protocolli.
tutto questo mi serve lavorare bene in gruppo
sapere quindi come io, che cosa faccio, chi sono, che cosa so
quali emozioni porto all'interno del mio lavoro
mi serve per rispettare anche la normativa
e quindi per garantire a tutti i cittadini un'equità di accesso alle cure
senza alcun spreco economico
Vi ho portato anche un altro esempio, questa è un po' di letteratura che proviene dalla parte medica, perché negli ultimi anni anche loro stanno cominciando a capire che abbiamo bisogno l'uno dell'altro e che non c'è bisogno di uno che comanda e basta perché non si arriva ad una soluzione che sta in testa ad una sola persona e non si arriva ad una soluzione che invece va bene per il paziente, va bene per la risposta di salute che dobbiamo garantire al cittadino.
Mi piace pensare alla sala operatoria un po' come al teatro dove c'è una rappresentazione in corso e c'è l'attore che non si ricorda la battuta e l'altro attore va, come si dice, a braccio e quindi soccorre l'altro attore, gli recupera la sua battuta, il suo spazio, non lascia il vuoto e quindi lo spettatore vede una performance bellissima e non si accorta di niente ed è riuscito, lo show è andato avanti e lo spettacolo è riuscito.
E questo succede anche in sala operatoria e può succedere soltanto se io innanzitutto riconosco il mio valore come professionista, riconosco il valore delle mie competenze e riconosco il valore degli altri attori perché così possiamo collaborare in un lavoro di squadra veramente e possiamo arrivare ad un risultato, ad una performanza eccellente garantendo quindi una risposta di salute migliore al cittadino.
Quello che penso anche è che il team deve essere in evoluzione e non deve essere statico, per quello alla fine ho apprezzato i conflitti se gestiti e se è aperto il dialogo perché il cambiamento è graduale, il cambiamento è graduale perché l'individuo all'interno del gruppo cambia e noi portiamo quando andiamo a lavorare insieme agli altri il nostro cambiamento sia culturale, sia emotivo, sia di competenze perché continuiamo a formarci e quindi anche il gruppo cambia.
Quindi è in continua trasformazione, in continua differenziazione e c'è questo progresso culturale che è contagioso ed è una bellissima cosa e possiamo, se lavoriamo insieme, utilizzare quindi il passato e quello che abbiamo imparato insieme per vivere il nostro presente e quindi per costruire poi il futuro.
Mi piace molto questa frase qui di Henry Ford, lo conoscete tutti, che mettersi insieme, come accade nelle migliori famiglie, mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso e lavorare insieme è un successo. Perché è un successo? Perché il gruppo valorizza quindi le competenze del team, dà nuove soluzioni e si ha quindi un miglioramento della performance.
Voilà. Ok, grazie. Vi auguro una cosa.
Vi posso soltanto chiacchierare una cosa, se torni sull'ultima slide, di lavorare comunque in gruppi di lavoro dove è possibile imparare l'uno dall'altro e dove è possibile imparare come motivare e dove è possibile quindi imparare come trasformarci tutti quanti in persone che sembriamo ordinarie ma siamo tutte straordinarie.
E quindi possiamo realmente dare una risposta di salute eccellente, migliore al cittadino di quella che diamo oggi.
Grazie tante. Annunzia. Lasciatemi dire, penso che anche voi ve lo siete tenuti nella testa, quando avete visto l'ultima diapositiva un po' di saninvidia per il posto di lavoro e io la provavo perché non lavoriamo tutti a dischia.
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