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23° CAD anno 2012 9° Corso Infermieri di Sala Operatoria 3° SESSIONE ASPETTI LEGALI DELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA IN SALA OPERATORIA Moderatore: S. Forlenza (Battipaglia SA) sessione completa
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Benvenuti, mi presento, sono Sergio Forlenza.
Dopo aver trattato questi bellissimi argomenti dei nostri precedenti relatori,
andiamo a trattare quelli che sono gli aspetti legali della professione infermeristica
e ovviamente del ruolo dell'infermiera in sala operatoria.
Quindi chiamo il collega Valerio Ottaviani che presenta il suo lavoro con una domanda che è il coordinatore infermieristico, più infermiere o più manager. Valerio Ottaviani è un collega del blocco operatorio, coordinatore infermieristico, policlinico di Modena.
Buongiorno a tutti, intanto ringrazio l'organizzazione per averci chiamato a parlare da questo palcoscenico così prestigioso e anche Maria Caputo.
La tematica che ci è stata assegnata è appunto questa, fare una riflessione se il coordinatore infermieristico può essere ritenuto più un manager o più un infermiere.
Allora prima di partire con questa riflessione ci siamo chiesti se possiamo definire il coordinatore o il manager dobbiamo capire esattamente che cosa deve fare il manager, quali sono le sue competenze.
abbiamo consultato qualche libro di formazione, di psicologia, di gestione del personale
alla fine la letteratura più o meno dice le stesse cose
ovvero che il manager deve essere in grado di sviluppare le competenze degli altri
quindi di favorirle analizzandone i bisogni formativi
deve avere una certa attitudine al comando
per cui deve essere in grado di avere una certa autorevolezza
debolezza, mantenere la disciplina, deve essere in grado di pianificare, vuol dire in grado di stabilire un obiettivo, di stabilire delle strategie, di essere pronto a cambiare,
di avere un piano alternativo, di essere in grado di lavorare in gruppo, di motivare il personale, di delegare qualche attività anche ai collaboratori, di essere in grado di arrivare a fare un gioco di squadra, deve essere un leader, quindi deve avere la capacità di trascinare un po' gli altri, deve gestirne i conflitti, deve essere in grado di ascoltare i propri collaboratori.
Deve essere in grado anche di esercitare in modo corretto una comunicazione che sia chiara per tutti e deve avere bene in mente la sua organizzazione, deve essere pronto anche a modifiche anche dell'organizzazione stessa, quindi spirito di iniziativa e flessibilità.
non deve perdere di vista il suo obiettivo in tutte queste fasi, deve essere consapevole anche della nomenclatura, della struttura organizzativa in cui si muove, deve avere chiaramente un bagaglio di conoscenze tecniche, un patrimonio di conoscenze tecniche,
che ce lo deve avere per forza, deve essere anche in grado di esercitare controllo, analizzare i risultati, valutarli.
Il coordinatore infermieristico invece, fin dal 2001 c'è una linea guida della federazione Ipasvi
in cui enunciava che il coordinatore infermieristico deve conseguire il master in management
in cui attraverso il quale acquisisce competenze specifiche nell'area organizzativa, gestionale eccetera eccetera e soprattutto la stessa struttura del master faceva identificare proprio alcune aree di competenza del coordinatore infermieristico che sono queste,
gestire persone e relazioni, gestire il budget, gestire informazioni e comunicazioni, gestire processi, progetti e valutazioni e gestire la ricerca.
E' evidente che andando proprio a confrontare le competenze di una figura, cioè il manager in generale e dei coordinatori infermieristici in particolare, la risposta non può essere altro che il coordinatore infermieristico è sicuramente più manager che infermiere.
Gli sono richieste meno competenze tecniche, non è più come una volta il coordinatore infermieristico era l'infermiere più bravo, non è più così, anzi talvolta quando sento dire a qualche chirurgo non funziona l'elettrobisturi, chiamate la caposala, veramente mi viene il nervoso perché un po' con il chirurgo ma anche con gli infermieri perché su alcune cose specifiche, su alcune cose tecniche sono loro più esperti di me.
faccio fatica io che sono dieci anni che non sono più in sala operatoria sul campo direttamente
in sala con la mansione di strumentista o di infermiere circolante
a risolvere al momento un problema tecnico di uno strumento, sono più bravi loro
quindi ci sono più gli elementi tipici della funzione manageriale sicuramente
anche considerando che il blocco operatorio è un ambiente lavorativo molto complesso
Per il numero di persone che vi afferiscono, adesso in particolare la mia esperienza è quella di un blocco operatorio abbastanza grande, sono 15 sale operatorie, sono circa 100 infermieri, senza contare il numero elevato di chirurghi, anestesisti, io provengo da un policlinico universitario, quindi specialisti in formazione, studenti di medicina, studenti di infermieristica, operatori sociosanitari.
Quindi c'è una serie di figure professionali che anche numericamente elevano la complessità relazionale all'interno del blocco operatorio.
Passiamo ad esaminare le aree di competenza che sono descritte proprio nella linea guida emanata dall'IPASBI già nel 2001.
Gestire le persone e le relazioni, questa secondo me è la parte più difficile in assoluto.
in assoluto perché
come dicevo prima
tante sono le persone, tanta è la complessità
relazionale e il coordinatore
deve essere bravo a presidiare il clima
organizzativo
quello che ho scritto qua
ad un elevato numero di componenti
stabilmente presenti all'interno del gruppo
corrisponde ad un'altrettanto elevata complessità relazionale
vuol dire come voi
ben sapete che non è solo la parte
infermieristica da presidiare
ma la parte anche delle altre figure
professionali, gestire i conflitti tra chirurgo e strumentista, gestire i conflitti tra strumentisti
e colleghi, gestire conflitti talvolta anche tra anestesista e chirurgo, è una parte molto
complessa, senza pensare che spesso bisogna fare una scelta, perché sarebbe bello dire
sempre di sì a tutti, talvolta non si può fare, anzi più andiamo avanti e meno si può
può fare, quindi spesso deve essere fatta anche una scelta tra le richieste che vengono
fatte e le effettive possibilità di risposta positiva che sono poi quelle delle esigenze
organizzative. Il clima organizzativo, parlavo prima di clima organizzativo, intanto è un
qualcosa di collettivo, una dimensione collettiva, una percezione generale, non è di una persona
persona sola. Fare clima significa gestire e garantire relazioni positive, non vuol
dire che non ci devono essere conflitti, è impossibile, impossibile che con cento infermieri
e altre tanti tra chirurghi e anestesisti non si generano i conflitti, ma i conflitti
devono essere portati sul piano organizzativo, non sul piano personale. Già è faticoso
lavorare, quindi già è faticoso fare, ma fare insieme deve essere quasi un piacere,
Dovrebbe diventare un piacere. Clima positivo non vuol dire soffocare i conflitti, non vuol dire fare finta che non ci siano, non vuol dire non girarsi dall'altra parte quando c'è un problema, ma vuol dire farli emergere, analizzarli e possibilmente risolverli.
Poi se riusciamo a accontentare tutti bene, se qualcuno sarà scontento, pazienza.
Altra cosa importante quando si ha un gruppo di persone da gestire è la coesione del gruppo.
Senso d'appartenenza è una voce fondamentale.
In un blocco operatorio non è sempre facile.
Non è facile perché io porto sempre l'esperienza del mio blocco operatorio.
La politica del blocco operatorio va contro la specializzazione del personale.
Una volta magari si avevano tanti piccoli gruppetti di due o tre sale operatorie per cui c'era il gruppo della chirurgia, il gruppo dello torino, il gruppo dell'oculistica, ora è chiaro che tutti non possono fare tutto oppure nei cento infermieri che ho ce ne sono forse tre o quattro che riescono a essere flessibili su tutte le dieci, undici specialità del blocco operatorio.
La maggior parte e anche i nostri piani di addestramento e di inserimento prevedono l'autonomia almeno in tre specialità, però il senso d'appartenenza chiaramente viene qualche volta meno perché se una volta dieci anni fa, quindici anni fa uno sapeva di essere sempre nella stessa tipologia di sala,
Ora un giorno sei in plastica, un giorno sei in chirurgia generale, un giorno sei nei trapianti, un giorno sei in otorino, ripeto, magari non come infermiera esperto ma comunque nell'equipe infermieristica, quindi il senso di appartenenza spesso può venire meno.
Allora che cosa bisogna fare? Bisogna mettersi a servizio della squadra, cioè si deve pensare non solo a ciò che si riesce a fare o che si può fare o che si è bravi a fare personalmente, ma al risultato di tutto il gruppo, di tutta l'equipe.
E il risultato di tutta l'equipe non è solo la somma delle prestazioni dei singoli, perché nessuno singolarmente, per quanto bravo, riesce a fare tutto da solo.
Mentre facevo questa slide mi veniva in mente, facendo un paragone sportivo, calcistico, io sono appassionato di calcio, è difficile vedere un giocatore per quanto bravo che sia che prende la palla dall'area di rigore, scarta tutti gli avversari, gli altri tutti i dieci avversari e mette la palla in rete, è impossibile, oddio impossibile non c'è niente, molto difficile, è più facile fare gol passandosi il pallone.
Quindi è questo lo spirito che deve animare le nostre echipe infermieristiche. Ho parlato di gruppo, ho parlato di squadra. Lavoro di gruppo e gioco di squadra sono termini, sono espressioni che potrebbero superficialmente sembrare sinonimi, non sono sinonimi, non sono uguali, sono un po' imparentate, questo è vero.
Il lavoro di gruppo diciamo che prevede già una certa coesione e integrazione sicuramente, ma il gioco di squadra ha qualcosa in più, il gioco di squadra è praticamente il lavoro di gruppo portato all'eccellenza, all'ennesima potenza, ci sono vari step che si devono passare per poter arrivare a tali livelli.
intanto l'obiettivo deve essere chiaro per tutti
tutti dobbiamo essere d'accordo sul metodo da utilizzare
tutti dobbiamo sapere padroneggiare le risorse
e considerare i vincoli
quindi sapere fin dove possiamo spingerci
che cosa possiamo fare
cosa è lecito fare
e chiaramente presidiare il coordinamento
ovvero essere presenti sul pezzo
il secondo livello
che è quello che se si riesce a concretizzare
porta veramente a giocare come una squadra
è questo
cioè è la parte diciamo così emozionale
E' il cuore, cioè se io non comunico, non collaboro, non sono motivato, non ho fiducia in chi mi sta vicino non riesco a giocare come una squadra. Allora sono tanti singoli, ma può andare bene lo stesso, ma se noi come coordinatori riusciamo ad ottenere un gioco di squadra abbiamo risultati elevati all'ennesima potenza.
Questo è un bellissimo grafico che ho preso da un testo di Quaglino e Cortese, mi sembra che si chiamasse gioco di squadra ed è praticamente la pratica,
Cioè ovvero la figura che rappresenta, che schematizza ciò che ho detto prima. Dal gruppo alla squadra, attraverso obiettivo, compito, strategia, metodi, vincoli, coordinamento, tramite anche comunicazione fiducia, motivazione e collaborazione. Non è facile.
Altra area di attività del coordinatore infermierico è gestire il budget, assegnare le spese a chi compra in un blocco operatorio non è sempre facile,
Tante volte, usando una terminologia non proprio aulica, capita che un'unità operativa, un chirurgo o un infermiere rubi la suturatrice dell'altro, la rete dell'altro.
E' chiaro che il coordinatore in particolare deve cercare di stare attento anche perché non è corretto o comunque noi abbiamo dei direttori di unità operativa che sono molto attenti alla gestione anche del loro budget e non capita infrequentemente che qualcuno mi venga a chiedere ma scusa Valerio ma quando le ho comprate io ho 10 sottoratrici?
Io vado a vedere, mi piacerebbe collegarmi, ma non è questo il momento, a quello che dicevano i colleghi precedentemente sugli applicativi informatizzati aziendali, noi per fortuna in parte, almeno non totalmente, ma queste cose le abbiamo, quindi io posso andare a vedere tutte le cose che ho comprato per quale centro di costo.
Valutare la congruità delle risorse disponibili e il corretto utilizzo, questo è il pane quotidiano per noi, questo è diventato più difficile perché una volta si faceva meno fatica, io ricordo che anche 10, 12, 15 anni fa, ne parlavo ieri con i colleghi mentre ero a cena, avevamo armadi pieni di sudoratrici meccaniche, armadi, non c'era mai il rischio di rimanere senza o di andare in difficoltà.
adesso non dico che ce le comprano una per una
ma quasi
quindi
valutare bene anche
andando a leggere le liste operatorie programmate
della settimana e per fortuna noi lo possiamo fare
mi mette già in condizione
al di là delle modifiche dell'ultimo momento
di sapere che cosa
più o meno potrebbe servirmi
però ci muoviamo sempre
sul filo del rasoio
io sono
penso di non averlo mai fatto un'ordine di 10
10 sottoratrici tutto insieme, mai, mi chiamerebbero subito un minuto dopo.
Collaborazione e la definizione degli obiettivi di budget e la loro negoziazione.
Su questo punto, che è sicuramente importante, ho fatto una riflessione.
Questo è vero, anzi fa parte del nostro lavoro, però bisogna secondo me, si potrebbe almeno fare una distinzione
tra chi lavora in un'unità operativa magari più piccola e chi lavora in un'unità operativa un po' più grande.
Chiaro che se io devo gestire un blocchetto di tre sale probabilmente vengo coinvolto anche più a fondo su alcune decisioni, nel mio caso ad esempio sono marginalmente coinvolto nella gestione del budget relativo alle nottate operative che afferiscono la sala operatoria.
Oppure anche tra pubblico e privato, è chiaro che nel privato io ho dei colleghi che lavorano nel privato, sono coinvolti proprio nella decisione del budget, noi, io e la mia collega perché siamo due coordinatori nel blocco operatorio in cui lavoro, un blocco operatorio di 15 sale operatori quindi abbastanza grande, noi siamo più marginalmente coinvolti da questo punto di vista.
Gestire informazioni e comunicare è un'altra area di competenze molto impegnativa. Fare coordinamento significa parlare tutti la stessa lingua, parlare in modo che tutti capiscano, siano collegati, vicini, disponibili all'ascolto e che tutti devono essere disponibili all'ascolto.
In sala operatoria i solisti fanno più fatica, bisogna lavorare insieme, si lavora in due per sala o in tre e bisogna lavorare insieme senza considerare al di là dell'equipe infermieristica la parte chirurgo e anestesista e bisogna lavorare insieme.
I solisti non vanno tanto bene, chiaramente una corretta comunicazione all'interno del gruppo è una garanzia di sicurezza per la tutela del paziente, è evidente, se le consegne, se le comunicazioni vengono passate nel modo corretto si sbaglia di meno.
In un blocco operatorio abbastanza grande c'è la possibilità però che la comunicazione venga distorta, non sia proprio lineare, perché ci sono tanti passaggi e tante le tipologie di operatori.
possiamo fare? Il coordinatore deve mettere a disposizione gli strumenti giusti per evitare
possibili errori, si è parlato anche di scheda SOS prima, noi come azienda politico di Modena
siamo stati tra i primi ad essere impegnati e siamo stati capofili a livello regionale
per la gestione di tutti i risultati delle varie aziende che hanno aderito a questo progetto, quindi la checklist per intervento è sicuramente un primo strumento importante per evitare gli errori, checklist per intervento ne parlavano prima i colleghi, ormai penso che tutti abbiamo delle checklist,
altro, chi cartace, noi non ce l'abbiamo più cartace, anche noi abbiamo, e dopo lo farò
vedere un attimino, un sistema informatizzato che ci permette di andare nel giro di pochi
click a vedere tutte le varie fasi di processi e di andare a vedere anche il singolo intervento
chirurgico, la singola procedura, il singolo materiale, il posizionamento e quant'altro,
oltre ai rischi collegati alla procedura in particolare.
Mappatura dei rischi, consegna informatizzata, ho messo un punto interrogativo, noi abbiamo provato a fare una consegna informatizzata,
non ha avuto grande successo, abbiamo ottenuto quella cartacea alla fine, perché la consegna informatizzata era utilizzata più che per lasciare le consegne tradizionali,
ma per lasciare file ad altri colleghi
chi lasciava un film, chi lasciava delle canzoni
chi lasciava le foto
quindi io apriamo la consegna
c'erano le fotografie delle feste o delle cene
ma non c'era scritto che magari una colonna da video
era ferma per due settimane
perché mancava un processore di quella stupidaggine
per cui abbiamo detto sapete cosa facciamo?
chiudiamo la consegna informatizzata
e riapriamo il faldone cartaceo
purtroppo anch'io sono d'accordo con il collega di Torino
che ha parlato prima
vorrei avere meno carta
però talvolta
talvolta è importante
poi vi dirò quando
almeno nel mio caso è stata importante
come dicevo prima
come elemento di disturbo
accennavo prima al senso di appartenenza
io ricordo
quando ho iniziato a lavorare
in sala operatoria, erano gli anni
90, 97
con l'infermiera di sale, erano un blocchetto più piccolo, 4 sale operatorie, io ricordo le sale ordinate, perfette, rifornite, fantastiche, adesso faccio più fatica, si fa più fatica perché forse si lavora anche di più numericamente, ci sono più sedute, il blocco è più grande, magari quello che facevano prima gli ausiliari è stato appaltato a dita esterna per la polizia,
la pulizia la fanno di notte, le sale non le riesce a mettere a posto la sera, insomma le persone dicono ma cosa metto a posto a fare,
tanto dopo devono ancora pulire, non posso rifornire, queste cose qua sono elementi sicuramente di disturbo.
Che possiamo fare? Quest'è un'altra area di azione del coordinatore, gestire processi, progetti e valutazioni.
Penso che tutti noi siamo stati coinvolti più volte nella definizione di istruzioni operative, abbiamo fatto parte dei gruppi di lavoro per procedure, ci applichiamo per diffondere le linee guida, le ultime che vengono fuori, definiamo gli indicatori, il coordinatore deve anche essere in grado di identificare i bisogni formativi e progettare, come immagino tutti facciamo, in un modo o nell'altro,
percorsi di addestramento e di formazione adatti per la nostra unità operativa, collaborare le procedure di accreditamento, anzi spesso siamo stati noi coordinatori infermieristi per quanto riguarda la mia azienda in prima linea per gli accreditamenti oppure per le verifiche ogni 2-3 anni che vengono a fare gli enti regionali.
Altri strumenti che ci servono per gestire processi, progetti e valutazioni sono sicuramente la scheda di valutazione del personale che ogni anno da noi viene fatta insieme agli infermieri, non solo della sala ma chiaramente a tutti gli infermieri dell'azienda, la gestione del rischio e la gestione delle criticità in sala operatoria.
Soprattutto gli ultimi due argomenti secondo me vale la pena approfondirli, che cosa abbiamo come azienda policlinico per la gestione del rischio in sala operatoria?
Intanto abbiamo queste cose che tutti hanno perché sono cose che si trovano tranquillamente in rete, sono manuali per la sicurezza in sala operatoria, penso che tutti lo conosciamo, del ministero della salute, poi noi abbiamo disponibile sempre consultabili, contributi, integrazioni, raccomandazioni per la sicurezza, la lista gerarchica dei pericoli e tutte queste va bene, ci sono e ci sono per tutti.
Cosa abbiamo come azienda policlinico forse in più rispetto ad altre? Abbiamo uno strumento che qualcuno ha chiamato bingo, il nostro ufficio qualità, il nostro CED ha chiamato bingo,
che è una sorta di motore di ricerca in cui si possono andare a trovare tutti i documenti, tutte le fasi, tutte le procedure, tutte le checklist, tutte le schede di rischio di tutti i processi che avvengono nel Policlinico di Modena e sicuramente questo è uno strumento sia per il coordinatore che per gli infermieri che lavorano in sala molto utile.
Vi faccio vedere una schermata che è questa, è un applicativo come Intranet che abbiamo noi, adesso io ho selezionato il processo chirurgico che è quello che in particolare è indirizzato alla sala operatoria, attraverso queste schermate si possono andare a vedere tutte le tipologie dei rischi, si può accedere a tutte le unità operative, a tutte le schede per intervento eccetera eccetera.
Si può andare a vedere e aprire ogni singola scheda e questo è molto utile soprattutto a chi sta facendo un percorso di addestramento o a chi ad esempio ha un dubbio sull'intervento che deve fare il giorno dopo
o chiamato in reperibilità di notte
vuole consultare
una particolare metodica
quando di notte sappiamo benissimo
che siamo soli e non c'è nessun collega
che ci può aiutare, non è come di giorno
la valutazione
delle criticità, noi abbiamo un altro applicativo
aziendale che è molto
utile, molto utile al coordinatore
e anche chiaramente
al controllo
di gestione, ai direttori di operativa
ai direttori di ripartimento, ci digista per controllo
Questa è la schermata del nostro sito intranet in cui nella parte sinistra vedete un'area riservata, il coordinatore infermieristico del blocco accesso insieme al direttore dell'ipartimento chirurgico ha questa schermata in cui vengono elaborati dal controllo di gestione tutti i dati che vengono inseriti in sala operatoria,
alcuni dagli infermieri durante il lavoro normale, chiaramente gli orari li mettono gli infermieri in sala, alcuni altri per esempio le non conformità che magari vediamo nella prossima schermata vengono inseriti dal coordinatore infermieristico, da me o da qualche collaboratore
ed è molto utile anche per il coordinatore andare a vedere, come diceva il collega precedentemente, sempre quello di Torino, il tasso di occupazione della sala, lo sforamento, quanti pazienti abbiamo sospeso, quante dura mediamente un intervento e questo è uno strumento di analisi molto importante per il coordinatore infermieristico.
Queste sono per esempio le analisi delle non conformità di sala operatoria, quante volte è stata consegnata in ritardo la lista, in questo caso era 0% perché ho preso una scheda di una unità operativa che è molto ligia sotto questo punto di vista.
La nostra procedura aziendale prevede che la lista sia consegnata una lista settimanale il mercoledì precedente, quindi io il mercoledì so tutti gli interventi dal lunedì al venerdì dopo e la lista deve essere confermata il giorno precedente entro le ore 11.
Eventuali ritardi sono segnalati, diciamo che noi non stiamo a segnalare sul nostro precattivo aziendale se ci sono delle modifiche che non mi comportano alcun tipo di problema.
Se è segnata un'ernia e sostituiscono un paziente, me lo dicono il giorno prima, io non vado a scrivere il professor X ha cambiato il list, non mi ha cambiato niente.
E' chiaro che se io ho un colon in videolaparo e poi mi trovo invece una seduta di tiroidi all'improvviso mi arriva, anzi forse è l'opposto che mi dà più problematiche, comunque in questo caso allora si che si va a segnalare per esempio una problematica, un'informazione che non è stata messa bene in lista.
E quindi qui vedete quante volte per esempio è mancata segnalazione di informazioni utili, è successo 10 interventi su un mese, 8%, sospensione sedute, quante volte è stata sospesa una seduta per un'urgenza, per un trapianto, per uno sciopero, insomma anche questo è uno strumento che aiuta molto il coordinatore nell'organizzare la propria attività.
Queste sono altre criticità, queste sono sempre sospensioni dei pazienti, quindi sono tutti quei dati di cui si parlava anche prima che è importante sapere per valutare la propria attività.
Con questo concludo la mia relazione, c'è una piccola bibliografia con i testi che in particolare mi sono stati utili a questo proposito e vi ringrazio per l'attenzione.
Io personalmente volevo ringraziare a parte i complimenti fatti a Valerio della ottima esposizione così chiara e esplicita ma anche nel moderare questo argomento perché effettivamente essendo un coordinatore lui è riuscito a mettere bene in evidenza quelle che sono effettivamente le nostre criticità che nell'attività quotidiana noi continuamente la dobbiamo affrontare.
Aggiungere un'altra cosa, come io vorrei personalmente aggiungere tutto ciò che ha detto Valerio, che effettivamente nella mia esperienza di tanti anni di coordinatore le difficoltà non sono quelle pratiche, non sono quelle acquisite come esperienza ma come applicazioni di procedure e quant'altro,
ma le difficoltà sono proprio quelle di gestire i conflitti, riuscire a dare una coesione al gruppo, riuscire a far comunicare insieme varie figure che afferiscono al blocco operatorio e a proposito volevo sentire anche voi dare qualche vostra testimonianza se effettivamente le vostre difficoltà sono più inerenti a questo tipo di discorso che non magari a quello teorico applicativo.
Io il mio modello l'ho preso, ecco riferendo un po' a quello che ha detto Valerio in senso sportivo, essendo stato pure io un calciatore, un allenatore l'ho preso un po' come riferimento di un allenatore di calcio che sta a bordo campo e continuamente pronto lì presente a intervenire e dire e dare le proprie direttive.
penso che un coordinatore sia lo stesso colui che effettivamente è bravo a essere sempre presente lì nel contesto
intervenire appunto nelle criticità e fare in modo che appunto il tutto poi si risolve in maniera tranquilla
ecco senza aspettare magari i conflitti, i risultati, le decisioni, le riunioni e quant'altro
A tal proposito vorrei sapere voi che ne pensate, se condividete questo tipo di strategia per cercare di portare avanti un gruppo e fare in modo di prevenire le tante criticità che continuamente e abitualmente si possono verificare oppure avete altri metodi, altri sistemi?
Ad esempio una delle criticità che vengono fuori nella nostra realtà, facendo riferimento a quanto fatto vedere nell'analisi delle non conformità da Valerio, noi dovremmo aprire delle non conformità sistematiche tutti i lunedì e martedì.
Perché? Anche noi riceviamo le liste operatorie da parte di tutte le unità operative noi lunedì per la settimana successiva in linea di massima, questa linea di massima poi può discostarsi anche tanto, ma il tanto da cosa deriva?
Deriva dagli accessi del pronto soccorso. La mia realtà è una realtà ortopedica e traumatologica, nel weekend arriva il mondo, loro al venerdì pianificano l'attività ordinaria e la devi stravolgere e secondo voi loro vanno a sospendere l'ordinario.
Noi siamo legati ai famosi numeri, nel senso da budget dobbiamo fare tot interventi con un peso medio di tot, obiettivi di quantità, obiettivi di qualità eccetera.
Gli accessi di pronto soccorso tu i femori mica li puoi mandare a casa oppure li puoi mandare in un altro ospedale, tutto ciò che è l'accesso del pronto soccorso piuttosto che le complicanze varie nei vari reparti.
Per noi questo è un grosso problema che a lunedì e martedì, io dico lunedì e martedì perché sono i due giorni di flussi maggiori, poi ci sarebbe anche il mercoledì, giovedì e venerdì perché comunque questi accessi sono più che ripetuti nell'arco della settimana.
E poi sono degli interventi che non puoi sospendere o comunque non puoi mettere nelle liste i giorni successivi perché intanto la regione Lombardia ti ha messo degli indicatori soprattutto sui femori che li devi operare entro 36 ore, poi ci sono regioni che magari lo fanno a 48, altre a 12, chi lo fa in tempo reale non importa.
Ma noi entro 36 ore li dobbiamo operare. Poi sono dei pazienti che occupano per lungo tempo il letto e una unità operativa non se lo può permettere perché non gli permette il turnover del letto, del letto in unità operativa mi riferisco.
Ecco questi sono tutti dei grossi casini e dei grossi problemi che in sala operatoria tante volte non sai come gestire perché la sala ti deve per forza splaffonare, non puoi fare altrimenti, ti scrivono quad vitam, hanno ormai il timbro, si sono fatti con il quad vitam e non puoi, come fai a sopperire a ste robe?
Poi scusa, ovvio il buon senso del personale, il buon senso di un po' di tutti, ad oggi siamo qui a raccontarci delle cose, quindi tutto sommato riesce a mettere un po' le pezze in giro.
Non volevo dare l'impressione che noi fossimo perfetti perché non è così assolutamente. Anche noi abbiamo questi problemi in particolare con l'ortopedia, però abbiamo comunque una sala urgenza tutti i giorni, anzi ne abbiamo una da mattina a sera, se non sta a contare chiaramente l'attività di notte, siccome il nostro blocco operatorio è dislocato su due piani.
Su un piano c'è sempre H24, di notte con il personale reperibile, su un altro piano c'è solamente il pomeriggio e di notte con il personale reperibile.
E' pur vero che la criticità che tu dicevi, soprattutto per l'ortopedia, è così anche per noi.
È inevitabile e chiaramente ci porta, infatti l'ortopedia è una di quelle che ci modifica di più le liste ma ripeto non per mancanza di spirito di collaborazione o per cattiva volontà perché è per l'accesso di questi interventi urgenti.
E ti aggiungo anche che spesso il sabato quando non c'è assoluta programmata l'ortopedia in particolare cerca di infilare tutto ciò che è rimasto o comunque che è stato necessario sospendere durante la settimana.
Però al di là di questo caso particolare e comunque con un po' di buona volontà, al di là dei traumi che entrano, è possibile organizzarsi, si può sempre migliorare anche nella gestione delle liste da parte soprattutto di chi le compila, però sì anche noi abbiamo questa criticità, hai colto perfettamente nel segno.
Le altre unità operative sono più facili, se vogliamo, da gestire, più programmabili, ecco, abbastanza.
Probabilmente il tipo di specialità che è un po' particolare.
Presento la collega Antonella Calvarese, riprendendo un po' il discorso delle responsabilità e quindi aspetti legali della versione infermieristica in Salvatore,
soprattutto Antonella ci parlerà della documentazione infermieristica
e quindi riaggancerà un po' a quelle che sono le responsabilità del ruolo infermieristico in sala operatoria.
Antonella, te la parola. Grazie.
Grazie, buon pomeriggio a tutti.
Allora, come appunto mi hanno presentato, io sono un'infermiera strumentista
della sala operatoria Torino San Camillo Forlanini di Roma
Ho pensato di improntare questa relazione illustrando da subito quali erano i temi principali che intendevo trattare, in particolare la documentazione infermieristica e il significato di essere professionista e la relativa responsabilità che deriva da questo,
prendendone coscienza anche attraverso l'uso di strumenti che sono strumenti di lavoro ma che fondamentalmente sono strumenti che possono facilitarci
e nello stesso modo possano rendere visibile quello che nel nostro lavoro molto spesso è sottovalutato e non è facilmente apprezzabile.
Chiaramente faccio riferimento in particolare alla sala operatoria perché quando si parla di documentazione infermeristica si va in un oceano
Le parole chiave le ho messe all'inizio proprio per chiarire da subito che cosa intendevo comunicare, documentare come sinonimo proprio di trasmettere qualcosa in particolare con il riferimento alla forma scritta
perché essendo noi una professione che ha una storia con un'evoluzione particolare chiaramente dobbiamo ancora prendere coscienza dell'importanza di comunicare in forma scritta come l'unica forma di comunicazione idonea a essere proprio protagonista della crescita professionale.
È brutto parlare ancora nel 2012 di crescita, però bisogna farlo perché la presa di coscienza prevede anche questo.
Chiaramente quando si parla di documentazione si fa riferimento in particolare all'infermieristica come una scienza
e se noi vogliamo rispettarla come tale dobbiamo assolutamente tenere conto dei caratteri che una scienza deve avere
e dunque la forma scritta rimane comunque l'aspetto prioritario e da questo ovviamente deriva tutta una serie di responsabilità.
Io sono partita da una definizione di uno dei maggiori dizionari della lingua italiana proprio perché non volevo parlare in maniera soggettiva
o che significato davo io a queste due parole, ho voluto partire da qualcosa che dovrebbe essere un riferimento per tutti, la lingua italiana, dunque se noi andiamo a vedere documentare è proprio provare, informare, accertarsi nella forma riflessiva
perché documentare nel nostro lavoro non significa solamente registrare, annotare ma significa a volte anche segnalare delle situazioni.
In camera operatoria il percorso di assistenza è un percorso che il paziente affronta in una situazione particolare ed è importante tenerne conto di tutti gli aspetti che lo riguardano
visto che poi chiaramente a seconda dei casi il processo che riguarda la parte anestesiologica non lo rende più capace di volere durante il percorso proprio chirurgico.
e noi siamo lì come figure di supporto a lui e di assistenza
e chiaramente è necessario documentare perché dobbiamo rispettare proprio questa parola
e l'infermieristica perché chiaramente è tutto il complesso delle cognizioni
che un infermiere inizia ad acquisire dal momento in cui inizia il percorso universitario
Non mi soffermo su questi aspetti perché credo che siano noti un po' tutti. Documentare in forma scritta tutto quello che comprende il processo di assistenza per ogni singolo paziente, chiaramente il singolo paziente perché noi dobbiamo essere comunque sempre orientati al care,
cioè al prendersi cura di lui considerandolo come una unità con rispetto fatta di tante componenti
non soltanto quella specifica di cui ci occupiamo nel momento in cui interveniamo chirurgicamente
e quindi questo significa non identificare anche il paziente con l'organo di riferimento in quel momento.
Questo appunto l'avevo appena accennato riguardante la formazione infermieristica, quindi documentare nel nostro ordinamento giuridico significa proprio che tutto quello che si fa per essere provato deve essere fatto rigorosamente in forma scritta,
altrimenti equivale come non fatto, ma non solo non fatto, anche non pensato.
Questo ci deve porre sempre nella condizione di credere che scrivere non equivale ad incastrarci nel labirinto giuridico
ma equivale semplicemente a essere fieri di quello che facciamo.
l'importante è farlo secondo le regole della buona pratica, secondo il rispetto delle norme, secondo quelli che sono gli assetti organizzativi che via via comunque stanno evolvendo, bisogna un pochino crederci perché il nostro lavoro è fatto di tante gocce che tutte insieme poi creano un mare.
Io sono una molto convinta di questo, non si può soltanto lamentarsi sempre, bisogna iniziare dalle cose pratiche e quindi fare.
Quali documenti in sala operatoria? La cartella infermieristica sicuramente ne è il cardine.
E' il cardine perché per lungo tempo, diciamo che noi siamo, almeno io, ma penso tutti voi presenti, abbiamo ovviamente percorso la strada in cui non c'era nulla di scritto, tutto si acquisiva attraverso l'esperienza di un collega.
Poi chiaramente anche nella sala operatoria è giusto che l'evoluzione arrivi e chiaramente rendere attraverso la cartella infermieristica visibile il percorso che il paziente compie è assolutamente un fatto importante.
È importante per la centralità delle cure verso il paziente, è importante per noi perché da un momento in cui siamo diventati una professione autonoma non più agganciati ad un manzionario non abbiamo più alibi.
Questo significa che dobbiamo assolutamente dimostrare come lavoriamo e che cosa facciamo.
Quindi la cartella infermeristica è lo strumento giusto a questo scopo perché rende visibile la nostra attività,
permette l'osservazione durante il periodo che il paziente entra nel nostro blocco operatorio,
chiaramente evidenzia tutte quelle che sono le circostanze in cui lui viene assistito
quindi questo lo possiamo definire processo di assistenza
e attraverso la cartella noi abbiamo la possibilità di compiere il processo di nursing
attraverso quelle che sono fasi che tutti noi conosciamo
si tratta solamente di metterle in pratica
quindi identificare i bisogni, formulare le diagnosi relative, pianificare tutti gli interventi, attuare e valutare.
Questo è forse più naturalmente accettato in una corsia, io non so perché, ho fatto una piccola indagine e mi sono resa conto che in sala operatoria tutto deve tornare secondo il tempo,
Si lavora perché bisogna fare presto, ma se noi siamo professione intellettuale per quale motivo il nostro operato deve andare con l'orologio e non con la qualità?
Questa è una riflessione che faccio perché dal momento che siamo padroni di noi stessi, abbiamo cognizione di quello che siamo diventati, è evidente che non dobbiamo giustificarci con nessuno se stiamo facendo quello che è giusto fare, secondo la norma.
Noi ci dobbiamo muovere semplicemente utilizzando quelli che sono gli strumenti giuridici a nostra disposizione e ci sono, nessuno di noi li può negare, è necessario però conoscerli in maniera giusta, appropriata e renderli evidenti a chi all'interno dell'equip multidisciplinare,
Io mi riferisco sempre al nostro ambiente, la camera operatoria, a chi li ignora oppure non li conosce e io che ho attraversato diverse realtà specialistiche mi sono spesso trovata di fronte anche alla prepotenza di alcuni chirurghi ma molto spesso loro non conoscono tanto del nostro lavoro mentre noi conosciamo molto del loro.
Quindi si tratta esattamente di metterci intorno ad un tavolo semplicemente a scambiare idee, idee che sono basate sulla conoscenza chiaramente, quindi nessuno di noi si deve giustificare se nel momento in cui arriva un paziente,
specie nelle realtà di chirurgia programmata abbiamo bisogno di più tempo per preparare il paziente, raccogliere i dati e fin di fare l'anamnesi e prendere coscienza dello stato in cui lui entra
Perché tutto quello che da quel momento in poi viene fatto se non è stato adeguatamente riportato il suo stato precedente equivale ad averlo fatto noi.
L'ho scritto, io prima ho detto, è l'evidenza di quello che è il nostro operato ma nel caso in cui si riscontra un problema, il paziente fa una denuncia per lesioni, a quel punto se la nostra documentazione è chiara ed è esaustiva sulle sue condizioni all'ingresso della sala operatoria
nessuno potrà mai sostenere la nostra responsabilità in merito ad atti o procedure che erano già presenti prima del nostro operato.
Ecco perché è importante scrivere, perché utilizzarla, diciamo che è un po' quello che ho già detto, è uno strumento che mette il paziente al centro
Quindi è chiaro che quello che cerca di fare è di rendere evidente quali sono le sue necessità.
In una sala operatoria la necessità prioritaria quando entra un paziente non è che il chirurgo lo tagli e lo cucia perché prima di tutto abbiamo una persona, non abbiamo certamente una clinica veterinaria.
Tra l'altro nelle cliniche veterinarie il rispetto per gli animali è agli apici, quindi è giusto che maggiormente questa attenzione la poniamo noi, perché noi siamo i responsabili dell'assistenza.
Quindi prima che il paziente vada nelle sgrinfie del primario, è giusto prendere in cura, in carico il paziente perché prima dell'inizio di un intervento ci sta tutta una fase preparatoria che necessariamente deve tenere conto di tante variabili che lo riguardano.
catalizza il lavoro d'equipe perché se veramente viene applicata fin dall'inizio tutti i membri dell'equipe, anche i non infermieri
perché almeno nella mia realtà molto spesso i medici chiedono notizie a noi, quindi tutti ma in particolare l'equipe infermieristica
è portata ad avere attenzione nel merito in particolare di quel paziente in quel momento
Quindi se si evidenziano problemi particolari che lo riguardano, tutti hanno l'attenzione riguardo a questo.
Un esempio banale, un paziente che entra in una specialità chirurgica per fare la chirurgia oculistica o la chirurgia del naso e ha una protesi d'anca,
se non è segnalata adeguatamente nell'anamnesi all'ingresso perché non abbiamo l'integrazione con il percorso chirurgico preoperatorio
e noi non abbiamo nemmeno evidenziato perché non abbiamo avuto il tempo, perché dobbiamo sbrigarci e non abbiamo visto tutta la cartella, possiamo fare danno.
Il paziente che ha bisogno di essere spostato con una modalità particolare è chiaro che tutti devono esserne a conoscenza ed ecco perché ritorna sempre utile utilizzare uno strumento inequivocabile
che è la cartella, perché è scritta, tutti la possono leggere, anche negli avvicendamenti dei cambi turno.
È un collante per l'equip, sì, io ci credo. Perché è un collante? Perché nel momento in cui si stabiliscono degli obiettivi da raggiungere
nessuno è portato a fare spirito di iniziativa personale o a metterci troppa creatività per scostarsi da quelli che sono
sono i percorsi stabiliti da uno standard, da un metodo, traccia la storia del paziente chirurgico all'interno della sala operatoria perché un paziente in sala operatoria può entrare una sola volta, ma chi lo dice, potrebbe anche entrarci più volte, potrebbe entrarci anche per ragioni diverse più volte, magari anche in sale operatorie diverse.
Dunque se noi consideriamo questo strumento come cardine possiamo ritrovarlo utile ancora di più se è informatizzato perché abbiamo la possibilità di accedere alle informazioni che lo riguardano anche precedentemente.
ovviamente l'ultimo
fornisce utili informazioni al percorso del post
è chiaro, se sappiamo bene cosa è successo dentro la sala operatoria
è evidente che risulta tutto più facile anche ai colleghi
che prenderanno in cura il paziente nel post operatorio
perché utilizzarla?
rende visibile l'impegno assistenziale
e l'ho detto in partenza
proprio perché molto spesso si dice
in camera operatoria gli infermieri sono lenti
Permette di fare modifiche organizzative perché laddove tu hai una documentazione puoi studiarla e vedere se per realizzare il meglio in termini di qualità chiaramente lo puoi fare perché hai un supporto cartaceo, digitale, non ha importanza.
Quello che interessa è le informazioni di qualità. Diviene risorsa documentale per la ricerca un po' per la stessa ragione che ho appena detto, uno può mettersi lì e fare uno studio sul materiale che ha relativo al semestre precedente, l'anno precedente perché si pone un obiettivo e chiaramente se ha curato bene l'aspetto della compilazione è facile anche farne una ricerca.
evidenzia gli errori, sì perché noi veniamo da una cultura in cui l'errore era condannato
e quindi era importante capire chi aveva sbagliato perché bisognava metterlo alla gogna
poi si sta cambiando fortunatamente, tutta la filosofia del risk management è servita proprio anche per prendere coscienza
dell'importanza dell'analisi degli errori, dagli errori si impara
Pensiamo ai bambini a forza di cadere nel primo anno di vita imparano a camminare perché noi non possiamo fare la stessa cosa ed è importante non nascondere l'errore perché altrimenti impara soltanto chi l'ha commesso forse, è importante discuterne, farne argomento perché è una risorsa,
Perché sicuramente se tutti quelli che sono in quel posto e hanno comunque la possibilità o in prima persona meno possibile o comunque perché vivono la stessa situazione di realizzare cosa è accaduto facendone un'analisi sicuramente hanno memoria e non si ripeterà lo stesso errore.
Quindi c'è una crescita in questo senso, ma soprattutto è comunicazione efficace perché poi alla base di tutto in sala operatoria molto spesso la frenesia di compiere ognuno il suo dovere fa un po' perdere di vista quello che è l'aspetto comunicativo che sta un po' alla base del lavoro di equip.
Quando io dico equip non intendo solo gli infermieri, noi dobbiamo uscire dall'idea che noi lavoriamo per noi e gli anestesisti lavorano per sé, il chirurgo lavora per sé, noi lavoriamo tutti insieme.
Tra l'altro essere professione sanitaria significa questo, avere rispetto delle altre figure e pretenderne per la nostra, ma dobbiamo sempre iniziare da noi perché non si può sempre urlare il medico, il medico.
Iniziamo a rispettarci tra di noi perché forse già lì qualche problema ce l'abbiamo. Ovviamente la comunicazione sarà efficace se la cartella è compilata in maniera esaustiva e soprattutto vediamo più avanti come e questo ovviamente valorizza.
Questo aspetto è molto evidente anche se con attenzione si va ad analizzare la raccomandazione ministeriale e lo studio che è stato fatto per arrivare a creare i 12 obiettivi che sono stati riuniti all'interno di questa raccomandazione.
L'obiettivo in sostanza qual era? Quello di garantire qualità e sicurezza che non devono essere viste come due entità distinte ma devono essere viste come due entità facenti parte della stessa moneta e quindi alla base di quella raccomandazione c'è sempre la buona comunicazione.
Basta scegliere un obiettivo qualsiasi, come si fa a realizzarlo se tra di noi non si comunica, soprattutto se non si comunica efficacemente.
La cartella infermieristica è prevista per legge perché molti colleghi ancora dicono che è una perdita di tempo, chiaramente forse non avranno ancora capito lo spirito,
ma al di là di quello che può essere la scelta personale, se è un piacere o no adottarla, se è un piacere o no scriverla, se è un piacere o no lavorarci sopra, sicuramente qualcosa deve imporci nel farlo.
e il primo disposto normativo che parla di questo è un decreto del Presidente della Repubblica
appunto il 384 del 90 in cui si fa riferimento agli strumenti di assistenza infermieristica
quando si vuole dare importanza al miglioramento delle prestazioni al cittadino
da parte di tutte le professioni e quindi quella infermieristica
E ancora il codice deontologico ha vari richiami ma in particolare al capo quarto dell'articolo 27 c'è proprio scritto così, l'infermiere garantisce la continuità assistenziale contribuendo alla realizzazione di una rete di rapporti interprofessionali attraverso l'efficace gestione degli strumenti informativi.
chiaramente gli strumenti informativi è un termine che raccoglie molto
però la cartella infermeristica io credo che rimanga comunque la base di tutto
e si torna di nuovo all'interprofessionalità
ovviamente io l'ho lasciato per ultimo ma non è minore importanza
anzi forse l'ho fatto solamente perché è una scelta dialettica
in realtà l'abolizione del manzionario ce lo dobbiamo mettere in testa
equivale a camminare da soli, non c'è più il chirurgo che ci difende, dobbiamo sapere cosa facciamo,
dobbiamo essere noi protagonisti del nostro operato e chiaramente come professione intellettuale
abolendo la denominazione ausiliaria non si può più lavorare per compiti ma si deve progettare
e pianificare e non si progetta né si pianifica se si va a lavorare e si pensa di usare il
passaparola perché chiaramente nella comunicazione verbale insomma nessuna scienza credo che
si sia basata su questo. Quindi in sala operatoria documentare ha un valore fondamentale per
la condizione anche, ma questo non vale solo in sala operatoria, io ho voluto sottolineare
questo carattere in sala operatoria perché è fondamentale. Il paziente in sala operatoria
arriva già premedicato, poi viene sottoposto ad un'anestesia che ne priva della capacità
di difesa, quando io per difesa intendo dire un termine molto generico, ma attribuitegli
pure tutto il valore che volete. In realtà tutti noi, tutti, tutti e non parlo solo degli
gli infermieri, siamo portatori di garanzia per lui, cosa significa? Che lui viene lì
e noi siamo assolutamente obbligati a tutelare il bene che la Costituzione tutela per tutti
che è quello della salute, quindi teniamolo presente anche questo che è importante.
Inoltre documentare mette a riparo noi anche come professionisti da indagini future,
e rende possibile ricostruire tutto quello che è accaduto in quella circostanza.
Teniamo presente che ci sono comunque dieci anni per poter reclamare, per poter fare un ricorso, per poter dire da parte di un paziente
io lì ho subito un danno.
che cos'è però dal punto di vista del diritto amministrativo la cartella infermieristica
è un atto documentale di tipo sanitario
ha certezza effete pubblica e chiaramente deve essere compilato
vedremo poi quale attenzioni
sottoscritto in maniera leggibile da chi lo fa
e rilasciato o da un pubblico ufficiale o da un incaricato di pubblico servizio
A questo proposito noi comunque assumiamo a secondo delle circostanze entrambe le vesti, cosa vuol dire fede privilegiata? Ce lo dicono due articoli del codice civile che proprio parlano del documento come atto pubblico che ha ovviamente una delle caratteristiche di formalità
e nell'articolo successivo che è il 2700 si parla dell'efficacia dell'atto pubblico.
E' importante perché quando ovviamente siamo messi in discussione dobbiamo essere certi di averlo compilato rispettando la legge.
E' assimilabile alla cartella clinica per quanto concerne la regolare compilazione, il segreto, la conservazione e i requisiti formali.
Inoltre deve rispettare i criteri di certezza che sono desunti dalla giurisprudenza e cioè rappresentatività, coevità, certezza.
Ora non posso analizzare ognuno di questi aspetti ma andando a farlo si capisce che se noi lavoriamo bene, scriviamo bene, tutto va e scorre.
I requisiti formali sono la chiarezza, la competenza, sono quelli della cartella clinica, quindi è assimilabile, la responsabilità ha una duplice accezione, positiva e negativa.
La responsabilità in senso positivo vuol dire prendere coscienza della maggiore autonomia che le norme ci hanno conferito e prendere coscienza dell'impegno che questo ovviamente ne fa necessariamente derivare.
E' importante perché aumenta chiaramente le nostre competenze e la necessità di aggiornarle continuamente.
La responsabilità invece in accezione negativa chiaramente si va a secondo, comunque principalmente sono quella penale civile, amministrativa, ordinistico, disciplinale ed equip.
Io mi sono soffermata in particolare su quella penale perché chiaramente al di là dell'aspetto che conosciamo tutti è personale, ha una funzione sanzionatoria, ognuno risponde soggettivamente per il proprio operato.
Quella civile invece ha una caratteristica diversa che appunto mira a rendere monetizzabile il danno che viene eventualmente quantificato.
In particolare però quello che volevo io sottolineare erano i reati che ci riguardano quando noi abbiamo a che fare con i documenti.
In particolare il falso materiale che è previsto dai due articoli e vuol dire proprio che si compie un atto di falso quando viene l'atto in particolare la cartella infermieristica
visto che era l'oggetto di quello di cui ho parlato finora da una persona diversa oppure che venga modificato successivamente alla sua stesura definitiva
e quindi ovviamente questi comportamenti creano una cartella contraffatta o una cartella alterata.
Il falso ideologico invece si verifica quando l'atto non contiene affermazioni o constatazioni che non corrispondono al vero
pur essendo formalmente compilato, quindi non è contraffatto, non è alterato ma se si sono annotate delle informazioni che non corrispondono al vero è comunque un reato.
La compilazione della cartella ovviamente dovrebbe richiamare l'attenzione nell'utilizzare delle accortezze, quindi non andare a scriverci sopra utilizzando un mezzo come può essere la matita e nemmeno quando lo si fa correttamente con la penna andare a fare delle cancellature o ad usare addirittura il bianchetto.
scrivere chiaramente il nome e il cognome del paziente perché ogni foglio che poi parteciperà alla costituzione della cartella clinica chiaramente deve essere identificabile, descrivere poi con precisione ogni informazione contestualmente al verificarsi dell'evento
e più o meno scrivere tutto quello che riguarda il paziente, se ci sono da fare delle correzioni, tracciare una riga su quello che vuole essere corretto lasciandolo visibile
perché molto spesso durante l'acquisizione degli atti in fase processuale può diventare veramente qualcosa che si ritorce contro di noi
l'avere di fronte una documentazione infermieristica tutto sommato anche buona dal punto di vista delle informazioni che vorrebbe apportare
però poi ricca di cancellature, chiaramente pongono chi deve giudicarci con un grosso interrogativo perché qualcosa che è cancellato in quel modo non è possibile nello scopo che si può nell'indagine di andare a verificare che cosa realmente è successo.
la data deve essere segnata ovviamente sempre e l'ora in cui avviene il tutto
ovviamente queste regole valgono per la cartella infermeristica in senso lato quindi non solo in sala operatoria
valgono dappertutto, ci sono alcuni aspetti che magari noi possiamo ritenere meno peculiari
Chiaramente chi compila la cartella deve fare in modo che sia identificabile scrivendo chiaramente la propria firma e magari se all'interno della sala operatoria è presente un albo in cui ci sono stabilite delle abbreviazioni si possono anche utilizzare, l'importante è che sia chiaramente evidenziato.
La registrazione deve riferirsi ai fatti e non a interpretazioni dell'operatore.
tutto quello che sono la raccolta di sensazioni oppure espressioni di volontà del paziente
va sempre virgolettato perché noi non siamo nella veste di poter interpretare nulla
nel senso che non possiamo esprimere opinioni, noi dobbiamo limitarci a registrare quello che accade
ovviamente il rifiuto da parte del paziente per farmaci o procedure
a volte capita che un paziente arriva in sala operatoria
magari non è adeguatamente formato da prima
e decide di non essere più operato
anche questo è una condizione che va evidenziata
è importante che lo sia
utilizzare appunto singoli e abbreviazioni concordate
scrivere in modo leggibile
anche se può sembrare banale
a volte non lo è perché noi andiamo di corsa
e scriviamo come un fiume in piena per cercare di non dimenticare niente.
Il problema è che dobbiamo sempre pensare di scrivere per qualcuno che legge con difficoltà,
quindi uscendo dalla nostra calligrafia personale ma utilizzando dei caratteri proprio che siano chiari.
Non scrivere mai per un'altra persona, ognuno deve scrivere per sé,
perché l'operatore che scrive, scrive quello che fa, non aggiungere informazioni dell'ultimo minuto ai spazi ristretti, magari apporre un foglio in più.
Questa è una sentenza che richiama l'attenzione alla cartella clinica, che ovviamente cosa dice la Cassazione?
il primario è responsabile nell'adempimento delle sue funzioni di direttore su quello che sono il decorso della malattia del paziente attestando tutti gli aspetti che ovviamente ne derivano, la terapia praticara, tutti i fatti clinici.
quello che deve essere evidenziato in questa particolare sentenza
è che le alterazioni o le annotazioni non vanno mai poste in maniera successiva alla chiusura della cartella
quando per chiusura non intendo archiviazione, intendo anche una cartella che giace nel reparto
Ci siamo accorti di aver fatto un errore magari qualche giorno, siamo tentati di andarla così a correggere.
Oppure l'annotazione postuma fatta di un fatto appunto rilevante che può ovviamente creare il reato di falso ideologico.
Le conseguenze? Le conseguenze ovviamente sono abbastanza gravi ma secondo me se noi abbiamo la voglia di fare bene queste ce ne dobbiamo preoccupare assai poco.
Io finisco con una frase che secondo me dovrebbe albergare in tutti noi quando lavoriamo in ospedale.
Bravissima, complimenti Antonella e da questo si vede che è una brava strumentista sicuramente di sala operatoria perché mi diceva prima che era la prima volta che relazionavi in un contesto del genere ma è stata molto brillante e molto chiara.
nell'esporre una testimonianza del genere dove di cartelle infermeristiche, di documentazioni se ne sta parlando da anni, in questi giorni abbiamo avuto anche testimonianze che si parlava di sistemi informatici, termini informatizzati e quant'altro
Ma come avete visto Antonella ci ha dato veramente quella testimonianza chiara, quella cosa chiarissima di dire che un semplice documento redatto in modo semplice ma scritto nella sua interezza può far sì che effettivamente noi possiamo migliorare di molto la nostra attività quotidiana, rispondere di ciò che facciamo, quindi essere responsabili.
ma la cosa più importante che voglio aggiungere è rispondere eventualmente in termini legali con un documento scritto ed è quel documento che effettivamente ci può riparare dalle accuse che ci vengono quotidianamente eventualmente indicate e fatte.
Tre punti fondamentali vorrei così sottolineare come abbigliantemente evidenziato Antonella, soprattutto pensare alla qualità e non andare a rincorsersi gli altri perché il chirurgo va di fretta, l'equipe, tutti devono terminare presto, questo non ci ripara da ciò che poi può accadere.
quindi evidenziare l'errore come non una colpa ma un superare poi magari eventualmente e prevenire nelle prossime occasioni che non possa più succedere.
Il rispetto nel team, lavorare con rispetto reciproco tra le varie figure nella sala operatoria ma soprattutto come ha detto Antonella tra noi infermieri nella sala operatoria è quello che ci può far raggiungere il livello ottimale per ripararsi da eventuali responsabilità o problemi che possono accadere.
Se voi avete qualche domanda, se in studio qualcuno vuole rivolgere qualche sensazione, siamo un po' stanchi quindi vogliamo andare via quanto prima possibile, però come vedete sono cose interessantissime, solo queste sono le occasioni che possiamo arricchirci di queste esperienze.
L'altra relazione doveva essere fatta dall'avvocato Chiara Pudice che tra virgolette è anche l'avvocato legale dell'associazione AICO Italia
e che è un avvocato, una bravissima avvocata che sta sempre a disposizione per tutte le contese eventualmente infermeristiche
oppure che noi ne rivolgiamo anche attraverso il sito, quindi vi invito a visitare il sito aicoitalia.it dove troverete tutte queste informazioni, però ci ha comunque voluto testimoniare la sua presenza con un video dal titolo Consenso informato in femministico,
Un video che effettivamente nel guardarlo ci può dare qualche altro spunto in più magari di termini o di metodologia legale che noi possiamo sapere.
In Italia qualunque trattamento sanitario, medico o infermieristico necessita del preventivo consenso del paziente, è quindi il suo consenso informato che costituisce il fondamento della litigiaità dell'attività sanitaria, in assenza del quale l'attività stessa costituisce reato.
Il fine della richiesta del consenso informato è dunque quello di promuovere l'autonomia dell'individuo nell'ambito delle decisioni mediche.
Il malato può decidere se vuole essere curato per una malattia e ha il diritto e dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute,
chiedendo al medico ciò che non è chiaro.
Inoltre deve avere la possibilità di scegliere in modo informato se sottoporsi a una determinata terapia o a un esame diagnostico.
La legislazione italiana è risalente in materia di consenso informato.
L'articolo 32 della Costituzione sancisce che nessuno può essere obbligato ad un determinato
trattamento sanitario se non per disposizione di legge, in sintonia con il principio fondamentale
della inviolabilità della libertà personale, sancito dall'articolo 13 della Costituzione
stessa. Principi simili sono validi comunque anche in altre nazioni. L'ordinamento giuridico
italiano ha ratificato la Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina, sottoscritta
ad Oviedo. La Convenzione di Oviedo dedica alla definizione di consenso un intero capitolo.
Stabilisce che un intervento nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo
che la persona interessata abbia dato consenso libero di informato. Questa persona riceve
innanzitutto un'informazione adeguata sullo scopo e sulla natura dell'intervento e sulle
sue conseguenze e sui rischi. La persona interessata può in qualsiasi momento liberamente
ritirare il proprio consenso. La Convenzione di Udido stabilisce inoltre la necessità
del consenso di un rappresentante del paziente nel caso in cui questo sia un minore o sia
impedito di esprimersi. Infine, la Convenzione stabilisce che i desideri precedentemente
espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente che al momento dell'intervento
non è in grado di esprimere la sua volontà saranno tenuti in considerazione. Una direttiva
europea del dicembre 2009 poi, rende il consenso informato obbligatorio per tutti i tipi di
vaccinazione. Quindi il consenso informato ha valore legale di liberatoria per i medici
e le aziende, ad esempio, che producono il farmaco somministrato per le richieste di
risarcimento per eventuali danni provocate alla salute del paziente dal trattamento sanitario.
Il trina del consenso informato è un fondamentale riconoscimento della libertà di disporre
della propria salute da parte del cittadino. Il consenso deve essere scritto nel caso in
cui l'esame clinico o la terapia medica possano comportare gravi conseguenze per la salute
e l'incolumità della persona. Se il consenso è rifiutato, il medico ha l'obbligo di non
eseguire o di interrompere l'esame clinico o la terapia in questione. Il consenso scritto
è obbligatorio, ad esempio, quando si dona o si riceve sangue, si partecipa alla sperimentazione
di un farmaco o negli accertamenti di un'infezione d'HIV, trapianto del reno tra viventi, interruzione
volontaria della gravidanza, rettificazione in materia di attribuzione di sesso e nell'appropriazione
medicalmente assistita. Negli altri casi, soprattutto quando è consolidato il rapporto
di fiducia tra il medico e l'ammalato, il consenso può essere solo verbale, ma deve
essere espresso direttamente al medico. In ogni caso il consenso informato dato
ad un malato deve essere attuale, dove cioè riguardare una situazione presente
e non una situazione futura. Può essere revocato in qualsiasi momento dal paziente
e quindi gli operatori sanitari si devono assicurare che rimanga presente
per tutta la durata del trattamento. Se la cura considerata prevede che fasi
diverse e separabili, la persona malata deve dare il suo consenso per ogni
ogni singola cura. Il consenso informato a una determinata cura può essere espresso
anche da un'altra persona, solo se questa però è stata delegata chiaramente dal malato
stesso. Titolare del bene giuridico tutelato è il paziente. Se il minore è incapace di
intendere di volere, unicamente all'incapace di intendere di volere, il legare rappresentante
sarà colui che verrà chiamato ad esprimere il consenso. Il consenso dei parenti prossimi
non ha alcun significato legale. In caso di minore, al medico compete la decisione clinica
che va adottata tenendo in conto l'opinione dei genitori e dove possibile la volontà
del soggetto. Nell'eventualità di urgenza e necessità il dissenso dei genitori non
deve condizionare l'operato medico. Se vi è difformità tra le decisioni del soggetto
esorciente e la potestà, il genitore o il tutore, di rifiuto di cure e diritto alla
vita dell'incapace, il medico non potendosi sostituire a lui ha il dovere di informare
il giudice competente perché eventualmente adotti provvedimenti di urgenza e nel caso
di un suo intervento dovrà agire sulla base dello stato di necessità o del consenso presumibile
di quest'ultimo. Il consenso informato pertanto è fondamentale, è fondamentale richiederlo
ed è fondamentale fornire al paziente un quadro clinico il più chiaro possibile. Le
uniche eccezioni all'obbligo del consenso informato sono situazioni in cui la persona
malata ha espresso esplicitamente la volontà di non essere informata e vedremo in seguito
come anche addirittura il codice immunologico degli infermeri lo prevede. Le condizioni
della persona siano talmente gravi e pericolose per la sua vita da richiedere un immediato
intervento di necessità e urgenza indispensabile, in questi casi si parla di consenso presunto,
casi in cui si può parlare di consenso implicito, per esempio quelle cure di routine o quei
i farmaci prescritti per una determinata malattia nota. Si suppone infatti che in questo
caso sia consolidata l'informazione e il consenso relativo. In caso di rischi che riguardano
conseguenze atipiche, eccezionali ed imprevedibili di un intervento chirurgico, che possono causare
ansie e tumori inutili, se però il malato richiede direttamente questo tipo di informazioni,
il medico deve fornirla e i trattamenti sanitari obbligatori. Al consenso informato sono obbligati
tutti gli operatori sanitari, dai medici agli infermieri a tutti coloro che esercitano
un'attività in ambito sanitario. Entrando nel merito di quello che può riguardare voi
e quindi il consenso infermato che potrebbe inurire la professione infermieristica, è
importante sottolineare alcune importanti novità. L'infermiere e il ruolo dell'infermiere
negli ultimi anni è cambiato sensibilmente, in particolare con la legge 43 del 2006, una
legge che chiaramente ha ricondotto la figura dell'infermiere da uno schematismo riduttivo,
da una posizione di ancillarità rispetto alla professione medica, dall'esecuzione
di meri atti semplici ad un sistema decisamente più articolato, ad un cresciuto bagaglio
di competenze teoriche e pratiche, quindi ad una posizione di collaborazione e quindi
ad una posizione di maggiore responsabilità nel processo di assistenza. Si assiste pertanto
ad una espansione della professionalità infermieristica che trova chiaramente il limite, anche e
vedremo successivamente per quanto riguarda il consenso informato, nelle competenze previste
per le professioni mediche e per tutte quelle altre professioni del ruolo sanitario.
l'infermiere quindi svolge un'attività che ormai è da definirsi un'attività intellettuale
ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2229 del codice civile
per l'esercizio dell'attuale quindi viene richiesta una specifica competenza
è dotato e contraddistinto da un'autonomia professionale, da un'iscrizione all'albo
e da un esercizio professionale regolato dalle leggi
La prestazione infermieristica dopo l'intellettuale quindi è l'espressione di un accordo contrattuale tra l'infermiere e il paziente con cui l'infermiere garantisce una propria capacità personale di esercitare una funzione complessa che dispone di conoscenze generali e specifiche, quindi dotato in unito di una determinata competenza.
quindi comporta tutto ciò che l'infermiere viene chiamato a rispondere di una propria responsabilità
nell'esercito delle proprie funzioni, una responsabilità che è civile ma anche penale
questo comporta pertanto che si richiede all'infermiere una maggiore e sempre più importante competenza
si passa pertanto da un'eteronomia all'autonomia professionale e decisionale
ad una mansione fino a se stessa, ad un risultato che viene richiesto all'infermiere.
Quindi da una mera posizione di assistenza al medico si parla di un'assistenza al paziente,
da un'assistenza su chiamata ad un'assistenza programmata con l'iter preciso delle funzioni da svolgere.
Una capacità di gestione e programmazione con metodi organizzativi di rilevo.
Una capacità di scelta assistenziale e una verifica dei risultati.
Quindi una maggiore consapevolezza nell'agire professionale. Quindi l'infermiere risulta in prima persona nell'ambito dell'attività che svolge.
Quindi questo comporta una maggiore responsabilità sia in ambito penale che in ambito civile.
Che cosa significa questo con riferimento a quanto stiamo trattando e con riferimento al consenso informato?
Vuol dire che il ruolo dell'infermiere viene giocato anche in questo particolare frangente e questo è decisamente rafforzato anche dalla circostanza che il nuovo codice deontologico cui gli infermieri sono chiamati a rispondere prevede con precisione un ruolo dell'infermiere anche con riguardo al consenso informato.
In particolar modo, in riferimento all'articolo 23, si precisa che l'infermiera riconosce
il valore dell'informazione integrata multiprofessionale e si adopera affinché l'assistito disponga
di tutte le informazioni necessarie ai suoi bisogni di vita.
Il fine della richiesta del consenso informato, pertanto, è quello di promuovere l'autonomia
dell'individuo nell'ambito delle decisioni sulla sua salute.
È doveroso evidenziare che ottenere il consenso ad interventi terapeutici non consiste in
una semplice sottoscrizione di un foglio di carta.
Il consenso deve significare partecipazione, consapevolezza, libertà di scelta e di decisione della persona. La validità del consenso è connessa ad una preventiva e completa informazione. Quindi il consenso informato non va inteso come un anti-imprimento burocratico cui l'infermiere è chiamato anche a supporto da un medico, bensì un momento di alleanza terapeutica fondamentale per affrontare in modo corretto la malattia.
Anche l'articolo 24 del codice dentologico del 2009, cui il professionista infermiere è chiamato ad adeguarsi, precisa che l'infermiera aiuta e sostiene l'assistito nelle scelte, fornendo informazioni di natura assistenziale in relazione ai progetti diagnostico-terapeutici e adeguando la comunicazione alla sua capacità di comprendere.
In questo frangente interviene il ruolo dell'infermiere anche da un punto di vista umano, in modo tale da poter garantire di recepire in modo diverso, a seconda dell'età del soggetto, delle condizioni psicofisiche, sociali e culturali, le informazioni.
Quindi un consenso senza una adeguata informazione viene sentito come un consenso strappato, spersonalizzato, senza base di autenticità. E come dicevo sopra, al senso dell'articolo 25 del codice di mitologico, l'infermiere rispetta la consapevole ed esplicita volontà dell'assistito di non essere informato sul suo stato di salute, perché la mancata informazione non sia di pericolo per sé o per altri.
Questo ad evidenziare come modificandosi il ruolo dell'infermiera nell'ambito della struttura sanitaria si modificano le sue responsabilità, i suoi ruoli e i suoi compiti.
È chiaro che il ruolo di un'infermiera è diverso da quello del medico nell'impartire le necessarie informazioni. Quali può essere il ruolo in questo senso?
Diciamo che l'infermiere può presenziare quelle testimonie al processo di informazione e raccolta del consenso informato all'atto medico.
Quindi può aiutare il paziente nel far chiarezza fra le sue idee circa le informazioni ricevute dal medico in totale e piena corrispondenza con quanto dispone il codice diontologico testè letto.
L'infermiere rileva l'effettiva comprensione di quanto comunicato o sollecita un'ulteriore spiegazione del medico se le perplessità del paziente sono tali da renderlo inconsapevole al lato della firma. Quindi l'inconsapevolezza rende nulla il consenso informato ed in tal senso potrebbe intervenire una responsabilità dell'infermiere laddove non abbia fornito ulteriori chiarimenti a fronte della richiesta del paziente.
controlla che la documentazione relativa al consenso informato sia presente nella cartella clinica
prima che le prestazioni per le quali è richiesto vengano erogate
per prestazioni professionali autonome e diagnostico terapeutico
connessa all'ambito collaborativo con altri professionisti
l'infermiera è comunque tenuto ad avere comunicazione esaustiva
e ad operare solo quando è certo che il paziente abbia compreso realmente ed accettato la prestazione stessa
ricordando che il consenso deve essere attuale, deve cioè riguardare una situazione presente e non futura
e che può essere in ogni momento revocato da un paziente.
A tal scopo quindi l'infermiere si deve assicurare che il consenso rimanda presente per tutta la durata del trattamento
chiaramente se questo prevede fasi diverse e separabili.
Questo a chiarirvi in linea di massima che il ruolo dell'infermiere è distinto dal ruolo del medico anche nell'ambito della prestazione delle informazioni necessarie per l'acquisizione del consenso, però è diverso ma complementare, per cui l'intervento dell'infermiere risulta fondamentale anche in questo senso,
anche alla luce della nuova posizione che l'infermiere sta occupando nell'ambito delle prestazioni
sanitarie. La giurisprudenza che si è formata sino ad oggi ha preso in considerazione chiaramente
il consenso infermato prestato o non prestato a fronte di un'attività svolta dal medico
e quindi sentenze che vedano in primo luogo la responsabilità dell'infermiere non se ne trovano, sono piuttosto rare, però è evidente che modificando il ruolo dell'infermiere
nell'ambito dell'esercizio della sua professione, si può verificare una chiamata in correità, una chiamata in responsabilità anche dell'infermiere laddove si verifichino i problemi collegati al consenso informato.
In linea generale, come si sta comportando la giurisprudenza di fronte alle problematiche del consenso informato e dell'assenza del consenso informato?
Quello che vi posso dire in estrema sintesi e soprattutto molto velocemente senza avere la pretesa di essere esaustiva, vi posso dire che la situazione si sta evolvendo nel corso degli anni e diciamo che da posizioni estremamente rigide ed estremamente gravose per chi esercita una professione medica si è passate a posizioni decisamente più morbide o comunque più comprensive,
se così le possiamo definire. Posso farvi una velocissima carellata, nel 1992 c'è stata
una sentenza della Cassazione, la nota sentenza Massimo, che ha addirittura considerato il
medico che in assenza di necessità e di urgenza terapeutica avesse sottoposto il paziente
ad un intervento operatorio più grave rispetto a quello per il quale il paziente avesse dato
già il proprio consenso e che avesse comportato la morte o comunque una lesione del paziente
il medico avrebbe risposto di reato di lesioni volontarie. Questa posizione è stata mitigata
nel corso degli anni e con una sentenza ad esempio del 2001, la sentenza barese, si è
ritenuto che in tema di trattamento medico chirurgico qualora in assenza di urgente necessità
si fosse proceduti a effettuare un'operazione diversa da quella per la quale era stato prestato
il consenso e si fosse replicato un evento lesivo, il medico non era chiamato a rispondere
di un uccidio preterio interzionale, comincia ad essere contemperata l'esigenza della libera
gestione del proprio corpo e della propria salute a un diritto fondamentale alla salute.
Con la sentenza di marzo 2001, la cosiddetta sentenza Cicarelli, si è sempre nell'ottica di cui vi parlavo sopra, previsto che l'agire del chirurgo sulla persona del paziente contro la sua volontà, ad esempio, non configura più un reato grave ma può configurare figure di reato che possono prevedere anche la violenza privata
che rappresenta una forma di reato molto meno grave della lesione personale o dell'incidio pre-permitenzionale. Trova ecco questa mitigazione della posizione della giurisprudenza anche in merito al consenso informato o all'assenza del consenso informato o un consenso informato diverso rispetto a quanto poi effettivamente viene operato,
in cui si sottolinea che la legittimità in sé dell'attività medica richiede per la sua validità e la sua concreta liceità, in principio, senza dubbio, la manifestazione del consenso del paziente che costituisce il presupposto di liceità del trattamento medico-chirurgico afferendo alla libertà morale del soggetto e della sua autodeterminazione,
nonché alla sua libertà fisica intesa come diritto al rispetto della propria integrità corporea e sono indubbiamente tutti profili riconducibili al concetto di libertà della persona tutelata dall'articolo 13 della Costituzione.
Non sarebbe configurabile in capo al medico un diritto di curare con espressione di una posizione soggettiva qualificata derivante dall'abilitazione all'esercizio della professione, però si evidenzia in questo caso che il medico deve essere sempre legittimato ad effettuare il trattamento terapeutico giudicato necessario per la salvaguardia della salute del paziente affidato alle sue cure, anche in mancanza di un esplicito consenso.
Questo perché qualora il medico effettui un trattamento che viene rifiutato si potrà, come avevo precisato, profilare il reato di violenza privata ma non il diverso e più grave reato di un uccidio pre-interzionale perché la giurisprudenza come evidenziato, quella più recente, sembra voler abbandonare le posizioni più estreme per collocarsi con i principi codificati nelle massime per così dire in posizioni intermedie.
Una sentenza del 2008, la sentenza Usher, ribadisce in linea di massima che un tema di trattamento medico-chirurgico, qualora in mancanza di un valido consenso informato e in presenza di un consenso prestato per un trattamento diverso, il chirurgo esegue un intervento da cui derivi la morte del paziente, non è confidabile il reato di un uccidio preterintenzionale,
poiché la finalità curativa comunque perseguita dal medico deve ritenersi concettualmente incompatibile con la consapevole intenzione di provocare un'alterazione lesiva dell'integrità fisica della persona offesa, invece necessaria per l'integrazione degli atti diretti a commettere reati di lesioni previsto dal codice penale.
Quindi, in sintesi, per capirci, si sta dibadendo un concetto importante, ossia si passa a riconoscere anche in sede penale la tesi civilistica della autolegittimazione dell'attività medica,
che rinviene il proprio principio fondamentale non tanto nella scriminante del consenso
quanto nella finalità di tutela della salute come bene costituzionalmente garantito.
Chiaramente non avevo la presunzione di chiarire di tutte le posizioni giurisprudenziali
quanto invece quella di precisarvi da un lato che si può secondo me parlare di consenso informato infermieristico
e di conseguenza di una possibile ipotesi di responsabilità dell'infermiere in problematiche inerenti al consenso informato e dall'altro comunque una mitigazione della responsabilità in generale rispetto al consenso informato impartito in maniera erronea o comunque impartito non per tutte le posizioni richieste.
Quindi non ci sono sentenze al momento che riguardino gli infermieri, ma ritengo che l'infermiere nelle modalità in cui vi ho delineato precedentemente deve comunque avere un ruolo fondamentale nell'ambito del consenso informato che viene richiesto e può avere una responsabilità in tal senso.
Vi ringrazio e spero di esservi stata di aiuto.
Certo che a parte l'audio, forse in sala plenaria si sarà sentito meglio, sicuramente qui in studio un poco meno, ma averlo di persone forse sarebbe stato un po' più di attenzione.
Però oramai abbiamo capito che avere qualche nozione giuridica e sapere di avere un avvocato che magari nei vari contenziosi che si possono aprire, fortunatamente oggi nella nostra professione non è che ci siano tutti questi momenti di contenzioso legale,
anche se in qualche parte d'Italia qualche infermiere già incomincia a rispondere in modo abbastanza severo di penalità giuridiche.
Io personalmente ho avuto qualche esperienza, fortunatamente sono riuscito a superarla
soltanto con la conoscenza e la testimonianza di documenti e di aver saputo affrontare il problema
e me ne sono uscito alla grande.
Ero curioso di aprire un dibattito su questa tematica per capire se effettivamente, soprattutto in sala, ma sarebbe stato bello aprire un po' il dibattito anche alla sala plenaria, se effettivamente voi di questi problemi ne avete già avuto modo di affrontarli oppure c'è stato il rischio magari di nominare un avvocato e andare a discutere.
C'è una domanda lì del collega?
Allora, io nel 91 ho avuto un procedimento di un avviso di garanzia per ritenzione di corpo estraneo in addome.
Siamo stati prosciolti in istruttoria io e la mia collega perché durante l'intervento avevamo detto che mancava una garza.
All'epoca non esisteva la cartella infermieristica, nel 91 non c'era, facevamo un foglio, fotocopie di fotocopie di fotocopie,
e non si capiva niente, però noi avevamo detto chiaramente che il conteggio non tornava.
Fortunatamente un anestesista aveva attestimoniato poi che noi l'avevamo detto,
i chirurghi non l'hanno trovata perché si era dislocata in un posto che non era logicamente esplorabile,
il problema era in fosse lì a sinistra, la compressa è andata a finire in fosse lì a destra,
Io mi sono dovuto nominare un penalista, l'avviso di garanzia mi è stato recapitato in sala operatoria da due carabinieri, a me e alla mia collega, e sono dovuto andare in Pretura a firmare il libro degli indagati.
È stata un'esperienza notevole, fortunatamente io poi all'epoca dovevo partire per andare ad adottare mio figlio in Messico e ho passato i miei 63 giorni là nel pensiero di tornare ed essere ammanettato, fortunatamente no.
No, le ho pagate io, il primo consulto dell'avvocato penalista me lo sono pagato io, 500 mila lire di quella volta, è andata così, meno male.
Grazie.
Ed è un'angoscia che mi tartassa da 21 anni.
Grazie al collega di questa simulanza diretta, questo ci fa capire che si fa tanto parlare, tanto sapere, poi alla fine quando ci troviamo a cospetto di fronte a queste persone,
credetemi che è capitato anche a me, non è facile uscirsene e non pensare per non far rimanere poi una macchia
che o la si prende per un'esperienza in modo tale di non incorrere in più in quei momenti
però c'è la consapevolezza sicuramente che nel nostro quotidiano con tutte le problematiche che ci circondano
siamo soggetti facilmente e credo che purtroppo aumenteranno queste contese
anche se noi faremo il possibile per far sì che non abbiene.
La collega voleva fare qualche altra testimonianza?
Mi chiamo Cestari e lavoro presso l'azienda ospedaliera di Pavia.
Io volevo far presente che noi abbiamo una scheda infermieristica in sala operatoria,
non è una cartella anche se stiamo lavorando per poter avere una continuità tra le unità operative afferenti.
Però era una specie di appello che volevo fare all'associazione AICO e cioè sarebbe veramente interessante avere delle linee guida da parte vostra su come impostare la nostra scheda o la nostra cartella di sala operatoria.
perché io non so nelle altre realtà ma a noi spesso noi la utilizziamo per la tracciabilità, per documentare quello che abbiamo utilizzato o per documentare il tempo di occupazione della sala
tanto che i chirurghi quando ci chiedono la nostra scheda ci dicono dateci la cartella degli orari, mentre diventa quindi molto riduttivo rispetto invece all'impegno che ci mettiamo noi nel compilarla
Per cui ecco, io era questo che volevo chiedere, sarebbe veramente interessante fare magari uno studio a livello nazionale per poter poi impostare delle linee guida per poter sapere cosa valutare, che cosa scrivere e che cosa non tralasciare nella scheda.
Benissimo, AICO un po' di anni fa ha già pubblicato un manuale, non so se vi ricordate la Presidente Eleonora Tiene insieme a un altro collega
e con un gruppo di lavoro e con l'avallo di tante società scientifiche anche internazionali hanno redatto un manuale che ancora oggi viene venduto
ed è pubblicato alla Mondadori se non vado errato perché è un po' di qualche anno che è stato fatto
ed è molto utile questo manuale dove ci sono un po' di lì di guida di tutte le professioni afferenti
e ovviamente del comparto nei blocchi operatori.
Infatti da questo manuale io nel mio piccolo ho redatto dei protocolli, delle procedure
e ho realizzato una cartella infermeristica.
ancora oggi se vi collegate sul sito troverete questa informazione
da qualche anno c'è un comitato che sta incominciando a lavorare per rinnovare
ovviamente perché le linee guida sono riferite a qualche anno fa
che devono rinnovare queste linee guida ma poi c'è stato il passaggio a riconoscimento
della società scientifica dell'associazione e quindi siamo un attimo fermati per lavorare
un po' su quelli che sono tutti gli indicatori per portare avanti il discorso della società scientifica
ma sicuramente riprenderemo questo discorso, sarà fatto sicuramente un comitato apposito
che lavorerà su questo e imprenderemo delle nuove linee guida.
Quindi io vi invito, è veramente un invito caloroso che vi faccio di collegarvi continuamente
al sito AICO e magari di scriverci pure perché come avete visto nei nostri incontri formativi
le relazioni vengono fatte e testimoniate da personale che lavora in sala operatoria
nelle realtà e nei vari servizi, quindi la collega testimonia che è la prima volta
che relaziona in un contesto del genere ma tutti avete, tutti hanno la possibilità di
essere chiamati per dare qualche testimonianza e di presentare le loro esperienze, a noi
non fa altro che piacere e vi garantisco che ci sono dei comitati a livello nazionale che stanno lavorando, lavorano proprio per dinamare tutto ciò che è possibile sapere e fare in modo che ci tutelano nella nostra attività quotidiana.
Però vorremmo che anche voi con il vostro scritto, con il vostro consultare, consultarci, ci dà la possibilità di inserire sempre problematiche che ogni giorno ne vengono fuori di nuove.
Io sempre riferendomi alla cartella infermeristica, vi ripeto, ho avuto tre passaggi momenti legali, la prima volta sono stato chiamato per testimoniare il perché del monouso poliuso eccetera eccetera,
Vi garantisco che dopo essere stato interrogato per più di 4 ore i nastri si sono sequestrati tutto ciò che era cartaceo e tra le quali anche quelle che ho redatto come cartella impermeabilistica perché là sopra noi indicavamo una parte dove c'era lo scarico di alcuni materiali importanti che venivano applicati e usati per il paziente.
Quindi questo documento mi è servito anche per avere una certa tutela e grazie a questo effettivamente poi non ho avuto più problemi nel prosieguo della mia attività.
Quindi l'invito oltre a tenerci in contatto e magari scambiarci un po' di esperienze ma di testimoniare anche le problematiche perché come ha detto anche la collega prima facciamo sì che i problemi non diventino una colpa e quindi essere lì messi alla gogna ma fare in modo che queste colpe poi non ci danno il modo di ritrovarci ancora a disposizione.
Allora, che dire, non so, ci sta qualche altra testimonianza, qualche altra osservazione a tutto ciò? Sì, la dottoressa, sì, è sempre utile qualche consiglio che ci ne date.
Dunque ho sentito che hai problemi sulla cartella infermieristica. Allora nel mio ospedale esiste da 12 anni quindi la cartella infermieristica è una cosa anche abbastanza ponderosa.
Qualcosa, ultimamente ci è stato detto da Joint Commission che noi abbiamo delle cartelle che sono eccessive, nel senso che ripetono sempre le stesse cose.
In effetti quello verso cui si va non è più una cartella infermieristica, una cartella clinica, una cartella anestesiologica, ma una cartella integrata.
Perché il futuro sarà quello della cartella informatizzata per cui in pratica tutti potranno accedere alla cartella, avranno delle cosiddette pagine dedicate, ci sarà la vostra pagina con la tracciabilità perché voi avete dei problemi di tracciabilità.
e quello che vi salverà poi dai contenziosi, eccetera, è il fatto di avere la possibilità di tracciare tutto quello che usate in sala operatori.
Io riparlo del Gemelli, quello che hanno fatto vedere e di cui ho parlato stamattina, la strumentista ha accesso a un computer che ha lo schermo sterile e scarica ogni cosa che può.
Questo è il futuro, hai capito? Dopodiché se ti rivolge anche l'umanità ti daranno un tipo di cartella che sarà eccessivo, sarà una ripetizione per buona parte ma comprende un sacco di cose, dall'approccio al paziente alla tracciabilità a tutte queste cose che vi servono.
Perché man mano che andiamo avanti, io ho 40 anni che sto in sala operatoria, i contenziosi sono aumentati in modo impressionante, sono aumentati per medici ma ovviamente staranno aumentando anche per voi, è inevitabile.
Mi permette di dire che molti contenziosi sono tra i medici e gli infermieri, oltretutto, quindi è giusto per fare questo appunto.
Quando si è tutti messi sotto accusa poi finisce sempre quando dice no è colpa mia, è colpa sua, è colpa di quell'altro, roba del genere.
Però in realtà ormai è ovvio che ognuno si difende come può, ma ci si difende solo se si scrive, solo se si ha una documentazione.
Al signore è andato bene che c'è stato un anestesista che ha detto io l'ho sentito, ma se l'anestesista non lo diceva come andavate a finire?
Ritornando alla collega che ha fatto la domanda, comunque al di là delle linee guide che possono essere date come ulteriori informazioni per poi,
ma nelle nostre realtà noi, rivolto a questi coordinatori, sappiamo qual è il lavoro che noi andiamo ad affrontare, come lo affrontiamo e come lo dobbiamo organizzare.
A questo punto qua mettiamo per iscritto qualche cosa dove noi quotidianamente ne possiamo rispondere atto per atto e dei momenti, già quello potrebbe essere un modo per incominciare ad elaborare una scheda infermeristica che poi ci si arriva.
non vorrei che fosse passato il messaggio
che noi non abbiamo la nostra scheda
ah ecco
no no no
non è rivolto a lei direttamente
ma generalizzando un po'
perché ci sono delle realtà che effettivamente
nel fare le varie esperienze
che in effetti ancora si è
non c'è la mentalità giusta per incominciare
a capire quanto vale questo documento
era un invito
non una
l'impressione che ho è che
perché secondo me ognuno nella propria realtà si soffermi a valutare o dà importanza ad alcuni aspetti che invece magari potrebbero essere tralasciati o perché come diceva la dottoressa sono anche ripetitivi, adesso mi viene in mente la placca dell'elettrobisturi che c'è nella checklist, c'è nella scheda dell'anestesista, c'è per carità, c'è anche nostra responsabilità,
però ecco c'è un po' di dispersione
giusto per tornare
anche alla relazione del collega
di questa mattina
del tempo che viene utilizzato
era quello che volevo
ma è un ragionamento rivolto a tutti
generalizzato è chiaro
che noi più sappiamo
più riusciamo a mettere in modo semplice
facile e chiaro su carta
meglio è per tutti
per tutto ciò che ci siamo detti
scusi
io volevo allacciarmi a tutte e due
due gli argomenti che sono stati trattati perché purtroppo anche quando trattiamo
quell'argomento che ha trattato la collega con tanta passione, noi diciamo dobbiamo
introdurre la cartella infermeristica, arriviamo a metà, i problemi legali sono questi, quindi
facciamo vedere gli aspetti positivi e negativi della nostra professione, poi è importante
come dice la collega avere un'uniformità di una cartella infermeristica perché le
Le parole sono importanti quando si entra nel penale, l'esempio è il consenso informato, se io trovo scritto nella cartella infermeristica il paziente ha il consenso informato è un discorso,
se io trovo scritto il paziente è stato informato è un altro discorso, perché fa parte, grazie al codice deontologico della mia professione, far sì che il paziente abbia una soggettività di pensiero
e nessuno può nascondere che i chirurghi oggi per poter operare nascondono qualcosa al paziente perché se dicono tutta la verità sono convinti che il paziente magari cambia idea o non voglia essere operato, quindi la soggettività di pensiero che deve avere il paziente la può solamente far acquistare al paziente, all'infermiere perché è quello che parla con una lingua, con dei termini più vicini alla competenza e alle specificità del paziente.
Quindi è importante avere delle cartelle infermeristiche che abbiano uniformità in tutte le sale operatorie.
E' normale che con la cartella infermeristica informatizzata o la cartella uniformata è un altro discorso ma oggi non possiamo essere autodidatti perché sbagliando una parola, sbagliando una crocetta noi avremo conseguenze.
da noi è successo perché avevamo delle schede personali e qualcuno di noi è finito in tribunale
perché un termine basta sbagliare una virgola una cosa significa una cosa
con la virgola la frase cambia e il significato in ambito penale assume un'importanza, un altro aspetto.
Io ho detto che esiste già un manuale, ovviamente questo manuale ha un po' di anni
e negli anni tante cose sono modificate come stiamo vedendo nei vari incontri che noi si cresce a una certa velocità.
L'AICO come società scientifica sta già provvedendo a formulare le nuove linee guida ma questo è un compito, non è che si riesce a fare dall'oggi a domani
perché oggi grazie a tutte queste testimonianze già raccolte, grazie a tutti gli interventi fatti nelle sedi scientifiche da direzioni autorevoli e quant'altro
si provvederà sicuramente a riformulare il nuovo manuale delle linee guida, magari approfondito e data anche un'indicazione
a quelle che potrebbero essere una cartella infermieristica ideale, un po' come le checklist che sono andate oggi.
Il messaggio che vorremmo dare tra me e la collega è questo, che non aspettiamo magari che qualcuno ci venga a dire o ci venga a dare
perché voi sapete meglio di me che le direzioni oggi sanitarie mandano le comunicazioni
però sono pieni di tanti documenti scritti che eventualmente si aprisse qualche contenzioso di responsabilità, loro si presentano con questo documento e noi ve l'abbiamo mandato, colpa vostra che non l'avete applicato.
E' questo che io vorrei far capire che dobbiamo evitare prima noi e quindi anticipare le direzioni e magari noi formulare dei documenti in base alle nostre conoscenze, lavoro e esperienze e quindi presentarli in direzione.
E quelli sono i documenti che un domani possono testimoniare e possono intraprendere un contenzioso a nostro favore.
Questo era il messaggio generale, è ovvio che l'AICO raccolta tutto questo, raccolta tutte le testimonianze dei vari incontri, più quelle che voi ci farete per venire in sede, saremo pronti sicuramente tra qualche mese a informare e a diffondere dei documenti che possono servire, uniformati ovviamente, possono servire tutti noi.
Prego Antonello, volevo dire un'altra cosa.
Volevo solo dire una cosa, l'obiettivo secondo me non è quello di uniformare la cartella infermieristica perché questo è un obiettivo quasi utopico.
Se tu ci pensi bene in una camera operatoria neurochirurgica rispetto a una camera operatoria di chirurgia generale o a una camera operatoria di chirurgia pediatrica ci sono delle caratteristiche specifiche, tecniche e andare a fare una cartella unica significa avere un libro perché tu ci devi mettere dentro tutto.
siccome la cartella infermieristica non deve riportare i dati anagrafici
quello è solo l'unico dato comune che possiamo tenere conto nell'uniformità
l'obiettivo primo secondo me deve essere quello di averla tutti
perché molti ospedali, molte realtà operatorie non hanno nulla
viaggiano col passaparola
il secondo obiettivo è creare poi una griglia fatta di item e spazi liberi
Perché professione intellettuale significa anche espressione della propria capacità intellettuale, cioè se noi siamo una professione sanitaria abbiamo gli strumenti teorici per fare una valutazione, dunque fare delle scelte e le scelte nel momento in cui tu le fai ne devi tenere conto e scriverle e riportarle in quel documento così come il medico fa nella sua cartella clinica,
nello spazio dedicato a lui
non è che nell'anamnesi del paziente
il medico risponde alle domande
perché gli ha fatto la griglia
a direzione sanitaria
c'è uno spazio, si chiama anamnesi
quella patologica prossima
quindi
più che uniformare
non ti voglio
interrompere, non intendevo
questo uniformare, stare attento
nei termini, comunque premesso che noi
la cartella inferministrica la utilizziamo
la facciamo, l'abbiamo
Siamo elaborata, condivisa, perché il problema è questo, perché un gruppo, un team infermeristico preferisce non fare la cartella infermeristica perché ha i problemi di tempo, lavora per il tempo, perché magari non è stata condivisa da tutti, perché non la sente propria, perché la direzione sanitaria me l'ha data.
No, no, no, io ho capito quello che dici tu, forse ho interpretato male, scusami, però io quello che voglio dirti è che un gruppo che non compila la cartella perché non la condivide è un gruppo che si dà la zappa sui piedi perché puoi modificare, come a volte ho fatto io, non trovandomi d'accordo con alcuni item, almeno nella situazione in quel momento, puoi modificare barri quello che è la domanda a cui dovresti rispondere con un sì o con un no o con una altra.
Altro, specificando, scrivi l'osservazione che tu fai. Io mi sono trovata, vi faccio un esempio banale. Allora, l'accoglienza del paziente in sala operatoria. La domanda era paziente, io l'ho modificata in collaborante e non collaborante.
Ah, paziente autonomo sì o no, che vuol dire? Che vuol dire paziente autonomo sì o no? Non vuol dire niente, vuol dire tutto, ma se noi dobbiamo riportare informazioni efficaci, dobbiamo rendere l'idea di come è il paziente in quel momento.
Un paziente che collabora è un paziente che si muove da solo, è un paziente che ha l'aspetto cognitivo integro, che io posso identificarlo, identificazione del giusto paziente è uno degli obiettivi della raccomandazione ministeriale e posso essere certa che lui mi risponde perché è presente a se stesso.
Un paziente non collaborante non lo è e fa la differenza perché a posteriori avere avuto un paziente di un tipo anziché dell'altro in un'aperizia legale è fondamentale.
Scusa allora stai tornando sul discorso che dicevo io, se quella cartella va in tribunale con una crocetta sul sì o no è un problema, se va con una frase collaborante non è...
Ascolta, forse diciamo la stessa cosa, però penso che astenersi è molto peggio che scrivere qualcosa.
Io premetto che la facciamo, l'abbiamo introdotta fra i primi nella nostra azienda, la facciamo, siamo contenti, però capisco quelle realtà dove preferiscono, ho sbagliato frase, dove il tempo detta l'iter del lavoro in sala operatoria, li capisco.
No, io non li capisco, sai perché non li capisco? Perché se tu sei padrone di quello che fai, scusami, li capisco perché non sono un team, perché purtroppo ancora c'è il capo, viene da sopra il primario.
Ma il capo sbaglia?
Eh appunto, appunto, perché se non fai il gruppo non fai la cartella, bisogna iniziare da là, se c'è un gruppo infermeristico, se c'è un team infermeristico tu avrai la cartella, perché sarà condivisa da tutti, se viene il caposale, il coordinatore, chiamato adesso, e uno sono io, non è che mi sto tirando indietro, mi sto nascondendo, e dico ai miei collaboratori, ai miei colleghi, dovete introdurre la cartella infermeristica, sbaglio, non la introdurrà nessuno,
prima ci riuniamo, le lavoriamo insieme
e poi la introduciamo
e questo è uno dei motivi, perché
se la cartella estendita nostra fa parte del nostro
lavoro, noi
intenompiamo la seduta operatoria
se il paziente non è pronto
se no saltiamo quella e andiamo ad operare
deve essere una cosa nostra
uno strumento della nostra professione
non un foglio di carta scritto tanto per
io credo che alla fine stiamo dicendo
la stessa cosa tutti, cioè l'obiettivo principale
è quello, incominciamo
Proviamo a fare qualche cosa, scriviamo, che poi sia integrata, sia completa, sia incompleta, l'importante è che scriviamo, ve l'ho detto, ho fatto il mio riferimento, la mia testimonianza che quando sono stato chiamato ai NAS io ho presentato i documenti e loro hanno sequestrato tutto, hanno preso tutto ciò che era documentabile, quindi anche qualche cosa che magari non era completa l'hanno presa lo stesso, questo per farvi capire che qualsiasi cosa noi riusciamo a dimostrare nella nostra quotidianità è vantaggioso per noi.
Poi arriviamo alla perfezione e saremo ancora più titolati ma questo è un invito in che in questi convegni, in queste occasioni noi ce lo diciamo continuamente e grazie al laico io inserisco anche le altre varie associazioni,
perché ci sono tante associazioni più i collegi
se si riuscisse magari, forse questa è la
integrazione che dovremmo fare, se si riuscisse
a lavorare un po' insieme tutti quanti
in tal senso allora forse
ne avremo qualche documento
in più per potercelo
distribuire. Era giusto per
terminare questo
dibattito, io lo chiamo dibattito, non è polemica
non è questione, forse la dottoressa voleva fare
qualche altro intervento, voleva
dirci qualche altra cosa
siamo in una sala laboratoria quindi abbiamo il confronto
tra le varie figure
Ho un po' una sensazione strana, questa storia dell'infermiere e la sua cartella, questa è una cosa che dovete superare, lo so che non tutti sono già arrivati a avere la cartella infermieristica, però la sanità sta andando a una velocità pazzesca e come va pazzescamente veloce,
come le nostre cartelle, anche quelle anestesiologiche o le vere e proprie cartelle cliniche dei chirurghi o dei medici, stanno per essere superate.
Quindi scrivete tutto per il momento, ma non pensate di fare un vostro prototipo di cartella, perché questa verrà nel giro di un anno, un anno e mezzo, integrata a una cartella unica dove ognuno scriverà le cose che gli competono.
Hai capito? Non sarà una cosa sul genere, mettiamo una frase o mettiamo la crocetta.
Dottoressa scusi mi sono espressa, non mi so spiegare, allora quando noi abbiamo introdotto la cartella in femministica ai suoi colleghi anestesisti, ma perché scrivete i parametri dell'apparecchio di anestesia?
Perché allora era scomodo per loro se noi scrivevamo nella cartella 80 di saturazione d'ossigeno, ne faccio un esempio, l'abbiamo sempre fatto, non dico che non bisogna farla, noi siamo avanti, il mio problema è un altro.
vai avanti, tu superi
il mio problema è un altro
la saturazione del paziente
no, no, ho fatto un esempio, parlo di 15 anni fa
perché in una cartella
ognuno risponde
di quello di cui è responsabile
hai capito?
tu non sei responsabile se il paziente
ha 80 di saturazione
scusi dottoressa, se il saturimetro lo metto io
all'ingresso in sala operatoria, perché non sono
responsabile?
se tu metti il saturimetro è giusto che scrivi 80
brava, brava, ecco
Quindi se il paziente ha 80 di saturazione io scrivo che ha 80, se all'anestesista non va bene è un problema suo.
C'è il foglio di accettazione del paziente spetta all'infermiere che accetta il paziente, chi se ne frega, a questo siamo perfettamente d'accordo, ma infatti ci saranno delle pagine di queste cartelle che saranno dedicate all'accettazione del paziente, al paziente della recovery, alla college.
Io mi impegno, se riusciamo a fare una cartella integrata, a portarvela l'anno prossimo. Stiamo cercando di farla, cioè stiamo integrando le nostre cartelle, che sono tre, cercando di integrarle in una cartella unica.
a me mi dispiace che passate in mazzaglia
ma non è che sono io
anestesista o chirurgo
ma ci sono anche gli infermieri
perché qui c'è un mio infermiere
c'è il loro caposà
il loro responsabile
c'è il responsabile
perché viene fatto su una cartella
già elettronica quindi già su una cartella
a computerizzata
il responsabile
infermieristico di quel
settore che ha già le cartelle
informatizzate che sta cercando
anche lui di inserire
tutto in una cartella unica
perché questo è il futuro
e l'unico futuro sarà quello
e se ci sarà una contestazione
medico-infermiere
ogni lato della cartella
ogni cosa
vi faccio l'esempio del diabete
perché è la cosa più lampante che ci è saltata
fuori, che gli informatici
ci hanno messo al corpo
è inutile che voi accettate il paziente
scrivete non ha il diabete
dopodiché sulla cartella
dell'anestesista
c'è scritto non diabetico
nell'anamnesi del chirurgo
c'è scritto non diabetico, se no altre volte
non diabetico, cioè guardiamo
la cartella
il chirurgo scrive non diabetico
non ti dico di non chiederlo al paziente
tu al paziente lo chiedi
se quello ti dice no io sono diabetico
tu pigli e
cambi quello che è stato scritto
dal chirurgo, hai capito?
Vicino all'analisi avrai un settore in cui potrai mettere, il paziente dichiara all'ingresso di essere diabetico e lo firmi ovviamente perché è ovvio che questo varierà l'analisi stessa.
hai capito?
io ho capito, mi sono espresso male
queste cose sono superate
la cartella informatizzata
non vado a scrivere
quant'è la saturazione
perché me lo dice la macchina
quant'è la saturazione, me lo stampa
quanto tempo stai in anestesia
adesso stiamo parlando di cartella informatizzata
la cartella integrata
non è la cartella informatizzata
le cartelle integrate sono cartelle
che diventeranno informatizzate
Nel futuro perché è ovvio che nessun ospedale sarà così veloce a informatizzarsi. I costi sono spaventosi. Non è vero dottoressa perché nei supermercati si fa in 5 minuti, è una volontà politica. No ma tu pensa a tutte le sale operatorie. Ma non costa niente formalizzare.
Bisogna mettere il computer dovunque, io dico vabbè noi abbiamo due computer per sala operatoria ma vorrei sapere quanti sono gli ospedali che ce li hanno, scusate perché adesso non è che possiamo prendere un ospedale o l'altro.
Quanto costa oggi un computer? Pochissimo, è una volontà politica, ha ragione.
Non è solo avere il computer, noi abbiamo un'intera palazzina di gente che lavora soltanto per i computer dell'ospedale, per fare i programmi, per integrare i programmi, roba del genere eccetera.
Non è una cosa semplice, non è una cosa che tu puoi fare schioccando due dita, puoi tenere le cose di magazzino perché ci sono già i programmi fatti, ma il fatto di integrare tutti quelli che sono i valori di un paziente, la sua storia che deve essere seguita totalmente e che un giorno diventerà la sua storia che poi andrà sulla sua cartellina.
noi abbiamo quella della regione Lombardia
ma insomma ce le hanno un po' tutti
e lì in quel microchip
ci sarà tutta la sua storia
tutte le sue cartelle
però è il futuro, è ovvio
però bisogna lavorare tutti assieme
per diminuire
quelle che sono le cose inutili
e se ognuno fa la sua cartella
vi assicuro che di cose inutili
ce ne sono abizzette
abizzette
e si finisce per creare una situazione
che dal punto di vista legale
è terrificante
perfetto, infatti
è giusto per chiudere questa discussione
sono un po' i conflitti come in sala operatorica
a volte non si riesce a capire
lo stesso obiettivo
pur parlando
con professioni diverse
stiamo parlando di Sicilia
centro e nord
e quindi è chiaro che ci sono
delle differenze
di uso
e di mentalità molto evidente
non vi nascondo
anche nella mia realtà campana
è chiaro che nel mio ospedale stesso
c'è ancora questa restrizione mentale
di voler scrivere
perché si pensa che scrivere
significa anche poi andare a rispondere
di altre responsabilità che magari
non scrivendo non ottengo
questo è giusto per aggiungere e per alimentare un po' le discussioni
comunque dobbiamo chiudere
dobbiamo chiudere che nonostante tutto
siamo arrivati lo stesso alle 16.10
alla chiusura dei lavori
intanto do la parola
alla collega Marcella
Pisanelli, Presidente della Regione Lazio
che ci vuole fare un saluto giusto a temi
di questo bellissimo
evento. A chiusura del
convegno io credo e sento e penso
che ognuno di noi sia in grado di portare
a casa tutte le informazioni che potranno
essere utili nella loro vita
professionale. Io ringrazio
sia i presenti che coloro che sono presenti nell'aula
multimediale, vi do appuntamento al prossimo
evento dell'Aico Lazio che si terrà a Roma
presso lo Spallanzani il 23 di
di giugno dove parleremo di sicurezza e dove continueremo a parlare di questi argomenti.
Grazie a tutti, un ringraziamento anche al professor Palazzini, arrivederci al prossimo anno e per chi verrà a Roma.
Giusto quattro secondi di pazienza perché mi è doveroso ringraziare anzitutto voi tutti presenti qui
fino a quest'ora partecipativi e attenti in modo in numero così numeroso, fa molto piacere tutto questo.
Saluto il professor Palazzini che ogni due anni ci dà la possibilità di poter essere presenti qui e confrontarci tra noi e con le diverse figure, mi immagino che un domani si potrà fare anche un congresso con presenze di chirurghi anestesisti e infermieri nella stessa sala così il dibattito sarà ancora più costruttivo.
saluto ancora i comitati
dell'associazione AICO
nazionale, la presidente Maria Caputo
e niente
che dirvi ancora? Dirvi ancora che
vi do appuntamento
ai vari incontri regionali perché vi ripeto
AICO da questo canto qui è molto impegnata
sia a livello regionale che a livello nazionale
tant'è vero che il prossimo nazionale
noi lo faremo a Bologna ed è
aprile 2013
abbiamo un avvocato che eventualmente
contattato può rispondere per tutte le vostre
esigenze dobbiamo stare a passo con i tempi magari anche migliorarci ragazzi vi ringrazio
tutti e nell'augurarmi di vedervi sempre presenti e più coesi. Grazie a tutti, buon lavoro.
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