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30° CAD anno 2019 Torino moderatore: Roberto Russo
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mi sentite?
Sì, sentiamo e voi?
Anche noi, molto bene, abbiamo le immagini
buongiorno, io purtroppo
sono, cioè purtroppo
mi correggo
sono il vostro moderatore ma non mi hanno
assolutamente detto con chi sono
in collegamento né tanto o meno
cosa fate, quindi vi ringrazierò
essere gentilmente
visto che siete sui monitor centrali
che vi presentate e dite
l'intervento. Sono Mario Morino
anch'io non ho capito il tuo nome
non mi ero ancora presentato, sono Roberto Russo
ci conosciamo da tempo, ciao
ciao
scusa per questo piccolo
abbiamo un ernia iatale gigante
con un barret
vi facciamo vedere
mentre avete le immagini del coso
vi faccio solo vedere così poi mentre presentate il caso
io inizio a ridurla
vedete che c'è un terzo dello stomaco
su in torace
in mediastino
e andiamo col caso
questo è il caso
di una signora di 65 anni
con un BMI di 29
un'amnesia precedente interventi
di una isterectomia per tumore
un'appendicectomia
una plastica di ernia epigastrica
la sua storia
inizia dal 2017
quando fa un controllo per dell'epigastralgia
riscontra un'ernia iatale
in un primo momento trattata
con terapia medica
poi in seguito al peggioramento dei sintomi
ossia rigurgito, pirosi retrosternale
iniziale di Sinea ha effettuato una nuova endoscopia che ha evidenziato un'ernia iatale
di almeno 4 cm con riscontro anatomo patologico endoscopico di un esofago di Barrett. Come
ulteriore approfondimento è stato ancora sottoposto a un transito esofago gastrico
che ha evidenziato un'ernia iatale di tipo misto delle dimensioni di 5x10 cm, la peristalsi
dell'esofago e il diametro dell'esofago oltre al decorso dell'esofago tuttavia erano regolari.
Per cui in conclusione si tratta di una signora con un'ernia iatale gigante sintomatica che
è candidata a un intervento chirurgico di iatoplastica laparoscopica e fundoplicazze.
Ok, quindi come avete sentito è un ernia iatale per magna, la riduzione è abbastanza agevole rispetto ad altri casi, vedete che c'è un terzo dello stomaco che è su però sembra di vedere tutto il sacco,
quindi nella prima fase dell'intervento lo scopo è quello di mettere una fettuccia sull'esofago
quindi di ridurre il sacco e di... no ecco non fare queste cose qua
magari diamo un secondo di immagine esterna anche se credo che ormai tutti in sala siano super esperti
comunque può servire far vedere la posizione dei trocar che è più o meno la stessa per tutta la chirurgia del giunto gastroesofageo
ma anche la chirurgia bariatrica e non troppo dissimile dalla chirurgia oncologica dello stomaco.
In pratica ci sono quattro trocar sullo stesso livello che per la chirurgia dell'oiato è un punto più o meno a un terzo della distanza tra l'axifoide e l'ombelico, poi varia un po' da una persona all'altra.
A questo livello c'è l'ottica nella linea mediana, qui vedete la cicatrice della sua intervento per aniepigastrica e a quel punto poi c'è un trocar nell'ipocondrio di destra per la mano sinistra dell'operatore, un unico trocar operativo, quindi un unico trocar da 10-12 mm nell'ipocondrio sinistro e uno più laterale per l'esposizione.
Quindi alla fine ci sono quattro trocar in linea e un trocar per sollevare il fegato.
Se possiamo tornare all'immagine interna, questa è la disposizione che ormai usiamo dal 91, quindi è sempre la stessa, è stata descritta proprio in quegli anni da Bernard Almagne e rimane applicabile per tutta la chirurgia sia del giunto gastroesofageo che in generale di stomaco esofago.
nei tumori l'unica cosa, qui c'è una piccolissima mi pare arteria epatica sinistra che tranne in rari casi viene sacrificata, fai attenzione perché si sta un pochino, in questo caso non sempre ma in questo caso uso una garza per rendere un po' meno traumatica il sollevamento, la malatta come avete visto ha quasi 30 dbmi e ha un fegato steatosico e abbastanza voluminoso.
Posso disturbare un attimo con una domanda?
Sì, scusami, ti faccio una domanda
non ho capito se dobbiamo parlare in italiano o in inglese
Non mi hanno detto niente
per cui direi in italiano
Dunque, abbiamo sentito bene
se ho capito bene che c'è anche un Barrett
un Barrett corto, mi sembra di aver capito
Sì
Giusto, a questo punto
la vostra decisione per la fonduplicatura
direi che diventa
un'indicazione da discutere
cosa avete preso in considerazione di fare
voglio dire una 360 piuttosto che una 180
e se qual è la motivazione
sì
allora tendenzialmente noi tendiamo a fare
delle fundoplicazioni a 360 gradi
e credo che a maggior ragione
sia indicata in presenza dell'esofago di Barrett
tra 360 e 270
tra Nissen e Toupet
non c'è in letteratura differenza
in termini di efficacia
nel controllo del reflusso
comunque diciamo la 360
forse più psicologicamente che altro
è sicuramente non meno efficace
della Toupet
mettiamo così
l'unica che non facciamo
è la DOR
qui quindi per il Barrett preferiamo quando possibile fare una 360
che ripeto è anche la plastica che facciamo nella maggior parte dei casi
in assenza di problemi di contrattilità dell'esofago
l'unica cosa è che qualche volta nelle grandi erne iatali
La plastica di toupet può aiutare in qualche maniera a chiudere un po' di più l'oiato, però ripeto la facciamo essenzialmente come indicazione quando c'è una ipomotilità del corpo esofageo.
Quindi qui dovremmo fare una 360 come programma di partenza.
Grazie.
Allora ripeto, nella prima fase cerchiamo di ridurre l'ernia e di dissecare i pilastri.
È una malatta piuttosto grassa, cosa non rara nelle ernie diatali voluminose.
Qui vediamo bene il pilastro di destra.
Io tendo a fare la maggior parte di questa chirurgia con mono e bipolare.
che ritengo più precise di strumenti più sofisticati però in qualche caso soprattutto negli obesi qualche volta usiamo altri strumenti che ovviamente oggi sono qui a disposizione sia l'Enseal che l'Ultra Cision
tende un po' a sanguinare
bipolare
aspiriamo
allora il mio obiettivo adesso è di disseccare il pilastro destro
dell'esofago
del diaframma
facendo attenzione a
conservare il più possibile
il peritoneo e il pilastro stesso
in modo da
avere poi
una buona tenuta
della struttura e della plastica
dei pilastri
stai un po' più indietro con l'ottica
Tendenzialmente l'approccio per isolare il pilastro diaframmatico lo fate sempre attraverso
l'apertura del piccolo mento o quando è favorevole anche direttamente dall'alto verso il basso
per conservare, magari quando c'è un'epatica accessoria importante, per conservare il più
possibile l'apparato legamentoso.
Sì, nei pazienti che non hanno ernia o che hanno un'ernia piccola cerchiamo di fare come hai detto, di conservare la par sflaccida del piccolo aumento e di essere più selettivi nella distruzione.
Nei pazienti con un'ernia importante di solito questo non è possibile, comunque non ci riusciamo e tendiamo quindi a sezionare.
Lì probabilmente si vede già la pleura, siamo in mediastino e quindi in questo tipo di pazienti partiamo direttamente con l'apertura del piccolo mente.
Effettivamente in alcuni casi un'arteria epatica sinistra accessoria può essere un problema, tendenzialmente tendiamo a sacrificarla, la discussione era molto attiva un po' di anni fa, adesso è un po' finita.
C'è stato però a mia conoscenza una descrizione di almeno un caso da parte di Azzaga di una necrosi epatica in uno di quei rarissimi casi in cui l'arteria sinistra irrora l'80% del fegato, però in questo caso era molto più.
Però ripeto, nelle grosse ernie iatali di solito partiamo direttamente così l'esposizione è molto migliore.
Poi dobbiamo comunque fare una plastica dell'oiato, in qualche raro caso mettere una protesi.
Allora abbiamo iniziato l'esposizione del pilastro di destra, adesso mi porto a sinistra.
l'obiettivo è di passare appena possibile una fettuccia per trazionare meglio
perché vedete che la trazione con la pinza eppur la pinza traumatica di Joan tende a rovinare la parete gastrica
questa malata poi è particolarmente obesa e quindi non è facilissima l'esposizione
vai col crochet, adesso cerco di esporre il pilastro di sinistra
Le immagini qui sono molto belle, chiedo scusa voi state adoperando una 3D o una bidimensionale?
È una 2D HD, una HD della Storz diciamo abbastanza tradizionale, in effetti nella chirurgia abbiamo la fortuna appunto come ormai da 30 anni
centro di riferimento della Storz, di avere un appoggio di strumenti anche in prova e a disposizione.
Da un po' di tempo abbiamo una 3D che usiamo saltuariamente, ma scusate devo pulire,
una delle indicazioni è effettivamente l'ernia iatale gigante perché c'è da sotturare parecchio,
la profondità del mediastino è aiutata dalla 3D eccetera
quindi è una delle situazioni in cui trovo che la 3D abbia un vantaggio
oggi non la usiamo perché avreste poi una trasmissione in 2D
e quindi no, no ragazzi puliamo bene
ok, mi dai ancora la bipolare
si intravede la milza
devo andare a disseccare lì, mi manca un pochino, dammi il crochet
forse una mano
adesso vediamo se
tendenzialmente soprattutto nelle grandi
anegliatali non dovrebbe
esserci bisogno di legare i vasi brevi
in quanto
l'ernia
li ha in qualche maniera allungati
dobbiamo andare prudenti qua
perché comunque siamo
vicini ai vasi stessi, se mi dai la bipolare
magari lo agugliamo prima di
il trocan inferiore
di destra tiene trazionato
in questo momento verso il basso
lo stomaco o in qualche modo
sposta il grasso
di sopra
e no purtroppo
vieni un po' indietro con l'ottica che facciamo vedere
no non volevo disturbare era solo per capire
perché in genere questo è un momento
almeno nella mia esperienza difficoltoso
per il grasso che continua a cadere
assolutamente
al momento il trocar di sinistra mi fa questo lavoro qua
e questo qua che vedete qua
e io con la mia mano
sinistra aiuto
questa esposizione
situazione in effetti si potrebbe accontentarsi di questo e agire qua però più o meno il risultato
rimane lo stesso però adesso ho la speranza di riuscire a passare dietro perché ho impostato
un passaggio se mi dai il battuffolo e una volta che riusciamo a mettere una fettuccia dovremmo
la mia pinza dovrebbe essere il pilato di sinistra
vediamo se sono dall'altra parte
ok, Antonio verso il basso
bravissimo, così
eccoci là, ok, se mi dai
la fettuccia
ecco quindi
se ho ben capito riguardo al trattamento
meno dei vasi brevi è un trattamento
alla domanda e non
codificato come
voglio dire un intervento di
Nissan vero
non una modifica di rossetti
prevedeva sempre
sempre la legatura, la fate alla domanda se arriva o non arriva.
Esatto, io tendo, sì, allora ripeto, nelle grandi ernie iatali di solito il problema non si pone,
però anche nei casi con ernia iatale piccola o senza ernia tendiamo a non farlo sistematicamente,
a valutare, mobilizzando bene la parte diciamo di cardias, il peritoneo del cardias,
se otteniamo una nissen sufficientemente floppy tendo a non legarli, a non sacrificarli diciamo,
perché in laparoscopia legarli ovviamente si usano ligature o ultraseason, ensilo, altri strumenti.
Su questo direi che non si è mai arrivati a un consenso anche in letteratura,
Gli autori anglosassoni tendono a enfatizzare molto la necessità di sacrificare i vasi brevi, però a mia conoscenza i pochi studi randomizzati che ci sono stati non dimostrano una differenza.
In questo caso siamo un pochino messi in difficoltà dal grasso, più che altro perché si perde uno degli strumenti per togliersi di mezzo il grasso e quindi l'esposizione della regione è un po' meno efficace.
Comincia a intuirsi qui l'esofago. Una cosa importante è che la chirurgia delle grandi anegliatali non è una chirurgia dell'esofago, è una chirurgia dei pilastri, quindi bisogna concentrarsi sulla dissezione dei pilastri e a quel punto ci si trova l'esofago dissecato.
Questo anche per evitare, andando a cercare l'esofago troppo presto, di fare dei danni al nervo vago che nelle grandi aneatali è una delle possibili complicanze.
A questo punto avendo l'esofago meglio trazionato verso la milza è più agevole dissecare il peritoneo diaframmatico del pilastro di destra che è sempre quello più debole e quindi dobbiamo fare particolare attenzione a non lederne troppo le fibre perché poi la sottura sarebbe meno solida.
si vedono bene qui le fibre del pilastro, qui siamo nell'oiato, sono aiutato da dottoressa Rusce e dottor De Matteis che sono due validi giovani specializzandi, ecco vedete questo è il pilastro di sinistra, mi dai la bipolare?
Ho l'ottica un pochino sporca. Ok, devo ancora sezionare la membrana del Bertelli qua davanti. Per il momento non vedo il vago. Ci portiamo un attimo dall'altra parte che vediamo di fare un pochino a sinistra dove siamo, ok, esposti forse un pochino meno bene.
Qui si vede dire molto bene l'Eimer Bertelli rispetto al peritoneo diaframmatico.
Sì, spingo un po' via il pilastro del diaframma qua, bipolare, forse ho spelato un po' più di quello che avrei voluto, preferivo che rimanesse un po' più di peritoneo.
dammi ancora il crochet
e qui si vede bene come dicevi il bertelli qua davanti
un batuffolo ancora
ancora da far fuori qualche fibra qua sotto
vai, c'è un dietro direi che dovrebbe essere il lipoma
che segue l'ernia
ancora un po' di bipolare
nel caso di grossi sacchi erniari
voglio dire impegnati in torace nel mediastino
Almeno il tuo atteggiamento è quello, tutti consigliato, di asportazione del sacco che a meno nella mia esperienza frequentemente diventa forse una delle cose più difficili quando è molto sottile e grosso in alto.
oppure avete un'esperienza di resezione e abbandono di parte del sacco
in mediastino senza ostinarsi a resecarlo
che a volte porta all'apertura del pleuro
e comunque diventa un atto chirurgico difficoltoso e delicato
ma credo che hai descritto bene tu
nel senso che la teoria vuole che il sacco venga asportato
Esatto e quindi uno degli scopi e di quello in cui ci si impegna è asportarlo, dopodiché come hai ben detto qualche volta è molto difficile, qualche volta si rischia di aprire la pleura o altre cose e quindi è un'attitudine che fa di tutto per asportarlo ma che non si incaponisce laddove diventa difficile.
Tra l'altro spesso è anche difficile la parte la parte bassa nel senso che qualche volta viene via bene dal mediastino ma poi rimane qua tutto il sacco in mezzo al grasso come anche adesso e da valutare poi se asportare questo grasso che sanguina molto quando provi a toglierlo.
però nei limiti del possibile sicuramente cerco di asportarlo
dopodiché varia un po' da caso a caso
in questo caso è venuto giù da solo
e quindi è un caso abbastanza favorevole da quel punto di vista
io quello che ormai abbiamo pubblicato tantissimi anni fa
credo nel 99
nella nostra serie è molto importante
e colgo l'occasione per dire ai miei collaboratori di avvertire gli endoscopisti
perché siamo praticamente pronti. Nella nostra serie è molto importante una verifica intraoperatoria
della giunzione esofagogastrica per essere sicuri di aver ridotto completamente l'ernia e di fare
una plastica in addome. Devo dire che questo pensavo fosse un caso dallo studio preoperatorio
più difficile invece direi che non c'è dubbio che è stato ridotto con relativa semplicità
e quindi potrebbe anche essere un po' pleonastico qui fare una endoscopia intraoperatoria
però è la nostra abitudine e quindi la faremo
in altri casi è stato veramente utile perché mentre ti sembra laparoscopicamente di avere ridotto l'ernia
cioè di avere in addome la linea Z non sempre è così
vago posteriore quel giallino
scusami?
vago posteriore quello davanti alla pinza
sì esatto dovrebbe essere qua
magari da una pulitina visto che siamo in collegamento all'ottica
Sempre parlando dei casi in cui il sacco non è stato asportato completamente o lasciato
nella tua esperienza ci sono stati problemi per questi malati
nel senso di, come tutti dicono, un teorico maggior rischio di recidiva o altri problemi
oppure apparentemente no
Non sono in grado di rispondere nel senso che purtroppo non ho segnato nel nostro database come variabile quanto togliamo il sacco e quanto no e quindi quando poi c'è la recidiva non sono in grado di risalire e probabilmente dovrei farlo.
sicuramente abbiamo nel tempo migliorato i risultati di una chirurgia
che comunque ha dei risultati medi
sapete, un batuffolo ancora
molti anni fa, una decina d'anni fa
venne descritto fino a un 45% di recidive nelle larghiata lernia
quindi quelle in cui c'è un'ernia di più di 5 cm in laparoscopia
sia sia con protesi senza protesi con qualunque sistema quindi è una chirurgia che questo è un
caso direi al passaggio tra i casi complessi e i casi intermedi perché alla fine l'ernia non è
troppo grande meno di quello che mi aspettavo però nelle grandissime ernie non è per niente
facile ricostruire e le recidive sono abbastanza frequenti non mi pare che la causa almeno nella
mia esperienza sia tanto legata a quanto lasci il sacco, quanto piuttosto alla solidità
dei pilastri, a quanto riesci ad avvicinarli, all'uso o meno di protesi, le variabili sono
tantissime e non sono in grado di risponderti se è successo bipolare più spesso quando
lasciavo un po' di sacco rispetto a quando non lo facevo. Quando ci siamo concentrati
un po' di anni fa nel rivedere la nostra casistica che abbiamo pubblicato su Surgical
calendoscopi il dato principale era quello della riduzione in addome e dell'eventuale
presenza di esofago corto, argomento molto discusso. Io sono tra coloro che pensa che
in qualche caso l'esofago corto effettivamente esista e in quei casi non è facile trovare
una soluzione. Per anni abbiamo fatto delle collis nissen che adesso abbiamo abbandonato
dopo una complicanza piuttosto severa dovuta all'associazione di una collis nissen con
una protesi ma lato in cui poi abbiamo avuto una fistola una mediastinite dei grossi problemi non
riesco a capire se questo è vago o ciccia non credo che sia il vago vago dovrebbe essere più
attaccato all'esofago perché sennò saremmo più o meno pronti alla parte ricostruttiva forse posso
guadagnare ancora qualcosina dietro però vedete che rilasciandomi l'aggiunzione che dovrebbe
essere qui dove c'è il la fettuccia mi pare rimanere bene in addome tieni pure
forse possiamo ancora farci un po di strada
questo mi sembra muscolo un batuffolo ma guardiamo se vediamo a ma tu sei
completamente storta ragazzi ma io direi che questo non è sicuramente il vago
perché l'esofago è qua a forse è qua il vago è il vago è qua sotto o no ma
Ma Antonio l'aveva visto ma non lo so, a parte che dovrebbe arrivare di là e incrociare di qua, mi pare che non cambi niente sacrificare quella fibra e quindi rimaniamo così, forse qua dietro, dammi ancora un attimo il crochet.
La iatoplastica è un atto associato sistematico anche questo o alla demanda come per i vasi brevi?
ovviamente in una situazione come questa
quando c'è un'ernia ben visibile all'inizio dell'intervento
è sistematico
nei pazienti in cui non è riferita
a ernia non lo facciamo
cioè se alla fine della dissezione
qui passa solo uno strumento
di 5 mm che è più o meno la mia
valutazione con una
sonda di calibraggio
di 12 non facciamo
plastica bipolare
io adesso sto un po'
chiedo scusa 12
millimetri
un centimetro e due
io adesso sto un po' pasticciando
nell'attesa dell'endoscopista
ma a questo punto inizio
mi sembra che in questo caso non sia indispensabile
vediamo molto bene
il chirurgo purtroppo non riesce a stare
con le mani ferme
cominciamo la plastica poi vediamo
ancora un coppio bipolare lì
e poi facciamo la plastica
mi dai i soliti aghi
allora
Allora la mia strategia per lo IATO è da diversi anni la seguente, partiamo con una sutura dei pilastri e laddove possibile non mettiamo una protesi, la valutazione del mettere o no la protesi dipende da quanto i pilastri si chiudono e quanto tiene la sutura.
comunque la protesi la usiamo essenzialmente per rinforzare la sutura e non per chiudere il buco
in quanto nella nostra esperienza, adesso questo ha un'ernia limitata per cui è difficile proporre la protesi
ma se qui al centro si mette una protesi tende poi a cedere centralmente
abbiamo visto che non cambia almeno nella nostra esperienza il tasso di recidiva
Però ovviamente quando l'apertura è molto ampia e la sutura tende a indebolire i pilastri, li ricopriamo con una protesi.
Siccome a questo punto lo scopo della protesi è essenzialmente quello di rinforzo di una sutura, usiamo la più semplice, la meno costosa che è un pezzo di prolene che ovviamente ha il difetto di avere un rischio di aderenze, penetrazioni e complicanze in addome,
ma che siccome mettiamo molto piccolo e mettiamo nelle grosse ernie di solito poi la plastica di
nissen gli passa sopra e quindi non c'è contatto tra la protesi e l'esofago però ammetto che è una
potenziale fonte di complicanze quindi tendiamo tutte le volte che è possibile a non ricorrere
alla protesi. E' arrivata l'endoscopia, allora visto che la facciamo di routine, credo che sia
giusto aspettare un attimo e farvela vedere, anche dico di routine nei casi che partono con
una diagnosi di grandi, largi atali ernia, scusa ho sbagliato troppo, quando sono ernie iatali
normali o inesistenti non facciamo l'endoscopia. In questo caso, ripeto, si vede benissimo che
la giunzione rimane in addome in altri casi non è così mi chiedo se poi questo grasso
darà fastidio e dovrò toglierlo o no vediamo quando vuoi possiamo andare riguardo alle
protesi chiaramente la sagomate tipo a ferro di cavallo messa da sotto in su con probabilmente
sicuramente l'attenzione
di non lasciare
lo svaso vicino
all'esofago perché è il grande problema
come giustamente
l'altra cosa
la chiusura dello iato
con i punti
la iatoplastica posteriore
la fate con un bugie
o l'endoscopia in sede
o senza
noi tendiamo a calibrare
quindi
Quindi di solito nelle grandi arnie iatali c'è l'endoscopio e quindi va bene anche l'endoscopio.
Se no abbiamo quella che dicevo prima, una sonda da 12 mm che viene calata dall'anestesista.
Che filo utilizzi?
Dunque usiamo un filo di prolene, due zeri per i pilastri e poi tre zeri per la protesi.
Sì, utilizzando un monofilamento tendo a fare un nodo un po' misto, cioè il vecchio nodo di Röder all'esterno,
tienimi questo, il vecchio nodo di Röder all'esterno poi ribadito, diciamo, da un nodo interno.
Infatti sto facendo un attimo un nodo esterno, intanto l'endoscopista si sta posizionando.
È un 120 di lunghezza?
vieni indietro con l'ottimo
sì aspetta allora un secondo che chiudo sto nodo qua
e magari per alcune cose ovvie ma come tu sai benissimo la platea è vasta
assolutamente
per cui magari qualche piccolo dettaglio tecnico
magari ovvio per molti può non essere
Hai sottolineato prima e adesso si vede molto bene, se non sbaglio, l'importanza di cercare di mantenere la sierosa peritoneale per anche meglio migliorare la tenuta del nodo nella iatoplastica, cioè non avere il ventre muscolare completamente ripulito dal peritoneo. È corretto?
si concordo perfettamente
tra un attimo magari a questo proposito
facciamo vedere le condizioni
dello iato sta solo scendendo
l'endoscopio lo lascio scendere
un secondo
magari non adesso
ma quando arriva in zona
abbassiamo
deve ancora entrare
in esofago
intanto salto di patologia
ma potrebbe essere utile
nel caso di miotomie
mie e sarà il caso successivo dopo
facciamo allora non ne parlo adesso
chiedo scusa no no ma poi chiedo tanto
magari non saremo gli stessi
abbassiamo ecco si vede fermati un
secondo abbassa la luce abbassa la luce
ok stop ecco si vede l'endoscopio
adesso chiedo appunto al dottor verra di
indicarci il giunto gastroesofageo la
linea z e di fermarsi sulla linea z qui sei entrato già in stomaco non me lo gonfiare troppo
ok vieni indietro ecco ok quindi la linea z a questo livello tolgo la trazione vedete che
rimane in addome questa è una verifica importante adesso ripeto nel caso specifico non c'erano
dubbi vai un secondo in stomaco e me lo sgonfi poi vieni via ok se sgonfi bene tutto quindi
Quindi ripeto, in particolare quando la riduzione dell'ernia è più difficoltosa
che in questo caso ritengo utile, potendolo fare,
io ho il vantaggio di dirigere un'endoscopia
e quindi mi rendo conto che non dappertutto è semplice avere degli endoscopisti disponibili.
Però quando è possibile ritengo che sia utile farlo.
Ti chiedo scusa, pensi utile o indispensabile?
Quello che voglio dire, a tuo avviso il rischio di fare una fonduplicatio sullo stomaco e non sul cardias diventa elevato, quindi è consigliabile o bisogna?
Allora, secondo me ci sono dei casi in cui bisogna questo caso qua per una serie di motivi, sia perché in preoperatorio sull'esame si vedeva che era un'ernia paresofagea, sia perché la riduzione è venuta molto bene, non ci sono stati grandi dubbi che rimanga, è forse un po' pneumastico.
Però invece in ernie più grandi, in cui è più difficile la riduzione, in cui non si ottiene questa chiara immagine, ritengo che sia abbastanza utile perché spesso nelle ernie croniche poi in qualche maniera la parte finale dello stomaco si tubulizza e diventa difficile veramente capire il passaggio.
A noi è servito nel senso che appunto rivedendo per un certo periodo la nostra casistica, in un 20% dei casi l'endoscopia intraoperatoria, forse un po' di meno, 15% ci portava a riprendere la dissezione oppure in qualche caso a decidere ai tempi di fare una colis nissen.
Andiamo avanti con un altro ago.
stomaco però lo comunichiamo alla paziente sappiamo un pochino che potrebbe essere un
risultato imperfetto eccetera ripeto non ho più fatto da forse 10 o 15 anni delle colli snissen
però l'esofago corto ogni tanto capita ed è un vero problema però è molto raro cioè se uno
prolunga molto bene la dissezione quelli che sembrano esofagi corti molto spesso poi non lo
So che alcuni ritengono che non ci sia neanche. Con Sandro Mattioli di Bologna, che è un supercultore di questo argomento, abbiamo fatto qualche anno fa con un gruppo di chirurghi italiani proprio uno studio con una misurazione con endoscopia alla fine della dissezione in tutti i pazienti
ed era appunto venuto fuori nelle grosse erne iatali, quindi sopra i 5 cm, un 12% mi sembra di esofago corto.
Io vado avanti a chiudere i pilastri e come mi avevi chiesto prima, e mi fa piacere ribadirlo,
qui ho beccato un vaso, non so come, è raro che stringendo un nodo sanguine, di solito è il contrario,
Ma stavo dicendo qui appunto bisogna mantenere il peritoneo il più possibile perché è quello che dà resistenza a questa sutura. Non so com'è successo che stringendo il nodo si è messo a sanguinare.
forbice se mi dai da aspirare vediamo che è successo ma preferirei non far
niente perché vediamo dovrebbe smettere ecco allora siamo al limite se
rilasciamo la trazione non l'ho fatto vedere bene prima prima con il con
l'endoscopio in sede il diametro sembrava giusto ho fatto
forse ero sovra pensiero ho lasciato togliere l'endoscopio un attimo troppo
presto prepariamo la sonda magari scendiamo piano piano con la sonda
dammi da aspirare penso che smetta da solo questo piccolo sanguinamento forse
un puntino ci sta ancora a proposito appunto del peritoneo e quello che
avevo detto mentre disse cavo qua mi era un po dispiaciuto perché qui è un po
scoperto il pilastro di sinistra però il pilastro di sinistra è molto robusto
quindi non ha non ha problemi e il pilastro di destra che delle volte può
essere più fragile qui è ben coperto dal peritoneo sono incerto se dare ancora un punto facciamo
passare un attimo una sonda di calibraggio fate molta attenzione a non far scendere le sonde
quando l'esofago è in trazione così perché ovviamente qui la state chiudendo sono descritte
delle perforazioni perché alcuni usano quelle sonde che gli endoscopisti usano per dilatare
deve essere una sonda morbida e con il terminale rotondo e deve essere ovviamente fatta scendere
sotto controllo anche visivo del chirurgo e progressivamente sta scendendo ecco vedo
vai vai pure eccola che arriva la lasciamo passare sì sei lì ok adesso c'è la sonda e direi che non
chiuderei di più perché vedete che se senza trazione con la sonda è ben chiuso
allora lasciamo la sonda un attimo in sede perché ci serve anche per calibrare
la plastica la plastica è essenziale che sia fatta con la parte alta della grande
curva per evitare di twistare lo stomaco questo di solito nelle grandi ernie
atali non è un problema perché si è creata una lassità
Mi dai ancora una Joanne? Si è creata una lassità della grande curva ma in altri casi può essere quello che poi ci porta eventualmente a legare i vasi brevi.
A questo proposito hai qualche suggerimento tecnico proprio per evitare il rischio di prendere la parete anteriore troppo in basso e fare una plastica obliqua?
Ma sì, bisogna cercare, qui è abbastanza semplice perché vedete questo è il punto, il suggerimento secondo me è di essere molto meticolosi e completi nel sezionare il peritoneo che tiene l'angolo di IS, quindi liberarlo completamente fino alla milza e in qualche caso effettivamente eventualmente sacrificare il primo dei vasi brevi.
e l'altra cosa è quando avete fatto questa manovra venire indietro e controllare che non ci sia un twist dello stomaco
cioè lo stomaco deve essere il corpo gastrico, qui c'è una sonda dentro ma deve rimanere in questa maniera
perché se qualche volta può capitare di prendere qua a questo punto c'è una rotazione e vedete la grande curva arrivare davanti a voi
quindi i due punti secondo me sono una dissezione completa del cardias del
peritoneo del cardias e una spetta che te lo do meglio è una verifica sia quando
si sta per iniziare la plastica sia quando la plastica è stata fatta
ok qui c'è quello che veniva chiamato il segno del asciugamano del lenzuolo di
qui siamo in tre
ognuno ha detto una parola diversa
è stato detto cravatta, lenzuola, asciugamano
prolene
però qui usiamo il 3-0 un po' più sottile
nell'oiato
uso un filo un po' più spesso
perché mi è parso
che usare un filo troppo sottile tende a
tagliare il muscolo
ma sono tutte cose
soggettive, purtroppo questa è una chirurgia
molto molto soggettiva
in cui ogni chirurgo fa un po' diverso dagli altri
ritieni ci siano delle differenze
fra l'utilizzo di un monofilamento o un intrecciato?
no, assolutamente no
uso il monofilamento perché facendo il nodo fuori
mi rimane questa pinza qua
che può tenere questo pezzo di valva
se invece devo fare il nodo dentro
quando faccio il nodo devo avere due pinze in mano
e spesso la valva scappa dall'altra parte
quindi è un po' per comodità
perché l'extracorporeo scorre meglio in questo senso
con un monofilamento
esatto, il monofilamento scorre
adesso qui è andata questa pinza
non sono sicuro di aver stretto bene
quindi scusate, abbiamo la garza un po' in mezzo
il monofilamento scorre
e altrimenti devi fare un nodo un po' al volo, adesso scorre però si è bloccato, intanto diamo tre punti, ricordo che abbiamo una sonda dentro quindi siamo sicuramente ampi, anche qui non penso sia necessario ma comunque per i più giovani lo facciamo di ribadire i concetti della Nissan che sono stati messi a punto da The Mister a metà degli anni 90
che sono quelli della floppy nissen e corta in pratica misurando diverse calibrazioni e diverse lunghezze di nissen
aveva messo in evidenza che la calibrazione con una sonda di 12 mm era ottimale
è che una plastica la più corta possibile, lui metteva un solo punto AU, comunque sotto i due centimetri, riduceva la disfagia persistente.
In pratica la lunghezza di una 360 determina la disfagia persistente, più è lunga più c'è rischio di disfagia persistente.
Il diametro determina la disfagia precoce, quella che di solito dopo un mese passa.
Però è meglio evitarle tutte e due.
Quindi va fatta corta e morbida.
Taglia pure.
Ultimo punto.
Allora io tendo a...
Sono ritornato dopo un periodo tanto tempo fa in cui facevo la variante di Rossetti e tra l'altro mi pare nel 95 a Zingonia con Novellino ebbi l'onore di fare in diretta davanti a Rossetti una plastica, però adesso preferisco fissarla alla parete anteriore dello stomaco come faceva Nissen, scusate dello stomaco, dell'esofago,
per evitare la cosiddetta sleep and nissen che era stata abbandonata da rossetti perché allora
usavano dei fili di seta e quindi sicuramente un punto di seta sull'esofago qualche problematica
poteva darla credo che con questi materiali che abbiamo oggi questo problema non si ponga il
problema della sleep and nissen è che appunto soprattutto nelle grosse anegliatali qualche
Qualche volta lo stomaco si infila sotto alla plastica, a questo punto dovrebbe evitarlo.
nei casi che non hanno una ernia di atale troppo grossa eccetera
c'è la normale gestione di un paziente laparoscopico
quindi alimentazione il giorno dopo e dimissione dopo 48 ore
aspetta che forse quel nodo non è chiuso benissimo
nelle ernie per magne invece abbiamo un trattamento un po' più soft
li lasciamo due giorni senza mangiare perché ho l'impressione che i vantaggi della laparoscopia
cioè l'assenza di aderenze, la rapida mobilizzazione eccetera
possono qualche volta essere uno svantaggio nelle grosse ernie iatali
una cosa molto importante è che l'anestesista faccia molto attenzione a non fare aspirare
a non fare tossire i pazienti nel post operatorio, almeno nell'immediato
avere il tempo che le cose si assestino
Vedete che anche tolta il tubo di calibraggio le dimensioni sono corrette.
Togliamo la fettuccia.
Non sei solito passare una sonda laparoscopica con in sede la bugia o l'endoscopia al di sotto della plastica per rivalutare?
No, solitamente in un caso come questo direi che l'intervento si può considerare completato.
Quindi neanche il punto di rossetti gastro-gastrico?
e anche quella nella mia esperienza delle volte si allunga lo stesso, però quella può essere un'altra opzione, però ripeto quest'ernia si è rivelata un caso diciamo ben gestibile con metodi tradizionali senza ricorrere a variabili come appunto punti supplementari, protesi o altro,
Che ripeto però uso il meno possibile cercando di riprodurre l'intervento che avete visto adesso tutte le volte che è possibile. Si vede bene che lo stomaco rimane in sede, non twistato e questa è la plastica completata.
Direi che noi, se non ci sono altre domande, ci sganciamo. Vedete che aveva una bella steatosi, è una malata che ha 30 di BMI e ci rimetteremo in onda tra un paio d'ore per una calasia.
Perfetto, grazie come sempre per la chiarezza e per l'intervento chirurgico, complimenti, non so se sarò io per cui lascerò la domanda per l'eventuale prossimo, grazie ancora.
Grazie, ne approfitto che non ho fatto per ringraziare Giorgio Palazzini ovviamente, ho perso il conto degli anni in cui siamo online con lui a fine novembre, è un grande piacere.
grazie anche da parte
logicamente del professor Palazzini
per la tua presenza
sempre molto valida
in questo congresso
buon lavoro
a dopo
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