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7° Corso Infermieri di Sala Operatoria Roma 13-14 maggio 2010 SESSIONE 2: FORMAZIONE E ORGANIZZAZIONE Presidenti: M.F. Panzera, M. CAaputo Moderatori: G. Digammarco, S.P. Bidone C. CICALA Programmazione e organizzazione delle attività in sala operatoria
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Buongiorno a tutti, grazie della presentazione e grazie all'organizzazione per questo che è ormai un confronto annuale che ci permette di confrontare le nostre attività.
Il buon esito dell'intervento chirurgico in sala operatoria non è solamente la risultante di una corretta applicazione della tecnica, ma è la conseguenza di un'integrazione di una squadra multidisciplinare che opera per un risultato comune.
Non sono quindi solamente le abilità tecniche, anzi studi recenti hanno visto che le cosiddette non technical skills, quindi le abilità non tecniche, facilitano quelle che sono proprio l'integrazione di una squadra multidisciplinare.
Che cose sono le non technical skills? Sono le attività cognitive, la facilità ad integrarsi con un gruppo, la comunicazione.
Sappiamo già dalle presentazioni di ieri che la sala operatoria è un sistema complesso, giornalmente ci sono procedure complesse, il numero di persone e professionalità sono molteplici, inoltre le condizioni dei pazienti sono acute, sono richieste un numero di quantità di informazioni e inoltre l'urgenza con cui i processi devono essere eseguiti e l'elevato livello tecnologico
fanno sì che la sala operatoria venga identificata come sistema complesso.
Proprio per questo studi recenti hanno visto che la collaborazione multidisciplinare e studi osservazionali
è proprio favorita da modelli di comunicazione, coordinamento e leadership.
Qual è quindi l'obiettivo principale?
È proprio quello di migliorare la qualità dell'assistenza chirurgica
attraverso la standardizzazione e la pianificazione delle attività in sala operatoria.
Quindi attraverso l'implementazione della checklist, avete già sentito parlare della checklist, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dato come priorità globale proprio la sicurezza del paziente e ha instaurato quello che è stato un progetto, questo Safe Surgery, Safe Life, che ha fatto riferimento a uno studio su otto paesi del mondo a basso, medio e alto reddito, su cui appunto questa checklist è stata adottata.
Questo stesso progetto è stato poi attuato, è un progetto che è stato poi preso anche dal nostro Ministero della Salute e adesso le attuali raccomandazioni sono presenti e la checklist è questa che vediamo.
Tutti quanti la conoscerete, non sto qui a soffermarmi su tutti i punti della checklist, quello che però mi preme mandare come messaggio è che la checklist non deve essere una check fatta solamente per depennare i punti della checklist, ma deve essere un'attività condivisa, un'attività di equip.
Nella prima parte della checklist si può chiamare un briefing e debriefing preoperatorio e postoperatorio, vi ricordo che questo è un modello che è stato preso dall'aeronautica, quindi è un briefing, una sorta di controllo strutturato di varie voci.
Nel caso in cui vi siano delle equip operatorie che giornalmente non lavorano insieme è richiesta la presentazione di tutti gli operatori, secondariamente vanno invece visti quelli che possono essere i potenziali problemi di un intervento chirurgico, quindi ogni singolo membro dell'equip dall'anestesista all'operatore all'infermiere devono esporre quelli che possono essere i potenziali problemi di quell'intervento.
Questo ha favorito, e vediamo appunto negli obiettivi dati dalla checklist, promuove un'efficace comunicazione in sala operatoria e questo ha favorito la diminuzione degli errori per procedura, inoltre anche i ritardi che si effettuano in sala operatoria.
quindi promuovere un'efficace comunicazione in sala operatoria è sempre utile
si è visto infatti l'evidenza che i fallimenti della comunicazione
quali omissioni, errate interpretazioni e soprattutto i conflitti
che vi sono spessissimo in sala operatoria possono causare gli errori e eventi avversi
e come abbiamo già detto anche dei ritardi nelle procedure
è fondamentale quindi il ruolo di leadership
ieri abbiamo visto il ruolo di leadership come coordinatore delle sale operatorie
Oggi vediamo il ruolo di leadership come infermiere, cioè nel senso nel briefing il ruolo di leadership è fondamentale.
I briefing devono essere delle attività che devono svolgersi in pochi minuti e non causare ritardi.
Nell'esperienza anglosassone abbiamo visto che i più indicati nel condurre il briefing iniziale è l'operatore,
mentre nel condurre il briefing finale è l'infermiere o l'anestesista.
Il nostro Ministero della Salute ha identificato proprio come figura di riferimento per il briefing e debriefing proprio l'infermiere di sala.
Ecco, questo è un modello, è un articolo che è uscito a gennaio, recentemente a gennaio scorso, della World Journal, cioè del Journal che è l'associazione mondiale di infermieri di sala operatoria
ed è un modello di riferimento proprio dell'infermiere leader che facilita i cambiamenti nel contesto perioperatorio.
Il titolo dell'articolo è proprio Creare ordine nel caos e questa specie di spirale è proprio l'infermiere, questa spirale grigia.
Quindi è colui che giornalmente si deve confrontare con quelle che sono le problematiche maggiori dell'attività perioperatoria.
È una sorta di collante, di mediatore di tutte quelle che possono essere le conflittualità che giornalmente noi incontriamo.
I risultati dell'adozione della checklist sono oltremodo straordinari, li vedete qui, l'implementazione della checklist, i numeri da 3.733 pazienti prima dell'implementazione e 3.955 pazienti dopo l'implementazione, la riduzione del 47% delle morti e le complicazioni del 36%.
Il miglioramento ovviamente è stato osservato negli otto ospedali in cui era stato fatto lo studio dell'OMS, questo è appunto un articolo del British Medical Journal ma devo dire che in letteratura si trovano anche altri articoli di studi fatti sia in America che in Europa in cui appunto il briefing ha portato a una riduzione proprio dell'errore.
Si è pensato però che questo miglioramento della performance fosse dovuto all'effetto Hothorn, che è un effetto che fa sì che gli operatori possano migliorare le loro restazioni dovuto al fatto che si sentano osservati.
I risultati dello studio sono comunque molto positivi in un range diversificato di contesti.
Questa è una domanda che mi faccio, torno indietro prima di farvela, perché purtroppo devo dire che nonostante questi siano i risultati di tutto questo studio, quindi sono dei risultati come ho detto straordinari,
e nel nostro paese confrontandomi con quelle che sono molte realtà e anche con la mia
mi sto rendendo conto che questo briefing, the briefing che viene attuato in molti posti già nel mondo
fa fatica a essere attuato, questo è perché c'è una certa resistenza al cambiamento
c'è una certa resistenza da tutte le categorie, soprattutto dai medici
Questo perché il medico come forma mentis è stato un po' abituato ad agire da solo, anche inizialmente a rispondere di quello che fa, questo precedentemente perché la legislazione era diversa, ora la legislazione è cambiata, se c'è un problema, un errore dell'equip risponde tutta l'equip, quindi rispondiamo anche noi.
Allora adesso quindi che cosa succede? Che questa resistenza al cambiamento va comunque in qualche maniera guidata, quindi ci deve essere una formazione che porta tutti gli operatori ad adottare queste che sono le nuove evidenze scientifiche.
Questo è un messaggio che do perché mi rendo conto che in tutte le realtà, non so quanti di voi, anzi mi piacerebbe molto sapere chi già utilizza questo sistema, questo briefing e debriefing e quali sono i risultati.
I risultati per quanto riguarda la comunicazione da parte degli infermieri sono stati molto positivi, cioè in molti paesi in cui sono stati fatti degli studi che hanno messo come outcome primario il fatto di ridurre gli errori e outcome secondario il fatto di vedere la gratificazione che si poteva avere da questa comunicazione, gli infermieri sono stati molto sensibili a questo problema.
problema. Proprio per questo motivo, per il fatto che quindi abbiamo capito che è un'evidenza
scientifica reale, mi domando, ma viaggeresti in un aereo che non effettua la checklist? Perché
alcune cose sono ordinarie, sono diventate normali, non entreremmo, non partiremmo, non decolleremmo
se un aereo non effettua la checklist? E allora il paziente non ha lo stesso diritto? Perché ogni
paziente non ha diritto ad avere una checklist prima dell'intervento? Ecco, proprio in base al
al fatto che gli standard dell'organizzazione e della pianificazione sono fondamentali
a nostro avviso nelle attività di sala operatoria, abbiamo progettato, un po' rifacendosi a
un programma, a una cosa che è stata proposta all'ultimo congresso delle Orna, un progetto
di standardizzazione di quelli che possono essere le informazioni per ogni singolo intervento.
È un sistema molto semplice che può essere utilizzato da chiunque abbia un sistema informatizzato
all'interno della sala. Noi abbiamo un sistema informatizzato all'interno della sala che ci permette di avere tre computer, uno per l'imaging, cioè per le immagini radiografiche che possono essere viste durante l'intervento chirurgico e altri due che vengono utilizzati dall'infermiere e dall'anestesista per la verifica dell'identificazione del paziente e secondariamente per la registrazione dei tempi.
Nello stesso computer sono stati immessi un semplice programma Office che prevede delle presentazioni in PowerPoint e Word che ci hanno permesso di visualizzare quelli che sono gli interventi.
Vi faccio adesso un semplice scorrimento di uno di questi, ovviamente non lo vedrete tutto quanto, però vi farà capire quello che potrà facilitarvi, cioè l'infermiere, questo facilita soprattutto agli infermieri che lavorano in grossi blocchi operatori come il mio, che quindi devono essere chiamati giornalmente a strumentare diverse specialità chirurgiche e non solo in questo ma anche negli interventi che non vengono fatti ordinariamente.
Quindi questo sistema che cosa facilita? Fa sì che l'infermiere possa, due o tre minuti prima di preparare, andare sul computer, scorrere questa presentazione e rivedere quelli che sono i tempi.
In questo caso la preparazione del paziente, la posizione supina, l'inserzione di un catetere venoso centrale, il catetere vescicale che deve essere inserito intraoperatoriamente, l'inserzione di una sonda rettale, l'incisione
e poi tutti quelli che sono i tempi di intervento con vicino le procedure e tutto quello che deve essere preparato.
Qui vedete ad esempio l'isolamento degli loteri, le strutture riassorbibili, i cateteri neutrali.
Questo ovviamente vi faccio vedere semplicemente per farvi capire che è ovviamente un sistema dinamico,
un sistema molto dinamico perché ci permette anche di aggiornare,
quindi di far sì che nel caso in cui la procedura venga aggiornata o vengano incluse delle nuove tecnologie
possa in qualche maniera giornalmente introdurla introducendo delle nuove diapositive.
Concludo dicendo che ovviamente questo è un sistema da validare ancora nel senso che il nostro è un progetto attualmente
noi pensiamo che possa essere qualcosa che possa favorire la nostra attività.
La sfida della ricerca futura è proprio quella di sviluppare e validare strumenti per la valutazione delle prestazioni del team, incrementando la collaborazione multidisciplinare, proprio dalle raccomandazioni del Ministero della Salute, nell'ambito, come ho detto, del programma Safe Surgery, Safe Slice.
Grazie a tutti.
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