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22° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA Formazione, qualità, innovazione: la nuova anatomia della sanità Governance e innovazione in sanità Ing. Stagnaro (Lecco), Prof. Forgione (Milano) – Innovazione tecnologica come risultato di molti e complessi passaggi; come essere protagonisti e portare la propria voce?
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A questo punto io introdurrei il prossimo relatore, che continuiamo a girare intorno, non entriamo ancora con le figure cliniche, quindi l'ingegnere Stagnaro, dove vuoi metterti così usi magari il microfono lì.
ci focalizziamo sul tema del processo dell'innovazione
quindi come generare l'innovazione
più che poi affronteremo il tema di come adottarla
di come inserirla, di come calarla
qui ci occupiamo di come svilupparla
e in questo però non è semplicemente
quello che si vuole evitare diciamo
è che ci sia poi un ruolo passivo
mi arriva l'innovazione, ok quella è, cerco di adottarla
ma capire in quali fasi effettivamente gli operatori che sono sul campo possono entrare e quindi non solo esprimendo un bisogno ma anche indirizzandone lo sviluppo piuttosto che facendone poi test di usabilità e così via
quindi qua abbiamo due ingegneri schierati ma in realtà gli ingegneri da soli non possono, il rischio è che siano autoreferenziali quindi serve sicuramente un'interazione
La peculiarità e la dimostrazione di questo approccio è che nell'intervento di Gabriele, che ringrazio di essere qui, ci sarà anche l'intervento di un chirurgo che è assolutamente di casa, quindi del professor Forgione, che addirittura nell'ambito del voler sentire le esigenze e avere le capacità di sviluppare innovazione ha addirittura sviluppato una start-up.
quindi oggi ci porterà a diverse esperienze. Quindi è una relazione in due con una doppia anima.
Grazie mille.
Buongiorno a tutti, grazie mille per l'invito innanzitutto.
Io sono Gabriele Stagnaro e mi occupo di business development in un'azienda che si chiama Elemaster,
nella parte di ricerca e sviluppo, dove progettiamo e produciamo sistemi elettromeccanici per diversi settori,
tra cui anche quello medicale.
Oggi parliamo brevemente di innovazione medicale, ma da un punto di vista specifico, che è quello del processo.
Seppur l'innovazione può nascere da diversi ambiti più disparati e dalla contaminazione di diversi settori,
senza un'esecuzione coordinata rimane solo una buona idea.
Vi starete chiedendo dove sta il paradosso.
Beh, oggi i paradossi stanno ovunque, li affrontiamo tutti i giorni, anche inconsapevolmente.
Per esempio, nella chirurgia, più visibilità e più libertà di movimento implicano più invasività.
E ancora, per esempio, più precisione implica più complessità.
Attuiamo quotidianamente delle contromisure e scendiamo a compromessi per non fermarci.
c'è una cosa normale e quindi la vera innovazione esiste quando superiamo il
paradosso senza compromessi molti pensano che l'innovazione nasca da una
singola mente ed in parte questo è vero perché il pensiero si deve condensare in
modo olistico per avere una visione completa della realtà il fatto è che
perché servono sempre molte menti per portare a compimento con efficacia un progetto ed è qui
che il connubio tra mente clinica e mente ingegneristica è una simbiosi perfetta per
questo scopo. Come possiamo vedere qui nella filiera dell'innovazione medicale convivono
mondi molto diversi che sono quelli della ricerca clinica, dell'ingegneria e della
la produzione industriale. Tipicamente per capire chi ha in mano il pallino di questo
processo si usa un indicatore che si chiama TRL, Technology Readiness Level, e indica
il livello di maturità di un progetto. Va da 1 a 9, dove 1 è poco più che un'idea,
mentre 9 è un prodotto consolidato sul mercato. Ogni idea per diventare un dispositivo reale
deve attraversare tutti questi mondi. L'ecosistema innovazione in Italia purtroppo soffre ancora di
molti problemi sia culturali che strutturali ma piano piano ci stiamo allineando alla competitività
del resto del mondo e come potete vedere in questa immagine a disposizione ci sono parecchi
supporti, soprattutto nelle fasi embrionali. Tramite Elevo, che è un'iniziativa strategica
del nostro gruppo, abbiamo cercato di mappare e identificare queste fasi del processo. Per
passare da un laboratorio al mercato, soprattutto nel settore medicale, che richiede una elevata
qualità e affidabilità, bisogna intraprendere questo percorso molto lungo e costellato di
criticità. Esistono dei momenti quasi fisiologici all'interno di questo processo e spesso coincidono
con queste macrofasi che vediamo qui, dove tipicamente abbiamo la resa dei conti con i
nostri risultati. Questo percorso non è teorico, è un percorso che trasforma una necessità chirurgica
in un dispositivo sicuro, utilizzabile e certificabile. Quindi non basta una buona
intuizione clinica, servono metodo, ingegneria e gestione del rischio. Andando a vedere un po'
più in dettaglio soprattutto quella che è la fase di sviluppo del prodotto, abbiamo un ruolo chiave
che è quello del system engineering. In breve il system engineering cosa fa? Trasforma necessità
cliniche in requisiti dettagliati e interpretabili da tutti i reparti di ingegneria che sono coinvolti
nello sviluppo. Tipicamente nei medical devices sono meccanica, elettronica e software. Oltre
alla complessità che avete visto in questa impresa, perché è proprio un'impresa, di
recente si è aggiunta una variabile, quella dell'intelligenza artificiale. Non vorrei
dilungarvi su questo discorso perché ormai lo sentiamo tutti i giorni e in tutti gli
ambiti, però vorrei dire cosa promette. Promette qualcosa di rivoluzionario, promette più
efficacia semplificando il lavoro e amplificando le doti dell'essere umano
di solito si dice un game changer ciò che prima doveva essere costruito
ora si deve insegnare a costruirlo l'introduzione dell'intelligenza
artificiale nei mercati ad alta affidabilità è un processo lungo e
difficile perché facciamo ancora fatica a prevedere i comportamenti e i relativi
outcome, ma abbiamo già tantissimi esempi concreti in genetica, diagnostica, farmacologia,
gestione ospedaliera e sicuramente anche in chirurgia.
Queste tecnologie non mirano a sostituire le persone o in particolare per esempio il
chirurgo, ma ne amplificano le capacità decisionali in tempo reale.
Ritornando al processo e volendo enfatizzare come un clinico può contribuire al meglio,
concentrandosi sempre sulle fasi embrionali, non possiamo non menzionare qualcosa di essenziale all'input di avvio lavori dell'ingegneria,
che non è solo un requisito necessario alla certificazione, ma è anche una garanzia di successo del concept.
Questa è la usability, che in genere si declina in UX e UI, User Experience e User Interface.
Molto pragmaticamente parliamo di come lo strumento viene utilizzato e che impressione lascia sugli utenti.
Questa parte è strettamente legata all'ambito applicativo e solo chi è in contatto diretto con questo ambito
può veramente valorizzarne i contenuti e queste persone siete voi, i medici e infermieri.
Questo aspetto diventa ancora più valido con l'introduzione dell'intelligenza artificiale
perché la sua efficacia è direttamente proporzionale alla qualità dei dati con cui viene addestrata l'intelligenza artificiale.
Vorrei concludere lasciandovi con un invito molto semplice.
La prossima innovazione potrebbe nascere dalla vostra esperienza diretta sul campo.
Quindi cercate di oggettivarla raccogliendo dati ed esperienze di qualità.
condividetela con un ingegnere
che molto probabilmente
ve la smonterà e vi mostrerà
brutalmente i suoi limiti
però questo
reality check
vi aiuterà a costruire qualcosa
di molto più solido
ogni grande innovazione
comincia sempre così
con un problema reale da risolvere
e che solo mente clinica
e mente ingegneristica insieme
possono superare il paradosso
e generare progresso
adesso lasciatemi
introdurre il dottor
Fargione
che è
l'amministratore di un'azienda con cui
stiamo lavorando, una start up
per costruire un
robot per chirurgia
e ci racconterà adesso
la loro esperienza direttamente
grazie
buonasera
mi sentite?
buonasera, è un piacere
Grazie per l'invito, conosco molto bene l'ambiente del congresso del professor Palazzini da tanti tanti anni e quindi sono molto contento che questo tema dell'innovazione tecnologica sia arrivato nel congresso,
essendo tra i primi che hanno provato a sperimentare sulla propria pelle
questo tentativo di superare il paradosso, di passare dall'idea a quello che poteva essere
e che può essere un dispositivo medicale.
Giusto per darvi qualche informazione di contesto e non con l'obiettivo di scoraggiare
quelli che si siano entusiasmati con quello che abbiamo appena sentito,
Io ho iniziato questo progetto nel lontano 2008, adesso siamo nel 2025 e l'idea brillante che avevo avuto, il paradosso che avevo provato a superare nel 2008,
devo dire che per alcuni aspetti resta ancora un paradosso, quindi questo giusto per darvi degli aspetti un po' più pragmatici e dal terreno,
perché sono stati citati problemi di ordine tecnologico ma un dispositivo medico non è solo un problema tecnologico
e tante altre cose che hanno a che vedere con la certificazione, con il rispetto di regolamenti nazionali, europei, internazionali
e aspetti non secondari anche legati al mercato.
Quindi è qualcosa che va molto al di là del paradosso medico-ingegnere, non per disdagnare quello che ha detto appena Gabriele Stangaro, che ringrazio perché con EleTech e EleMaster abbiamo una ottima collaborazione in questo momento, però purtroppo c'è anche molto altro che bisogna affrontare, che sono i percorsi regolatori, i percorsi di certificazione clinica dei dispositivi.
per rifarmi alla mia esperienza personale per poter portare diciamo qualcosa di di concreto
di tangibile in questi 17 anni di progetto i problemi affrontati sono stati tanti e tali
per cui a un certo punto il progetto dall'italia lo trasferito in israele perché in italia il
l'ecosistema quello di cui oggi si parla tanto l'ecosistema era assolutamente non ricettivo
alla possibilità di sviluppare un progetto sicuramente ambizioso e soprattutto molto
costoso perché parlare di innovazione se parliamo di vera innovazione parliamo di progetti che
cubano decine se non centinaia di milioni di euro noi sappiamo e conosciamo bene il nostro
ecosistema ha difficoltà anche ad esprimere poche decine di migliaia di euro quindi quando ci si
trova a discutere poi con realtà ingegneristiche tecnologiche che di soprattutto di alto livello
come può essere per esempio eletec o l master di cui gabriele stagnaro è un rappresentante e
purtroppo il paradosso diventa un vero problema cioè diventa il problema il problema economico
Quindi benissimo questa iniziativa perché io credo anche che avere un gruppo di innovatori è sicuramente più favorevole che averne uno o pochi sparuti che cercano di superare la montagna da scalata,
ma sicuramente il l'invito per coloro che dovessero appassionarsi e volessero intraprendere
questa scalata ed immaginarvi come più volte mi sono sentito dire che io ho provato a scalare
l'everest con le ciabattine della piscina e vi devo dire la verità molte volte è stato
proprio così quindi attrezzarsi in maniera sostanziale in maniera robusta l'idea è proprio
all'inizio del percorso l'un per cento di quello che occorre all'interno di questi percorsi il
percorso è francamente molto faticoso è pieno di è pieno di a non quindi di situazioni sconosciute
e i medici fanno in particolare io sono un chirurgo dell'apparato digerente fanno particolare
fatica anche ad adeguarsi ad un contesto che non è un contesto diciamo deterministico come
quello a cui più o meno siamo abituati noi anche se la medicina non è una scienza esatta ma è un
contesto dove si interpreta interpretano tantissime tantissime cose sembra assurdo ma anche gli
ingegneri interpretano quello che fanno così come a volte facciamo noi da un punto di vista clinico
scegliendo un approccio rispetto ad un altro e sono tutte scoperte che poi si fanno sul campo
quindi che ben venga questa iniziativa del professor palazzini dell'ingegner capitani
se ricordo bene pregevole che ben vengano tutti questi interventi io vi parlo dopo 17 anni di
esperienza che fortunatamente sta andando avanti per dire che bisogna attrezzarsi bene al di là
diciamo di una brillantissima idea perché noi siamo pieni di problemi e come dottori vorremmo
le soluzioni ma purtroppo le soluzioni non sono affatto dietro l'angolo questo è quello che posso
condividerli grazie antonello grazie a tutti grazie mille grazie professore sempre un piacere
è prezioso soprattutto la sistimonanza
di chi è sul campo
ci sono commenti?
è capitato a qualcuno di essere coinvolto
in qualche
non tanto solo sperimentazione
di prodotti nuovi ma anche nella fase di
sviluppo o di indagine
su che funzionalità
sarebbero servite o meno?
No!
Questo è molto male
devo dire che c'è un'azienda
adesso dovrebbe arrivare
collegarsi anche il professor Palazzini
casomai io lo...
cioè collegarsi, arrivare
se riesce, grazie
gli ho già mandato un messaggio io però
c'è un'azienda
ve la butto là
che fa carrelli per sale operatorie
ed era intenzionata in realtà
ad ascoltare
proprio quindi in modo ufficialmente
i diversi operatori in ambito
sale operatorie per poterlo migliorare
capire quali sono le funzionalità eccetera
quindi è chiaro che magari
Magari in parte potrebbe essere anche un buon onere subire un'intervista piuttosto che compilare eccetera o partecipare a un evento di co-design, lo diciamo con le parolone, però di fatto forse è una via.
Che sensazione vi dà questa cosa? Una cosa che vi interesserebbe? Quindi essere coinvolti nella progettazione di un nuovo prodotto?
Tra l'altro che qui non c'è qualche testa? Scende in campo il professor Pepino invece.
No, perché mi metto nei panni loro, detti così diventa quasi un salto nel vuoto, mi voglio coinvolgere, ma che mi aspetta?
Allora io penso, che poi sarà anche oggetto delle cose che dirò dopo, un ruolo importante su questi temi è un ruolo io penso strategico, ce l'hanno gli ingegneri biometrici,
perché noi abbiamo parlato di ingegneri, ma non abbiamo parlato di ingegneri biomedici.
Qualcuno lo sa che cos'è un ingegnere biomedico?
Lo sapete che cos'è?
L'ingegnere biomedico che ha una formazione molto precisa
e ci sono corsi di laurea in tutte le università,
è un ingegnere che viene formato proprio per essere interfaccia
tra la tecnologia e la medicina.
Quello che lei dice, che spesso anche la risposta della platea manifesta, è che è vero che il medico nei confronti della tecnologia, io dico sempre che un medico e un informatico non possono parlare, un medico e un elettronico non possono parlare perché parlano due lingue diverse.
Viceversa, proprio per questo motivo sono nati questi corsi di studio e l'ingegnere biomedico è proprio quella figura che istituzionalmente riesce a fare da interfaccia, riesce a mediare quelle che sono le esigenze del clinico in diverse aree nell'area della medicina, della clinica, della chirurgia, con quelle che sono le regole, i requisiti dell'area tecnica.
Io penso che questa è la figura chiave che dovrebbe essere giustamente valorizzata e sfruttata per cercare di scatenare anche maggiori innovazioni.
Grazie.
In realtà vedevo delle teste pur buttandosi nel fuoco che annuivano.
Il ruolo che citava il professore è comunque quello un po' di mediazione, ma poi ci si abitua,
corso è il fatto di
il medico che si è abito a parlare con gli ingegneri
piuttosto che gli ingegneri che
invece di andare a testate
la definizione chiara
di tutti gli ingegneri, un po' ne sono collegati
adesso passiamo la parola un attimo a Leo Grande
prima che ancora Matteo
è quella di essere quadrati
per definizione, quindi
il frutto della laurea è che siamo quadrati e picchiamo la testa
mettendo insieme
quindi in realtà facendo questa
attività, se viene fatta una volta sola
chiaramente è utile un ruolo di
mediazione se invece si ci si abitua a fare questi percorsi i linguaggi pian
piano si avvicinano e come la ricerca che non ascolta il clinico o non parla
con i pazienti o lo fa una volta e poi ricercatore deduce adesso so io cosa
serve non mi serve più ascoltare il paziente pericolosissimo tendenza da
universitaria dico tendenza autoreferenziale pazzesca pericolosissimo
Quindi il sistema dovrebbe andare in quella direzione.
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