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21° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA Robot in sala operatoria: la difficile sintesi tra innovazione e sostenibilità Saluto dei Presidenti: Prof. G. PALAZZINI – Presidente 35° Congresso Chirurgia Apparato Digerente Dott. C. Buttarelli - AICO Presidente Nazionale Dott. B. Tomei – AICO Presidente Regionale (Lazio) 1° Sessione Evoluzione della chirurgia robotica Moderatori Dott.ssa Biancani Maura - Dott. Tomei Bernardino Tavola Rotonda: l’Importanza dell’Infermiere esperto di Sala Operatoria Conduce: Dott. Ferraiuolo Fabio
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Allora, buongiorno a tutti. Mi presento velocemente, io sono Fabio Ferraiolo, membro del comitato
esecutivo di AICO, nonché rappresentante di AICO in EORNA. Apriamo questa tavola rotonda
dal titolo L'importanza dell'infermiere esperto di sala operatoria. Volevo velocemente fare
un'introduzione dicendo che dalle relazioni dei nostri partecipanti di quest'oggi abbiamo
sia preso come l'importanza dell'esperienza sia fondamentale per andare avanti e portare
davanti un centricum così complesso come la sala operatoria. L'esperienza va di pari passo quindi
è direttamente connessa a quella che è la competenza, lo skillaggio dell'infermiere che
oggi deve avere all'interno delle nostre sale operatorie. Quindi volevo rapportarmi e quindi
collegarmi alla formazione che ogni blocco operatorio deve standardizzare e creare affinché
che un infermiere esperto possa impattare sia sulla parte clinica che sulla parte tecnica
e abbiamo visto come i robot stanno prepotentemente inserendosi all'interno dei nostri setting per gli operatori
e quindi riuscire a formare il personale e impattare anche quindi quello su quello che sono i costi.
Sappiamo benissimo oggi come i costi incidano su quello che è l'attività per gli operatori
Ed infine, non per ultimo, impattare l'esperienza su quello che è il turnover dei nostri blocchi operatori. Quindi vorrei invitare Dino, Bianca, carissimi amici, a intervenire su questi concetti che si sono palesati quest'oggi in questa tavola rotonda.
Cosa ne pensi, Maura, circa questa esperienza, questo infermiere esperto di sala operatoria?
Beh, allora, noi sappiamo, come diceva prima anche Maria Grazia, la generazione nostra veniva appunto da una formazione esperienziale.
Noi c'era forse un approccio diverso alla formazione, c'era una grande importanza del tutoraggio, per cui adesso direi in una generazione passata facevamo così.
Adesso io penso che con grande apertura mentale dobbiamo cercare delle tecniche di formazione adeguate appunto a tutto quello che abbiamo sentito questa mattina, al contesto sociale di oggi, abbiamo assolutamente necessità di dare delle risposte perché un infermiere specializzato è fondamentale.
noi viviamo in un contesto molto complesso
molto diverso
tra noi ci sono
differenze incredibili
io vivo in un luogo in cui si fa solo
ortopedia, il mio è un ospedale
in cui facciamo solo ortopedia
per cui
ogni ospedale ha una propria
specializzazione
ha un proprio contesto
per cui l'assa operatoria
è particolare
e ognuno
cioè deve essere sostenuta da competenze specialistiche, questo assolutamente.
Quello che possiamo auspicare è che nel grande cambiamento che vediamo adesso rispetto alla formazione,
anche alle lauree magistrali, a quello che sta venendo avanti, sia che vi sia la rilevanza,
cioè venga accolta l'importanza di dare all'infermiere di salperatoria o di ambito chirurgico,
se ne vogliamo dire
di dedicare una
specialistica a questi aspetti
perché l'importanza c'è
è vero che AICO ha fatto tanto
sta facendo tanto
noi abbiamo
comunque AICO ha presentato
appunto il corso
per gli infermieri
per la specializzazione
in sala operatoria
e quindi come società scientifica
la risposta è già stata data
io penso che possa essere supportata
anche dal livello globale. Mi trovi d'accordo, come società scientifica ci stiamo muovendo tanto
e anche a livello della FNOPI, infatti Dino può supportarci in questo discorso, ora c'è la riforma
delle lauree magistrali, quindi noi auspichiamo che anche il percorso chirurgico venga integrato
con un percorso di sala operatoria. Dino cosa ci vuoi dire in merito a questa riflessione di Maura?
Sì, assolutamente. Parto dall'ultimo elemento che hai messo in discussione, che riguarda questo discorso delle lauree magistrali. Se verrà implementata, intanto ricordo che sulla consensus erano sei le aree, quindi è prevista su carta.
Quindi seppur ne sono partite tre, aspettiamo che partano le altre tre, quindi lo diamo per certo.
Invece mi volevo ragganciare un attimo a quello che diceva la dottoressa Biancani rispetto alla componente esperienziale, che sì effettivamente per chi inizia a avere qualche anno era l'elemento principale.
Che però, poi alla fine se uno ci pensa, è la componente che viene richiamata nei progetti di simulazione. C'è tutta la componente teorica, allora quando si lavora tanto, quando si cerca di introdurre lavori che sono basati sulla simulazione, non è altro che richiamare quella componente che è imprescindibile nell'attività clinica.
Quindi la componente esperienziale secondo me rimane un pilastro del quale non se ne può far meno e che poi costituisce un po' la sfida in alcuni setting perché è emerso anche nelle relazioni dedicate proprio come diceva Maria Grazia Randazzo nell'urgenza, nei momenti di urgenza e di conversione.
ecco lì per esempio e quello può essere un elemento critico nell'organizzazione laddove
per esempio viene a mancare una parte di formazione e quella proprio legata al vissuto
che i nuovi setting non consentono più faccio riferimento alla tecnica tradizionale open e
quindi di nuovo la componente esperienziale come elemento critico in questi casi quindi
Quindi sicuramente poi dopo in questo proprio riferimento a questi elementi critici, ecco, lì per esempio la presenza di personale a questo punto specializzato ed esperto anche proprio può fare un pochino la differenza.
Io ne approfitto perché avevamo detto che eventualmente integravamo le domande e così magari andiamo in giro.
ben volentieri
e chiamerei in causa
non so se è collegato ancora
ci sente la dottoressa Bonelli
altrimenti magari poi dopo tu
Fabio vedi un attimo
se vuoi passare la parola a qualcun altro
io volevo aggiungere
quello che tu stai dicendo
dicendo che purtroppo
l'esperienza è fondamentale
all'interno dei setting operatori
per quanto noi vogliamo
implementare la formazione
però rimane un punto
importantissimo
anche perché molto spesso
quando ci rapportiamo con il personale medico
ci chiedono esperienza
ci chiedono esperienza e formazione
quindi la mia proposta era quella di creare
uno strumento univoco
anche AICO potrebbe aiutarci come società scientifica
da implementare poi nei diversi setting
in modo che la formazione non sia solamente
una costola dell'esperienza
ma sia una parte predominante
di quella che può essere l'esperienza
Allora chiedo a Maria Grazia che dall'altra parte dell'Italia, appunto, volevo chiedere come vive lei questa sua parte formativa con conseguenza esperienziale.
beh
Fabio hai ragione
effettivamente oggi non hai manco il tempo
di formare il personale
perché ti arriva e te lo ritrovi
e ti serve, quindi hai bisogno
già quando ti arrivi in sala operatoria devi dire grazie
perché molti purtroppo
dei nostri colleghi non vogliono più entrare in sala operatoria
per tanti motivi
parlavamo del turnover eccessivo
infatti, quindi addirittura
anche questa cosa
c'è anche uno studio della Fenopi
in cui si dice che nel 2049
anche l'ambito internazionale in cui si dice che nel 2048 non ci saranno neanche più operatori sanitari
quindi al di là della fidelizzazione e del cercare di avere operatori sanitari
c'è anche l'altro fenomeno dell'intent to live
quindi quello di lasciare anche l'ambiente sanitario
quindi questo ci deve fare riflettere su quello che è anche l'ingresso degli infermieri
sia sia del tipo di formazione nelle nostre aule universitarie che sicuramente deve cambiare un
pochino il paradigma della formazione stessa perché sicuramente le università devono cambiare
il modo di fare formazione quindi avere sicuramente più centri training più centri formazione più sale
operatori in questo caso virtuali anche virtuali e non proprio per fare apprezzare quelle quelle
che cosa andanno subito incontro perché spesso non abbiamo neanche il tempo di formarli e l'idea anche quando arrivano nelle nostre strutture piccole o grandi che siano a seconda se siamo centri o specialistici per un determinato tipo di chirurgia o siamo aziende grandi di rilievo il problema è quello di creare subito un ambiente adatto e cercare di fare capire anche alla nostra dirigenza che dobbiamo avere il tempo di formare
e quindi sicuramente attivare subito dei sistemi e dei protocolli formativi diversi rispetto a quello che era 90 anni fa.
Sapevamo prima che per formare un infermiere di sala operatoria ci volevano almeno sei mesi,
che abbiamo spesso che spesso dopo un mese noi abbiamo il ragazzo che deve entrare assolutamente in sala operatoria
ed essere magari l'infermiere circolante di quella mattinata.
Infatti la mia provocazione era siamo sicuri che deve essere sempre e solo l'università che deve adottare protocolli diversi sulla formazione o devono essere le aziende che devono adattarsi al cambiamento e trovare nuovi sistemi di formazione per il personale? La mia era una domanda provocatoria.
secondo me l'uno e l'altro Fabio
perché i nostri ragazzi entrano nei nostri ospedali
a fare formazione
quindi durante il tirocino sicuramente deve essere data
più spazio possibile alla formazione
sia esperienziale ma anche proprio formativa
l'idea di creare degli scenari
sono abbastanza significativi
perché lo scenario ti mette davanti al problema
e quindi sicuramente quando il ragazzo poi si ritroverà
nella situazione in cui lo vive
è capace almeno di affrontarlo o sa che cosa sta affrontando quindi secondo me l'uno e l'altro cioè praticamente le università così come le aziende devono andare a braccetto anche su quello della formazione e all'interno delle nostre aziende dove non abbiamo la possibilità anche di parlare con le università creare appunto delle ore per la formazione che siano garantite e siano come dire a supporto di quella che è l'attività
dei nostri ragazzi stessi
perché se continua così veramente non abbiamo
più la possibilità di avere
stancano
stancano e neanche si adattano
poi sull'idea della robotica
io dico sempre una volta, non mi ricordo
se ho sentito un corso
fatto appunto dai colleghi di Grosseto
in cui dicevano che l'infermiere
con i capelli bianchi difficilmente
si avvicina alla chirurgia robotica
mentre il ragazzo giovane è più
predisposto a farlo perché
perché così nasce, perché è appunto nell'era della robotica, della tecnologia.
Però il problema è che il ragazzo giovane strumentista, come ho fatto vedere nella slide,
non può non avere gli strumenti di quelle che è la chirurgia tradizionale,
perché in caso di conversione non ce l'avrà l'infermiere anziano accanto
che lo aiuta in quelli che sono i principi base dell'infermieristica di sala operatoria.
Quindi su questo assolutamente dobbiamo riflettere per fare parlare anche le generazioni fra di loro, quindi noi con i capelli un po' più bianchi diciamo adattarci a quella che è la nuova cultura anche educativa di questi ragazzi che entrano nei nostri ospedali e fare capire loro che comunque anche loro hanno bisogno di noi, quindi un po' come mamma chioccia che deve imparare.
Quindi dobbiamo cercare di creare il giusto, le cosiddette skill mix tra il futuro e il passato. Detto questo volevo, Dino la dottoressa Bonelli è qui collegata, qual era il quesito che volevi porgli?
Volevo sfruttare l'esperienza della scuola perché tra le tante slide aveva parlato anche di curva di apprendimento in relazione ai chirurghi e quindi mi era venuto in mente se loro, avendo parlato di una parte infermieristica in questi corsi,
se loro avevano dei dati o hanno fatto qualche studio o comunque hanno dei riferimenti rispetto a quella che è la curva di apprendimento per gli infermieri in chirurgia robotica, poi ci avrei anche un altro sui costi, però andiamo fuori tema.
Allora, diciamo che per quanto riguarda la curva di apprendimento per gli infermieri, noi avevamo come target una ventina di procedure, anche perché l'infermiere indipendentemente dalla specialistica, quando si tratta di chirurgia robotica, cioè quello che deve conoscere, diciamo che è trasversale alla specialistica.
Io sono d'accordo su quello che diceva la collega prima, che un infermiere, è vero che i giovani sono più portati ad avvicinarsi alla robotica rispetto alle persone con un'età maggiore,
Però è anche vero che noi che i roboti non ne facciamo tanta, quando abbiamo i ragazzi neo inseriti, iniziamo gradualmente, in base al livello di esperienza che ha il ragazzo in sala operatoria, iniziamo gradualmente.
Quindi partiamo da una chirurgia a medio-bassa complessità che può essere mini-invasiva, può essere endoscopia oppure può essere chirurgia tradizionale e man mano, intanto che non ha acquisito tutte le varie competenze, non si approccia alla robotica.
la robotica è l'ultimo step generalmente della formazione nel neuro inserito.
Per quanto riguarda la scuola di robotica, in passato è stata utilizzata anche per dei
corsi specifici per infermieri, abbiamo formato dei colleghi ad esempio di Terni che avevano
acquisito la piattaforma da Vinci, perché noi al Borseto utilizziamo la piattaforma
da Vinci e abbiamo strutturato proprio un corso ad hoc, sia teorico e pratico, avendo
la possibilità di usufruire della scuola. Quindi in un'azione, non so se ho risposto,
se sono stata esaustiva.
Sì, sì, assolutamente, assolutamente. Lei sottolinea ancora nuovamente l'importanza
della formazione Life Fidelity Simulation, no?
Certo.
e definirla, quanto è importante per lo studente, in modo che quando si approccerà poi a quello che è il discorso intraoperatorio, vero e proprio, non dovrà partire da zero ma partirà da una curva di apprendimento leggermente più avanti rispetto a chi parte poi effettivamente da zero.
Mi volevo poi ricollegare a quello che lei mi racconta, nel senso che probabilmente dare già una parte di autoapprendimento può impedire questa emigrazione dalle sale operatorie verso gli altri setting ospedalieri.
perché la difficoltà maggiore, parlo io in prima persona, è anche del tutor, non solo da chi deve acquisire esperienza
perché mi immagino un tutor che debba insegnare la parte esperienziale ad un discente
che dopo sei mesi o un anno va via dal blocco operatorio
quindi abbiamo anche una difficoltà di chi insegna a trasmettere le nozioni
E quindi dal mio punto di vista credo che il supporto non debba essere solo dato a chi acquisisce ma anche a chi trasmette.
Ti ringrazio perché è una riflessione che ho fatto proprio ieri in un chat con altri colleghi di blocchi operatori della nostra azienda,
perché noi abbiamo fatto una serie di incontri e effettivamente quando si parla di formazione
generalmente l'attenzione è sul discente, cioè cosa dare al discente, invece dall'esperienza
ci siamo resi conto che bisogna dare attenzione anche al tutor perché non tutti sono in grado
di fare il tutor, magari può essere un infermiere bravissimo in sala operatoria ma con scarsa
capacità di trasmettere e ti dico per la mia esperienza, io gestisco un blocco operatorio di 14 sali operatorie,
ho 60 infermieri e due coordinatori, ti dico dalla mia esperienza mi sono trovata ad aver affidato persone
che sono entrate nel blocco operatorio a persone esperte, brave, quelle che si ritengono le punte di diamante
del blocco operatorio e in realtà questi ragazzi dopo un po' di mesi hanno deciso di
andarsene. Mentre c'è stata ultimamente un'esperienza anche per causa di forza maggiore, però il
tutor è stato uno che non è tantissimo che lavora, però è una persona formata, una
persona giovane e ti devo dire che abbiamo avuto dei risultati sorprendenti. Quindi secondo
secondo me al di là dell'esperienza che è fondamentale in un lavoro abbastanza tecnico come il nostro
e anche qui vorrei aprire una piccola parentesi che a forza di dire il nostro lavoro è tecnico
la mia sensazione è che veniamo considerati un po' tipo infermieri di una categoria diversa
in realtà non è così perché l'aspetto relazionale
chi lavora in team lo deve avere sviluppato in maniera importante, altrimenti il lavoro di equip non lo fai se non hai capacità relazionale.
E proprio anche su questa riflessione io vedo che gli ultimi ragazzi che sono entrati nel blocco operatorio riescono ad integrarsi e a trasmettere in maniera più efficace
rispetto ad alcune persone più esperte, poi non per tutti è così, però diciamo che l'attenzione al tutor è fondamentale
perché altrimenti non riusciamo a portare a casa il risultato e la persona entra e si stanca.
Il paradigma esperienza, bravo tutor, diciamo così, non sempre è il giusto e il corretto.
quindi come come come dici cristina la parte di trasmissione deve essere valutata tanto quanto
la parte del discente quindi è molto importante questo questo questo connubio perché quando trovi
il connubio giusto impedisci al discente di andare via e gli trasmette qualcosa di estremamente
importante che poi ritrasmetterà a sua volta a qualcun altro e quindi la catena non si spezza
ma è una catena forte, è una catena importante che trasmetterà esperienza appunto e formerà
un infermiere di sala operatoria con un'esperienza importante e volevo poi concludere questa tavola
rotonda dicendo questo che l'AICO come società scientifica si sta muovendo molto in merito alla
la questione clinica tecnica dell'infermiera di sala operatoria, infatti nel prossimo congresso
nazionale noi presenteremo un lavoro dove verrà affermato con forza la parte clinica
dell'infermiera di sala operatoria, perché non può essere collegato l'infermiera di
sala operatoria semplicemente alla parte tecnica, perché noi abbiamo una parte clinica che
che fa skills, fa competenza, che ci permette di essere contemporaneamente dei tecnici e dei clinici.
Quindi AICO sta lavorando in questo senso, quindi concludo questa tavola rotonda con questa informazione,
questa preview del prossimo congresso nazionale. Ringrazio Maura, tutti i relatori che mi hanno preceduto,
grazie per la vostra esperienza e per quello che ci avete trasmesso
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