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7° Corso Infermieri di Sala Operatoria Roma 13-14 maggio 2010 SESSIONE 2: FORMAZIONE E ORGANIZZAZIONE Presidenti: M.F. Panzera, M. CAaputo Moderatori: G. Digammarco, S.P. Bidone M. GREGORINI La mappa delle competenze degli infermieri di sala operatoria
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Vabbè, buongiorno a tutti, comunque adesso a parte vi ruberò poco tempo con questa relazione
che dovrebbe teoricamente lasciarvi alla fine, come poi vedrete qua, questi bottoni sono un po'...
Me lo fai... No, è questo il verde, no?
Eh, ma non clicca, no? Non va? Scusate, eh?
Adesso va? Vabbè, io intanto parlo, fino a che sistemano sta cosa.
Cioè, stavo dicendo che sicuramente alla fine di questa giornata, più che certezze, avrete dubbi.
Come comunque diceva anche un grande come Bobbio, teoricamente io non mi reputo un uomo di cultura assolutamente, però comunque chiunque parla a qualcun altro credo che quello che ha come compito, come mandato non è quello di dare certezze, che poi quelle si vanno magari a ricercare anche da soli, ma è quello di disseminare il dubbio, il dubbio che poi di fatto genera la curiosità, la curiosità che è il sale un po' della vita.
perché altrimenti se non si è curiosi, quello che forse oggi manca un po' a noi infermieri, credo, sia proprio questo, la curiosità di andarci da soli a ricercare ciò che in qualche modo ci servirebbe per essere più competenti.
La competenza, la competenza dopo vedremo quello che è, però oggi si parla sempre di competenza, perché dobbiamo essere competenti?
Dobbiamo essere competenti perché è un dovere che in qualche modo abbiamo tutti di esserlo per dare a chi comunque ha bisogno di noi il massimo di quello che è la qualità, di quello che può offrire la nostra prestazione
questa è la consapevolezza dell'essere, ve la rappresento un attimo, è molto veloce e banale
però è importante che uno sa come anche la competenza o l'incompetenza in qualche modo deve essere capita da ognuno di noi
per quello che serve tracciare e mappare le competenze, sia dell'infermiere ma nella vita per tutti in generale
noi di solito partiamo da quella che è una inconsapevolezza della propria incompetenza
il riquadro che voi vi trovate sulla destra, cioè pensiamo di essere competenti in tutto
poi di fatto siamo inconsapevoli di non essere competenti
Incompetenti, quindi siamo incompetenti. A un certo punto se ci mettiamo appunto la curiosità, ci sprigiona quella voglia di andare a cercare le cose e capiamo che di fatto non è vero che siamo competenti in tutto e quindi portiamo a un livello di consapevolezza la nostra incompetenza che è la cosa più positiva, è quella che tutti i giorni dovremmo fare perché è questo che ci fa muovere, ci fa crescere, ci fa capire che abbiamo bisogno di andare a ricercare la conoscenza e quindi la competenza, il saper fare eccetera.
Attraverso la formazione, teoricamente, si spera che tutti noi passiamo dalla incompetenza alla competenza.
Questo anche in tutte le cose che facciamo, al di là dell'infermieristica.
E questa è la fase più importante, perché siamo consapevoli di essere competenti,
quindi abbiamo il grado di attenzione giusto, di tensione giusta su quello che facciamo,
perché siamo concentrati sulle nostre competenze.
la quarta cosa che è normale che succede per tutti
si ripassa a un livello di inconsapevolezza ma della competenza
quindi noi facciamo tante cose, non ci rendiamo neanche conto di saperle fare
prendete uno che guida la macchina, è l'esempio più tradizionale
partiamo da uno stato in cui noi pensiamo, vedendo un altro che guida in maniera così
spigliata la macchina, a 17 anni tutti pensiamo
chi non ha pensato di saper guidare la macchina
già da quando era seduto nel sedile del non guidatore
Poi ci mettiamo a 18 anni nel sedile di quello che dovrebbe condurre la macchina, ci accorgiamo che non sappiamo fare nulla, quindi ci andiamo a formare a scuola guida, diventiamo competenti, dalla competenza passiamo.
Oggi io penso che faccio 70.000 km all'anno, più o meno, però di fatto molte volte non mi rendo più conto di quello che faccio, come guido, perché all'inizio c'era questa attenzione a pigio l'acceleratore, tiro la frizione, faccio il cambio.
Oggi lo facciamo in maniera senza più renderci conto di nulla perché siamo nella fase dell'inconsapevolezza delle proprie competenze, questa è una fase abbastanza anche pericolosa perché ci dà la troppa sicurezza di fare la stessa cosa in maniera ripetitiva troppo bene ed è lì che si celano tutti i rischi del fatto che poi la nostra attenzione va da altre parti e non si concentra su quel momento e su quello che facciamo.
Quindi questo lo dobbiamo e per quello che bisognerebbe ricordarsi questo circuito della consapevolezza e inconsapevolezza sia dell'incompetenza che della competenza, per tutti i rischi che dietro questo cela, sia nella prima che nella quarta di fase.
Perché mappare le competenze degli infermieri? Perché una volta l'ospedale era questo, eravamo quelli, oggi siamo questi, quindi sicuramente dobbiamo sapere in che posto andremo, cosa saremo chiamati a fare, la complessità di quello che saremo chiamati a fare.
E' naturale che la competenza quindi non è più quella che dovevamo avere tempo fa, 5 anni fa, 10 anni fa, 30 anni fa e sarà sempre più così, quindi la nostra competenza tutti i giorni dovrà essere in qualche modo manutenuta attraverso la formazione e l'aggiornamento, questi sono momenti che servono anche sicuramente per quello ma anche altro tipo di formazione, anche comunque leggere e formazione, non c'è sempre bisogno di ricorrere a un posto,
magari come era tempo fa un convegno a dicembre o a gennaio a Cortino
oppure al mare quando c'è uno può leggere anche una rivista
che comunque qui è l'aggiornamento
l'importante è avere questa sete di cultura, di saperi
di saperi in generale che si nasce appunto dall'essere curiosi
l'ospedale del 2020 dicono che sarà questo
io spero no perché c'è addirittura il robot
se parla di umanizzazione
questa è una fotografia che è comparsa poco tempo fa sulle riviste
non so se qualcuno di voi l'ha già vista
ci dicono che nel 2020 saremo questi
Quindi addirittura un benvenuto centro benessere, neanche ospedale. Poi alla fine vediamo un robot che porta delle cose a quella bambina e io spero quindi che non diventeremo questo perché davvero l'umanizzazione dove sta col robot non lo so.
Cosa sono queste competenze? C'era chi diceva negli anni 80 che è l'insieme strutturato di conoscenze, capacità e atteggiamenti che ognuno dovrebbe possedere per svolgere un compito, nel 90 si diceva che la qualità di un individuo in termini di conoscenze, capacità, abilità e doti personali,
già quindi la dote personale cominciava, poi la vedremo alla fine quando parlerò un attimo, tre secondi, di le attitudini.
Questo è quello che oggi si definisce per competenze, la più recente, la più attuale.
Competenze è l'insieme delle caratteristiche, quindi individuali, che ognuno di noi dovrebbe avere,
che concorrono all'efficace presidio di una situazione lavorativa, di una prestazione, di un'attività.
Questa è la competenza. In altri termini, questa è la competenza.
C'è il fatto di mobilizzare i propri saperi in un certo contesto, in quel momento, per quella cosa. Quindi non risiede nella mobilizzazione di tutti i mezzi o le conoscenze che noi abbiamo, ma è tirare fuori nel momento opportuno il sapere giusto per affrontare quel tipo di contesto e di esigenza.
L'esempio più cretino che si può fare è se io fossi proprietario di una officina che ha mezzi per arrivare anche sullo spazio, per trivellare la terra, tutto quindi, e quindi i miei saperi sono illimitati diciamo, se arriva uno e la sua esigenza è prendere un quadro in un muro, la mia competenza non starà nello sfoggiare tutti i mezzi che ho per arrivare sia sulla luna che al centro della terra attraverso strumenti che non serviranno in quel momento,
ma sarà quello di tirare fuori dalla mia testa il fatto che per appendere un quadro basta un chiodo, per appendere il chiodo serve un martello, quindi andrò nella mia cassetta di attrezzi tradizionale, non in quei strumenti mega che ho, a ricercare il martello e il chiodo, appenderò il quadro con il chiodo, punto.
Questo è la competenza, qui non è lo sfoggio delle conoscenze in senso lato, questo che adesso vedrete un attimo qui è invece l'emblema della non conoscenza, questo è uguale, c'è su internet, ci sono queste fotografie, voi vedete che qui c'è un camion che deve recuperare una macchina in un porto, là dove c'è quell'omino lì in basso, la sta recuperando, l'ha quasi recuperata, il camion se ne va nell'acqua,
Quindi questo è sintomatico del fatto che la competenza qui non è espressa, non tanto lo sfoggio dei mezzi. Viene chiamato un camion più grande per recuperare la macchina e il camion, naturalmente il camion più grande è sicuramente adatto per recuperare la macchina, quindi recuperare la macchina, tirare il camion, va nell'acqua anche questo camion qui.
quindi alla fine, questo è un porto spagnolo, è una cosa vera, è successo
ecco, voi vedete, scusate se vi ho esposto
ma da quello che era, c'era da recuperare una macchina
tant'è stata la competenza e i mezzi messi in campo
che hanno riempito il porto di camera
questa cosa è sicuramente il contrario di ciò che
poi alla fine vi farò vedere un filmatino
se abbiamo un secondo, perché tanto
per vedere anche lì la non competenza, il non gioco di squadra
perché noi ci riempiamo tutti la bocca, io compreso
Io non sono immune da tutte le critiche che faccio anche a me stesso. Ci riempiamo la bocca alle volte di questi termini, professionalità, autonomia, responsabilità, l'infermiere oggi è, l'infermiere oggi non è.
Io credo che dovremmo fermarci in questi momenti a capire davvero se siamo quello che raccontiamo o se siamo quello che invece la gente alle volte racconta, che ci dà anche un po' fastidio quando vediamo le caricature delle infermiere su certe riviste, in televisione veniamo rappresentati ancora come quelli che non esprimono tutta questa competenza, però forse se la gente ci racconta così dovremmo anche pensare che forse è quello che vedono davvero in generale.
Poi c'è sempre, non so se ancora la nostra competenza è l'eccezione in alcune aree, in alcuni posti, in alcuni ospedali o se veramente la regola è l'eccezione e il contrario.
Su questo io ho ancora un grande punto interrogativo, lo dico anche su me stesso, non lo dico certo sugli altri.
Quali sono i riferimenti per costruire le nostre competenze?
Sicuramente il profilo professionale perché è da lì che noi capiamo chi dovremmo diventare, perché la competenza poi è quello, è chi devo essere, cosa devo esprimere in termini di conoscenza eccetera, lo ricavo certo da tutta la materia che è normata, quindi il profilo, non mi posso inventare di essere competente e diventare invece che un infermiere un'altra cosa.
Due cose che non dobbiamo dimenticarci è che noi siamo orientati al risultato, questa è una fortuna che non siamo obbligati al risultato, quindi la legge ci obbliga al risultato, non ci obbliga al risultato perché di fatto in termini di salute il risultato certo non c'è mai, siamo quindi tutti orientati al risultato.
Non ci dobbiamo dimenticare che l'infermiera ha questo tra le sue competenze da acquisire, anche la conoscenza del fatto che è obbligato alla posizione di garanzia nei confronti del malato e lo sappiamo questo che vuol dire, siamo noi i garanti della sua incolumità e sappiamo anche che dall'altra parte invece ogni anno in tutti gli ospedali d'Italia facciamo come strutture sanitarie danni a 360 gradi sui malati che entrano che hanno poco e escono alcuni che hanno molto di danni subiti a causa delle stesse organizzazioni sanitarie
far carico e dovevano curarli, quindi questa è una cosa che dobbiamo tenere in considerazione,
noi siamo invece obbligati alla tutela dei malati a qualunque età, in qualunque stato
sociale, condizione, etnia eccetera e siamo obbligati all'utilizzo dei mezzi, cioè noi
dobbiamo dimostrare che quei mezzi che abbiamo a disposizione e se sono quelli sono quelli,
non dobbiamo polemizzare sul fatto che magari l'ospedale vicino al nostro ha dei mezzi
maggiori, più nuovi e quindi noi usiamo male i pochi che abbiamo perché vorremmo altri
Noi siamo obbligati, questo lo prevede la legge, all'utilizzo dei mezzi e cioè a utilizzare al massimo e al meglio i mezzi che abbiamo, quindi per dimostrare comunque che noi abbiamo fatto il massimo di quello che poteva essere la risposta che potevamo dare in quel momento al malato.
Le componenti della competenza sono queste, la conoscenza che è la base, questi sono i vecchi anche sapere, saper fare, saper essere, saper divenire, saper far fare, ogni tanto non aggiungiamo qualcuno, io vorrei che prima o poi invece di correre sempre dietro ai termini corriamo dietro a quello che davvero faremo e quindi sapere, saper fare.
L'importante è diventare quello che il cittadino e l'utente vuole perché oltretutto, adesso non vorrei aprire qui un dibattito perché non abbiamo tempo, è il cittadino che ci ha dato il mandato di essere infermiere e essere oggi quello che l'infermiere è, non è nessun altro perché il cittadino vota un Parlamento, il Parlamento fa leggi, la legge ha normato chi è oggi l'infermiere sul stato giuridico, anche se non è più una professione ausiliaria ma è un professionista tutto tondo, beh questo però il malato vuole, questo vuole la comunità, non il malato malato malato.
Lo vuole l'utente sano, questo è quello che ha voluto che l'infermiere sia, questo è quello che vuole vedere tutti i giorni dentro gli ospedali. Non vuole qualcuno che si barrica dietro il fatto che la norma prevede, quindi io voglio essere ciò che la norma dice.
dice no, il cittadino vuole che tu sei quello che devi essere per competenza espressa,
non perché lo dice una norma e quindi poi il contenuto dentro non c'è.
Quindi al di là di come li chiamiamo, però noi dovremmo avere conoscenze,
perché è il punto di partenza di tutto, dovremmo avere le skill,
queste parole inglesi che oggi vengono usate per rendere più importante ciò che diciamo,
comunque sono noi saper fare le abilità, le abilità di tutti i giorni,
perché l'infermiera deve anche esprimere quella parte,
Quindi non è solo un terrorizzatore ma anche un operativo che alle volte ha bisogno di esprimere la sua operatività sulla persona e il comportamento, questa è la cosa sulla quale secondo me cadiamo continuamente ed è per quello che l'infermiere oggi ancora non è quel professionista per la società che tutti noi invece vorremmo che essere, nella mente dei cittadini.
E' sul comportamento che cadiamo, è su quello che molte volte ci sono stati atteggiamenti tutti i giorni con i malati. Le conoscenze sono sicure che tutti gli infermieri le hanno, questo è sicuro, quei percorsi anche oggi che si fanno di studio.
Le abilità, le skill lo stesso, è sui comportamenti che tutti i giorni ci giochiamo, poi tutto ciò che anche potremmo esprimere in conoscenze, in skill, in abilità, ma con i comportamenti cretini, scusate il termine, che utilizziamo molte volte negli ospedali di fronte ai malati con la nostra non capacità di farci davvero vedere che ci facciamo carico e ci prendiamo cura di noi, che ci giochiamo poi tutto il resto.
Poi la mia opinione, io conto per uno, la mia non è scienza, la mia è oggi solo un intervento di una persona che lavora tutti i giorni in ospedale da ormai 30 anni.
Quindi quello che dico qui finisce, spero di lasciarvi una montagna di dubbi e non certo il resto.
E questa è una rappresentazione di sempre quello che abbiamo visto prima.
Le conoscenze e le abilità sono la parte visibile di ciò che è noi.
Perché noi potremmo stare qui oggi e oggi potrei fare una figura, venire qui e parlare come un libro aperto e tutti direbbero questo.
dal comportamento che è la parte non visibile ma che prima o poi nel contatto col malato
c'è, arriva e emerge, è lì che è la parte anche più difficile e più facile da nascondere
ma prima o poi ti giochi tutto anche quello che era i tratti in termini di conoscenze
e abilità. Quali sono le conoscenze che noi, un infermiere dovrebbe avere? Sono questi
quattro tipi di conoscenze, le conoscenze di base, quelle tecnico-professionali trasversali
Al settore socio-sanitario perché noi è lì che stiamo, è lì che abitiamo come professione. Le competenze trasversali e quelle tecnico-professionali. Le vedremo velocemente una a una. Queste sono le competenze di base, cioè sono il pilastro sulla quale fondare il nostro essere di tutti i giorni.
Questo ce l'ha anche qualunque operatore non solo sanitario, le conoscenze che poi vedremo sono quelle che non contraddistinguono nessun professionista rispetto a un altro, ma tutti le dovremmo avere.
Chi si approccia al mondo del lavoro o al mondo di un lavoro, oggi non lo chiamiamo più lavoro nostro ma lo chiamiamo professione, comunque o lavoro o professione che sia tutti dovremmo avere queste competenze.
Che sono queste? L'inglese, conoscenze sull'organizzazione aziendale e molti non le abbiamo queste conoscenze, però parliamo e ci arroghiamo il fatto di voler dire la nostra su come noi se fossimo un giorno governatori di una regione o se fossimo qualcosa ci inventeremo la sanità in Italia.
Poi di fatto molte volte parli con qualcuno che non sa neanche quello che c'è scritto sul contratto che ha firmato con la sua azienda, sono queste poi le contraddizioni grandi che ancora secondo me nella professione abbiamo, poi ce l'avranno anche le altre, ma siccome noi parliamo della nostra ci dobbiamo guardare in faccia a tre infermieri senza scaricare ad altri quello che è il perché noi oggi siamo così, punto.
Se poi il medico, l'OS, quello, sono altre cose, noi, secondo me, il più grande nemico degli infermieri oggi è l'infermiere.
Combattiamo questa guerra all'interno tra noi, combattiamo in senso buono, confrontiamoci anche in maniera aspra su quello che siamo.
Poi cominceremo a guardarci intorno e a capire se altri hanno responsabilità oltre a noi rispetto a certe cose.
Diritto del lavoro e l'informatica, queste sono fondamentalmente le caratteristiche, le competenze che noi dovremmo avere.
Competenze tecnico-professionali, caratteristiche di ogni figura professionale che definisce l'area di intervento.
Questa è quella propria di ogni professionista, quindi l'infermiere ha le sue capacità, competenze che sono operative, intellettive, essenziali, sono assistenziali, educative, preventive.
sapete che ormai l'infermiera a 360 gradi
si occupa di tutte queste cose
ci sarebbe sempre dovuto occupare di tutte queste cose
ma ci siamo sempre molto buttati
sull'area tecnica
l'area tecnica inteso come sa fare
siamo dei bravi tecnicisti
alle volte molti, il saloperatore soprattutto
siamo grandi tecnicisti perché dobbiamo
imparare il mondo, perché poi è vero che intorno
ci gira il mondo di tecnologia
però di fatto dovremmo alle volte fare
lo sforzo di arrivare a guardare anche il rapporto
e la relazione umana, non solo
Queste sono tutte le competenze tecniche che noi dovremmo esprimere.
Guardate, non il primo pezzo, il secondo blocco operatorio, gestire il rischio, gestire l'assistenza intraoperatoria, perioperatoria, centralità del paziente, quindi tutto quello che è lo specifico dell'infermiere all'interno di un contesto sanitario e quindi in questo caso all'interno di un blocco operatorio.
I corsi che si fanno oggi sugli infermieri di area chirurgica prevedono quel tipo di percorsi.
Le competenze tecnico-professionali trasversali si indicano invece come tecnico-professionali quelli che sono specifiche di una figura professionale all'interno di un settore ma che sono comuni a tutto il settore, per esempio nel nostro caso socio-sanitario.
e sono queste capacità gestionali, l'infermiera deve avere questa capacità di gestire qualcosa, magari è il percorso del paziente, non c'è bisogno di gestire un'azienda per dire io allora gestisco, gestire vuol dire gestire le proprie azioni che tutti i giorni, è capacità di gestione quella, la formazione nostra e di altri, la ricerca e la consulenza che facciamo poi, quindi mettere il nostro sapere a disposizione di tutti, degli altri.
Le tecnico-professionali le abbiamo viste, le trasversali, queste sono le più importanti, sono quelle che tracciano le cose più innovative della nostra professione,
Quindi la relazione, l'innovazione, la diagnosi e la risoluzione dei problemi. Qui non la semplice segnalazione di un problema, che è la diagnosi, ma anche legarci la risoluzione a questo.
L'innovazione, sviluppare soluzioni creative, innovative, andare al di là degli schemi, questo oggi si chiede a tutti noi infermieri e allo sforzo che dobbiamo fare.
Questo è un esempio di uno che ha un problema che solitamente con quelli che sono gli schemi tradizionali non riusciremo a risolvere, bisogna che in qualunque situazione, anche le più, dobbiamo renderci conto che dobbiamo risolvere cose che vanno al di là di quello che conosciamo ora.
Qualcuno si inventa le cose per affrontare tutti i problemi che in qualche modo ci possono tutti i giorni, è l'area delle relazioni, questa è la cosa che probabilmente l'infermiere pecca in questa area, pecca molto di più, dovremmo sicuramente approfondire questa cosa, metterci lì a fare percorsi che ci diano questo imprinting anche relazionale perché comunque le relazioni, come diceva Batson, nel regno degli asservienti non esistono cose ma solo relazioni,
Quindi l'infermiere bisogna che si appropria di quest'area. Questa è l'assalto sulle attitudini. Stavo solo a indicare che chi non è tagliato per fare certe cose non dovrebbe entrare dentro i circuiti. Scusate, lo dico in maniera ormai fredda, la volevo commentare, non posso ma hanno detto che devo finire.
però vedete che le attitudini, non so come le competenze
si sviluppano, si sviluppano
a una certa fase della vita
già intrauterina ma poi lì finiscono
se io non sono adatto per fare una cosa
non sono adatto per fare l'infermiere, non sono adatto per fare
l'infermiere in sala operatoria
non lo devo fare, mi devono bloccare
se io non arrivo a capire che non sono adatto
qualcuno bisogna che me lo fa capire e mi dice
tu qui non puoi stare perché sei pericoloso
punto, perché di te avranno bisogno
bisogna che gli infermieri imparino a avere
questa freddezza di giudizio
nei propri confronti, nei quelli degli altri
perché non è vero che dobbiamo essere buoni, perché essere buoni con chi non sa fare il suo vuol dire essere cattivi con chi avrà bisogno di quello che non sa fare il suo, che è l'utente.
Comunque adesso vi lascio con questa nota, è l'ultima davvero, una nota positiva, se dentro ognuno di noi si guardasse dentro comunque e facessimo davvero tutto ciò di cui siamo capaci e forse non ce ne rendiamo neanche conto, rimarremo letteralmente sbalorditi anche noi di noi stessi.
Quindi cerchiamo dentro di noi questa competenza perché sicuramente se la cerchiamo ce l'abbiamo tutti. Con questo vi saluto. Arrivederci.
Scusa Gregorini, grazie per la tua presentazione molto brillante, c'è spazio per un paio di domande. La prima la vorrei fare io. Che fine ha fatto nel porto poi il recupero?
Cioè che fine ha fatto?
Le hanno tirate su tutte
Dopo sette mesi
Io non avevo tempo
Di farvi vedere la fine della storia
Scusa
Mentre parlo
Puoi mandare quel filmino
Che ti ho dato
Almeno
Intanto parlo
Non ve rubo
No parlo
Ho chiuso
Se qualcuno
Mi deve
Giura che hai chiuso di parlare
Eh?
No hai detto domande
No no c'è spazio per un paio di domande
Eh
Intanto nel frattempo
Se mi mandi
Eh guardate
Guardate che competenza
Sti due
Che lavoro di squadra
D'equipe che esprimono
Cioè è bellissima sta cosa
E parliamo del gioco di squadra
cioè voglio dire, scusate ma grazie
Mirko, scusa ti faccio io un'altra domanda
prima che te la facciano altri
ci spieghi cosa fai esattamente
cosa fa il bed manager
sapevo che forse questa domanda
speravo apposta volevo rubare tutto il tempo e finirlo
perché ho detto non me la faranno questa domanda
allora, vi spiego in poche parole
il bed manager, sì, è una figura nuova
io credo di essere il primo infermiere in Italia
che ha questo incarico
In alcune aziende hanno messo che è colui che si occupa di tutti i processi paziente, quindi proprio di allineare dal momento della prima volta che il paziente viene visto da una struttura a quando uscirà con la soluzione del suo problema o la palliazione del suo problema o comunque un percorso di vita insieme alla malattia, quindi andrà educato.
e quindi io mi occupo
dello racconto proprio
lavoro al mayor di Firenze all'ospedale pediatrico
in questo momento c'è un incarico, se no il mio
vengo da Pesaro, lavoravo come coordinatore
in sala operatoria a blocco di Pesaro
e quindi ho la gestione di tutti i posti letto
dell'azienda, quindi
destino le aree
poi le aree sono già destinate, gira
non è che ogni malato che arriva a Gregorini dove lo mettiamo
però nei momenti in cui è Gregorini che fa la politica
della gestione dei posti letto, oggi dico Gregorini
la funzione, bad management
che fa questa cosa, poi Gregorini domani
lo prenderanno a calci nel sedere e lo mandano via
perché ci metteranno uno più capace
però faccio tutta la programmazione chirurgica
del blocco operatorio
quindi io pianifico tutta l'attività
gestione di tutto il CUP
ricoveri, da dove parte
la programmazione di tutti i ricoveri, anche degli interventi
quindi chirurgici e del CUP prenotazioni
e di tutta sono responsabili
di tutta l'attività dei poliambulatori
quindi ci avrei
questa funzione avrebbe
Poi il CUP, ricovero, prenotazioni, quindi il primo accesso del malato, la prima volta che lo vede in ambulatorio o che si deve ricoverare, da lì programmazione del suo ricovero, pianificazione di tutto quello che dovrà fare in termini di esami o non esami e intervento chirurgico, programmazione dell'intervento e tutta l'attività ambulatoriale.
Tutto questo attraverso la gestione dei posti letto perché se non hai in mano la possibilità di gestire direttamente le aree dove il malato dovrà andarsi a collocare sicuramente non riuscirai a rendere fluido questo percorso.
questo è quello che faccio
questo è quello che faccio
io invece vorrei chiederti
in quanti siete a lavorare
con
su questo progetto
sicuramente è un progetto regionale
no, questo è un progetto
non so se regionale
è un progetto, va bene, non so se regionale
è regionale nel senso la regione
ma ancora non l'hanno in regione toscana
solo Meire e Siena l'hanno attivato
quindi a lavorare su questa cosa siamo
uno, io
Aspetta però perché io te lo vorrei rubare a tempo e altri relatori, è lungo questo discorso perché poi sul bad management inventato in questo momento non c'è nulla, ognuno ci inventiamo qualcosa perché l'importante è avere davvero sto malato al centro, per chi sta, chi mette il malato al centro qualcosa di buono si inventa, chi invece al centro vuole stare lui si inventerà qualcosa di più buono ancora ma solo per lui e non per il malato, questo è normale.
Io non è che non c'è una squadra in questo momento, c'è il bad manager in quell'azienda, è naturale che il bad manager ha come ruolo, ma questo ce l'hanno anche i coordinatori, qualcuno non l'ha capito questa cosa, che devi far camminare l'organizzazione con le gambe sue e quindi ti devi appoggiare su gente che sta lì a fare quel lavoro tutti i giorni, ti appoggi su tutta la rete degli operatori, quindi Gregorini lavora con tutto l'ospedale, non c'è una squadra che fa solo quello.
Se qualcuno vuole sfruttare la brillantezza del nostro relatore per qualche domanda, si è stato convincentissimo.
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