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23° CAD anno 2012 9° Corso Infermieri di Sala Operatoria 3° SESSIONE ASPETTI LEGALI DELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA IN SALA OPERATORIA Moderatore: S. Forlenza (Battipaglia SA) Il Coordinatore infermieristico: più infermiere o più manager? V. Ottaviani (Modena)
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Benvenuti, mi presento, sono Sergio Forlenza.
Dopo aver trattato questi bellissimi argomenti dei nostri precedenti relatori,
vediamo un po' di che cosa andiamo a trattare,
quelli che sono gli aspetti legali della professione infermeristica
e ovviamente del ruolo dell'infermiera in sala operatoria.
Quindi chiamo il collega Valerio Ottaviani che presenta il suo lavoro con una domanda che è il coordinatore infermieristico, più infermiere o più manager. Valerio Ottaviani è un collega del blocco operatorio, coordinatore infermieristico, policlinico di Modena.
Buongiorno a tutti, intanto ringrazio l'organizzazione per averci chiamato a parlare da questo palcoscenico così prestigioso e anche Maria Caputo.
La tematica che ci è stata assegnata è appunto questa, fare una riflessione se il coordinatore infermieristico può essere ritenuto più un manager o più un infermiere.
Allora prima di partire con questa riflessione ci siamo chiesti se possiamo definire il coordinatore o il manager dobbiamo capire esattamente che cosa deve fare il manager, quali sono le sue competenze.
abbiamo consultato qualche libro di formazione, di psicologia, di gestione del personale
alla fine la letteratura più o meno dice le stesse cose
ovvero che il manager deve essere in grado di sviluppare le competenze degli altri
quindi di favorirle analizzandone i bisogni formativi
deve avere una certa attitudine al comando
per cui deve essere in grado di avere una certa autorevolezza
debolezza, mantenere la disciplina, deve essere in grado di pianificare, vuol dire in grado di stabilire un obiettivo, di stabilire delle strategie, di essere pronto a cambiare,
di avere un piano alternativo, di essere in grado di lavorare in gruppo, di motivare il personale, di delegare qualche attività anche ai collaboratori, di essere in grado di arrivare a fare un gioco di squadra, deve essere un leader, quindi deve avere la capacità di trascinare un po' gli altri, deve gestirne i conflitti, deve essere in grado di ascoltare i propri collaboratori.
Deve essere in grado anche di esercitare in modo corretto una comunicazione che sia chiara per tutti e deve avere bene in mente la sua organizzazione, deve essere pronto anche a modifiche anche dell'organizzazione stessa, quindi spirito di iniziativa e flessibilità.
Non deve perdere di vista il suo obiettivo in tutte queste fasi, deve essere consapevole anche della nomenclatura, della struttura organizzativa in cui si muove, deve avere chiaramente un bagaglio di conoscenze tecniche, un patrimonio di conoscenze tecniche, deve essere anche in grado di esercitare controllo, analizzare i risultati, valutarli.
Il coordinatore infermieristico invece? Fin dal 2001 c'è una linea guida della federazione Ipasvi in cui enunciava che il coordinatore infermieristico deve conseguire il master in management attraverso il quale acquisisce competenze specifiche nell'area organizzativa, gestionale ecc.
E soprattutto la stessa struttura del master faceva identificare alcune aree di competenza del coordinatore infermieristico che sono queste, gestire persone e relazioni, gestire il budget, gestire informazioni e comunicazioni, gestire processi, progetti e valutazioni e gestire la ricerca.
E' evidente che andando proprio a confrontare le competenze di una figura, cioè il manager in generale e dei coordinatori infermieristici in particolare, la risposta non può essere altra che il coordinatore infermieristico è sicuramente più manager che infermiere.
Gli sono richieste meno competenze tecniche, non è più come una volta il coordinatore infermieristico era l'infermiere più bravo, non è più così, anzi talvolta quando sento dire a qualche chirurgo non funziona l'elettrobisturi, chiamate la caposala, veramente mi viene il nervoso perché un po' con il chirurgo ma anche con gli infermieri perché su alcune cose specifiche, su alcune cose tecniche sono loro più esperti di me.
faccio fatica io che sono dieci anni che non sono più in sala operatoria sul campo direttamente
in sala con la mansione di strumentista o di infermiere circolante
a risolvere al momento un problema tecnico di uno strumento
sono più bravi loro
quindi ci sono più gli elementi tipici della funzione manageriale sicuramente
anche considerando che il blocco operatorio è un ambiente lavorativo molto complesso
Per il numero di persone che vi afferiscono, la mia esperienza è quella di un blocco operatorio abbastanza grande, sono circa 100 infermieri, senza contare il numero elevato di chirurghi, anestesisti, io provengo da un policlinico universitario, quindi specialisti in formazione, studenti di medicina, studenti di infermieristica, operatori sociosanitari.
Quindi c'è una serie di figure professionali che anche numericamente elevano la complessità relazionale all'interno del blocco operatorio.
Passiamo ad esaminare le aree di competenza che sono descritte proprio nella linea guida emanata dall'IPASBI già nel 2001. Gestire le persone e le relazioni, questa secondo me è la parte più difficile in assoluto.
in assoluto perché
come dicevo prima
tante sono le persone, tanta è la complessità
relazionale e il coordinatore
deve essere bravo a presidiare il clima
organizzativo
quello che ho scritto qua
ad un elevato numero di componenti
stabilmente presenti all'interno del gruppo
corrisponde ad un'altrettanto elevata complessità relazionale
vuol dire come voi ben sapete
che non è solo la parte infermieristica
da presidiare
ma la parte anche delle altre figure professionali
gestire i conflitti tra chirurgo e strumentista, gestire i conflitti tra strumentisti colleghi, gestire conflitti talvolta anche tra anestesista e chirurgo, è una parte molto complessa senza pensare che spesso bisogna fare una scelta perché sarebbe bello dire sempre di sì a tutti, talvolta non si può fare, anzi più andiamo avanti e meno si può fare
Quindi spesso deve essere fatta anche una scelta tra le richieste che vengono fatte e le effettive possibilità di risposta positiva che sono poi quelle delle esigenze organizzative.
Il clima organizzativo, intanto è un qualcosa di collettivo, una dimensione collettiva, una percezione generale, non è di una persona sola. Fare clima significa gestire e garantire relazioni positive, non vuol dire che non ci devono essere conflitti, è impossibile che con cento infermieri e altrettanti tra chirurghi e anestesisti non si generino i conflitti.
Ma i conflitti devono essere portati sul piano organizzativo, non sul piano personale. Già è faticoso lavorare, quindi già è faticoso fare, ma fare insieme deve essere quasi un piacere, dovrebbe diventare un piacere.
Il clima positivo non vuol dire soffocare i conflitti, non vuol dire fare finta che non ci siano, non vuol dire non girarsi dall'altra parte quando c'è un problema, ma vuol dire farli emergere, analizzarli e possibilmente risolverli, poi se riusciamo a contentare tutti bene, se qualcuno sarà scontento, pazienza.
Altra cosa importante quando si ha un gruppo di persone da gestire è la coesione del gruppo, senso d'appartenenza è una voce fondamentale, in un blocco operatorio non è sempre facile, non è facile perché io porto sempre l'esperienza del mio blocco operatorio, la politica del blocco operatorio va contro la specializzazione del personale.
Una volta magari si avevano tanti piccoli gruppetti di due o tre sale operatorie per cui c'era il gruppo della chirurgia, il gruppo dello torino, il gruppo dell'oculistica, ora è chiaro che tutti non possono fare tutto oppure nei cento infermieri che ho ce ne sono forse tre o quattro che riescono a essere flessibili su tutte le dieci, undici specialità del blocco operatorio.
La maggior parte e anche i nostri piani di addestramento e di inserimento prevedono l'autonomia almeno in tre specialità, però il senso d'appartenenza chiaramente viene qualche volta meno perché se una volta dieci anni fa, quindici anni fa uno sapeva di essere sempre nella stessa tipologia di sala,
Ora un giorno sei in plastica, un giorno sei in chirurgia generale, un giorno sei nei trapianti, un giorno sei in otorino, ripeto, magari non come infermiera esperto ma comunque nell'equipe infermieristica, quindi il senso di appartenenza spesso può venire meno.
Allora che cosa bisogna fare? Bisogna mettersi a servizio della squadra, cioè si deve pensare non solo a ciò che si riesce a fare o che si può fare o che si è bravi a fare personalmente, ma al risultato di tutto il gruppo, di tutta l'equipe.
E il risultato di tutta l'equipe non è solo la somma delle prestazioni dei singoli, perché nessuno singolarmente, per quanto bravo, riesce a fare tutto da solo.
Mentre facevo questa slide mi veniva in mente, facendo un paragone sportivo, calcistico, io sono appassionato di calcio, è difficile vedere un giocatore per quanto bravo che sia che prende la palla dall'area di rigore, scarta tutti gli altri 10 avversari e mette la palla in rete, è impossibile, oddio impossibile non c'è niente, molto difficile, è più facile fare gol passandosi il pallone.
Quindi è questo lo spirito che deve animare le nostre echipe infermieristiche. Ho parlato di gruppo, ho parlato di squadra. Lavoro di gruppo e gioco di squadra sono termini, sono espressioni che potrebbero superficialmente sembrare sinonimi, non sono sinonimi, non sono uguali, sono un po' imparentate, questo è vero.
Il lavoro di gruppo diciamo che prevede già una certa coesione e integrazione sicuramente, ma il gioco di squadra ha qualcosa in più. Il gioco di squadra è praticamente il lavoro di gruppo portato all'eccellenza, all'ennesima potenza.
Ci sono vari step che si devono passare per poter arrivare a tali livelli, intanto l'obiettivo deve essere chiaro per tutti, tutti dobbiamo essere d'accordo sul metodo da utilizzare, tutti dobbiamo sapere padroneggiare le risorse e considerare i vincoli, quindi sapere fin dove possiamo spingerci, che cosa possiamo fare, cosa è lecito fare e chiaramente presidiare il coordinamento, ovvero essere presenti sul pezzo.
Il secondo livello che è quello che se si riesce a concretizzare porta veramente a giocare come una squadra è questo, cioè è la parte diciamo così emozionale, è il cuore, cioè se io non comunico, non collaboro, non sono motivato, non ho fiducia in chi mi sta vicino, non riesco a giocare come una squadra.
Allora sono tanti singoli, ma può andare bene lo stesso, ma se noi come coordinatori riusciamo ad ottenere un gioco di squadra abbiamo risultati elevati all'ennesima potenza.
Questo è un bellissimo grafico che ho preso da un testo di Quaglino e Cortese, mi sembra che si chiamasse gioco di squadra ed è praticamente la pratica, ovvero la figura che rappresenta e schematizza ciò che ho detto prima.
Dal gruppo alla squadra, attraverso obiettivo, compito, strategia, metodi, vincoli, coordinamento, tramite anche comunicazione fiducia, motivazione e collaborazione. Non è facile.
Altra area di attività del coordinatore infermieristico, gestire il budget. Assegnare le spese a chi compra in un blocco operatorio non è sempre facile, tante volte usando una terminologia non proprio aulica capita che un'unità operativa,
un chirurgo o l'infermiere rubi la suturatrice dell'altro, la rete dell'altro, è chiaro che il coordinatore in particolare deve cercare di stare attento anche perché non è corretto o comunque noi abbiamo dei direttori di unità operativa che sono molto attenti alla gestione anche del loro budget e non capita infrequentemente che qualcuno mi venga a chiedere
ma scusa Valerio ma quando le ho comprate ho 10 suturatrici, io vado a vedere, mi penserebbe collegarmi ma non è questo la sede, il momento, a quello che dicevano i colleghi precedentemente sui applicativi informatizzati aziendali, noi per fortuna in parte almeno, non totalmente, ma queste cose le abbiamo, quindi io posso andare a vedere tutte le cose che ho comprato per quale centro di costo.
Valutare la congruità delle risorse disponibili e il corretto utilizzo, anche questo è pane quotidiano per noi, questo è diventato più difficile perché una volta si faceva meno fatica.
Io ricordo che anche 10, 12, 15 anni fa, ne parlavo ieri con i colleghi mentre ero a cena, avevamo armadi pieni di sudoratrici meccaniche, armadi, non c'era mai il rischio di rimanere senza o di andare in difficoltà.
adesso non dico che ce le comprano una per una
ma quasi
quindi
valutare bene anche
andando a leggere le liste operatorie programmate
della settimana e per fortuna noi lo possiamo fare
mi mette già in condizione
al di là delle modifiche dell'ultimo momento
di sapere che cosa
più o meno potrebbe servirmi
però ci muoviamo sempre
sul filo del rasoio
io sono
penso di non averlo mai fatto un'ordine di 10
10 sottoratrici tutto insieme, mai, mi chiamerebbero subito un minuto dopo.
Collaborazione e la definizione degli obiettivi di budget e la loro negoziazione, su questo punto che è sicuramente importante ho fatto una riflessione, questo è vero, anzi fa parte del nostro lavoro, però bisogna secondo me, si potrebbe almeno fare una distinzione tra chi lavora in un'unità operativa magari più piccola e chi lavora in un'unità operativa un po' più grande.
Chiaro che se io devo gestire un blocchetto di tre sale probabilmente vengo coinvolto anche più a fondo su alcune decisioni, nel mio caso ad esempio sono marginalmente coinvolto nella gestione del budget relativo alle nottate operative che afferiscono la sala operatoria.
Oppure anche tra pubblico e privato, è chiaro che nel privato io ho dei colleghi che lavorano nel privato, sono coinvolti proprio nella decisione del budget, noi, io e la mia collega perché siamo due coordinatori nel blocco operatorio in cui lavoro, un blocco operatorio di 15 sale operatori quindi abbastanza grande, noi siamo più marginalmente coinvolti da questo punto di vista.
Gestire informazioni e comunicare, un'altra area di competenze molto impegnativa. Fare coordinamento significa parlare tutti la stessa lingua, parlare in modo che tutti capiscano, siano collegati, vicini, disponibili all'ascolto e che tutti devono essere disponibili all'ascolto.
In sala operatoria i solisti fanno più fatica, bisogna lavorare insieme, si lavora in due per sala o in tre e bisogna lavorare insieme senza considerare al di là dell'equipe infermieristica la parte chirurgo e anestesista e bisogna lavorare insieme.
I solisti non vanno tanto bene, chiaramente una corretta comunicazione all'interno del gruppo è una garanzia di sicurezza per la tutela del paziente, è evidente, se le consegne, se le comunicazioni vengono passate nel modo corretto si sbaglia di meno.
In un blocco operatorio abbastanza grande c'è la possibilità però che la comunicazione venga distorta, non sia proprio lineare, perché ci sono tanti passaggi e tante tipologie di operatori.
possiamo fare? Il coordinatore deve mettere a disposizione gli strumenti giusti per evitare
possibili errori, si è parlato anche di scheda SOS prima, noi come azienda Policlinico di
Modena siamo stati tra i primi ad essere impegnati e siamo stati capofili a livello regionale
per la gestione di tutti i risultati delle varie aziende che hanno aderito a questo progetto, quindi la checklist per intervento è sicuramente un primo strumento importante per evitare gli errori.
checklist per intervento
ne parlavano prima i colleghi
ormai penso che tutti abbiamo
delle checklist, chi in un modo, chi in un altro
chi cartace, noi non ce ne abbiamo più cartace
anche noi abbiamo
e dopo lo farò vedere un attimino
un sistema informatizzato
che ci permette di andare
nel giro di pochi click
a vedere tutte le varie fasi
di processi
e di andare a vedere anche il singolo intervento chirurgico
la singola procedura, il singolo materiale
il posizionamento e quant'altro
Altro i rischi collegati alla procedura in particolare.
Mappatura dei rischi, consegna informatizzata, ho messo un punto interrogativo, noi abbiamo provato a fare una consegna informatizzata, non ha avuto grande successo, abbiamo ottenuto quella cartacea alla fine.
Perché la consegna informatizzata era utilizzata più che per lasciare le consegne tradizionali, ma per lasciare file ad altri colleghi, chi lasciava un film, chi lasciava delle canzoni, chi lasciava le foto.
foto, quindi io apriamo la consegna, c'erano le fotografie delle feste o delle cene ma
non c'era scritto che magari una colonna da video era ferma per due settimane perché
mancava un processore, per cui abbiamo detto sapete cosa facciamo, chiudiamo la consegna
formatizzata e riapriamo il faldone cartaceo, purtroppo anche io sono d'accordo con il collega
di Torino che ha parlato prima, vorrei avere meno carta, però talvolta è importante,
poi vi dirò quando almeno nel mio caso è stata importante. Come dicevo prima, come
elemento di disturbo, accennavo prima al senso di appartenenza, io ricordo quando ho iniziato
a lavorare in sala operatoria, erano gli anni 90-97, un'infermiera di sala, un blocchetto
più piccolo, 4 sale operatorie, io ricordo le sale ordinate, perfette, rifornite, fantastiche, adesso faccio più fatica, si fa più fatica perché forse si lavora anche di più numericamente, ci sono più sedute, il blocco è più grande, magari quello che facevano prima gli ausiliari è stato appaltato a dita esterna, per esempio per la pulizia,
la pulizia la fanno di notte, le sale non le riesce a mettere a posto la sera, insomma le persone dicono ma cosa metto a posto a fare, tanto dopo devono ancora pulire, non posso rifornire, queste cose qua sono elementi sicuramente di disturbo.
Che possiamo fare? Quest'è un'altra area di azione del coordinatore, gestire processi, progetti e valutazioni.
Penso che tutti noi siamo stati coinvolti più volte nella definizione di istruzioni operative, abbiamo fatto parte dei gruppi di lavoro per procedure, ci applichiamo per diffondere le linee guida, le ultime che vengono fuori, definiamo gli indicatori, il coordinatore deve anche essere in grado di identificare i bisogni formativi e progettare, come immagino tutti facciamo, in un modo o nell'altro,
percorsi di addestramento e di formazione adatti per la nostra unità operativa, collaborare le procedure di accreditamento, anzi spesso siamo stati noi coordinatori infermieristi per quanto riguarda la mia azienda in prima linea per gli accreditamenti oppure per le verifiche ogni 2-3 anni che vengono a fare gli enti regionali.
Altri strumenti che ci servono per gestire processi, progetti e valutazioni sono sicuramente la scheda di valutazione del personale che ogni anno da noi viene fatta insieme agli infermieri, non solo della sala ma chiaramente a tutti gli infermieri dell'azienda, la gestione del rischio e la gestione delle criticità in sala operatoria.
Soprattutto gli ultimi due argomenti secondo me vale la pena approfondirli, che cosa abbiamo come azienda policlinico per la gestione del rischio in sala operatoria?
Intanto abbiamo queste cose che tutti hanno perché sono cose che si trovano tranquillamente in rete, sono manuali per la sicurezza in sala operatoria, penso che tutti lo conosciamo, del ministero della salute, poi noi abbiamo disponibile sempre consultabili, contributi, integrazioni, raccomandazioni per la sicurezza, la lista gerarchica dei pericoli e tutte queste va bene, ci sono e ci sono per tutti.
Cosa abbiamo come azienda policlinico forse in più rispetto ad altre? Abbiamo uno strumento che qualcuno ha chiamato bingo, il nostro ufficio qualità, il nostro CED ha chiamato bingo,
che è una sorta di motore di ricerca in cui si possono andare a trovare tutti i documenti, tutte le fasi, tutte le procedure, tutte le checklist, tutte le schede di rischio di tutti i processi che avvengono nel Policlinico di Modena.
E sicuramente questo è uno strumento sia per il coordinatore che per gli infermieri che lavorano in sala molto utile.
Ve ne faccio vedere una schermata che è questa, è un applicativo come Intranet che abbiamo noi, adesso io ho selezionato processo chirurgico che è quello che in particolare è indirizzato alla sala operatoria, attraverso queste schermate si possono andare a vedere tutte le tipologie dei rischi, si può accedere a tutte le unità operative, a tutte le schede per intervento eccetera eccetera.
Si può andare a vedere e aprire ogni singola scheda e questo è molto utile soprattutto a chi sta facendo un percorso di addestramento o a chi ad esempio ha un dubbio sull'intervento che deve fare il giorno dopo
o chiamato in reperibilità di notte
vuole consultare
una particolare metodica
quando di notte sappiamo benissimo
che siamo soli e non c'è nessun collega
che ci può aiutare, non è come di giorno
la valutazione delle criticità
noi abbiamo un altro applicativo aziendale
che è molto utile
molto utile al coordinatore
e anche chiaramente
al controllo di gestione
ai direttori di operativa
ai direttori di dipartimento, CDG sta per controllo di gestione
Questa è la schermata del nostro sito intranet in cui nella parte sinistra vedete un'area riservata, il coordinatore infermieristico del blocco accesso insieme al direttore dell'ipartimento chirurgico ha questa schermata in cui vengono elaborati dal controllo di gestione tutti i dati che vengono inseriti in sala operatoria,
Alcuni dagli infermieri durante il lavoro normale, chiaramente gli orari li mettono gli infermieri in sala, alcuni altri per esempio le non conformità che magari vediamo nella prossima schermata vengono inseriti dal coordinatore infermieristico da me o da qualche collaboratore ed è molto utile anche per il coordinatore andare a vedere il tasso di occupazione della sala,
lo sforamento, quanti pazienti abbiamo sospeso, quante dura mediamente un intervento e questo è uno strumento di analisi molto importante per il coordinatore infermieristico.
Queste sono per esempio le analisi delle non conformità di sala operatoria, quante volte è stata consegnata in ritardo la lista, in questo caso era 0% perché ho preso una scheda di una unità operativa che è molto ligia sotto questo punto di vista.
La nostra procedura aziendale prevede che la lista sia consegnata una lista settimanale il mercoledì precedente quindi io il mercoledì so tutti gli interventi dal lunedì al venerdì dopo e la lista deve essere confermata il giorno precedente entro le ore 11.
Eventuali ritardi sono segnalati, diciamo che noi non stiamo a segnalare sul nostro precattivo aziendale se ci sono delle modifiche che non mi comportano alcun tipo di problema.
Se è segnata un'ernia e sostituiscono un paziente, me lo dicono il giorno prima, io non vado a scrivere il professor X ha cambiato l'ist, non mi ha cambiato niente, è chiaro che se io ho un colon in videolaparo e poi mi trovo invece una seduta di tiroidi, all'improvviso mi arriva, anzi forse è l'opposto che mi dà più problematiche.
e comunque in questo caso allora sì che si va a segnalare per esempio una problematica, un'informazione che non è stata messa bene in lista e quindi qui vedete quante volte per esempio è mancata segnalazione di informazioni utili, è successo 10 interventi su un mese, 8%,
Sospensione sedute, quante volte è stata sospesa una seduta per un'urgenza, per un trapianto, per uno sciopero, insomma anche questo è uno strumento che aiuta molto il coordinatore nell'organizzare la propria attività.
Queste sono altre criticità, queste sono sempre sospensioni di pazienti, quante volte sono state sospese dei pazienti, quindi sono tutti quei dati di cui si parlava anche prima che è importante sapere per valutare la propria attività.
E con questo concludo la mia relazione, c'è una piccola bibliografia con i testi che in particolare mi sono stati utili a questo proposito e vi ringrazio per l'attenzione.
Io personalmente volevo ringraziare a parte i complimenti fatti a Valerio della ottima esposizione così chiara e esplicita ma anche nel moderare questo argomento perché effettivamente essendo un coordinatore lui è riuscito a mettere bene in evidenza quelle che sono effettivamente le nostre criticità che nell'attività quotidiana noi continuamente la dobbiamo affrontare.
Aggiungere un'altra cosa, come io vorrei personalmente aggiungere tutto ciò che ha detto Valerio, che effettivamente nella mia esperienza di tanti anni di coordinatore le difficoltà non sono quelle pratiche, non sono quelle acquisite come esperienza ma come applicazioni di procedure e quant'altro,
ma le difficoltà sono proprio quelle di gestire i conflitti, riuscire a dare una coesione al gruppo, riuscire a far comunicare insieme varie figure che afferiscono al blocco operatorio e a proposito volevo sentire anche voi dare qualche vostra testimonianza se effettivamente le vostre difficoltà sono più inerenti a questo tipo di discorso che non magari a quello teorico applicativo.
Io il mio modello l'ho preso, ecco riferendo un po' a quello che ha detto Valerio in senso sportivo, essendo stato pure io un calciatore, un allenatore l'ho preso un po' come riferimento di un allenatore di calcio che sta a bordo campo e continuamente pronto lì presente a intervenire e dire e dare le proprie direttive.
Penso che un coordinatore sia lo stesso, colui che effettivamente è bravo a essere sempre presente lì nel contesto, intervenire nelle criticità e fare in modo che il tutto si risolve in maniera tranquilla, senza aspettare i conflitti, i risultati, le decisioni, le riunioni e quant'altro.
A tal proposito vorrei sapere voi che ne pensate, se condividete questo tipo di strategia per cercare di portare avanti un gruppo e fare in modo di prevenire le tante criticità che continuamente e abitualmente si possono verificare oppure avete altri metodi, altri sistemi?
Ad esempio una delle criticità che vengono fuori nella nostra realtà, facendo riferimento a quanto fatto vedere nell'analisi delle non conformità da Valerio, noi dovremmo aprire delle non conformità sistematiche tutti i lunedì e martedì.
Perché? Anche noi riceviamo le liste operatorie da parte di tutte le unità operative noi lunedì per la settimana successiva in linea di massima, questa linea di massima poi può discostarsi anche tanto, ma il tanto da cosa deriva?
Deriva dagli accessi del pronto soccorso, la mia realtà è una realtà ortopedica e traumatologica, nel weekend arriva il mondo, loro al venerdì pianificano l'attività ordinaria e la devi stravolgere e secondo voi loro vanno a sospendere l'ordinario.
Noi siamo legati ai famosi numeri, nel senso da budget dobbiamo fare tot interventi con un peso medio di tot, obiettivi di quantità, obiettivi di qualità eccetera.
Gli accessi di pronto soccorso tu i femori mica li puoi mandare a casa oppure li puoi mandare in un altro ospedale, tutto ciò che è l'accesso del pronto soccorso piuttosto che le complicanze varie nei vari reparti.
Per noi questo è un grosso problema che a lunedì e martedì, io dico lunedì e martedì perché sono i due giorni di flussi maggiori, poi ci sarebbe anche il mercoledì, giovedì e venerdì perché comunque questi accessi sono più che ripetuti nell'arco della settimana.
E poi sono degli interventi che non puoi sospendere o comunque non puoi mettere nelle liste i giorni successivi perché intanto la regione Lombardia ti ha messo degli indicatori soprattutto sui femori che li devi operare entro 36 ore, poi ci sono regioni che magari lo fanno a 48, altre a 12, chi lo fa in tempo reale non importa.
Ma noi entro 36 ore li dobbiamo operare. Poi sono dei pazienti che occupano per lungo tempo il letto e una unità operativa non se lo può permettere perché non gli permette il turnover del letto, del letto in unità operativa mi riferisco.
Ecco questi sono tutti dei grossi casini e dei grossi problemi che in sala operatoria tante volte non sai come gestire perché la sala ti deve per forza splaffonare, non puoi fare altrimenti, ti scrivono quad vitam, ormai il timbro si sono fatti con il quad vitam e non puoi, come fai a sopperire a ste robe?
Poi scusa, ovvio il buon senso del personale, il buon senso di un po' di tutti, ad oggi siamo qui a raccontarci delle cose, quindi tutto sommato riesce a mettere un po' le pezze in giro.
Non volevo dare l'impressione che noi fossimo perfetti perché non è così assolutamente. Anche noi abbiamo questi problemi in particolare con l'ortopedia, però abbiamo comunque una sala urgenza tutti i giorni, anzi ne abbiamo una da mattina a sera, se non sta a contare chiaramente l'attività di notte, siccome il nostro blocco operatorio è dislocato su due piani.
Su un piano c'è sempre H24, di notte con il personale reperibile, su un altro piano c'è solamente il pomeriggio e di notte con il personale reperibile.
E' pur vero che la criticità che tu dicevi, soprattutto per l'ortopedia, è così anche per noi.
È inevitabile e chiaramente ci porta, infatti l'ortopedia è una di quelle che ci modifica di più le liste ma ripeto non per mancanza di spirito di collaborazione o per cattiva volontà perché è per l'accesso di questi interventi urgenti.
E ti aggiungo anche che spesso il sabato quando non c'è assoluta programmata l'ortopedia in particolare cerca di infilare tutto ciò che è rimasto o comunque che è stato necessario sospendere durante la settimana.
Però al di là di questo caso particolare e comunque con un po' di buona volontà al di là dei traumi che entrano è possibile organizzarsi, si può sempre migliorare anche nella gestione delle liste da parte soprattutto di chi le compila, però sì anche noi abbiamo questa criticità, hai colto perfettamente nel segno.
Le altre unità operative sono più facili se vogliamo da gestire, più programmabili, ecco abbastanza.
Probabilmente il tipo di specialità che è un po' particolare.
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