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12° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 3° SESSIONE MANAGEMENT e COMUNICAZIONE Moderatore: N. Sannicandro (Foggia) Il sistema di valutazione -strumento per rafforzare la responsabilità degli operatori S. Casarano (Tricase, LE)
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E ringrazio l'organizzazione, ovviamente la Presidente, per la presenza qui. Speriamo di dare spunto e contenuti utili a riflessioni.
Dietro ad ogni grande chirurgo ci sono anche grandi infermieri, no? Ce lo stiamo dicendo.
Sicuramente.
Questa è una ulteriore sollecitazione ad uscire dall'ombra. Io spesso lo dico, sono reduce da altre esperienze con infermieri,
veramente grandi infermieri che appoggiano, spalleggiano e risolvono problemi quotidianamente in sala operatoria,
ma ahimè poco visibili.
Vorremmo essere più visibili anche a noi stessi, perché dobbiamo sapere che non lo sappiamo neanche noi chi siamo.
Questo nella misura in cui parlare di competenze diventa difficile,
Anche perché se un insieme di conoscenza, esperienza, capacità, attitudine ad effettuare determinati lavori tecnici ricchi di contenuto scientifico, me lo dico da solo, che la competenza ha un valore.
Seguendo questo discorso ho voluto così esprimere a me stesso che cos'è valore.
Quindi non sentirete come si misura una competenza, quello lo andiamo a studiare.
sentirete che valore ha sapere qualcosa riuscire a trasmettere a far crescere un'organizzazione per
cui mettere una persona in condizioni di esprimere ed estrinsecare tutte le proprie capacità e
qualità questo passa attraverso sia un mettersi in gioco personale ma anche attraverso un
riconoscimento quindi mi faccio riconoscere come professionista se mi sento valore come
Come professionista. Quindi le affidi un ruolo, dei compiti adeguati e assegni funzioni di maggiore responsabilità. È ciò che accade a tutti noi quando da una cosa ne fai due, da due ne fai dieci e poi oltre a quello te lo fanno insegnare e poi lo porti come esperienza fuori.
Quindi io come persona mi riconosco nella professione infermieristica, voglio essere un infermiere o essere un'ombra, un piccolo chirurgo o quello che si fa dire un bravo dal chirurgo e gli basta.
Quindi ciò che è la persona è molto importante. Perché abbiamo scelto di fare questo mestiere? Perché l'esperienza di Rimini tocca a tutti noi? Perché finalmente usciamo dal tecnicismo sfrenato, che è quello che ci porta ogni giorno a dover fare attenzione, risolvere problemi tecnici, ad avvicinarsi alla persona.
E' quello per cui siamo andati a studiare. Io ho studiato per fare l'infermiere, non per diventare un tecnico al tavolo. Se l'espressione di quello che faccio è valore per la mia competenza, non dimentico che toccare un paziente, parlare con lui, dargli uno sguardo dietro alla tenda è utile, intanto a me come persona.
E poi è il mio mandato, dopo tutto io un infermiere sono. Quindi chi sono io? Che cosa devo sapere io? Cosa devo sapere io per essere io? E non per aiutare il sistema a crescere solamente, ma anche aiutare me a crescere. Questo è molto importante.
Come la formazione continua, l'ha detto tantissimi anni fa chi ha creduto che essere infermiere è essere professione, lo andiamo a scoprire anche attraverso la ricerca che è quella che oggi facciamo noi, abbiamo sentito cosa fanno, vorremmo essere uguali quindi tendiamo ad essere uguali.
Questa è ricerca, mettere in campo le conoscenze scientifiche alla comunità infermieristica, cosa che facciamo molto poco. Gli studi dei medici portano i risultati e fanno in modo che la categoria cresca.
noi non riusciamo ancora a farlo, quindi quell'uscire dall'ombra, che obiettivi abbiamo? Quelli di essere coinvolti e a nostra volta di coinvolgere, è molto importante essere gruppo, l'abbiamo sentito stamattina, che cosa desidero, le mie emozioni, cosa voglio essere e anche se condivido, la condivisione è fondamentale, rimaniamo troppo autoreferenziali.
vorrei andare a lavorare da te
è un desiderio che nasce dal fatto di crescere professionalmente
stare meglio quando lavoro
quindi abbiamo sempre un bisogno di nutrire le nostre emozioni
questo è
diversamente mi alzo la mattina, vado a lavorare
aspetto che le 6 ore passino e nessuno mi rompa le scatole
a dirmi cosa devo fare perché ho altro da fare
tutto questo poi si vede, permea la nostra professione
anche questo
Il fatto di voler e dover sollecitare alcuni colleghi ad una crescita professionale sana, trasparente, utile, condivisa, tanti termini, bellissimi, ma in realtà poi nella realtà poco visibili.
Rendiamoci visibili, usciamo dall'ombra, abbiamo coraggio per farlo, prima domanda.
Seconda, io mi sono sempre posto l'interrogativo che i dubbi mi hanno fatto crescere.
La curiosità per risolvere un dubbio, comunque per andare a capire, mi ha portato a ricercare esperienze diverse e quindi mutuarle nella mia realtà.
Tutte le sale operatorie sono se stesse come le persone, noi non siamo uguali.
Per quanto le checklist ci facciano fare atti compiuti in maniera uguale, uniforme, ognuno di noi ci mette del suo.
Quindi abbiamo visto la critica alla CEC, l'arricchimento della CEC, il non uso della CEC. Se pensiamo, io spesso lo dico anche agli studenti, che quelli che sono sui tavoli siamo noi, i nostri figli, i nostri parenti.
Cosa vorresti? La sala pulita, possibilmente non utilizzata per altri pazienti, con il materiale monouso nuovo, integro, e che ci sia il miglior professionista possibile e che io abbia il miglior collega possibile.
Questo miglioramento deve essere comune a tutti quelli che passano nella sala operatoria.
Per cui, primo intervento ha dignità come l'ultimo intervento, la fretta del primo non si trasmette all'ultimo e viceversa, ha ogni cosa il suo tempo.
Però in tempo. Non barricchiamoci dietro al tempo per non fare le cose per tempo. Ecco che il tempo diventa un elemento fondamentale. Come impariamo molto in questi momenti di riflessione, Kronos e Kairos forse erano, cioè il tempo che scorre è l'attimo che io regalo al paziente.
Quindi nel tempo regalo attimi, quel kairos sono i momenti che dedico e il malato te ne sarà grato perché il tempo non ce l'abbiamo. Quindi essere trasparenti vuol dire anche fare in maniera che sia visibile quello che faccio e che non sia nascosto ad altri per altri motivi.
Il benessere organizzativo di cui molta responsabilità abbiamo visto riveste il coordinatore non è solo, ma deve essere il guerriero che è davanti ai suoi, non l'ultimo dietro.
Ragione per cui non si riesce, perché le situazioni sono diverse, disastrate o disastrose, ma si battaglia continuamente, ogni giorno, senza perdere l'entusiasmo.
In che modo? Volendo valutazione individuale standard, cioè partiamo tutti da zero, mettiamoci allo start. Tanto lo sappiamo, in università ci siamo andati tutti, ci sono i 30 e i 18. Parlo di votazione, quindi non è il voto che mi danno ma il valore che io ho, che poi alla fine serve.
Perché standard? Perché è necessario partire tutti con gli stessi diritti. In università quando mia figlia fa i quiz vorrei che fosse come altre mille, che riuscisse a passare per merito perché è partita da zero come tutti ma ha qualcosa in più per cui ci arriva e con la trasparenza di nuovo.
Per noi è uguale mettere tutti gli infermieri davanti ad uno start e vedere chi fa più strada, stimolando quelli che rimangono dietro.
Un'autovalutazione necessaria nella misura in cui alcuni problemi si producono perché alcune azioni non vengono fatte, perché non sono state dette, quindi non fatte per cattiva volontà, perché non lo si sa, o perché non c'è volontà di farle, quindi l'individuo.
Perché autovalutazione? Se qualcosa accade, accade perché questa cosa non è stata fatta, non è colpa tua e tu domani la devi fare se no tutto va male. Ecco di nuovo all'incidente reporting, cioè noi non riportiamo gli incidenti perché abbiamo paura che qualcuno ci dica che non abbiamo fatto qualcosa.
cosa, vediamo il perché, vediamo le cause piuttosto che gli effetti, quindi anche per
noi l'autovalutazione come momento di crescita, quando purtroppo in maniera subita, adesso
lo vedremo, si passa a fare la valutazione del personale, molto spesso si chiede prima
l'autovalutazione, quindi quando io mi metto a colloquio con i colleghi gli dico rispetto
rispetto a questo problema mi dici quali sono le tue difficoltà, mi fai capire perché si verificano questi fatti, per cui che difficoltà hai, andiamo a comprendere quel benessere organizzativo, quindi entrare in empatia direttamente in relazione con la persona.
Quindi vogliamo essere valutati dal basso. Quando ci furono le valutazioni a pioggia, il dirigente chiedeva a me di vedere chi fosse quella persona o su alcune persone arrivava già col report.
porto, dico no, se lo chiedi di uno lo chiedi di dieci, non è che questi sono i più bravi per te e poi ti dico gli altri da dove partono, non è trasparente, non è normale, ma dal basso, cioè da loro stessi, ecco l'autovalutazione di prima, quella esterna che è più oggettiva, diventa più obiettiva perché è meno influenzata dalla persona che valuta, che ti conosce o che magari ti è simpatica o meno,
E i sistemi incentivanti, che non sono solo il denaro. Molto spesso è proprio il denaro che non serve. Per applicare la scheda infermieristica o la cartella infermieristica ti danno 20 euro in più.
Tanto non la si applica uguale. Chi la voleva applicare l'ha applicata, chi non ha voluto, comunque 20 euro non se ne è fatto nulla.
Gli sono sembrati pochi? Poteva anche non averli. Diverso è rispetto a questo problema se vediamo o si manifestano performance di qualcuno che diventa un formatore, un coach per gli altri, quello è un buon sistema incentivante, cioè dei più bravi scegliere chi è in grado di trasmettere, quello è un sistema incentivante.
Perché va sulla persona. Condotto a una piccola indagine si è detto la valutazione individuale è vissuta come momento di giudizio, sì o no? Ovviamente quasi tutti sì, perché lo subiamo in modo negativo ovviamente.
Quindi passiamo da un concetto di momento di giudizio a un concetto di processo di valorizzazione, cioè mi stanno misurando per vedere da dove parto e per indicarmi dove devo arrivare nella misura in cui uno vuole essere un professionista in grado di condurre la sua vita professionale nel migliore dei modi.
Ma vedete, il presupposto già è diverso. Non è la misura in cui mi serviva un lavoro, ho fatto il corso da infermiere, ma io in realtà mi occupo di calcio, mi occupo di pesca, di agricoltura e basta che ho un lavoro.
Non possiamo isolare quelle persone, ma invitarle ad entrare a far parte della categoria degli infermieri veri.
Perché un processo di valutazione e di valorizzazione? Perché bisogna avere un punto di partenza ben chiaro, definito, uguale per tutti e poi ognuno fa il suo percorso.
Io ho predicato, non offriamo vetrine, neanche vogliamo veline.
Quindi essere rappresentativo di un'associazione non è essere la velina dell'associazione, non ci serve.
Ne abbiamo la possibilità, ce l'abbiamo, di offrire vetrine, piuttosto che palcoscenici all'interno dei cui e dei quali le persone professioniste capaci di aiutare grandi professionisti, quindi aver la fortuna di lavorare con loro, di assorbire ciò che loro riescono a dare, ma da molto del suo, quindi il valore di quello che do.
Quando un collega va a litigare dico non ti svendere, soprattutto con i sindacati e con le direzioni, adesso provoco, non ti svendere, ti devi saper vendere, ma non fumo, ecco di nuovo la trasparenza, quello che realmente sei.
perché mi devo far svendere
quando io la mia autostima
il mio valore lo voglio misurato
quindi voglio che ci sia un sistema di misura
ma al contempo capisco
che ci sono alcuni passi da dover
fare e compiere
perché in associazione il momento associativo
secondo me è un momento
in cui i saperi vengono condivisi
le persone si motivano
e nel loro posto di lavoro
dove loro lavorano riescono
ad essere la differenza
Non vogliamo rimanere differenza, vorremmo essere tutti uguali perché la nostra categoria, la società scientifica infermieristica ha bisogno di saperi infermieristici e ce n'è molti, non molti, moltissimi, tutti adombrati da situazioni che è molto evidente, chi riesce con coraggio, ho detto io alla collega Sabrina, con coraggio andare a proporsi, andare a dimostrare chi sei, andare a dire che cosa ti serve, vediamo come ti posso aiutare.
Quello che spesso si dice alle direzioni, io a qualcuno ho detto la direzione non sa esattamente quello che fai, sa esattamente quello che sei, un grande lavoratore che risolve i suoi problemi, ma non sa come lo fai e non sa quello che sei.
Allora cominciamo a misurarci, scriviamo quello che facciamo e facciamo quello che scriviamo, diamolo alle direzioni, esponiamo le difficoltà a fare quelle cose nei limiti della legge perché la illegalità è molto molto molto presente.
No? Ognuno dice non ho le porte della sala operatoria, mi manca il presidio per operare, se vogliamo ci sono anche risvolti medico-legali, ma se si dovesse operare mio figlio io stesso o cambio ospedale oppure vorrei l'ottimo.
Ecco, pensiamola così. Quindi una maggiore valorizzazione individuale è quello che vorremmo attraverso uno sviluppo delle proprie competenze per raggiungere ovviamente il 100% delle performance.
Ragione per cui il cambiamento che passa attraverso il coraggio di alcuni di noi, soprattutto chi decide, ma il coraggio di alcuni di noi, di quelli che fanno in maniera diversa, diverso non è cattivo, diverso è diverso, magari è migliore perché no, quindi niente pregiudizi, per essere sicuramente autori dei cambiamenti.
quindi far partire i cambiamenti, perché sta parola ci ritorna, perché cambiamo ogni giorno, le nuove tecnologie che arriveranno domani, la robotica che probabilmente ci mette in sfida, ci fa cambiare, per cui chi si ferma è perduto, chi si ferma è equivale a tornare indietro, perché chi passa avanti non ti vede più, magari ti passa avanti quello che meno pensi, questo è tutto.
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