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7° Corso Infermieri di Sala Operatoria Roma 13-14 maggio 2010 SESSIONE 2: FORMAZIONE E ORGANIZZAZIONE Presidenti: M.F. Panzera, M. CAaputo Moderatori: G. Digammarco, S.P. Bidone M. LEPORE Aspetti di criticità nell'organizzazione e formazione dell'infermiere nei trapianti d'organo
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Buongiorno a tutti, lavoro alle Molinette come vi ha già detto Sara e anche io faccio parte dell'AICO del Piemonte.
Lo so che non mi vedete perché l'avevo già scoperto ieri e ho visto anche che c'è la clac, per cui adesso mi sono un po' emozionata anche per quello.
Comunque vi devo parlare degli aspetti di criticità sia nell'organizzazione che nella formazione degli infermieri nei trapianti d'organo.
Per iniziare questo argomento vi devo dire che noi abbiamo avuto moltissimi problemi per quanto riguarda il centro di Torino
perché abbiamo un grosso turnover di personale quindi per quanto riguarda sia l'organizzazione che la formazione
è stato un grosso problema specialmente in quest'ultimo anno di attività del nostro centro
Comunque quando prendiamo in considerazione un trapianto dobbiamo capire che un'attività sia di prelievo che di trapianto coinvolgono come ben sapete un grossissimo numero di professionisti e che cooperano tra loro dando vita ad un processo articolato e complesso nel quale sono coinvolti diverse strutture e competenze.
Voi immaginatevi da quando viene segnalato l'organo, quindi tutto quello che riguarda l'immunologia dei trapianti, le rianimazioni eccetera, fino ad arrivare al processo di prelievo e il trapianto.
Quindi sono coinvolte sia le strutture che le competenze specifiche degli operatori, sia medici che infermieri, biologi eccetera.
Dal punto di vista organizzativo invece per quanto riguarda la mia relazione, quindi prenderò solo in considerazione quello che riguarda la sala operatoria, per giungere al trapianto si percorrono delle fasi, ognuna essenziale proprio per il raggiungimento e il buon esito dell'intervento.
quali sono queste fasi del processo
di trapianto? Allora le fasi principali
sono come vi dicevo la donazione, il prelievo e il trapianto
in questa relazione
la donazione la lasciamo un po' da parte
perché non è quello di cui mi occupo specificatamente
e invece parleremo del
processo sul prelievo
e sul trapianto
allora per riuscire a parlare di organizzazione
ho pensato mentre stendevo
questa relazione che dovevo assolutamente
dirvi qual era il contesto in cui
andavo ad operare
perché non si parla di piccoli numeri ma si parla di grossi numeri e quando i numeri sono molto importanti come in questo caso
capite che l'organizzazione assume una condottazione completamente diversa.
Quindi vi dico un po' la storia del nostro centro, noi ci siamo formati quasi tutti a Bruxelles, cioè i vecchi infermieri e i vecchi chirurghi
compreso il professor Selezioni si sono formati a Bruxelles, dopodiché nel 1990 abbiamo iniziato la nostra storia di trapianti a Torino
e come vedete man mano oltre al fatto che sono aumentati esposizialmente proprio i trapianti di organo
ma abbiamo aggiunto delle complessità sia chirurgiche che organizzative al trapianto stesso sull'adulto.
Quindi nel 1993 ad esempio abbiamo fatto il primo split che come sapete vuol dire dividere il fegato in due a livello anatomico e poterlo utilizzare per due donatori e ancora oggi si cerca di farlo il più possibile anche con centri diversi a livello italiano e quindi non solo nel nostro centro per due riceventi che saranno trapiantati presso il nostro centro ma anche una condivisione con tutti i centri di trapianto italiani e anche all'estero.
Poi nel 1995 il fegato con il rene, il domino, i trapianti del donatore vivente che sono iniziati nel 2001 ma che è un programma che è stato lasciato da parte perché abbiamo avuto un po' di problemi dal punto di vista, come diceva Rosa, etico, non tanto dal punto di vista organizzativo perché per quanto riguarda l'organizzazione sono due trapianti, cioè c'è un prelievo in sede e un trapianto ma proprio dal punto di vista etico per quanto riguarda i donatori.
perché abbiamo avuto un problema sul donatore.
Poi c'è il trapianto pancreas-fegato e per ultimo nel 2009, l'anno scorso,
siamo riusciti a effettuare un trapianto con la collaborazione della cardiochirurgia
che vedo la mia amica lì in fondo, di fegato-polmone.
E poi c'è tutta quell'attività che vedete in giallo che è quella che emoziona di più gli infermieri
ma anche se anche quello adulto emoziona un po' tutti, però quello pediatrico ci ha dato una spinta in più a livello emotivo e a livello di motivazione del personale.
Il nostro centro è formato da un day hospital, all'interno del day hospital c'è il coordinamento dei tre pianti,
c'è una transplant nurse coordinator che gestisce altri tre infermieri che sono il punto chiave del nostro centro
perché sono quelli che coordinano insieme all'immunologia dei trapianti tutta quella che è l'attività del trapianto di fegato e pancreas.
Poi c'è un blocco operatorio che è formato da tre sale operatorie, adesso in questo momento sono due perché abbiamo avuto dei problemi ma torneremo nel nostro vecchio blocco.
Una terapia intensiva che ha otto posti letto che adesso non è più una terapia intensiva dedicata esclusivamente ai trapianti di fegato ma è una terapia intensiva dell'ospedale Molinette
che noi purtroppo per le altre chirurgie riusciamo sempre a riempire di trapiantati
per cui è diventato anche un grosso problema questo per l'organizzazione dell'ospedale in generale.
Poi c'è una semia intensiva a 7 posti, un reparto di degenza di 18 posti letto
perché noi facciamo chirurgia generale.
Comunque nel reparto di degenza afferiscono anche i trapiantati nel posto operatorio
per altri problemi che possono avere nel decorso del posto operatorio.
Che cosa succede quando ci segnalano un trapianto dal punto di vista organizzativo? Per gli infermieri, perché stiamo parlando degli infermieri, il coordinatore del blocco operatorio, cioè io, vengo contattata dalla transplant nurse coordinator e decidiamo insieme, perché si decide insieme, insieme anche al chirurgo, qual è la strategia migliore per quel tipo di prelievo, per quel trapianto, quindi le tempistiche e tutto il resto.
A differenza di altri centri trapianti, per quanto riguarda noi, è prevista la figura di un'infermiera strumentista che parte a prelevare con l'equipe del prelievo.
Proprio ieri parlavo con qualcuno dei nostri colleghi e qualcuno mi ha detto che noi questo tipo di attività non la svolgiamo insieme al chirurgo perché non vogliamo dargli questa brutta abitudine.
Allora non si tratta di brutta abitudine, per quanto riguarda noi si tratta di organizzazione.
Abbiamo avuto dei grossissimi riscontri e io qui ho rivisto tantissime persone che hanno lavorato con me perché anch'io vado molto in giro per elevare organi e il riscontro è sempre stato positivo ma proprio dal punto di vista non semplicemente dell'organizzazione ma anche della collaborazione che avviene tra l'infermiera strumentista che parte con l'equipe di prelievo e conosce molto bene qual è l'attività che deve fare e quindi quali sono gli obiettivi che deve raggiungere in quel momento
e la collaborazione che c'è con l'equipe del prelievo delle sale operatorie che ci ospitano che magari sono informatissime sull'attività che devono fare ma magari anche no perché può anche essere un ospedale molto piccolo che fa un prelievo ogni sei mesi per cui questa attività non è proprio sulle punte delle dita di tutti e questo è molto importante.
Quindi questa collaborazione per quanto riguarda noi c'è sempre. So anche che ad esempio c'è in altri ospedali, vedo che ne so, gli amici di Cagliari, alle Molinette c'è per quanto riguarda il trapianto di polmone, per quanto riguarda il trapianto di rene.
Quindi in Italia c'è una mappatura molto diversa, però so ad esempio che anche a Pavia fanno una cosa di questo tipo, per cui l'organizzazione è diversa.
E poi per quanto riguarda invece il trapianto, allertiamo l'equipe di trapianto per quanto riguarda l'equipe infermieristica, il tecnico di radiologia e i laboratori di analisi.
Adesso farò riprevedire qualcuno, queste sono le pronte disponibilità giornaliere che noi abbiamo per effettuare sia i prelievi che i trapianti.
Adesso ci sono un po' di linee che si intersecano, comunque noi abbiamo nove infermieri reperibili ogni giorno e quattro OS.
Ad esempio uno strumentista viene allertato per il primo trapianto, per il secondo oppure per il prelievo, ma questo non è tanto quello che volevo dirvi.
Volevo dirvi che guardando questo schema uno si chiede come è possibile avere 9 infermieri reperibili al giorno e avere 12 infermieri in tutto, allora significa che è un carico di lavoro pazzesco.
In effetti è un carico di lavoro pazzesco però noi ci avvaliamo ed in questo c'è una grossa collaborazione all'ospedale Molinette di infermieri che provengono sia dalle reanimazioni che dagli altri blocchi operatori che fanno delle reperibilità da noi.
Quindi questo discorso non è valido per gli strumentisti perché abbiamo solo strumentisti che invece lavorano presso la nostra sala operatoria mentre per quanto riguarda le nostre anestesie abbiamo 3 o 4 anestesie che lavorano in rianimazione dove poi viene ricoverato il nostro trapiantato e quindi conoscono molto bene la realtà del trapianto e vengono come esterne come le chiamo io.
E la stessa cosa vale per gli infermieri di sale, ne abbiamo due o tre che arrivano dai altri blocchi operatori e abbiamo qualche os.
Quindi c'è una grossa collaborazione in tutto l'ospedale per poter mantenere questo tipo di reperibilità.
La cosa sarebbe diversa se, chiaramente, invece che avere un blocco operatorio come abbiamo le Molinette,
perché è un vecchissimo ospedale, non abbiamo un blocco operatorio di 20 sale, 25 sale
e quindi che ci permetterebbe di avere un numero di personale tale da poter coprire tutte le reprimibilità
non solo dell'urgenza e del trapianto ma anche di tutte le altre attività.
Purtroppo essendo strutturati con blocchi operatori molto piccoli, il blocco più grande ha 4 sale
e della clinica chirurgica e noi ne abbiamo solo tre, capite che io non posso riempire il blocco operatore di personale solo per far fronte alle reprebilità e questo è uno dei grossi problemi dell'organizzazione.
Quindi sul prelievo, che cosa diremmo all'infermiera strumentista che deve prelevare? La prima cosa è la sede del prelievo all'ora della partenza e questo già taglia fuori moltissime persone perché capite che se bisogna partire all'improvviso non tutti possiamo permetterci di lasciare tutto a casa e partire.
Se abbiamo dei figli, nell'organizzazione del lavoro, l'ora della partenza, cioè l'organizzazione che si velocizza in questo modo, dà dei grossi problemi agli strumentisti.
E questo già taglia fuori tantissimo personale.
Gli altri problemi invece riguardanti i donatori sono un'altra cosa.
Allora passiamo alle criticità.
Mi sono chiesta quali sono le criticità principali e ne ho parlato con i miei infermieri.
Quando voi pensate che dovete partire a prelevare, qual è la cosa che vi viene in mente per prima?
Quali sono i problemi che vi vengono in mente per prima?
E quindi è venuto fuori l'aspetto logistico.
L'aspetto logistico perché? Perché come sapete in Italia noi siamo divisi in NIT, OCST e AIRT,
quindi questi tre grosse interregionali dei trapianti.
E moltissime volte i prelievi si effettuano in regione, ma altre volte no.
E comunque il 90% dei prelievi si effettuano fuori sede, questo vuol dire spostarsi, quindi il problema logistico è importante perché significa che dobbiamo avere tempo per poterci spostare e devono darci la possibilità di avere questo tempo per spostarci.
E poi mi dicevano, e poi sempre di notte, perché purtroppo le commissioni si riuniscono al mattino, si decide che si può iniziare l'osservazione del paziente, l'osservazione dura 6 ore e le 6 ore sono passate e quando si arriva si arriva di pomeriggio.
poi c'è lo spostamento
logistico e si arriva di notte
si lavora di notte e questo è un grosso problema
perché molte volte
non lavori solo di notte, hai già lavorato al mattino
facendo il tuo turno
poi ti chiamano in pronta disponibilità e quindi questo è un altro
aspetto critico
la multidisciplinarietà
perché non tutti, come dico io, abbiamo la mente
aperta, quindi
riusciamo a vedere oltre
e quindi dobbiamo collaborare
velocemente con un
un'equipe che magari non abbiamo mai visto di infermieri, che non conosciamo le abitudini della sala che ci ospita,
magari abbiamo anche delle persone che non sanno esattamente come comportarsi su questo prelievo perché è la prima volta che lo fanno
e quindi bisogna amalgamarsi il più velocemente possibile e come dicevo io avere proprio la mente aperta,
riuscire a mettersi in contatto, avere empatia anche in quel senso come diceva Rosa, anche tra di noi
E non essere vissuti come certe volte può succedere, essere vissuti come quelli che rompono le scatole, che vengono di notte e che non ti fanno dormire eccetera, perché dobbiamo avere un obiettivo che è molto diverso, che deve essere quello del trapianto, quindi pensare al dopo ed entrare in empatia con il gruppo.
E questo non è sempre facilissimo, il trasferimento dell'equip e dei materiali non è tanto il trasferimento perché è chiaro che ci sono le ambulanze eccetera, il problema del trasferimento dell'equip per quanto riguarda noi non è, noi ci trasferiamo quasi sempre solo in ambulanza,
Però ad esempio io ho avuto delle strumentiste che avevano molto piacere di venire a lavorare con noi ma avevano una paura folle sia di correre in ambulanza che dell'elicottero o dell'aereo e questo bisogna prenderlo in considerazione perché non tutti abbiamo la possibilità di non aver paura dell'aereo.
E' chiaro che quando tu hai una strumentista che ti dice una cosa di questo tipo poi hai un problema e quindi anche questo è una criticità. E poi il fatto che non sia programmabile, come tutti gli interventi in urgenza non c'è nessuna programmazione e questo appunto ti dà un ulteriore stress e quindi stressa maggiormente l'infermiera che deve partire.
Cosa succede nel trapianto? Vengono allertati gli infermieri, uno strumentista della nostra anestesia eccetera e il tecnico di radiologia e laboratorio di analisi.
Diamo tutti questi orari e per quanto riguarda il trapianto adulto, tutta l'equipe infermieristica si presenta e apre la sala operatoria un'ora prima dell'arrivo del paziente in sala operatoria.
Mentre per quanto riguarda invece il pediatrico, siccome è vero adesso l'attività pediatrica è aumentata notevolmente, ma siamo un ospedale che si è sempre rivolta verso pazienti adulti, per cui anche solo per emotività del gruppo e comunque per l'organizzazione arriviamo un'ora e mezza prima.
prima, perché ci sono dei pazienti che sono veramente piccoli, noi siamo arrivati a trapiantare
dei bambini che pesavano 5 kg di 6 mesi, per cui è molto diversa l'approccio che ci può
essere tra un bambino così piccolo e un adulto, quindi l'abitudine per noi è sugli adulti.
Allora quali sono le criticità che si possono riscontrare sul trapianto?
Moltissime criticità sono quelle che si possono riscontrare anche su un prelievo, perché
Perché il pesante carico di lavoro, capite che se si effettuano i prelievi è lo stesso del trapianto.
E sono più o meno le stesse criticità che si possono avere in qualsiasi blocco operatorio in cui si fa della grossa chirurgia.
Ma non solo chirurgia addominale ma qualsiasi tipo di chirurgia.
Quindi possiamo anche parlare di criticità non solo di trapianto ma di criticità proprio nell'organizzazione della sala operatoria.
Vi dicevo la pronta disponibilità che per quanto riguarda noi è un fattore molto importante, il fattore tempo e quando parliamo di fattore tempo non parliamo solo dell'organizzazione per quanto riguarda le chiamate e le priorità
ma parliamo anche, come può succedere a volte, del fattore tempo per quanto riguarda l'ischemia dell'organo perché può succedere a volte che abbiamo dei grossi problemi sul ricevente, bisogna cambiare il ricevente all'ultimo momento e il fattore tempo lì è determinante.
Quindi bisogna essere molto più veloci nell'organizzarsi per spostare il primo ricevente e occuparsi immediatamente del secondo, perché nel frattempo l'ischemia dell'organo aumenta, quindi questo è importante come fattore.
La complessità assistenziale, è chiaro un trapianto è un intervento molto complesso che come tutti i grossi interventi ha bisogno di una grossa concentrazione del team, anche lì il lavoro notturno perché capite che quando l'equipe di prelievo rientra dal prelievo noi dobbiamo, a seconda dell'età del donatore, a seconda della perfusione dell'organo,
Ci sono tantissimi fattori che influenzano l'orario di inizio del trapianto, dobbiamo stabilire un'ora di arrivo del paziente in sala per quanto riguarda il ricevente ed è chiaro che se noi abbiamo un donatore limite non possiamo assolutamente permetterci di perdere tempo e dare un'ischemia molto lunga.
O come succede spessissimo se abbiamo dei donatori anziani e adesso i donatori anziani sono moltissimi, l'ischemia deve essere molto breve e quindi in base a quello si decide poi l'orario di apertura della sala operatoria.
Mi viene in mente invece per quanto riguarda il cuore o il polmone che invece devono essere trapiantati subito dopo il prelievo, anche lì le problematiche sono ancora diverse perché bisogna iniziare a aprire la sala operatoria addirittura mentre si sta effettuando il prelievo.
e lì ci sono dei problemi logistici perché bisogna essere assolutamente in collegamento con l'equipe di prelievo
e decidere gli orari e poi ci possono essere tantissimi altri fattori che possono influenzare
proprio i problemi sul donatore o addirittura i problemi sul ricevente perché a noi è già successo
il ricevente è dato in arresto cardiocircolatorio durante l'induzione, abbiamo dovuto cambiare il ricevente in quel momento
Questi problemi bisogna prendere in considerazione quando si parla di fattore tempo e di lavoro notturno.
La non programmabilità ve l'ho già detto e poi c'è la formazione continua perché per quanto riguarda il nostro centro ma penso anche moltissimi altri centri il turno del personale è talmente forte che siamo praticamente sempre in formazione e poi perché la complessità assistenziale sul treppianto non ci permette di non poterlo fare continuamente.
Quindi se parliamo di formazione, viene da sé, come vi avevo detto, turno del personale, dicevo a qualcuno dei miei colleghi, già solo in questi due mesi noi abbiamo avuto 4 infermieri che sono andati via.
Voi capite che se stiamo parlando di grossi numeri, di 100 infermieri è un discorso, ma su un potenziale di 16 infermieri, 4 infermieri in meno, per noi vuol dire proprio non riuscire neanche più a galleggiare e questo è diventato un grosso problema.
La cosa che mi fa molto piacere è che quelli che diciamo tra virgolette abbandonano l'attività in sala operatoria non l'abbandonano perché non sono motivati ma perché hanno dei grossi problemi personali oppure perché vanno in pensione oppure perché non hanno la possibilità di dedicare così tanto tempo e non perché non è interessante come lavoro.
E questa è una cosa che ci arregla un pochettino, non tantissimo ma abbastanza.
La mancanza di tempo perché per quanto riguarda l'aggiornamento, come diceva la nostra collega prima,
mi è piaciuto molto perché l'aggiornamento si fa anche all'interno, durante il lavoro,
mentre ci si occupa dell'organizzazione si fa anche formazione.
Io quando ho scritto mancanza di tempo intendevo anche per la formazione esterna,
quindi dei corsi di aggiornamenti
eccetera
questo per noi è stato un problema
però ho visto che c'è molto coesione
tra il gruppo e cerchiamo sempre
di riuscire
anche solo una persona per volta
ma andare a tutti i corsi di aggiornamento
che ci interessano particolarmente
e facendo gruppo
tutto il team riesce
a supportare la persona
che in quel momento manca
e quindi questo ci ha aiutato tantissimo
Poi le capacità comunicative io le ho aggiunte perché non sempre, e questo l'ho notato quando facciamo tutoraggio per quanto riguarda gli strumentisti specialmente, oppure avendo questi infermieri esterni facciamo da tutor per gli infermieri esterni prima di riuscire a lasciarli da soli in reperibilità.
Ecco, mi sono accorta che non tutti, ma questo è fisiologico, è normale, abbiamo delle capacità comunicative tali da riuscire a fare da tutto, quindi magari, infatti moltissime volte io chiedo agli infermieri se preferiscono essere seguiti da uno strumentista piuttosto che da un altro, perché non tutti abbiamo, magari siamo dei bravissimi professionisti a livello tecnico ma a livello di comunicazione non abbiamo qualcosa in più che ci permette di poi di entrare in empatia con il collega.
Poi la disumanizzazione, ve l'ho segnata perché per noi è importante, perché in sala operatoria molte volte discutiamo sul fatto che siamo molto tecnici, sappiamo fare benissimo tutto, la monitorizzazione non è un problema,
Qualsiasi tipo di emergenza viene gestita benissimo e poi però cadiamo su delle cose che sono importantissime come il fatto del rapporto, anche poco, anche quell'istante che hai di approccio col paziente però cadiamo in questo problema.
E ce ne siamo accorti moltissimo con i bimbi perché con i bambini chiaramente vengono accompagnati dai genitori eccetera e lasciamo quella mezz'ora in una stanza che abbiamo adibito per questo per poter mettere in contatto il genitore con l'infermiere di neurosanestesia solitamente che si occuperà poi del bambino.
E quindi iniziamo ad iniettare ad esempio l'ipnovel per via rettale con la mamma eccetera e in questo dobbiamo essere dei buoni comunicatori e quindi dobbiamo poter avere una grossa empatia anche con i genitori ma non solo sui bambini.
Noi ce ne siamo accorti perché il problema più grosso l'abbiamo avuto sui bambini ma ne abbiamo discusso e dobbiamo anche riportare questo problema, questo tipo di approccio anche sull'adulto perché merita la stessa cosa.
Poi ho messo due punti che mi stanno un po' a cuore che sono l'infermiere unico e ho messo punto di domanda perché anche ieri ho sentito il nostro presidente Laico Mancini che diceva io preferisco l'infermiere unico.
Dal punto di vista organizzativo è vero, avere un infermiere unico significa che tu non devi assolutamente avere il problema di chiudere o di non effettuare un intervento chirurgico perché magari in quel momento ti manca lo strumentista, è vero.
però dal punto di vista della motivazione
io ho visto che per noi non è proprio così
intanto da noi l'infermieri unico non esiste
nella formazione degli infermieri che vengono nella nostra sala operatoria
è chiaro che si inizia sempre da infermieri di sala operatoria
perché devi sapere da dove vivi, cos'hai, quali sono le possibilità, dove è il materiale
insomma tutte queste cose tecniche
però poi io chiedo agli infermieri che cosa preferiscono
E' chiaro che nel momento in cui io ho un intervento e devo supportare il chirurgo, un infermiere di sala è capacissimo, se poi è stato addestrato anche per fare lo strumentista, di strumentare.
Ma non obbligo ad esempio tutti a ruotare, perché secondo me poi bisogna anche guardare le capacità personali di ognuno di noi e in questo c'è una forte motivazione.
Per cui se c'è qualcuno che conosce molto bene l'attività di infermiera di sale, quindi questo deve essere uguale per tutti, ma poi preferisce fare la nostra anestesia o la strumentista, per quanto riguarda me non c'è nessun problema.
Però questo è molto discutibile, infatti volevo poi chiedere cosa ne pensate. E poi per ultimo ho lasciato l'inserimento degli OSS perché da noi era già stato fatto un progetto qualche anno fa, avevano fatto un progetto per l'inserimento degli OSS con tutte le attività che potevano fare gli OSS in sala operatoria.
per adesso io so che in molti ospedali
tipo il Mauriziano di Torino eccetera
hanno già inserito formalmente
gli os nell'attività chirurgica
invece per quanto riguarda noi no
è ancora lasciato molto a quello che è
la decisione del coordinatore
e adesso
viste anche le condizioni in cui ci troviamo
sto iniziando più in piano anch'io a capire
in che attività
posso inserirli
e parlando con una collega di Milano
ad esempio lei mi aveva detto che anche nei trapianti
d'organo, lei riesce ad inserire
un os insieme
all'equipe con l'anestesia
e lo strumentista
io a questo non ci sono ancora arrivata
allora che cos'è che possiamo fare?
quando vi dico
che cos'è che possiamo fare
non riguarda secondo me solo
il trapianti d'organo ma riguarda un po'
tutte le saloperatorie, ne abbiamo già parlato in questi giorni
acquisire conoscenze teorico
pratiche rivolte a migliorare la qualità dell'assistenza
e la sicurezza del trapianto
io ho scritto del trapiantando ma in realtà
del paziente operato. Rigida e continua formazione, quindi abbiamo già parlato anche oggi della formazione con il personale dedicato all'attività clinico assistenziale, applicare come dicevamo le procedure, i protocolli, utilizzare il checklist, in questo caso stavo dicendo anche una collega prima, è molto importante ad esempio per quanto riguarda noi la tracciabilità dell'organo, perché non ci avevamo mai posto il problema della tracciabilità,
Sì, viene prelevato, sappiamo chi è l'equipe che lo preleva, compiliamo una scheda in cui noi scriviamo come è andato il prelievo, come è andata la perfusione eccetera, ma in realtà non lo tracciamo, quando io arrivo in sede e non c'è nessuno in sala operatoria io deposito il frigo con l'organo in sala operatoria e poi non ho nessuna tracciabilità.
Per cui adesso stiamo elaborando delle schede in cui scriviamo chi l'ha portato, se c'era ghiaccio, a che temperatura era, quindi mettiamo un termometro nel frigo per sapere se la temperatura è quella giusta.
Insomma stiamo cercando di elaborare delle checklist in questo senso, applicare e migliorare gli standard di sicurezza con il coinvolgimento di tutto il personale, un coinvolgimento attivo per aumentare la motivazione professionale, poi io ho scritto facilitare il processo di scoperta e di valorizzazione delle potenzialità del personale e poi volevo parlarvi anche del livello di competenza sviluppati sul campo.
Perché ci sono moltissimi infermieri, io ho perso un infermiere adesso che è andato in pensione che era un generico, che era una persona squisita, aveva una potenzialità pazzesca e seppur era solo un generico però aveva sviluppato delle potenzialità e delle competenze sul campo che erano notevolissime.
Per cui in questo senso. Aiutare a superare le conflittualità del gruppo perché come sapete specialmente in uno stato operatorio ci sono dei grossi conflitti e quando la gente è stanca e io ho visto che aumentano a dismisura per cui anche solo una piccola cosa può diventare un lago e quindi in questo senso bisogna cercare assolutamente di riunirsi e di cercare di minimizzare i conflitti negativi.
vi ho già parlato
della disumanizzazione del nostro operato
conservare il ruolo di tramite comunicativa
anche questo con la persona che assistiamo
lavorare sul senso di appartenenza
del gruppo
naturalmente condividendo
gli obiettivi
perché moltissime volte lavoriamo in gruppo
ma non tutti conoscono bene l'obiettivo
e non sono condivisi
specialmente
e poi per ultimo vi ho lasciato
utilizzare delle schede di formazione
valutazione per l'inserimento di nuovi operati all'interno della sala operatoria e questo lo stiamo facendo perché un gruppo infermieristico ha elaborato queste schede per la formazione dei neoassunti ma possiamo anche non parlare solo delle schede dei neoassunti ma ad esempio io la sto utilizzando in questo momento per l'inserimento degli os nelle attività di sala operatoria, proprio all'interno della sala operatoria
e ci sono dei momenti, ci siamo dati naturalmente dei tempi per cui l'inserimento dell'assunto
in base anche all'attività che svolgeva prima perché capite che se mi arriva un infermiere
che arriva dalla dialisi come mi è successo avrà bisogno di un po' più di tempo per essere inserito
mentre se invece ho un infermiere che ha già avuto un'attività in un'altra sala operatoria
dovrà solo poi prendere più conoscenza del posto.
Per cui hanno elaborato queste schede per la formazione dove ci sono dei vari step, ci siamo dati dei tempi, ad esempio per l'infermiere di sala operatoria ci sono tre settimane, per l'infermiere di anestesia quattro, per l'infermiere strumentista sei, per effettuare la prima valutazione.
La valutazione si effettua sia col tutor che con il coordinatore e poi c'è un momento di autovalutazione perché abbiamo pensato che l'infermiere potesse prendere più consapevolezza di quella che era la formazione in quel momento.
E quindi tutto questo poi ci dà la valutazione globale e alla fine di tutto questo percorso possiamo dire che l'infermiere può decidere poi se in effetti non interessa stare in saloperatore, speriamo di sì, oppure se decide che non è il percorso adatto a quello che è la sua professionalità.
Insieme a questo c'è un master in chirurgia che è nato tre anni fa alle Molinette e anche questo master forma infermieri, loro dicono infermieri globali, sia per quanto riguarda l'anestesia, quindi fanno tirocinio presso la nostra sala operatoria, sia come infermieri di sala che come anestesia che come strumentisti e hanno una visione un po' globale della sala operatoria.
Tutto qui, la formazione che facciamo è quella.
Buongiorno a tutti, mi chiamo Flavio Battistutta, lavoro come infermiere strumentista all'ospedale di Bonfalcone, provincia di Gorizia.
Prima la collega, non solo lei, ho visto anche come traccia nell'acquisizione delle CM, delle domande,
del merito all'OS, all'operatore sociosanitario che lavora nelle sue operatorie.
volevo chiedere
la funzione
cioè le competenze dell'OS
nella sala operatoria
ad alta criticità soprattutto
in cosa
consistono perché
ci deve essere una grossa confusione
anche a livello normativo
soprattutto qui in Italia
cioè si sono
introdotte le OS
non si sa come perché
primitivamente
dovevano essere inserite a livello assistenziale nelle case di riposo. Poi ovviamente fatta
la legge in Italia si trova sempre non solo una via ma più vie per il cronico problema
e la criticità della mancanza di infermieri in Italia. Quali sono le competenze che avete
che avete dato alle OSS nella vostra sala?
Allora intanto se andrò un po', ti dico qual è la mia esperienza, io ti parlo solo della mia esperienza.
Allora intanto noi non le abbiamo ancora introdotte le OSS, l'introduzione che ho fatto io dell'OSS
e siccome noi non abbiamo una centrale di sterilizzazione che lavora per le sale operatorie
io le ho introdotte nella sterilizzazione, quindi nella preparazione dei pacchi,
nella conteggio dei ferri insieme allo strumentista eccetera.
Per quanto riguarda la sala operatoria vera e propria nell'attività di sala, per adesso ho stabilito solo che durante l'attività di elezione l'OS possa affiancare gli infermieri di sala in sala, quindi non è autonomo e non sta mai da solo in sala, nonostante il fatto che sia previsto che questo sia possibile perché io ho anche la nurse d'anestesia,
Quindi siccome gli standard richiedono solo due infermieri e quindi anche un OSS, questo potrebbe essere fattibile.
Per quanto riguarda me io non lo faccio perché la complessità degli interventi che facciamo è talmente alta che in questo momento non possiamo farlo, anche se mi manca il personale.
So che però nella scheda di esempio di formazione ci sono delle attività che l'OSS può svolgere in affiancamento, in autonomia, insomma le solite cose che sappiamo tutti.
E stanno cercando proprio le molinette in questo momento di fare questo tipo di lavoro, di capire se l'OS può essere utilizzato in sala operatoria e quali sono le competenze specifiche e per questo stiamo lavorando proprio su quello.
Se poi io ti dico quello che penso, per quanto riguarda me è un grosso problema, perché un conto è inserire un OS e sarà quello che farò penso, il mattino in una chirurgia di elezione, chiamiamo di elezione, quindi vuol dire ambiente protetto, vuol dire che in qualsiasi momento l'infermiere che sta nella sala operatoria accanto può intervenire se ci sono dei problemi o se l'OS appunto, visto che non può utilizzare la macchina del recupero, ci sono delle cose che non può fare.
E se l'anestesia è impegnata diventa veramente un problema. Allora un conto è l'ambiente protetto della chirurgia di elezione, un conto è avere un os che fa l'infermiera di sala in un intervento di trapianto di fegato che magari in quel momento sta sanguinando o ha dei grossi problemi.
Io non me la sento, io in questo momento per quello che è la preparazione degli OS che ho, in questo momento no.
È chiaro che il coordinatore deve però valutare molto bene, non è detto che tutti gli OS che tu hai nella tua sala operatoria debbano poter svolgere questo tipo di attività.
Il coordinatore secondo me valuterà in base alle competenze che ha, in base alla preparazione, anche alle conoscenze proprio teorico cliniche che ha l'OS di poterlo inserire oppure no.
Sì, però il MIGEP, non so se qualcuno conosce già il MIGEP, cosa sia, è l'associazione che ingloba già le OS, gli ex infermieri generici e le pericolcrici.
Vi do queste notizie, cliccate su internet e vedete quante notizie ci sono in merito alle OS.
Tra queste figura un consiglio da parte del Presidente del Minge affinché le OSS non siano presenti nelle sale operatorie per conteggio garzatura, applicazione placche, posizionamento pazienti, cioè loro controllo e diffusione della flebo.
sul sito, proprio, non sto dicendo bagianate, io credo nell'infermieristica, ho avuto un
lungo percorso formativo fino ad arrivare alla laurea, adesso in pochi mesi, qua in
Italia in pochi anni si sta distruggendo quello che gli altri colleghi europei non si sono
sono permessi o hanno evitato che questo succedesse, perché c'è la figura dell'aiuto
infermiere in sala in Francia, in Germania, in Svizzera, l'OS compare in Svizzera dopo
tre anni di corso, qui in Italia basta qualche ora, 300, 600, è incredibile, però bisogna
a partire da chiedersi, io voglio lavorare con una figura reale, non fittizia, l'OS
cosa rappresenta per me? Da un punto di vista penale, legislativo, il magistrato che mi
può chiamare è l'OS che ha controllato, io sì, devo supervisionarlo, ma in quel momento
io ero occupato purtroppo a fare altro, perché non posso supervisionare una persona che in
in teoria dovrebbe essere già qualificata, ma invece non lo è.
E' quello che ti ho detto, l'anestesia non sempre può...
Comunque c'è qualcun altro, aspetta.
C'era qui un intervento in prima fila, potete mica portare il microfono.
Comunque in linea di massima attività, bassa complessità, altamente standardizzabili
che vanno dallo smaltimento rifiuto al portantinaggio, allo smaltimento dei rifiuti appunto,
al trasporto materiali, campioni biologici, collaborazione nel ricondizionamento container.
Io sono Salvatore Giampiccolo, per dirla con parole molto semplici che l'uso dell'OS in sala operatoria non dipende dalla complessità più o meno grande ma dipende dalla delega che l'infermiere dà a queste figure.
Io dico questo, che se lui lavora con me lui fa solo quello che dico io, se non dipende da me non è un problema mio, l'importante è che sia scritto da chi dipende.
Per cui se il coordinatore infermieristico ritiene in una situazione a bassa complessità di utilizzare l'OSSE è un problema del coordinatore infermieristico, l'importante è che sia scritto, che ne risponde lui e non ne risponde l'infermiere della sala accanto.
Questo è quello che penso io. Scusate, questo è quello che è scritto perché io in qualità di infermiere sono responsabile uno perché scelgo la persona e due perché devo vigilare su quello che fa la persona.
Quindi io dico che loro non hanno autonomia e quindi da qualcuno devono dipendere. Allora se sono con me in sala decido io quello che fanno, non lo decide il coordinatore. Se lo decide il coordinatore vuol dire che lo responsabile è il coordinatore e non l'infermiere di una sala accanto.
Ricordiamo che gli OS hanno un profilo di competenza come l'infermiere.
parlate gentilmente
parlate
gentilmente uno per volta
e riserverei a questo argomento
ancora 5-10 minuti perché se no
le prossime relazioni
ok, ultimo intervento
sugli ossi
sono Oriente, strumentista del blocco
operatoro di Vasto, volevo dire
riportare un attimino la figura dell'osso
è una figura di pura convenienza
farlo entrare o non
non entrare in un blocco operatorio o in quant'altro, di convenienza di chi ci dirige,
perché praticamente è in maniera strisciante, si fa passare come se fosse un sostituto degli infermieri.
Loro, ci dobbiamo ricordare che sono delle figure che sono partiti come agenti tecnici,
hanno fatto un corso, opinabile o no, della durata di quanto hanno durato questo corso,
di ciò che hanno imparato e li si vuole trasformare in dei surrogati degli infermieri,
Ma non lo saranno mai e non lo devono essere. Ad esempio con molta leggerezza sentivo dire il rifacimento praticamente dello strumentario, questo è molto grave perché un rifacimento di uno strumentario non è cosa di bassa complessità perché dopo questo strumentario soprattutto se un OS va a riconfezionare un kit monouso che può essere utilizzato in sede di urgenza,
il collega strumentista lo deve aprire
e deve praticamente strumentare
non potendo nemmeno avere l'opportunità
di rivedere, revisionare
questi ferri, non è un fatto
medico legale giusto
assolutissimamente, quindi
in sala operatoria, per esempio noi
a Basto ne avevamo due, sono stati
allontanati, sono stati mandati
dove gli compete, nei reparti
e dove devono dare assistenza
ai pazienti e basta
Sì, ultimo intervento
Io volevo soltanto aggiungere una cosa, che forse tutto quello che si dice a proposito degli OS nei blocchi operatori è giusto o forse è tutto sbagliato.
Perfetto, aggiungerei che probabilmente l'introduzione della figura dell'OSSA ha molto più di politico sindacale che non di effettiva utilità, ma io per esempio nel blocco operatorio che coordino ho tre OSSA, tre e mezzo visto che ce n'è una part time, che si occupano esclusivamente di sterilizzazione dopo aver fatto un corso di un anno ma della quale però la responsabilità ultima rimane della strumentista designata.
Loro preparano i set, lavano i ferri, controllano, partecipano attivamente a tutto ciò che è la fine dell'intervento al momento in cui lo strumentista ha fatto il controllo e consegna loro i cesti e le griglie con i ferri usati, ma la firma ultima, e qui credo che si possa legare al discorso che faceva il collega, è di un infermiere che certifica che quell'OS che ha fatto un anno di corso, che ha un attestato eccetera, ha fatto quello per cui è stata data la delega.
la preparazione dei feri chirurgici
grazie
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