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23° CAD anno 2012 9° Corso Infermieri di Sala Operatoria 3° SESSIONE ASPETTI LEGALI DELLA PROFESSIONE INFERMIERISTICA IN SALA OPERATORIA Moderatore: S. Forlenza (Battipaglia SA) Consenso informato infermieristico? C. Pulica (Verona)
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L'altra relazione doveva essere fatta dall'avvocato Chiara Pudice che tra virgolette è anche l'avvocato legale dell'associazione AICO Italia
e che è un avvocato, una bravissima avvocata che sta sempre a disposizione per tutte le contese eventualmente infermeristiche
oppure che noi ne rivolgiamo anche attraverso il sito, quindi vi invito a visitare il sito aicoitalia.it dove troverete tutte queste informazioni, però ci ha comunque voluto testimoniare la sua presenza con un video dal titolo Consenso informato in femministico,
Un video che effettivamente nel guardarlo ci può dare qualche altro spunto in più magari di termini o di metodologia legale che noi possiamo sapere.
La regia se è pronta può mandare il video.
mediche. Il malato può decidere se vuole essere curato per una malattia e ha il diritto
dovere di conoscere tutte le informazioni disponibili sulla propria salute, chiedendo
al medico ciò che non è chiaro. Inoltre deve avere la possibilità di scegliere in
modo informato se sottoporsi a una determinata terapia o a un esame diagnostico. La legislazione
italiana è risalente in materia di corso in suo informato. L'articolo 32 della Costituzione
sancisce che nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se
non per disposizione di legge, in sintonia con il principio fondamentale della inviolabilità
della libertà personale sancito dall'articolo 13 della Costituzione stessa. Principi simili
sono validi comunque anche in altre nazioni. L'ordinamento giuridico italiano ha ratificato
la Convenzione sui diritti dell'uomo e sulla biomedicina sottoscritta ad Oviedo. La Convenzione
di Oviedo dedica alla definizione di consenso un intero capitolo. Stabilisce che un intervento
nel campo della salute non può essere effettuato se non dopo che la persona interessata abbia
dato consenso libero di informato. Questa persona riceve innanzitutto un'informazione
adeguata sullo scopo e sulla natura dell'intervento e sulle sue conseguenze e sui rischi. La persona
interessata può in qualsiasi momento liberamente ritirare il proprio consenso. La Convenzione
La Convenzione d'Ovido stabilisce inoltre la necessità del consenso di un rappresentante del paziente nel caso in cui questo sia un minore o sia impedito ad esprimersi.
Infine, la Convenzione stabilisce che i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte di un paziente
che al momento dell'intervento non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione.
Una direttiva europea del dicembre 2009 poi, rende il consenso informato obbligatorio per tutti i tipi di vaccinazione.
Quindi il consenso informato ha valore legale di liberatoria per i medici e le aziende, ad esempio, che producono il farmaco somministrato per le richieste di risarcimento per eventuali danni provocati alla salute del paziente dal trattamento sanitario.
Il trina del consenso informato è un fondamentale riconoscimento della libertà di disporre della propria salute da parte del cittadino.
2. Il consenso deve essere scritto nel caso in cui l'esame clinico o la terapia medica
possano comportare gravi conseguenze per la salute e l'incolumità della persona.
Se il consenso è rifiutato, il medico ha l'obbligo di non eseguire o di interrompere
l'esame clinico o la terapia in questione.
3. Il consenso scritto è obbligatorio, ad esempio, quando si dona o si riceve sangue,
si partecipa alla sperimentazione di un farmaco o negli accertamenti di un'infezione d'HIV,
di un trapianto del reno tra viventi, interruzione volontaria della gravidanza, rettificazione
in materia di attribuzione di sesso e nell'appropriazione medicalmente assistita. Negli altri casi,
soprattutto quando è consolidato il rapporto di fiducia tra il medico e l'ammalato, il
consenso può essere solo verbale, ma deve essere espresso direttamente al medico. In
ogni caso, il consenso informato dato ad un malato deve essere attuale, dove cioè riguardare
una situazione presente e non una situazione futura. Può essere revocato in qualsiasi
momento dal paziente e quindi gli operatori sanitari si devono assicurare che rimanga
presente per tutta la durata del trattamento. Se la cura considerata prevede più fasi diverse
e separabili, la persona malata deve dare il suo consenso per ogni singola cura. Il
consenso informato a una determinata cura può essere espresso anche da un'altra persona
solo se questa però è stata delegata chiaramente dal malato stesso. Il titolare del bene giuridico
tutelato è il paziente. Se il minore è incapace di intendere di volere, unicamente all'incapace
di intendere di volere, il legale rappresentante sarà colui che verrà chiamato ad esprimere
il consenso. Il consenso dei parenti prossimi non ha alcun significato legale. In caso di
minore, al medico compete la decisione clinica che va adottata tenendo in conto l'opinione
dei genitori e dove possibile la volontà del soggetto. Nell'eventualità di urgenza
e necessità, il dissenso dei genitori non deve condizionare l'operato medico. Se vi
è difformità tra le decisioni del soggetto esorciente e la potestà, il genitore o il
tutore, di rifiuto di cure e diritto alla vita dell'incapace, il medico non potendosi
sostituire a lui ha il dovere di informare il giudice competente perché eventualmente
adotti provvedimenti d'urgenza e nel caso di impossibilità di un suo intervento dovrà
agire sulla base dello stato di necessità o del consenso presumibile di quest'ultimo.
il consenso informato pertanto è fondamentale, è fondamentale richiederlo ed è fondamentale
fornire al paziente un quadro clinico il più chiaro possibile, le uniche eccezioni all'obbligo
del consenso informato sono situazioni in cui la persona malata ha espresso esplicitamente
la volontà di non essere informata e vedremo in seguito come anche addirittura il codice
odontologico degli infermeri lo prevede. Le condizioni della persona siano talmente gravi
e pericolose per la sua vita da richiedere un immediato intervento di necessità e urgenza
indispensabile, in questi casi si parla di consenso presunto, casi in cui si può parlare
di consenso implicito, per esempio quelle cure di routine o quei farmaci prescritti
per una determinata malattia nota. Si suppone infatti che in questo caso sia consolidata
all'informazione e del consenso relativo, in caso di rischi che riguardano conseguenze
atipiche, eccezionali ed imprevedibili di un intervento chirurgico, che possono causare
ansie e tumori inutili, se però il malato richiede direttamente questo tipo di informazioni
il medico deve fornirla e i trattamenti sanitari obbligatori. Al consenso informato sono obbligati
tutti gli operatori sanitari, dai medici agli infermieri a tutti coloro che esercitano un'attività
in ambito sanitario. Entrando nel merito di quello che può riguardare voi, quindi il consenso
infermato che potrebbe inurire la professione infermieristica, è importante sottolineare
alcune importanti novità. L'infermiere e il ruolo dell'infermiere negli ultimi anni
è cambiato sensibilmente, in particolare con la legge 43 del 2006, una legge che chiaramente
ha ricondotto la figura dell'infermiere da uno schematismo riduttivo, da una posizione
di ancillarità rispetto alla professione medica, dall'esecuzione di meri atti semplici
ad un sistema decisamente più articolato, ad un cresciuto bagaglio di competenze teoriche
e pratiche, quindi ad una posizione di collaborazione e quindi ad una posizione di maggiore responsabilità
nel processo di assistenza. Si assiste pertanto ad una espansione della professionalità infermieristica
che trova chiaramente il limite, anche successivamente per quanto riguarda il consenso informato,
nelle competenze previste per le professioni mediche e per tutte quelle altre professioni del ruolo sanitario.
L'infermiere quindi svolge un'attività che ormai è da definirsi un'attività intellettuale
ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2229 del Codice Civile, per l'esercizio dell'attuale
quindi viene richiesta una specifica competenza. È dotato e contraddistinto da un'autonomia
professionale, da un'iscrizione all'albo e da un esercizio professionale regolato dalle
leggi. La prestazione infermieristica d'opera intellettuale quindi è l'espressione di un
un accordo contrattuale tra l'infermiere e il paziente, con cui l'infermiere garantisce
una propria capacità personale di esercitare una funzione complessa che dispone di conoscenze
generali e specifiche, quindi dotato e munito di una determinata competenza. Quindi comporta
tutto ciò che l'infermiere viene chiamato a rispondere di una propria responsabilità
nell'esercito delle proprie funzioni, una responsabilità che è civile ma anche penale.
Questo comporta pertanto che si richiede all'infermiere una maggiore e sempre più importante competenza.
Si passa pertanto da un'eteronomia all'autonomia professionale e decisionale, ad una mansione
fino a se stessa, ad un risultato che viene richiesto all'infermiere. Quindi da una mera
posizione di assistenza al medico si parla di un'assistenza al paziente, da un'assistenza
su chiamata ad un'assistenza programmata con l'iter preciso delle funzioni da svolgere,
una capacità di gestione e programmazione con metodi organizzativi di rilevo, una capacità
di scelta assistenziale e una verifica dei risultati, quindi una maggiore consapevolezza
nell'agire professionale, quindi l'infermiere risulta in prima persona nell'ambito dell'attività
che svolge, quindi questo comporta una maggiore responsabilità, una maggiore responsabilità
sia in ambito penale che in ambito civile. Che cosa significa questo con riferimento
a quanto stiamo trattando e con riferimento al consenso informato? Vuol dire che il ruolo
dell'infermiere viene giocato anche in questo particolare frangente e questo è decisamente
rafforzato anche dalla circostanza che il nuovo codice biontologico cui gli infermieri
sono chiamati a rispondere prevede con precisione un ruolo dell'infermiera anche con riguardo
al consenso informato, con in particolar modo riferimento all'articolo 23 si precisa che
l'infermiera riconosce il valore dell'informazione integrata multiprofessionale e si adopera
affinché l'assistito disponga di tutte le informazioni necessarie ai suoi bisogni di
vita. Il fine della richiesta del consenso informato pertanto è quello di promuovere
l'autonomia dell'individuo nell'ambito delle decisioni sulla sua salute. È doveroso
evidenziare che ottenere il consenso agli interventi terapeutici non consiste in una
semplice sottoscrizione di un foglio di carta. Il consenso deve significare partecipazione,
consapevolezza, libertà di scelta e di decisione della persona. La validità del consenso è
connessa ad una preventiva e completa informazione, quindi il consenso informato non va inteso
come un antiempimento burocratico cui l'infermiere è chiamato anche al supporto del medico,
bensì un momento di alleanza terapeutica fondamentale per affrontare in modo corretto
alla malattia. Anche l'articolo 24 del codice dentologico del 2009, cui il professionista
infermiere è chiamato ad adeguarsi, precisa che l'infermiera aiuta e sostiene l'assistito
nelle scelte, fornendo informazioni di natura assistenziale in relazione ai progetti diagnostico-terapeutici
e adeguando la comunicazione alla sua capacità di comprendere. In questo frangente interviene
nel ruolo dell'infermiere anche da un punto di vista umano, in modo tale da poter garantire
di recepire in modo diverso, a seconda dell'età del soggetto, delle condizioni psicofisiche,
sociali e culturali, le informazioni. Quindi un consenso senza un'aviduata informazione
viene sentito come un consenso strappato, spersonalizzato, senza basi di autenticità.
E come dicevo sopra, al senso dell'articolo 25 del codice diontologico, l'infermiere rispetta
la consapevole ed esplicita volontà dell'assistito di non essere informato sul suo stato di
salute, purché la mancata informazione non sia di pericolo per sé o per altri. Questo
ad evidenziare come, modificandosi il ruolo dell'infermiera nell'ambito della struttura
sanitaria, si modificano le sue responsabilità, i suoi ruoli e i suoi compiti. È chiaro che
il ruolo di un'infermiera è diverso da quello del medico nell'impartire le necessarie informazioni.
Quali può essere il ruolo in questo senso? Diciamo che l'infermiere può presenziare quelle testimonie al processo di informazione e raccolta del consenso informato all'atto medico, quindi può aiutare il paziente nel far chiarezza fra le sue idee circa l'informazione ricevuta dal medico in totale e piena corrispondenza con quanto dispone il codice diontologico testè letto.
L'infermiere rileva l'effettiva comprensione di quanto comunicato o sollecita un'ulteriore spiegazione del medico se le perplessità del paziente sono tali da renderlo inconsapevole al lato della firma.
Quindi l'inconsapevolezza rende nulla il consenso informato ed in tal senso potrebbe intervenire una responsabilità dell'infermiere laddove non abbia fornito ulteriori chiarimenti a fronte della richiesta del paziente.
Controlla che la documentazione relativa al consenso informato sia presente nella cartella clinica
prima che le prestazioni per le quali è richiesto vengano erogate.
Per prestazioni professionali autonome e diagnostico-terapeutiche connesse all'ambito collaborativo
con altri professionisti, l'infermiera è comunque tenuta a dare comunicazione esaustiva
e ad operare solo quando è certo che il paziente abbia compreso realmente ed accettato la prestazione stessa,
ricordando che il consenso deve essere attuale, deve cioè riguardare una situazione presente e non futura
e che può essere in ogni momento revocato dal paziente.
A tal scopo quindi l'infermiere si deve assicurare che il consenso rimanga presente per tutta la durata del trattamento
chiaramente se questo prevede fasi diverse e separabili.
Questo a chiarirvi in linea di massima che il ruolo dell'infermiere è distinto dal ruolo del medico anche nell'ambito della prestazione delle informazioni necessarie per l'acquisizione del consenso, però è diverso ma complementare, per cui l'intervento dell'infermiere risulta fondamentale anche in questo senso,
anche alla luce della nuova posizione che l'infermiere sta occupando nell'ambito delle prestazioni
sanitarie. La giurisprudenza che si è formata sino ad oggi ha preso in considerazione chiaramente
il consenso infermato prestato o non prestato a fronte di un'attività svolta dal medico
e quindi sentenze che vedano in primo luogo la responsabilità dell'infermiere non se ne trovano, sono piuttosto rare, però è evidente che modificando il ruolo dell'infermiere
nell'ambito dell'esercizio della sua professione, si può verificare una chiamata in correità, una chiamata in responsabilità anche dell'infermiere
laddove si verifichino i problemi collegati al consenso informato. In linea generale, come si sta comportando la giurisprudenza
di fronte alle problematiche del consenso informato e dell'assenza del consenso informato?
Quello che vi posso dire in estrema sintesi e soprattutto molto velocemente senza avere la pretesa di essere esaustiva, vi posso dire che la situazione si sta evolvendo nel corso degli anni e diciamo che da posizioni estremamente rigide ed estremamente gravose per chi esercita una professione medica si è passate a posizioni decisamente più morbide o comunque più comprensive,
se così le possiamo definire. Posso farvi una velocissima carellata, nel 1992 c'è stata una sentenza della Cassazione, la nota sentenza Massimo, che ha addirittura considerato il medico che in assenza di necessità e di urgenza terapeutica
avesse sottoposto il paziente ad un intervento operatorio più grave rispetto a quello per il quale il paziente avesse dato già il proprio consenso e che avesse comportato la morte o comunque una lesione del paziente, il medico avrebbe risposto di reato di lesioni volontarie.
Questa posizione è stata mitigata nel corso degli anni e con una sentenza del 2001, la sentenza barese, si è ritenuto che in tema di trattamento medico chirurgico, qualora in assenza di urgente necessità si fosse proceduto a effettuare un'operazione diversa da quella per la quale era stato prestato il consenso e si fosse replicato un evento lesivo,
il medico non era chiamato a rispondere di un uccidio preterio interzionale, comincia ad essere contemperata l'esigenza della libera gestione del proprio corpo e della propria salute a un diritto fondamentale alla salute.
Con la sentenza di marzo 2001, la cosiddetta sentenza Cicarelli, si è sempre nell'ottica di cui vi parlavo sopra,
previsto che l'agire del chirurgo sulla persona del paziente contro la sua volontà, ad esempio,
non configura più un reato grave ma può configurare figure di reato che possono prevedere anche la violenza privata
che rappresenta una forma di reato molto meno grave della lesione personale o dell'oncidio pre-permitenzionale. Trova ecco questa mitigazione della posizione della giurisprudenza anche in merito al consenso informato o all'assenza del consenso informato o un consenso informato diverso rispetto a quanto poi effettivamente viene operato,
in cui si sottolinea che la legittimità in sé dell'attività medica richiede per la sua validità e la sua concreta liceità, in principio, senza dubbio, la manifestazione del consenso del paziente che costituisce il presupposto di liceità del trattamento medico-chirurgico afferendo alla libertà morale del soggetto e della sua autodeterminazione,
nonché alla sua libertà fisica intesa come diritto al rispetto della propria integrità
corporea e sono indubbiamente tutti profili riconducibili al concetto di libertà della
persona tutelata dall'articolo 13 della Costituzione. Non sarebbe configurabile in capo al medico
un diritto di curare con espressione di una posizione soggettiva qualificata derivante
dall'abilitazione all'esercizio della professione, però si evidenzia in questo caso che il medico
deve essere sempre legittimato ad effettuare il trattamento terapeutico giudicato necessario
per la salvaguardia della salute del paziente affidato alle sue cure, anche in mancanza
di un esplicito consenso, questo perché qualora il medico effettui un trattamento che viene
Si potrà, come avevo precisato, profilare il reato di violenza privata ma non il diverso e più grave reato di omicidio pre-interzionale perché la giurisprudenza come evidenziato, quella più recente, sembra voler abbandonare le posizioni più estreme per collocarsi con i principi codificati nelle massime, per così dire, in posizioni intermedie.
Una sentenza del 2008, la sentenza Usher, ribadisce in linea di massima che un tema di trattamento medico-chirurgico, qualora in mancanza di un valido consenso informato e in presenza di un consenso prestato per un trattamento diverso, il chirurgo esegue un intervento da cui derivi la morte del paziente, non è configurabile il reato di un uccidio preterintenzionale,
poiché la finalità curativa comunque perseguita dal medico deve ritenersi concettualmente incompatibile con la consapevole intenzione di provocare un'alterazione lesiva dell'integrità fisica della persona offesa, invece necessaria per l'integrazione degli atti diretti a commettere reati di lesioni previsto dal codice penale.
Quindi, in sintesi, per capirci, si sta dibadendo un concetto importante, ossia si passa a riconoscere anche in sede penale la tesi civilistica della autolegittimazione dell'attività medica,
che rinviene il proprio principio fondamentale non tanto nella scriminante del consenso quanto nella finalità di tutela della salute come viene costituzionalmente garantito.
Chiaramente non avevo la presunzione di chiarire di tutte le posizioni giurisprudenziali, quanto invece quella di precisarvi da un lato che si può, secondo me, parlare di consenso informato infermieristico e di conseguenza di una possibile ipotesi di responsabilità dell'infermiere in problematiche inerenti al consenso informato
e dall'altro comunque una mitigazione della responsabilità in generale rispetto al consenso informato impartito in maniera erronea
o comunque impartito non per tutte le posizioni richieste. Quindi non ci sono sentenze al momento che riguardino gli infermieri
ma ritengo che l'infermiera nelle modalità in cui vi ho allineato precedentemente deve comunque avere un ruolo fondamentale nell'ambito del consenso informato
che viene richiesto e può avere una responsabilità in tal senso. Vi ringrazio e spero di esservi stata di aiuto.
Certo che a parte l'audio, forse in sala plenaria si sarà sentito meglio sicuramente e qui in studio un poco meno, ma averlo di persone forse sarebbe stato un po' più di attenzione.
Però oramai abbiamo capito, siamo consapevoli tutti che avere qualche nozione giuridica e sapere di avere un avvocato che magari noi nei vari contenziosi che si possono aprire, fortunatamente oggi nella nostra professione non è che ci siano tutti questi momenti di contenzioso legale,
anche se in qualche parte d'Italia qualche infermiere già incomincia a rispondere in modo abbastanza severo di penalità giuridiche.
Io personalmente ho avuto qualche esperienza, fortunatamente sono riuscito a superarla
soltanto con la conoscenza e la testimonianza di documenti e di aver saputo affrontare il problema
e me ne sono uscito alla grande.
Ero curioso di aprire un dibattito su questa tematica per capire se effettivamente, soprattutto in sala, ma sarebbe stato bello aprire un po' il dibattito anche alla sala plenaria, se effettivamente voi di questi problemi ne avete già avuto modo di affrontarli oppure c'è stato il rischio magari di nominare un avvocato e andare a discutere.
C'è una domanda del collega?
Allora, io nel 91 ho avuto un procedimento di un avviso di garanzia per ritenzione di corpo estraneo in addome.
Siamo stati prosciolti in istruttoria io e la mia collega perché durante l'intervento avevamo detto che mancava una garza.
All'epoca non esisteva la cartella infermieristica, nel 91 non c'era, facevamo un foglio, fotocopie di fotocopie di fotocopie,
Purtroppo non si capiva niente, però noi avevamo detto chiaramente che il conteggio non tornava.
Fortunatamente un anestesista aveva attestimoniato poi che noi l'avevamo detto, i chirurghi non l'hanno trovata perché si era dislocata in un posto che non era logicamente esplorabile.
il problema era in fosse lì a sinistra
la compressa è andata a finire
in fosse lì a destra
io mi sono dovuto
nominare un penalista
sono dovuto andare a firmare
il consenso
l'avviso di garanzia mi è stato
recapitato in sala operatoria da due carabinieri
a me e alla mia collega
e sono dovuto andare
in pretura a firmare il libro
degli indagati
è stata un'esperienza
notevole
fortunatamente io poi all'epoca
dovevo partire per andare ad adottare
mio figlio in Messico
e ho passato i miei
63 giorni là e il pensiero
di tornare ed essere
ammanettato, fortunatamente
no, ah le ho pagate io
cioè il consulto
il primo consulto dell'avvocato penalista
me lo sono pagato io
500 mila lire di quella volta
è andata così
meno male
Grazie.
Ed è un'angoscia che mi tartassa da 21 anni.
Grazie al collega di questa testimonianza diretta, questo ci fa capire che si fa tanto parlare, tanto sapere
poi alla fine quando ci troviamo a cospetto di fronte a queste persone, credetemi che è capitato anche a me
non è facile uscirsene e non pensare per non far rimanere poi una macchia che o la si prende per un'esperienza
in modo tale di non incorrere in più in quei momenti però c'è la consapevolezza sicuramente che nel nostro quotidiano con tutte le problematiche che ci circondano siamo soggetti facilmente e credo che purtroppo aumenteranno queste contese anche se noi faremo il possibile per far sì che non abbiene.
La collega voleva fare qualche altra testimonianza?
e cioè sarebbe veramente interessante avere delle linee guida da parte vostra su come impostare la nostra scheda
o la nostra cartella di sala operatoria, perché io non so nelle altre realtà,
ma a noi spesso noi la utilizziamo per la tracciabilità, per documentare quello che abbiamo utilizzato
o per documentare il tempo di occupazione della sala, tanto che i chirurghi quando ci chiedono la nostra scheda ci dicono dateci la cartella degli orari, mentre diventa quindi molto riduttivo rispetto invece all'impegno che ci mettiamo noi nel compilarla.
Per cui ecco, io era questo che volevo chiedere, sarebbe veramente interessante fare magari uno studio a livello nazionale per poter poi impostare delle linee guida per poter sapere cosa valutare, che cosa scrivere e che cosa non tralasciare nella scheda.
Benissimo, AICO un po' di anni fa ha già pubblicato un manuale, non so se vi ricordate la Presidente Eleonora Tiene insieme a un altro collega
e con un gruppo di lavoro e con l'avallo di tante società scientifiche anche internazionali hanno redatto un manuale che ancora oggi viene venduto
ed è pubblicata da Mondadori se non vado errato perché è un po' di qualche anno che è stato fatto ed è molto utile questo manuale dove ci sono un po' di linee guida di tutte le professioni afferenti e ovviamente del comparto nei blocchi operatori.
Infatti da questo manuale io nel mio piccolo ho redatto dei protocolli, delle procedure e ho realizzato una cartella infermeristica.
Ancora oggi se vi collegate sul sito troverete questa informazione.
Da qualche anno c'è un comitato che sta incominciando a lavorare per rinnovare,
perché le linee guida sono riferite a qualche anno fa, che devono rinnovare queste linee guida
ma poi c'è stato il passaggio a riconoscimento della società scientifica dell'associazione
e quindi siamo un attimo fermati per lavorare un po' su quelli che sono tutti gli indicatori
per portare avanti il discorso della società scientifica ma sicuramente riprenderemo questo discorso
sarà fatto sicuramente un comitato apposito che lavorerà su questo e imprenderemo delle nuove linee guida.
Quindi io vi invito, è veramente un invito caloroso che vi faccio di collegarvi continuamente al sito AICO e magari di scriverci pure perché come avete visto nei nostri incontri formativi le relazioni vengono fatte e testimoniate da personale che lavora in sala operatoria nelle realtà e nei vari servizi.
Quindi la collega è una testimonia che è la prima volta che è stata in un contesto del genere ma tutti hanno la possibilità di essere chiamati per dare qualche testimonianza e di presentare le loro esperienze, a noi non fa altro che piacere e vi garantisco che ci sono dei comitati a livello nazionale che stanno lavorando, lavorano proprio per diramare tutto ciò che è possibile sapere e fare in modo che ci tutelano nella nostra attività quotidiana.
di Diana, però vorremmo che anche voi con il vostro scritto, con il vostro consultare
consultarci ci dà la possibilità di inserire sempre problematiche che ogni giorno ne vengono
fuori di nuove. Io sempre riferendomi alla cartella infermeristica, vi ripeto, giusto
Ho avuto tre passaggi momenti legali, la prima volta sono stato chiamato per testimoniare il perché del monouso poliuso, vi garantisco che dopo essere stato interrogato per più di quattro ore i nastri si sono sequestrati tutto ciò che era cartaceo e tra le quali anche la cartella impiemeristica
perché là sopra noi indicavamo una parte dove c'era lo scarico di alcuni materiali importanti che venivano applicati e usati per il paziente.
Quindi questo documento mi è servito anche per avere una certa tutela e grazie a questo effettivamente poi non ho avuto più problemi nel prosieguo della mia attività.
Quindi l'invito oltre a tenerci in contatto e magari scambiarci un po' di esperienze ma di testimoniare anche le problematiche perché come ha detto anche la collega prima facciamo sì che i problemi non diventino una colpa e quindi essere lì messi alla gogna ma fare in modo che queste colpe poi non ci danno il modo di ritrovarci ancora a disposizione.
Che dire, non so, ci sta qualche altra testimonianza, qualche altra osservazione a tutto ciò?
Sì, la dottoressa, sì, è sempre utile qualche consiglio che ci ne date.
Dunque, ho sentito che hai problemi sulla cartella infermieristica.
Allora, nel mio ospedale esiste da 12 anni,
Quindi la cartella infermieristica è una cosa anche abbastanza ponderosa. Ultimamente ci è stato detto da Joint Commission che noi abbiamo delle cartelle che sono eccessive, nel senso che ripetono sempre le stesse cose.
In effetti quello verso cui si va non è più una cartella infermieristica, una cartella clinica, una cartella anestesiologica ma una cartella integrata perché il futuro sarà quello della cartella informatizzata per cui in pratica tutti potranno accedere alla cartella, avranno delle cosiddette pagine dedicate,
Dedicate, no? Cioè, ci sarà la vostra pagina con la tracciabilità, perché voi avete dei problemi di tracciabilità e quello che vi salverà poi dai contenziosi, eccetera, è il fatto di avere la possibilità di tracciare tutto quello che usate in sala operatori.
Io riparlo del Gemelli, quello che hanno fatto vedere e di cui ho parlato stamattina, la strumentista ha accesso a un computer che ha lo schermo sterile e scarica ogni cosa che può.
Questo è il futuro, hai capito? Dopodiché se ti rivolge anche l'umanità ti daranno un tipo di cartella che sarà eccessivo, sarà una ripetizione per buona parte ma comprende un sacco di cose, dall'approccio al paziente alla tracciabilità a tutte queste cose che vi servono.
perché man mano che andiamo avanti
io ho 40 anni che sto in sala operatoria
i contenziosi sono aumentati in modo
impressionante, sono aumentati
per i medici ma ovviamente
staranno aumentando anche per voi
è inevitabile
mi permette di dire che molti
contenziosi sono tra i medici e i primieri
oltretutto quindi
giusto per fare questo appunto
però in effetti
quando si è tutti
messi sotto accusa
poi finisce sempre quando dice
dice no è colpa mia, è colpa sua, colpa di quell'altro, roba del genere, però in realtà ormai è ovvio che ognuno si difende come può,
ma ci si difende solo se si scrive, solo se si ha una documentazione.
Al signore è andato bene che c'è stato un anestesista che ha detto io l'ho sentito, ma se l'anestesista non lo diceva, come andavate a finire?
Ritornando alla collega che ha fatto la domanda, comunque di là delle linee guida che possono essere date come ulteriori informazioni per poi,
ma nelle nostre realtà noi, rivolto a questi coordinatori, sappiamo qual è il lavoro che noi andiamo ad affrontare, come lo affrontiamo e come lo dobbiamo organizzare.
A questo punto qua mettiamo per iscritto qualche cosa dove noi quotidianamente ne possiamo rispondere atto per atto e dei momenti, già quello potrebbe essere un modo per incominciare ad elaborare una scheda infermeristica che poi ci si arriva.
non vorrei che fosse passato il messaggio
che noi non abbiamo la nostra scheda
ah ecco
no no no
era non rivolto a lei direttamente
ma generalizzando un po'
perché ci sono delle realtà che effettivamente
nel fare le varie esperienze
che in effetti ancora non c'è la mentalità giusta
per incominciare a capire
quanto vale questo documento
era un invito
l'impressione che ho è che
perché secondo me ognuno nella propria realtà si soffermi a valutare o dà importanza ad alcuni aspetti che invece magari potrebbero essere tralasciati o perché come diceva la dottoressa sono anche ripetitivi, adesso mi viene in mente la placca dell'elettrobistoli che c'è nella checklist, c'è nella scheda dell'anestesista, c'è per carità, c'è anche nostra responsabilità,
però ecco c'è un po' di dispersione
giusto per tornare
anche alla relazione del collega
di questa mattina
del tempo che viene utilizzato
ecco era quello che volevo
ma è un ragionamento rivolto a tutti
generalizzato è chiaro
che noi più sappiamo
più riusciamo a mettere in modo semplice
facile e chiaro su carta
meglio è per tutti
per tutto ciò che ci siamo detti
scusi
io volevo allacciarmi a tutte e due
due gli argomenti che sono stati trattati perché purtroppo anche quando trattiamo
quell'argomento che ha trattato la collega con tanta passione, noi diciamo dobbiamo
introdurre la cartella infermeristica, arriviamo a metà, i problemi legali sono questi, quindi
facciamo vedere gli aspetti positivi e negativi della nostra professione, poi è importante
come dice la collega avere un'uniformità di una cartella infermeristica perché le parole
Le parole sono importanti quando si entra nel penale, l'esempio è il consenso informato, se io trovo scritto nella cartella infermeristica il paziente ha il consenso informato è un discorso, se io trovo scritto il paziente è stato informato è un altro discorso perché fa parte grazie al codice deontologico della mia professione far sì che il paziente abbia una soggettività di pensiero e nessuno può nascondere che i chirurghi oggi per poter operare nascondono qualcosa al paziente.
Perché se dicono tutta la verità sono convinti che il paziente magari cambia idea o non voglia essere operato. Quindi la soggettività di pensiero che deve avere il paziente la può solamente far acquistare al paziente, all'infermiere, perché è quello che parla con una lingua, con dei termini più vicini alla competenza e alle specificità del paziente.
Quindi è importante avere delle cartelle infermeristiche che abbiano uniformità in tutte le sale operatorie, è normale che con la cartella infermeristica informatizzata o la cartella uniformata è un altro discorso ma oggi non possiamo essere autodidatti perché sbagliando una parola, sbagliando una crocetta noi avremo conseguenze, da noi è successo perché avevamo delle schede personali e qualcuno di noi è finito in tribunale.
perché un termine, basta sbagliare una virgola
una cosa significa una cosa
con la virgola
la frase cambia e il significato
in ambito penale assume
un'importanza, un altro aspetto
io ho detto che
esiste già un manuale
ovviamente questo manuale ha un po' di anni
e negli anni
tante cose sono modificate
come stiamo vedendo nei vari incontri che noi
si cresce insomma
a una certa velocità
Laico come società scientifica sta già provvedendo a formulare le nuove linee guida
ma questo è un compito, non è che si riesce a fare dall'oggi a domani
perché oggi grazie a tutte queste testimonianze già raccolte
grazie a tutti gli interventi fatti nelle sedi scientifiche da direzioni autorevoli e quant'altro
si provvederà sicuramente a riformulare il nuovo manuale delle linee guida
magari approfondito e data anche un'indicazione a quelle che potrebbero essere una cartella infermieristica ideale
un po' come le checklist che sono nate oggi.
Il messaggio che vorremmo dare tra me e la collega è questo
che non aspettiamo magari che qualcuno ci venga a dire o ci venga a dare
Voi sapete meglio di me che le direzioni sanitarie mandano le comunicazioni, però sono pieni di tanti documenti scritti che eventualmente si aprisse qualche contenzioso di responsabilità, loro si presentano con questo documento e noi ve lo abbiamo mandato, colpa vostra che non l'avete applicato.
E' questo che io vorrei far capire che dobbiamo evitare prima noi e quindi anticipare le direzioni e magari noi formulare dei documenti in base alle nostre conoscenze, lavoro e esperienze e quindi presentarli in direzione e quelli sono i documenti veri che effettivamente un domani possono testimoniare e possono intraprendere un contenzioso a nostro favore.
Questo era il messaggio generale, è ovvio che l'AICO raccolta tutto questo, raccolta tutte le testimonianze dei vari incontri, più quelle che voi ci farete per venire in sede, saremo pronti sicuramente tra qualche mese a informare e a diffondere dei documenti che possono servire tutti noi.
L'obiettivo secondo me non è quello di uniformare la cartella infermieristica perché questo è un obiettivo quasi utopico.
Se tu ci pensi bene in una camera operatoria neurochirurgica rispetto a una camera operatoria di chirurgia generale o a una camera operatoria di chirurgia pediatrica ci sono delle caratteristiche specifiche, tecniche e andare a fare una cartella unica significa avere un libro perché tu ci devi mettere dentro tutto.
Siccome la cartella infermieristica non deve riportare i dati anagrafici, quello è solo l'unico dato comune che possiamo tenere conto nell'uniformità, l'obiettivo primo secondo me deve essere quello di averla tutti perché molti ospedali, molte realtà operatorie non hanno nulla, viaggiano con il passaparola.
Il secondo obiettivo è creare poi una griglia fatta di item e spazi liberi perché professione intellettuale significa anche espressione della propria capacità intellettuale.
Se noi siamo una professione sanitaria abbiamo gli strumenti teorici per fare una valutazione, dunque fare delle scelte e le scelte nel momento in cui tu le fai ne devi tenere conto e scriverle e riportarle in quel documento così come il medico fa nella sua cartella clinica nello spazio dedicato a lui.
Non è che nell'anamnesi del paziente il medico risponde alle domande perché gli ha fatto la griglia a direzione sanitaria, c'è uno spazio, si chiama anamnesi, quella patologica prossima.
quindi
più che uniformare
non ti voglio interrompere
non intendevo questo uniformare
stare attento nei termini
comunque premesso che noi la cartella infermieristica
la utilizziamo, la facciamo
l'abbiamo elaborata, condivisa
perché il problema è questo
perché un gruppo, un team infermieristico
preferisce non fare
la cartella infermieristica
perché ha i problemi di tempo
lavora per il tempo, perché magari non è stata
è stata condivisa da tutti
perché non la sente propria
perché la direzione sanitaria me l'ha data
no no no io ho capito quello che dici tu
forse ho interpretato male scusami
però io quello che voglio dirti
è che un gruppo che non compila la cartella
perché non la condivide
è un gruppo che si dà la zappa sui piedi
perché puoi modificare
come a volte ho fatto io
non trovandomi d'accordo con alcuni item
almeno nella situazione in quel momento
Puoi modificare quello che è la domanda a cui dovresti rispondere con un sì o con un no o con un altro specificando e scrivi l'osservazione che tu fai.
Io mi sono trovata, vi faccio un esempio banale. Allora, l'accoglienza del paziente in sala operatoria. La domanda era paziente, io l'ho modificata in collaborante e non collaborante.
Ah, paziente autonomo sì o no, che vuol dire? Che vuol dire paziente autonomo sì o no? Non vuol dire niente, vuol dire tutto, ma se noi dobbiamo riportare informazioni efficaci, dobbiamo rendere l'idea di come è il paziente in quel momento.
Un paziente che collabora è un paziente che si muove da solo, è un paziente che ha l'aspetto cognitivo integro, che io posso identificarlo, identificazione del giusto paziente, uno degli obiettivi della raccomandazione ministeriale e posso essere certa che lui mi risponde perché è presente a se stesso.
Un paziente non collaborante non lo è. E fa la differenza perché a posteriori avere avuto un paziente di un tipo anziché dell'altro in una perizia legale è fondamentale.
Scusa, allora stai tornando sul discorso che dicevo io. Se quella cartella va in tribunale con una crocetta sul sì o no è un problema. Se va con una frase collaborante...
Ascolta, forse diciamo la stessa cosa, però penso che astenersi è molto peggio che scrivere qualcosa.
No, ma io premetto che la facciamo, l'abbiamo introdotta fra i primi nella nostra azienda, la facciamo, siamo contenti, però capisco quelle realtà dove preferiscono.
no io non le capisco
ho sbagliato frase
il tempo detta
leader del lavoro in sala operatoria
li capisco
no io non li capisco
sai perché non li capisco
perché se tu sei padrone
di quello che fai
scusa prima che diventa un dibattito
li capisco perché non sono un team
perché purtroppo ancora c'è il capo
viene da sopra il primario
ma il capo sbaglia
Eh appunto, appunto, perché se non fai il gruppo non fai la cartella, bisogna iniziare da là, se c'è un gruppo infermeristico, se c'è un team infermeristico tu avrai la cartella, perché sarà condivisa da tutti, se viene il caposale, il coordinatore chiamato adesso, e uno sono io, non è che mi sto tirando indietro, mi sto nascondendo, e dico ai miei collaboratori, ai miei colleghi, dovete introdurre la cartella infermeristica, sbaglio, non la introdurrà nessuno.
prima ci riuniamo, le lavoriamo insieme
e poi la introduciamo
e questo è uno dei motivi, perché
se la cartella estendita nostra fa parte del nostro
lavoro, noi
intenompiamo la seduta operatoria
se il paziente non è pronto
se no saltiamo quella e andiamo ad operare
deve essere una cosa nostra
uno strumento della nostra professione
non un foglio di carta scritto tanto per
io credo che alla fine stiamo dicendo
la stessa cosa tutti, cioè l'obiettivo
principale è quello, incominciamo
Proviamo a fare qualche cosa, scriviamo, che poi sia integrata, sia completa, sia incompleta, l'importante è scrivere, ve l'ho detto, ho fatto il mio riferimento, la mia testimonianza che quando sono stato chiamato ai NAS io ho presentato i documenti e loro hanno sequestrato tutto, hanno preso tutto ciò che era documentabile, quindi anche qualche cosa che magari non era completa l'hanno presa lo stesso, questo per farvi capire che qualsiasi cosa noi riusciamo a dimostrare nella nostra quotidianità è vantaggioso per noi.
Poi arriviamo alla perfezione e saremo ancora più titolati, ma questo è un invito in che in questi convegni, in queste occasioni noi ce lo diciamo continuamente e grazie all'AICO io inserisco anche le altre varie associazioni,
perché ci sono tante associazioni più i collegi
se si riuscisse magari, forse
questa è l'integrazione che dovremmo fare
se si riuscisse a lavorare un po' insieme tutti quanti
in tal senso allora forse
ne avremo qualche cosa
qualche documento in più
per potercelo così distribuire
era giusto per terminare questo
dibattito, io lo chiamo dibattito
non è polemica, non è questione, forse la dottoressa
voleva fare qualche altro intervento
voleva dirci qualche altra cosa
siamo in una sala laboratoria quindi
abbiamo il confronto tra le varie figure
Ho un po' una sensazione strana, questa storia dell'infermiere e la sua cartella, questa è una cosa che dovete superare, lo so che non tutti sono già arrivati a avere la cartella infermieristica, però la sanità sta andando a una velocità pazzesca e come va pazzescamente veloce,
come le nostre cartelle, anche quelle anestesiologiche o le vere e proprie cartelle cliniche dei chirurghi o dei medici, stanno per essere superate.
Quindi scrivete tutto per il momento, ma non pensate di fare un vostro prototipo di cartella, perché questa verrà nel giro di un anno, un anno e mezzo, integrata a una cartella unica dove ognuno scriverà le cose che gli competono.
Hai capito? Non sarà una cosa sul genere, mettiamo una frase o mettiamo la crocetta, roba di questo genere.
Dottoressa scusi, mi sono espressa, non mi so spiegare. Allora quando noi abbiamo introdotto la cartella infermieristica ai suoi colleghi anestesisti, ma perché scrivete i parametri dell'apparecchio di anestesia?
perché allora era scomodo per loro
se noi scrivevamo nella cartella
80 di saturazione
d'ossigeno
ne faccio un esempio, l'abbiamo sempre fatto
non dico che non bisogna farla
noi siamo avanti
il mio problema è un altro
la saturazione del pacchetto
no no ho fatto un esempio parlo di 15 anni fa
perché in una cartella
ognuno risponde
di quello di cui è responsabile
sei responsabile, hai capito? Tu non sei responsabile se il paziente ha 80 di saturazione, è l'infermiere.
Scusi dottoressa, se il saturimetro lo metto io all'ingresso in sala operatoria, perché non sono responsabile?
No, se tu metti il saturimetro è giusto che scrivi 80, per l'amor di Dio.
Quindi se il paziente ha 80 di saturazione io scrivo che ha 80, se all'anestesista non va bene è un problema suo.
C'è il foglio di accettazione del paziente, spetta l'infermiere che accetta il paziente, chi se ne frega.
A questo siamo perfettamente d'accordo, ma infatti ci saranno delle pagine di queste cartelle che saranno dedicate all'accettazione del paziente, al paziente della recovery, alla colice. Io mi impegno, se riusciamo a fare una cartella integrata, a portarvela l'anno prossimo.
Stiamo cercando di farla, cioè stiamo integrando le nostre cartelle, che sono tre, cercando di integrarle in una cartella unica.
a me mi dispiace che passate in massaggio
ma non è che sono io
anestesista o chirurgo
ma ci sono anche gli infermieri
perché qui c'è un mio infermiere
c'è il loro caposà
il loro responsabile
c'è il responsabile
perché viene fatto su una cartella
già elettronica quindi già su una cartella
a computerizzata
il responsabile
infermieristico di quel settore
che ha già le cartelle informatizzate
che sta cercando anche lui di inserire tutto in una cartella unica, perché questo è il futuro, capito? E l'unico futuro sarà quello. E se ci sarà una contestazione medico-infermiere, ogni lato della cartella, ogni cosa, cioè vi faccio l'esempio del diabete, perché è la cosa più lampante che ci è saltata fuori, che gli informatici ci hanno messo al corpo.
E' inutile che voi accettate il paziente e scrivete non ha il diabete, dopodiché sulla cartella dell'anestesista c'è scritto non diabetico, nell'anamnesi del chirurgo c'è scritto non diabetico, se no altre volte non diabetico.
cioè guardiamo la cartella, il chirurgo scrive non diabetico, non ti dico di non chiederlo al paziente, tu al paziente lo chiedi, se quello ti dice no io sono diabetico, tu pigli e cambi quello che è stato scritto dal chirurgo, hai capito?
vicino all'analisi avrai
un settore in cui potrai
mettere il paziente
dichiara all'ingresso di essere
diabetico e questo
lo firmi ovviamente perché è ovvio
che questo varierà
l'analisi stessa
hai capito?
io ho capito, mi sono espresso male
queste cose sono superate
perché la cartella è informatizzata
non vado a scrivere
quant'è la saturazione
Perché me lo dice la macchina quando è la saturazione, me lo stampa quando tempo sta in anestesia.
Adesso stiamo parlando di cartelle informatizzate, la cartella integrata non è la cartella informatizzata, le cartelle integrate sono cartelle che diventeranno informatizzate nel futuro perché è ovvio che nessun ospedale sarà così veloce a informatizzarsi, i costi sono spaventosi.
Non è vero dottoressa perché nei supermercati si fa in 5 minuti, è una volontà politica.
No, ma tu pensa a tutte le sale operatorie, ma bisogna mettere computer dovunque, io dico vabbè noi abbiamo due computer per sale operatorie ma vorrei sapere quanti sono gli ospedali che ce li hanno, scusate, perché adesso non è che possiamo prendere un ospedale o l'altro.
Quanto costa oggi un computer? Pochissimo, è una volontà politica, ha ragione.
Non è solo avere il computer, noi abbiamo un'intera palazzina di gente che lavora soltanto per i computer dell'ospedale, per fare i programmi, per integrare i programmi, roba del genere eccetera.
Non è una cosa semplice, non è una cosa che tu puoi fare schioccando due dita, puoi tenere le cose di magazzino perché ci sono già i programmi fatti ma il fatto di integrare tutti quelli che sono i valori di un paziente, la sua storia che deve essere seguita totalmente e che un giorno diventerà la sua storia che poi andrà sulla sua cartellina,
sulla sua, diciamo, quella della regione Lombardia, insomma ce l'hanno un po' tutti, no?
E lì in quel microchip ci sarà tutta la sua storia, tutte le sue cartelle, però è il futuro, è ovvio,
però bisogna lavorare tutti assieme per diminuire quelle che sono le cose inutili e se ognuno fa la sua cartella
vi assicuro che di cose inutili ce ne sono
a bizzette
e si finisce per creare
una situazione che dal punto di vista
legale è terrificante
perfetto, infatti
è giusto per chiudere questa discussione
sono un po' i conflitti come in sala operatorica
a volte non si riesce a capire
lo stesso obiettivo
non si raggiunge lo stesso obiettivo
pur parlando con
professioni diverse
stiamo parlando di Sicilia, centro
E' chiaro che ci sono delle differenze di uso e di mentalità molto evidenti, non vi nascondo che anche nella mia realtà campana c'è ancora questa restrizione mentale di voler scrivere perché si pensa che scrivere significa anche andare a rispondere di altre responsabilità che magari non scrivendo non ottengo.
questo è giusto per aggiungere e per alimentare un po' le discussioni
comunque dobbiamo chiudere
dobbiamo chiudere che nonostante tutto
siamo arrivati lo stesso alle 16.10
alla chiusura dei lavori
intanto do la parola
alla collega Marcella Pisanelli
Presidente Regione Lazio
che ci vuol fare un saluto giusto a temi
di questo bellissimo evento
a chiusura del convegno
io credo e sento e penso
che ognuno di noi sia in grado di portare a casa
tutte le informazioni che potranno
nella loro vita professionale
io ringrazio sia i presenti che coloro
che sono presenti nell'aula multimediale
vi do appuntamento al prossimo evento dell'Ai Colazzo
che si terrà a Roma presso lo Spallanzani
il 23 di giugno dove parleremo
di sicurezza e dove
continueremo a parlare di questi argomenti
grazie a tutti, un ringraziamento
anche al professor Palazzini, arrivederci
al prossimo anno e per chi verrà a Roma
giusto 4 secondi di pazienza
perché mi è doveroso ringraziare
anzitutto voi tutti presenti
qui fino a quest'ora
partecipativi e attenti
in modo innumero
così numeroso, fa molto piacere tutto questo
ovviamente saluto
il professor Palazzini
che ogni anno ci dà la possibilità
ogni due anni ci dà la possibilità di poter
essere presenti qui e confrontarci magari
tra noi
e con le diverse figure
mi immagino che un domani
si potrà fare anche un congresso
con presenze di
chirurghi anestesisti e
e infermieri nella stessa sala
così magari il dibattito sarà ancora più costruttivo
saluto ancora
i comitati
dell'associazione AICO nazionale
la presidente Maria Caputo
e niente, che dirvi ancora?
dirvi ancora che
vi do appuntamento ai vari incontri regionali
perché vi ripeto, AICO da questo canto qui
è molto impegnata sia a livello regionale
che a livello nazionale, tant'è vero che il prossimo
nazionale noi lo faremo a Bologna
ed è aprile 2013
13. Abbiamo un avvocato che eventualmente contattato può rispondere per tutte le vostre
esigenze, dobbiamo stare a passo con i tempi e magari anche migliorarci. Ragazzi vi ringrazio
tutti e nell'augurarmi di vedervi sempre presenti e più coesi. Grazie a tutti, buon lavoro.
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