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22° CORSO INFERMIERI SALA OPERATORIA Formazione, qualità, innovazione: la nuova anatomia della sanità Governance e innovazione in sanità Dott. ssa Mari (Lugano) – Per i progetti innovativi, serve una gestione innovativa? Esperienza sul campo
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Allora adesso vi è un intervento della dottoressa Mari che ha un doppio ruolo interessante,
quindi lavora nella stessa università a cui afferisco io, che è l'università professionale della Svizzera italiana.
La peculiarità di questa università è quella di essere concentrata primariamente sulla ricerca applicata,
quindi lavorare molto col territorio, con le aziende e così via.
lei è responsabile del mandato della formazione continua per il dipartimento di tecnologie innovative
e c'è un altro dipartimento che ha al suo interno la sanità e il sociale
ma di fatto ovviamente poi si lavora in squadra e lei sta facendo dei percorsi di formazione
proprio dedicati alla parte di ospedali che sono presenti sul territorio
e in più responsabile del centro di competenze di project management, per cui la ringrazio di questo intervento, perché project management, perché gestione del progetto, avevamo proprio discusso prima di dire ok l'innovazione però poi come la sviluppo, come la porto avanti, come la implemento, come gestisco, imparo magari dalle bucce di banana del vicino, così evito quelle poi cadrò sulle mie però.
diventa importante
anche ieri sera a cena con
con amici che hanno frequentato
altri corsi eccetera, dicevano
sono poi quei corsi che lasciano
ci senti Silvia?
stavo facendo i complimenti, ho crollato sui complimenti
ma tutti però
tranne Leo Grande, gli altri sono frizzati
ah ok
ci senti
Silvia, muovi la mano
Sì, io vi sento.
Ok, perfetto.
Io vi sento, voi mi sentite?
Sì, stavo solo dicendo che, come dire, ci sono alcuni corsi e percorsi, diciamo, che poi lasciano un segno nell'attività professionale o anche nel come uno gestisce le cose della vita, no?
per cui soprattutto quelle di rischio clinico è gestione del rischio anche a casa, piuttosto che la gestione dei progetti, in cui sembra sempre che più o meno un progetto si può fare, invece quanto è importante avere sotto una metodologia, non in un intervento di massimo 10 minuti riuscirà a passarci ovviamente la metodologia, ma ci dà proprio il gusto del perché serve eventualmente occuparsi di questo e di quanto è importante.
Quindi non so se hai sentito che ho fatto già io una piccola intro sul tuo ruolo, quindi ti lascio la parola e ti ringrazio tanto.
Grazie, grazie mille, grazie mille a voi, buon pomeriggio.
Effettivamente mi occupo di progetti, sono all'interno del Dipartimento di Tecnologie Innovative e proprio all'interno di queste tecnologie innovative abbiamo un istituto che si occupa, si chiama Meditech,
e si occupa proprio dello sviluppo
di tecnologie digitali
per cure sanitarie personalizzate
quindi molto ambito di ricerca
ma come diceva Cristina
abbiamo anche diverse attività
a livello di governance
sempre in collaborazione
con l'ente ospedaliero cantonale
e qui anche grazie a Cristina De Capitani
e grazie alla dottoressa Mato
che è lì in sala con voi
proprio per portare
questa cultura di come
facciamo in modo
che l'innovazione cali e permei nella buona pratica quotidiana di una sala operatoria.
Quindi la domanda e l'esercizio che facciamo,
e prendendo un po' gli assisti di SpaceX, probabilmente useremmo un approccio diverso.
Come ha detto benissimo il professor Forgione, un po' tradito.
Su questo penso che siamo tutti d'accordo.
Quindi il progetto è un unicum e il modo in cui lo approcciamo
è proprio un vestito che deve calzare perfettamente, è cucito su misura su quel progetto e mi riallaccio al discorso fatto sia nell'inizio da Elena, quindi la comunicazione, da Gabriele, la convivenza di mondi diversi, quindi questa interdisciplinarità delle competenze che si mettono, che sono il team di progetto e mi riallaccio anche al fatto che se bene gli ingegneri devono imparare a parlare un po' più di clinica
e quindi abbiamo creato la figura dell'ingegnere biomedico
forse anche un po' la clinica
devi imparare un pochino nella gestione
come ben diceva Matteo
calare questa cultura del management
è un pochino quello che vorrei fare con voi
quindi direi proviamo a metterci il cappello
di quelli che siamo
di infermieri, di sala operatoria
ma che sono coinvolti in un progetto di innovazione
e uso questa immagine
e il Falcon 9, quindi di SpaceX,
perché la domanda che SpaceX, quindi Elon Musk,
comunque lo utilizziamo perché è molto utile in questo esempio,
non è che Elon Musk ha detto al suo team
voglio costruire un razzo.
Elon Musk aveva un obiettivo,
cioè quello di ridurre di almeno il 15%
i costi per portare su del materiale in orbita.
Quindi il team, il suo team di lavoro, il suo team di progetto,
hanno iniziato a ipotizzare n possibili soluzioni a questo obiettivo,
tra cui il famoso cavo di acciaio che collega la Terra all'orbita, eccetera.
E alla fine sono arrivati con questa idea,
che è quella che poi hanno realizzato,
e quella di un corrazzo che però può essere riutilizzato
attorno alla Terra e a Terra verticale per poter essere utilizzato.
Quindi c'è un concetto fondamentale che in qualsiasi progetto,
ma soprattutto nei progetti di innovazione, è fondamentale,
è la distinzione tra l'outcome, quell'obiettivo lì,
io voglio ridurre del 15% il costo per andare in orbita,
E l'output? Ok, scelgo di costruire un razzo.
Esattamente come Cristina diceva, il tool di riordino.
Perché mi viene dato già l'output, cioè quel software lì?
Chiediamoci o ragioniamo, perdiamo il tempo e dedichiamo del tempo
per chiarire qual è l'obiettivo principale di questa nostra innovazione.
Che cosa, che mal di pancia vogliamo risolvere?
E siete voi, come avete detto voi, infermieri di sala operatoria, chi è vicino alla clinica, chi è vicino al paziente, chi è vicino nella quotidianità del lavoro che conosce cosa sono quei mal di pancia e quegli obiettivi che si vogliono risolvere.
Non fatevi dare già delle soluzioni, l'output, ma impariamo a ragionare sull'outcome perché è quello che ci permette di poi massimizzare gli impatti della soluzione, del servizio, del prodotto che viene generato perché è quella parte che deve essere massimizzata e non l'output.
Anzi, quello deve essere la cosa più snella, in teoria meno costosa e più leggera possibile.
Non so se siete d'accordo, poi mi direte.
Mi piace molto questa tabella, ci tenevo che poi so che le slide vengono distribuite,
ma è proprio questa, tutta la parte degli input, tutto quello che io creo poi nel mio progetto,
è legato e devo gestirlo nella maniera più efficiente possibile.
Invece quello che genera il valore reale, l'outcome e l'impatto, è quello che mi determina l'efficacia di quello che il mio progetto porterà.
Sempre citando Elon Musk, mi piace dire che se le cose non stanno fallendo, forse non sta innovando abbastanza.
E mi sembra che delle esperienze vissute di Gabriele, del professor Forgione, ce l'hanno raccontata tante volte.
Questo perché l'innovazione è di per sé in natura sperimentale.
Ed è proprio questa logica dell'errore di tentare, sbagliare, imparare, apprendere e rifare, e rifare, e rifare. Quindi c'è questo concetto di sperimentazione, questo concetto di poter fallire e quindi un concetto di lavorare, trovare un modo di lavorare in modo che si riesca a ridurre questo, al minimo, il rischio di rilavorazione quando poi sono nelle fasi avanzate.
E questa logica quindi è ridurre il rischio della rilavorazione, perché io quando sono a un certo punto ho un'incertezza di quello che devo fare, non lo so, sto andando, non so quale sarà la soluzione, non ho le istruzioni o i requisiti specifici fino all'ultimo puntino, quindi devo imparare a una certa agilità, imparare a mano a mano che vado avanti, fallire, sperimentare e aggiustare il tiro.
E questo concetto, questo approccio, questa modalità di gestione si chiama modalità agile o agile e sostanzialmente si distacca da quello che penso che tutti noi abbiamo in mente che è la metodologia quella step by step, fase by fase o waterfall o predittiva o tradizionale.
e questa si distacca principalmente sul primo punto, cioè i requisiti.
Nell'innovazione ho chiarezza dell'obiettivo o non ho chiarezza
sin dall'inizio di come lo realizzerò quell'obiettivo
e quindi i miei requisiti possono cambiare e li posso aggiustare
o li posso anche solo chiarire o conoscere cammin facendo.
Quindi nel momento o quando vi troverete o vi trovate davanti a un progetto di questo tipo,
un'iniziativa, sicuramente l'approccio agile sarà quello che dovrete sposare, ma l'altra
cosa importante è il coinvolgimento del paziente, a volte nella metodologia che voglio realizzare
non ho bisogno di interagire con i miei interlocutori, il paziente va davanti come un treno, poi
mi schianto perché magari alla fine non ho ascoltato i miei stakeholder e la ripago tutta,
Invece l'approccio agile è proprio quello che permette di coinvolgere.
Quindi, come detto, mettiamo il vestito giusto al progetto e cucciamo e costruiamo il vestito correttamente.
Ma questo perché parliamo così tanto di progetti legati all'innovazione,
mi sembra che sempre di più ci parli di questo.
E soprattutto perché la professione del PM, del project manager,
manager è nei più richieste, se guardiamo sulle statistiche su LinkedIn. Perché? Vi
faccio questo piccolo esempio, l'utilizzo e l'invenzione del telefono. Più o meno,
c'è questo bellissimo libro di Dan Brown, della London Business School, e ci fa vedere
più o meno in quanto tempo si è raggiunto i 50 milioni di utenza nell'utilizzo e l'invenzione
del telefono, 75 anni
benissimo, andiamo avanti
prendiamo ad esempio
la televisione
la televisione è impiegata per raggiungere
lo stesso numero di utenza
13 anni
Silvia, scusa, mi senti?
guarda che siccome salta ogni tanto l'audio
forse se spegni un zic la telecamera
poi te lo ridiciamo
perché ti sentiamo un po'
grazie, scusa
allora aspetta
ok, grazie
Ok, vediamo, facciamo lo stesso giochino con internet, bene, per raggiungere la stessa utenza ci sono voluti 4 anni,
quindi facciamo uno step ulteriore perché recentemente la JP Morgan ha rilasciato le statistiche delle recenti innovazioni
e quello che vedete
vedete da
non vedete, non vedete, si arriva
sto controllando il mio schermo e il vostro
scusate
vediamo, vediamo, il 4 lo vediamo
c'è un ritardo incredibile
un ritardo incredibile, ok
vedete da Netflix
fino a CGPT
capite che in questo caso stiamo parlando di
un milione di utenza
CGPT ha raggiunto questo
questo valore in cinque giorni. Se prima Netflix in tre anni e mezzo, capite che la velocità
dell'innovazione è spaventosa, abbiamo questa accelerazione e sempre di più, se la pensiamo
anche a quello che vi capita o a quello che capita a voi nella vostra quotidianità, forse
dobbiamo riuscire o dobbiamo ipotizzare di imparare a governarla un po' meglio.
Bene, perché servono i progetti innovativi in sanità? L'avete già detto, c'è sicuramente una
pressione sul sistema, sicuramente l'invecchiamento della popolazione, l'aumento di pazienti
complessi, la carenza del personale, tutte queste situazioni. C'è un punto centrale che è la ricerca
e l'innovazione, nel senso che si è visto dalle statistiche che le strutture ospedaliere che hanno
un maggior numero di investimenti in ricerca per letto diciamo hanno c'è una correlazione
con un minor mortalità ospedaliera quindi questi investimenti ricerca è in realtà porta a una
correlazione con un indicatore molto interessante e ovviamente tutta la parte di innovazione ma
legata alla trasformazione organizzativa quindi non è solo introdurre nuove tecnologie ma ripensare
processi, ruoli, competenze, governance. Chiaramente l'ha detto Cristina all'inizio,
il grosso adesso lo fa da padrone l'IT, quindi l'information, tutto quello che è legato
a progetti innovativi che hanno come backbone le infrastrutture IT e l'AI e soprattutto
soprattutto tutto quello che è AI, Big Data, Internet of Medical Things,
tutta questa nuova tecnologia.
Quindi diciamo l'innovation nella salute dal punto di vista informatico.
Quindi abbiamo, lo sapete meglio di me, abbiamo tutto quello che la chiamano la digital histology,
quindi lo scanner di vetrini, la gestione delle immagini abbinata all'AI,
AI, sia per supportare la diagnosi, sia per ridurre i tempi di refertazione, ma anche
piattaforme di monitoraggio in tempo reale in terapia intensiva, quindi questi grossi
supporti nell'aggregazione di dati.
Questo ci porta un po' a quello che in questi tempi moderni si chiama l'economia dei progetti,
Quindi stiamo transitando verso un mondo che è guidato dall'efficienza, verso un mondo che è guidato dal cambiamento e il cambiamento tecnicamente, operativamente è gestito grazie ai progetti.
In conclusione, quindi, il ruolo deve avere il project manager e quali sono le competenze future.
Quindi il project manager è un regista della trasformazione, quindi non è solo pianificazione, tecnica, ma è anche leadership, comunicazione, come abbiamo detto, gestione di conflitti, è uno sponsor del cambiamento
ed è quello che è in grado di allineare la strategia, dove vogliamo andare, quel famoso outcome,
quel che valore vogliamo creare con l'operatività del giorno, day by day.
È in grado di costruire team interdisciplinari, la convivenza di mondi diversi, questa capacità è fondamentale,
la capacità di riunire competenze diverse e farle lavorare insieme.
Questo è il primo concetto dell'agile, del team agile e diciamo avere questa visione prospettica, quindi sistemi sanitari più connessi, personalizzati, guidati dal dato, con una forte governance del dato.
Sì, esatto. Voglio concludere con questa quote, con questa citazione di John Scully che è stato vicepresidente e poi presidente della Pepsi, ma è poi stato CEO di Apple. L'innovazione non è mai arrivata attraverso la burocrazia, la gerarchia, è sempre arrivata attraverso gli individui, quindi individuo al centro, comunicazione assolutamente centrica.
E ho concluso, spero che mi abbiate sentito e riattivo la videocamera.
Grazie Silvia, l'applauso, ti abbiamo sentito molto meglio, grazie mille, sei stata squisita, molto interessante e penso utile come punto di vista.
Noi a questo punto, visto che abbiamo rubato un po' di tempo con la pausa, procederei direttamente. Non so se a questo punto Lorenzo vuole fare un commento o se no passiamo direttamente al dottor Pernazza.
ok non ti vediamo ma ti sentiamo così intanto che graziano arriva sul sul palco eccomi sono
comparso ma allora devo dire tutti gli interventi sono estremamente interessanti li trovo
particolarmente utili anche per quello che sto vivendo io in questo momento all'interno
della mia realtà. In particolare l'ultimo intervento, cioè quello della dottoressa Mari,
l'ho trovato veramente illuminante perché ha dato una prospettiva in relazione a quello
che ci vuole, agli ingredienti che servono per poter implementare l'innovazione all'interno
anche delle strutture sanitarie. Io inevitabilmente riporto tutti i concetti che sia da un punto di vista accademico, sia da un punto di vista industriale, sia da un punto di vista anche di organizzazioni istituzionali, cerco di riportarle quasi in automatico all'interno della struttura sanitaria
o comunque del mondo sanitario all'interno del quale lavoro, dove chiaramente mi confronto ogni giorno
da un lato con questa, a volte sembra quasi un'ansia, una necessità di inseguire modelli innovativi
o l'innovazione in generale a 360 gradi, dall'altra parte una necessità di codificare bene
Da un lato quello che è innovazione rispetto a quello che non lo è, dall'altro lato una logica pragmatica con la quale noi ingegneri facciamo i conti tutti i giorni, un'innovazione che poi serve, è utile all'interno delle strutture sanitarie.
Devo dire che da questo punto di vista gli spunti che stanno emergendo in termini di competenze, in termini di processi, in termini di progetti, è vero quello che diceva la dottoressa Mari è importante,
Le idee innovative spesso e volentieri devono essere in qualche modo scevre, libere da tutto ciò che può riguardare un certo appesantimento burocratico, però è anche vero che all'interno soprattutto delle strutture sanitarie devono esserci delle organizzazioni, delle competenze,
deve esserci una sensibilità, una cultura dell'innovazione che sia da un lato in grado di stimolarla, dall'altro lato quando poi determinati progetti si mettono a terra devono funzionare e questo è un aspetto che in ambito industriale è automatico, in ambito sanitario no,
cioè spesso e volentieri io faccio le sale operatorie più belle del mondo però poi se
non arriva matteo a farmene funzionare dopo per scontato che vadano da sole faccio il miglior
modello di innovazione di management dello strumentario chirurgico sperando di come dire
strizzare l'occhio a molti dei presenti all'interno della sala faccio la kit optimization faccio tutto
quello che mi può servire per ottimizzare una risorsa così importante e poi dopo è scontato
che tutto funzioni in qualche modo in automatico e non è così per cui dalla figura del project
manager che è un collettore di come dire iniziative che ha poi la capacità però di
metterle in pratica ma io aggiungerei anche tutta quell'attività che viene fatta a monte
in una logica ospedaliera, cioè quella di raccogliere sostanzialmente la necessità soprattutto da parte degli operatori sanitari, di chi è sul campo e poi di valutarle chiaramente con una certa coerenza con il contesto, quindi cercare di capire se quella soluzione, quella innovazione non è valida in generale ma lo è da me e questo è il passaggio un po' più delicato.
Però credo che oramai la cultura presente all'interno di tutte le nostre strutture sanitarie ben si predisponga a questo tipo di attività.
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