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10° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA Presidente: Professor Giorgio Palazzini (Roma) Moderatori: Dott.ssa Maria Caputo (Bari) Dott.ssa Cristina De Capitani (Lecco) Disinvestire dalle pretese di valore per investire in equità E. Lettieri, Politecnico di Milano (Milano)
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Allora andiamo avanti, adesso diamo la parola al dottor Lettieri del Politecnico di Milano
che ci parlerà di disinvestire dalle pretese di valore per investire in equità.
Bene, buonasera a tutti, innanzitutto correggo se posso presidente, ingegnere,
Sì, quindi visto che siamo tra ingegneri, infermieri, medici, tecnici e vi dicendo, non nascondo la mia appartenenza agli ingegneri.
In realtà sono un ingegnere gestionale, quindi ho una rivincita rispetto poi alla presentazione di Ingegner Nocco, vero ingegnere, rispetto al sottoscritto ingegnere gestionale.
Una lunga discussione al Politecnico.
Ecco, permettetemi dei ringraziamenti iniziali, ringrazio la Presidente Caputo e il Professor Palazzini per avermi affidato una relazione semplice, disinvestire dalle pretese di valore per investire in equità.
Non ho video da presentare, quindi rispetto alle relazioni precedenti sarà difficilissimo tenere l'attenzione, se posso dirlo, e in realtà mi sembra di dire che forse suonerò la campanella del rientro in classe,
intendo dire parliamo di costi e quindi un argomento penso di grande attualità e di grande interesse, scherzo parleremo di disinvestire
che è sicuramente ancora più interessante che non dei costi.
In realtà credo che sia un tema estremamente importante che è oggetto di grande dibattito e oggi mi piacerebbe nel tempo che ho a disposizione
poterlo affrontare per capire come si sta approcciando questo tema a livello internazionale e cosa si sta facendo in una regione in particolare,
regione Lombardia. Premetto, porto l'esempio di regione Lombardia non perché sia un modello
di eccellenza o perché abbia fatto di più di altre regioni, è semplicemente che essendo
coinvolto nel progetto regionale ed essendo un membro insieme poi con l'ingegner Nocco
dei tavoli tecnici regionali posso raccontarvi cosa sta succedendo dentro questi tavoli,
quindi porto soltanto questa esperienza. Di solito per chi mi conosce e vedo alcuni visi
conosciuti visti in altre presentazioni parto sempre molto teorico, oggi invece vorrei
cercare di partire concreto anche se non ho dei video. Pretese di valore, io credo
che potrei fare tranquillamente una prolusione di un'ora e di più soltanto su questo termine,
pretese di valore. È una traduzione voluta, non corretta, del termine inglese claim, quindi
affermazione di valore. Cosa intendo dire? Ogni volta che adottiamo una nuova tecnologia
lo facciamo perché ha un valore superiore, quindi è un'affermazione, io ho voluto stravolgere questa affermazione di valore
con il concetto di pretesa, pretesa è un'accezione negativa, quindi porto subito il mood che utilizzerò in questa presentazione,
cosa intendo dire pretesa di valore? Che diciamo che ha valore ma in realtà siamo onesti, non lo sappiamo,
ce lo diciamo, ne siamo convinti, difendiamo la nostra scelta ma non sappiamo davvero se crei valore oppure no.
Vi porto un caso concreto che non è diretto sulla chirurgia, siamo vicini, un caso reale che mi ha visto presente, di cui vi posso raccontare, anche qui vedo che va avanti un pochino sulle slide, cercherò di tenerle controllate.
Questo è un progetto reale che abbiamo fatto in INAIL, quindi una struttura diversa da quelle presenti oggi rappresentate in aula.
L'oggetto della discussione di Inel era questo, vedete un paziente, un amputato transfemorale tutelato per la privacy insieme con un tecnico che si occupa di reabilitazione, quella che vedete è una protesi innovativa, quello che si è chiesto Inel è la seguente cosa, pretese di valore, valore ed equità.
sostanzialmente Ine sta utilizzando una protesi di ginocchio innovativa chiamata C-Leg
che in America viene utilizzata e data ai veterani dal fronte
e viene data per un semplice motivo, anzi per due
uno tecnico è la protesi più innovativa che abbiamo a disposizione
secondo perché il soldato se l'è guadagnata in battaglia sul fronte
quindi eticamente è corretto che chi ha sacrificato un arto in battaglia
abbia diritto alla migliore protesi sul mercato.
Venendo all'Italia, stiamo utilizzando la stessa protesi su chi ha avuto un incidente sul lavoro
e permettetemi le considerazioni etiche che faccio sono esattamente le stesse.
Chi ha perso un arto sul lavoro ha, secondo me, eticamente il diritto a disporre della miglior protesi sul mercato.
Affermazione di valore.
Inel tuttavia crede che sia una pretesa di valore
in realtà Inel non conosce il valore di questa protesi
è soltanto la protesi più innovativa, tecnicamente più innovativa
e non nascondo anche la più costosa
cosa voglio dire? Che in realtà Inel ha un altro dato
purtroppo di tutti, fatti 100 i pazienti Inel
purtroppo soltanto 30 tornano in attività
questo è un disastro sociale
sociali, perdiamo produttività, perdiamo competenze, esperienze e questa protesi non
sembra in grado di cambiare questo esito. Ecco da qui il sospetto che neanche disponendo
di una protesi innovativa le persone riescano a riprendere le normali attività. E' ovvio
che poi c'è anche un mercato del lavoro da considerare, ci sono tanti fattori esterni
quindi la protesi da sola non può spiegare. Ma sostanzialmente la domanda che si è posta
Inail era la seguente, in un momento di spending review di risorse sempre più scarse, è giusto
dare a tutti questa protesi? Oppure no? Semplicemente con considerazioni etiche. Ricorda tanti ragionamenti
che siamo abituati a leggere per quanto riguarda la Nuova Zelanda, l'Inghilterra, gli Stati
Uniti e altri paesi. Bene, Inail si è posto alla stessa domanda, ma con una visione etica,
dicendo che è giusto per la società che queste risorse vengano impiegate in questo modo.
E io quello che ho apprezzato è l'umiltà di Inael di dire che non lo sappiamo.
La letteratura non ci aiuta, non lo sappiamo, abbiamo bisogno di saperlo, se questa scelta è corretta.
Questa è la distribuzione dell'utilizzo della protesi innovativa Cileg rispetto alla protesi meccanica tradizionale,
quindi il comparatore rispetto alla protesi innovativa.
Faccio una precisazione importante, questo studio non è stato finanziato dal produttore, quindi è stato voluto e finanziato da Inel stessa, senza avvisare il produttore.
Come scegliere? Io adesso non voglio tediarvi con formule complesse a quest'ora del pomeriggio, ma come approccierebbe un economista sanitario a questo problema?
È un problema noto in letteratura, affrontato, che ha delle tecniche consolidate, la dottoressa Amato mi ha anticipato, parliamo di health technology assessment, quindi valutazione sistematica delle tecnologie sanitarie, un indicatore suggerito dagli amici economisti sanitari e codificati nelle loro linee guida, prende il nome dei ICUR, che è il rapporto incrementale di costo utilità, racconto queste cose per dare un contesto, non mi ci soffermo, è soltanto un quadro,
dato come il rapporto tra la differenza dei costi tra la protesi innovativa e la protesi tradizionale
rispetto a una misura di beneficio, di outcome.
In questo caso misurato con gli anni di vita pesati per la qualità.
Perché in questo caso misuriamo la qualità di vita?
Perché parliamo di una protesi, perché parliamo di una protesi transfemorale
dove la mortalità non è in discussione, non è il tema,
non è semplicemente da anni di vita ma è in buona qualità.
Qui la qualità di vita diventa un elemento fondamentale.
Non vi tedio con i calcoli perché non sono questo l'oggetto del contendere,
ma qui vedete sostanzialmente che cosa?
Che la protesi innovativa chiede costi incrementali pari a 18.000 euro,
dati dal costo diverso della protesi, e un'utilità incrementale di 0,5 cuori.
Cosa vuol dire? Grazie a questa protesi possiamo dare di fatto mezzo anno in più in perfetta salute a queste persone.
L'idea è la seguente, questo incremento di utilità che c'è, che esiste,
che abbiamo trovato, giustifica questo incremento di costo oppure no?
È giusto sostenere questo extra costo per ottenere questo beneficio?
Anche su questo gli economisti sanitari hanno trovato una soluzione,
vengono definite delle soglie, definite a livello politico,
io vi presento due soglie molto note, la soglia del NICE,
quella inglese e quella statunitense, per il NICE ogni tecnologia
che da un anno di vita pesato per la qualità per un costo inferiore a 59 mila euro deve essere accettata,
per gli Stati Uniti, diverso sistema con costi più elevati, 77 mila euro.
Di conseguenza, essendo il nostro rapporto incrementale pari a 40 mila euro per cuoli,
quindi dare un anno di vita in più pesato per la qualità costa 40 mila euro, deve essere accettato.
Qui possiamo terminare l'analisi, ha chiesto un anno di lavoro, una raccolta di dati, uno studio retrospettivo con comparatori, con corti, perfetto, metodicamente corretto, 40.000 inferiore a 58.000, quindi accettato.
Inoltre, utilizzando gli strumenti per la qualità della vita, si vede che il Cileg migliora la mobilità e le attività abituali.
Bene, Idle non si è fermata.
Ha chiesto di fare qualcosa che raramente si trova in letteratura,
cioè di stratificare il campione.
Ovvero i pazienti sono tra loro diversi oppure no?
Proviamo a differenziarli.
E allora li abbiamo differenziati rispetto a diverse dimensioni,
io ve ne mostro una.
Abbiamo differenziato i pazienti in base all'età che avevano
quando hanno ricevuto la prima protesi.
Distinguendo se avevano più di 40 anni, tra 14 e 25 anni,
oppure tra 26 e 40 anni, scusate, i risultati come potete notare cambiano completamente.
Per i pazienti che hanno avuto la prima protesi tra 26 e 40 anni la tecnologia deve essere adottata,
per i pazienti tra 14 e 25 anni come età di prima protesizzazione siamo al limite dell'accettabilità,
per i pazienti che hanno avuto la prima protesi, quindi l'amputazione, a un'età superiore ai 40 anni
siamo al di fuori delle soglie.
Qui dobbiamo fermarci o possiamo complicare ulteriormente l'analisi?
Quello che sto dicendo è che il tema è complessissimo,
capire qual è la scelta eticamente corretta.
Il risultato che darebbe l'economia sanitaria è questo,
sicuramente sì per i pazienti tra 26 e 40 anni,
un dubbio tra quelli da 14 e 25,
sicuramente no a quelli che hanno avuto amputazioni sui 40 anni.
Ecco, a me è piaciuta la risposta che ha dato Inail,
Ha detto ma cerchiamo di capire perché quelli superiori a 40 anni non ottengono questo beneficio.
E si sono accorti che il loro servizio non era adeguato, si dimenticava di un pezzo di servizio, erano bravissimi nella protesica, sono bravissimi nella protesica.
Dove mancavano? Nel supporto psicologico.
Una persona che ha subito una putazione di un arto quando ha più di 40 anni soffre maggiormente la perdita dell'arto.
Forse è una cosa ovvia, che però nell'offerta di servizi del nostro sistema e di INAIL non è presente.
Questo porta a dire che l'implementazione di quella protesi a quel paziente è inutile, non etica.
INAIL sta ristrutturando completamente la propria offerta per cercare di rendere eticamente corretta
l'implementazione di questa protesi anche a un paziente che ha avuto la prima protesizzazione
quando aveva più di 40 anni.
Qual è la morale di questa storia? Non voglio tediarvi con il calcolo dei cuoli o dei threshold americani e inglesi, è che molte volte davvero non sappiamo i risultati di quello che facciamo e su questo tornerò.
Il vero problema quando si parla di disinvestimento è quello della sostenibilità, anche la Presidente Caputo e l'ingegnere De Capitani nella loro introduzione a questa sessione hanno parlato di sostenibilità del sistema, ne parliamo tantissimo.
Ne parliamo anche troppo poco e anche malamente, perché mentre il resto del mondo si interroga sulla capacità dei nostri sistemi sanitari di essere sostenibili a livello economico, sociale ed ambientale,
noi siamo fermi ancora a discussione soltanto finanziaria e affronteremo gli altri due temi, tra cui quello sociale, quindi la sostenibilità delle nuove tecnologie per il personale, per i cittadini, probabilmente nei prossimi dieci anni.
Però il tema vero è quello della sostenibilità. Se posso dirlo, il dibattito per me è mal impostato, è anche noioso, è anche sterile, perché forse la migliore risposta sulla sostenibilità ce l'hanno data i canadesi dieci anni fa, con questo rapporto che è disponibile, vi consiglio di scaricarlo, di leggerlo,
è un rapporto sulla sostenibilità del sistema canadese, elaborato nel 2002, quindi 15 anni fa,
in cui nella lettera aperta ai canadesi, con cui viene presentato questo rapporto,
si dice una cosa secondo me vera, la sanità canadese è sostenibile tanto quanto i canadesi vogliono che lo sia.
Punto. È una nostra decisione sapere se la sanità è sostenibile oppure no.
No, sicuramente insieme alle pensioni la sanità è un altro grande bacino a fonte di spesa per il governo
e quindi sicuramente è una delle industrie su cui è più facilmente ipotizzabile un risparmio.
Io credo tuttavia che debba esserci una riflessione profonda su quanto noi vogliamo che la sanità sia sostenibile.
E su questo io penso, ma poi lascerò ai miei colleghi, sia Maurizio Del Maso che Umberto Nocco,
commentare su quello che andrò a dire, io credo che sia davvero importante fare un passo avanti
semplicemente in alcuni termini, prima parlavamo di semantica.
Bene, credo che quando riusciremo a dimenticarci il concetto di denaro pubblico
e a chiamarlo denaro dei contribuenti, nostro, faremo un balzo avanti incredibile.
Riflessione su questo, il canadese ha detto che erano possibili due strade
per rendere sostenibile la loro sanità.
Sapete che la sanità canadese è in grande difficoltà.
Il disinvestimento nasce in Canada, non a caso,
è un sistema sanitario con grosse difficoltà rispetto al nostro.
La prima era aumentare le risorse,
il secondo era gestire i trade-off, riallocare la spesa.
Io credo personalmente che non ci sia bisogno di aumentare le risorse,
che la sanità abbia abbastanza risorse,
ma debba migliorare, la mia personale opinione,
la capacità di utilizzarle.
esattamente come in le risorse ci sono tuttavia vengono mal utilizzate ma
malutilizzati non ci vedo soltanto la parte permettetemi opportunistica o
lobbistica siamo abituati anche posso dire quella più ingenua e naturale e
naturale scusate in cui davvero non sappiamo qual è la scelta migliore
inel non lo sapeva non conosceva il valore della propria protesi ora lo
lo conosce, ha cambiato la propria strategia, lo stesso sta facendo su tutti gli amputati
sull'arto superiore, sta monitorando cosa sta accadendo e questo è un processo di
apprendimento, forse non simile a quello presentato ai vigili del fuoco, ma assolutamente in quella
direzione, apprendere lungo il cammino per poter migliorare.
Cosa ci dice la letteratura?
Conferma quello che vi stavo dicendo e anzi lo mette a risalto.
Primo, ancora grandissima umiltà da parte dei colleghi americani che noi non abbiamo,
Loro dicono che è impossibile ristrutturare il sistema sanitario americano, anche se un vero sistema non esiste, semplicemente se sappiamo i risultati che ottiene.
Oggi non sappiamo i risultati del sistema sanitario italiano.
Conosciamo l'output, abbiamo dei database amministrativi meravigliosi, ma gli outcome non li conosciamo.
Non sappiamo per cosa stiamo pagando.
Paghiamo per dei processi, paghiamo per dei prodotti.
Non paghiamo per migliorare la qualità di vita dei pazienti.
Non lo sappiamo, sappiamo solo che abbiamo eseguito tecnicamente delle operazioni, permettetemi, lo stesso poi è applicabile assolutamente all'università, se invece che la sanità mettete l'università e mi ci metto in campo come professore del Politecnico, non sappiamo cosa stanno producendo le università in questo momento, non sappiamo neanche distinguere tra virtuose e non virtuose, e lo stesso nella sanità italiana, permettetemi, dobbiamo imparare in maniera etico probabilmente a differenziare.
che a me piace sempre citare, famoso, del settembre 2011, è un Twitter, perché ormai
la comunicazione viaggia anche su Twitter e sui social media, da parte di Richard Smith
e molti lo conosceranno, era il past editor del British Medical Journal, il quale in un'assunzione
di responsabilità ha dichiarato che l'85% della ricerca clinica è trash, è da buttare,
è falsa, è metodicamente sbagliata. Decidiamo su cose che non conosciamo, con il tema di
di estrema attualità dei trial fantasma che spariscono, con le petizioni in tutta Italia
sui trial che svaniscono, sul fatto che gli ospedali non comunicano i risultati, pubblichiamo
pochissimo, anzi pubblicate pochissimo e diventa estremamente importante per noi conoscere
che cosa il sistema sta producendo. Mi piace molto come è stato storpiato il termine ICER,
parente dell'ICUR che abbiamo messo prima, sta per rapporto incrementale di costo efficacia.
Bene, è stato trasformato in information created to evade reality, ovvero informazione complessa, esoterica, con formule strane che soltanto gli economisti sanitari comprendono,
per evadere la realtà, per raccontare un altro mondo, perché di fatto basate su assunzioni spesso non reali.
Tuttavia il mondo ci ricorda che anche in questo momento, e soprattutto in questo momento di difficoltà, delle decisioni devono essere prese, è fondamentale prenderle.
In questa direzione penso che il faro di riferimento per tutti noi sia stato il NICE inglese, l'Agenzia Nazionale per l'Eccellenza Clinica, tutti noi desidereremo che anche in Italia ci fosse un NICE, tutti invidiano il NICE.
bene sapete che la commissione dei lord inglesi esaminando il comportamento del
nice è giunto a dire che il nice ha fallito completamente è stato un caso di
grandissimo insuccesso portato avanti in questo articolo su una delle riviste
sanitarie più autorevoli il new england journal of medicine in cui vedete ancora
come è stato storpiato il termine nice dire no non è nice non è simpatico non è
facile dire no ma in questo articolo quello che viene detto la seguente cosa
Il NICE non è mai stato in grado di dire no, ha accettato tutte le pretese di valore delle nuove tecnologie senza offrire una barriera e una protezione al sistema.
E allora mi viene a dire come si prova a operare in questo contesto.
Regione Lombardia ha provato in un processo complesso ancora in fase di rodaggio e che ancora deve produrre i primi risultati, per ora poi chiederò a Umberto Nocco anche un commento su questo, ha prodotto cultura se vogliamo e sensibilizzazione sul tema.
ha provato ad attivare un progetto di health technology assessment, cercando di comprendere l'impatto delle nuove tecnologie,
cercando di riconoscere quale sia il valore delle nuove tecnologie.
Fate conto che, per dare una misura a questo pomeriggio, che ogni 37 minuti viene brevettata una nuova tecnologia biomedicale in Europa.
Quindi alla fine della mia presentazione avremo una nuova tecnologia, fantastica, con una pretesa di valore.
Alla fine della relazione di Umberto e Maurizio ne avremo altre due.
Il prossimo anno in Regione Lombardia sono previste l'ingresso di quasi 300 nuove tecnologie.
È chiaro che il sistema non è sostenibile, il sistema non può reggere l'impatto di queste nuove tecnologie, l'extra cost.
Infatti l'elemento che si aggiunge rispetto alla sfida di INAIL è la seguente, per cui si parla di disinvestimento,
che l'incremento di costo deve essere zero.
Il sistema non è più in grado di accettare giustificazioni dell'incremento di efficacia se queste comportano un incremento di costo.
Il dibattito internazionale, proprio in questi giorni a Ispor, la più grossa conferenza di farmaco-economia che si sta tenendo a Dublino, sta discutendo di questo.
Se davvero dobbiamo cambiare o no questo paradigma.
Alcuni dicono che l'economia sanitaria ha fallito esattamente come il NICE negli ultimi 50 anni
perché ha accettato incrementi di efficacia ma accettando incrementi di costo.
Cosa accade a tutti i nostri ragionamenti se viene imposto di non incrementare i costi?
Ecco che nasce il disinvestimento, permettetemi.
Prima ho scherzato con la Presidente dicendo che sono ingegnere, ma perché?
Perché come ingegnere ovviamente io adoro la nuova tecnologia, contribuisco a creare tecnologia, per me una sanità senza nuova tecnologia non esiste, la tecnologia insieme con le capacità e le professionalità del personale sanitario è sicuramente la ragione del miglioramento dell'aspettativa di vita alla nascita in Italia, siamo tra i paesi più longevi al mondo.
mondo, la tecnologia ha avuto un ruolo importante, fondamentale. Non posso pensare che le aziende
ospedaliere non abbiano nuove tecnologie, che i professionisti non abbiano nuove tecnologie.
La rivoluzione tecnologica deve proseguire. Il problema è renderlo sostenibile. Possiamo
o incrementare la spesa, come i canadesi, oppure gestire i trade-off. Come nasce il
disinvestimento? Da quello che vi ho appena raccontato. Se si chiede una nuova tecnologia
devi anche dirmi a quale rinunci, dicendomi che quella a cui rinunci vale di meno di quella
che stai adottando. La somma deve essere un gioco a somma zero, di conseguenza dimmi anche
a cosa sei disposto a rinunciare, per il bene del tuo paziente. Nelle varie pretese di valore
alcune sono minoritarie, inferiori, quindi a cosa rinunci? Posso dirvi, usiamo nel dibattito
scientifico accademico dei termini esoterici per riuscire a raccontarci queste cose, ma
ma vorrei renderlo assolutamente accessibile a questo pomeriggio a tutti,
è il dibattito che ogni buon padre di famiglia e ogni madre di famiglia fa
quando a stipendi fissati ogni mese decide qual è il meglio per la famiglia,
rinunciando ad alcune attività per altre,
perché la somma delle risorse che è da utilizzare sono fissate
e non possono essere incrementate.
Quindi il dibattito internazionale sta chiedendo a tutti di riflettere
su come sia possibile introdurre nella sanità le logiche che utilizziamo nella buona gestione
delle nostre famiglie. Nel fare questo, recupero qualche minuto, il vero problema è essere
legittimi, ovvero compiere delle scelte legittime. Io credo, e non mi nascondo di trondito, che
in questi anni molti di noi abbiano pensato e tuttora pensano, e forse anche giustamente,
che quando si valuta una nuova tecnologia, quando si prendono decisioni, il processo
esso sia opaco, mentre dovrebbe essere trasparente. Le logiche vere ci sfuggono spesso, le chiamiamo
politiche, ma in realtà ci sfuggono. Ecco, il tentativo vero oggi è di cercare di comprendere
come si possa essere legittimi, come rendere questa scatola trasparente, rendere il momento
decisionale su nuove tecnologie trasparente, in modo che possa essere percepito come legittimo.
La parola legittimo è una parola semplice, noi percepiamo una cosa legittima quando avviene in un modo che ci sembra corretto, adeguato, giusto, lo faremo anche noi così.
Ecco allora il tentativo di rendersi legittimi sotto tre aspetti, la razionalità, l'imparzialità e l'efficienza.
La legittimità chiede una valutazione sicuramente multiprospettica e anche multidisciplinare, la razionalità chiede di valutare più criteri, più parametri.
L'efficacia e il costo non sono più sufficienti, altri parametri diventano importanti, per esempio l'aspetto organizzativo, grande cenerentola all'interno delle votazioni.
Permettetemi, io leggo trial praticamente tutti i giorni come attività di ricerca, pochissimi indagano l'aspetto organizzativo, sono soltanto dati di sicurezza, di efficacia e quando va bene di costo.
questo non è sufficiente per decidere
anche perché le non technical skills
riprendo le parole della dottoressa Mato
sono sempre più fondamentali
e il fallimento nell'adozione di una nuova tecnologia
spesso
non è legata alla tecnologia che è laica
ma all'incapacità
dell'organizzazione
di ottenerne i valori
quindi quella pretesa di valore spesso non è della tecnologia
ma degli ospedali
io ho appena concluso un progetto
valutando una tecnologia
in un'azienda italiana
Bene, si dimostra chiaramente che i risultati sono diversi da quelli della letteratura.
Ho scoperto l'acqua calda, ho scoperto che l'organizzazione modifica,
impatta seriamente sulla capacità di ottenere quei risultati.
E allora quell'organizzazione però non può dirmi che sta ottenendo i risultati della letteratura,
ma me lo dice perché in realtà non lo sa, non conosce i risultati di quello che sta ottenendo.
Ecco ancora la pretesa di valore, non essere ingrato di sapere se davvero sto ottenendo i risultati
che mi ero prefissato di raggiungere.
L'imparzialità vuol dire sostanzialmente esplicitare in maniera chiara quali sono gli obiettivi, pubblicare le valutazioni e soprattutto rendere possibile l'osservazione di appello, che qualcuno si possa appellare dicendo che quella valutazione non è corretta, che alcuni aspetti non sono stati considerati.
E poi l'efficienza, la valutazione deve essere rapida, vi ho detto che ogni 37 minuti abbiamo una nuova tecnologia, mediamente un report di HTA porta via un anno o due, capite l'incapacità del sistema di valutare tutto.
Questo è il sito attuale che sta ospitando tutto il progetto di Regione Lombardia sull'HTA, è un sito ricco di informazioni, anche di letteratura, di demo, di rappresentazioni, dei lavori fatti, vi consiglio se avete tempo e possibilità di guardarlo.
È un lavoro in progress, non lo porto come caso di eccellenza, ma come tentativo di provarci.
Notate però, sostanzialmente nel riquadro rosso, che la regione Lombardia ha appena fatto un bando
per cercare qualcuno, università, azienda ospedaliera, professionisti,
che siano in grado di aiutarla in un progetto di Agenas, del RITA, la rete italiana di HTA,
sulle metodologie per il disinvestimento.
Però attenzione, a me piace che la parola disinvestimento è agganciata a un'altra parola, investimento, quindi la capacità di disinvestire per poter reinvestire, quindi togliere risorse da dove non stanno creando valore per poterle portare in altre direzioni.
Quali sono le fasi della valutazione? Sono tre, esattamente come per il NICE, la scoping, la definizione della domanda politica, l'assessment, la valutazione da parte degli esperti della letteratura disponibile, l'appraisal, ovvero una giuria popolare che va a valutare i risultati portati dagli esperti.
Prima fase, prioritizzazione della valutazione.
In regione Lombardia è stato creato un nucleo,
chiamato nucleo valutazione priorità e conflitti di interesse,
ha 18 membri effettivi e 18 supplenti per poter garantire l'operatività di questo nucleo.
È chiamato sostanzialmente davanti alle richieste degli stessi professionisti
di valutare una tecnologia, di esprimere un giudizio se la tecnologia debba o no essere valutata.
Perché questo aspetto è così importante?
Ogni 37 minuti abbiamo una nuova tecnologia.
Quali valutiamo? Quali sono importanti? Io penso che poi forse Umberto racconterà anche l'esperienza di un ospedale, nel budget annuale non abbiamo la forza, la capacità di riuscire a valutare tutte le proposte con grande grado di precisione o di sofisticazione.
Bisogna fare un primo filtro, scremare quelle proposte che non hanno senso, in partenza, per poter dedicare energie a quelle più interessanti.
Seconda fase, il gruppo degli esperti, chiamati a valutare la letteratura.
La letteratura che è fallace, che l'85% è falsa, metodicamente sbagliata, e ve lo dico, che non contempla tutti i campi dell'HTA.
ha, prima la dottoressa Amato ci ha detto quante dimensioni di valutazione, impatti
sociali, impatti etici, impatti legali, impatti organizzativi, tutti questi campi sono assenti.
Quando fai un'analisi della letteratura questi campi sono assenti, senza informazioni. Viceversa
dovrebbero essere quelli più importanti, perché? Perché nel trasferire una tecnologia
da un'azienda all'altra quello che cambia è l'aspetto organizzativo e quindi davvero
la capacità di un altro team di riuscire a raggiungere gli stessi risultati di un altro.
Viene creata qui una base documentale che porta avanti tutta la letteratura disponibile.
Un'evoluzione su questo, credo importante, è stato valutare i database amministrativi.
La regione Lombardia, forse finalmente, forse in ritardo, ha deciso di valutare i propri database amministrativi
e di cominciare a comprendere cosa stia accadendo sul sistema.
tema. Abbiamo fatto alcune valutazioni, ovviamente questi database sono diversi, database di
ricerca, registri, hanno informazioni soprattutto amministrative, ma consentono di comprendere
cosa stia accadendo sul sistema e di vedere se sta raggiungendo o meno alcuni risultati,
perché sono in grado di tracciare il paziente lungo il sistema, ma soprattutto quello che
abbiamo visto in questi studi appena condotti, i primi, spero verranno approvati a breve,
breve, viene confermata la letteratura e quindi tante volte il continuare a pretendere, pretesa
di valore, che le nostre realtà siano diverse da quelle internazionali non è vero. Assolutamente
riproduciamo i risultati della letteratura con i suoi fallimenti e con i suoi successi.
Qui porto solo un dato, in questo momento abbiamo solo 150 esperti ma sono state ricevute
326 nuove candidature, per dire che i professionisti sono messi in gioco. Premetto, tutte queste
Queste attività sono gratuite, pro bono, quindi anche questo è importante per dire come il sistema comprende che un buon processo decisionale trasparente e credibile possa offrire l'ultimo baluardo verso i tagli lineari alla sanità e alla spesa.
Terza fase, quella della valutazione della proprietà, ovvero la valutazione se la tecnologia in base alla letteratura disponibile e alla valutazione dei database amministrativi debba essere adottata o meno dal sistema Lombardo.
Qui abbiamo un tavolo composto da 40 membri, sempre 40 supplenti, chiamati a esprimere una raccomandazione per la regione, poi sarà la regione a decidere se accettarla o meno.
Non siamo ancora arrivati in fondo a questo processo, ma è previsto che venga pubblicato sul sito tutto il processo di valutazione, le relazioni degli esperti,
i giudizi dati dalla giuria, in modo che i produttori in primis, ma anche altri professionisti,
possano appellarsi dicendo che qualcosa è stato malfatto e quindi poter correggere.
Viene organizzato, questo è il calendario 2012, degli incontri che si sono tenuti,
sia in remoto sia in presenza, per creare e coordinare le competenze.
Queste sono le dimensioni di valutazione, come vedete moltissime.
Ecco anche qui, spendo una parola soltanto in questa direzione.
Io ho apprezzato molto, nei molti limiti di questo approccio in regione Lombardia,
una scelta importante che è stata fatta, di non creare i propri criteri,
ma di prendere quelli in letteratura.
La letteratura ormai è ricchissima, abbiamo due modelli dominanti,
abbiamo il progetto UNET a livello europeo che ha definito il core model,
abbiamo il modello canadese di Evidem, hanno definito i criteri,
ho apprezzato la scelta di non reinventare l'acqua calda,
ma di utilizzare ciò che già esisteva.
perché ora quello che è importante è l'esecuzione
dico questo
perché sono stato recentemente
contattato per i miei studi
dall'ente ospedaliero cantonale
quindi l'ASL del canton Ticino
i quali mi hanno chiesto
Lettieri può insieme ad altri colleghi
tra cui anche Umberto
definirci i criteri per il canton Ticino
la mia risposta è no
ci sono in letteratura, sono stati definiti
bisogna soltanto applicarle
inutile continuare a inventare criteri diversi
ormai sono anni che li abbiamo analizzati
esistono, vanno applicati
quello che abbiamo fatto per allenare il sistema
perché la dottoressa Amato ha ragione, il sistema va allenato
bisogna simulare
e
sostanzialmente quello di dare un feedback
a chi giudica
dicendo quanto si discosta il suo giudizio dagli altri
dicendo guarda il tuo giudizio è molto
diverso da quelli degli altri, vuoi confermare?
sì, magari sei portatore
di un'informazione aggiuntiva che
sarebbe importante avere
oppure sei sicuro di aver soppesato tutto
e questo è estremamente utile
per allenare anche la capacità di valutare
sostanzialmente
l'idea è quella di riuscire a dare un peso
alle diverse dimensioni
dare un punteggio di valore
alle diverse dimensioni
alla fine di riuscire ad arrivare a una canna d'organo di questa natura
in scala 0-1 poter dire
il valore di quella tecnologia
è per esempio in questo caso 0-66
e vedete le diverse stratificazioni
e lo raggiunge per questi motivi
in modo molto trasparente
con informazione molto più ricca
molto più semplice e anche molto più, se volete, confrontabile e discutibile,
discutibile nel senso che si può discutere, non che non abbia valore,
rispetto semplicemente all'ICUR o all'ICER, che sono una misura sintetica, forse troppo sintetica.
L'idea è questa, di poter confrontare diverse tecnologie, quindi diverse canne d'organo,
e poter sottrarre risorse a quelle tecnologie o a quei processi, a quelle procedure,
dure, che hanno meno valore per poter finanziare maggiormente quelle che creino più valore.
Questa è la parte vera, è la vera scommessa, perché anche la letteratura dice che bisogna
andare in quella direzione, ma è difficile, perché finché giochiamo all'interno della
stessa disciplina, se volete è semplice, ma quando incominciamo a mettere a confronto
cardiologia rispetto a nefrologia, che vi dicendo, diventa complesso, perché sto spostando
risorse da un'area rispetto all'altra, però quella è la direzione come tra terapia, diagnosi
e prevenzione, prima o poi delle scelte andranno fatte sostanzialmente su come riposizionare
sostanzialmente le risorse disponibili.
Un dato, sì sì prego, in che senso?
Cosa intende?
Me lo spiega meglio, però per poter rispondere, allora su quello sostanzialmente in questi
questi nuclei non ci abbiamo ancora lavorato, però le posso dire, è fondamentale, ha detto la cosa, insomma è vera,
dove bisogna arrivare? Bisogna arrivare in quella direzione e soprattutto è fondamentale che questo strumento, l'HTA,
vada sotto la programmazione sanitaria. Se l'HTA non è il motore pulsante, il braccio armato della programmazione,
ci stiamo divertendo tra accademici, lo posso dire? Delle bellissime riunioni, delle bellissime pause caffè,
tantissime riflessioni importanti
stiamo facendo delle bellissime pubblicazioni
stiamo aumentando il nostro curricula
ma non è assolutamente utile per il sistema
ha centrato il punto
o questo sistema, l'HTA
viene agganciato alla programmazione
in questo momento non lo è in Regione Lombardia
ma è la speranza che lo sia
e l'idea è assolutamente ripartirlo
questa cosa che lei dice di ripartire diversamente
da diverse ASL è quello che hanno fatto i canadesi
qui abbiamo già la letteratura
se sei interessato puoi mandarmi una mail
o posso lasciarla al convegno
in cui abbiamo già evidenze di come sono state spostate
risorse tra una ASL e un'altra
sia in Inghilterra, sia in Canada
sia in Nuova Zelanda, quindi nei paesi anglosassoni
posso dirle
è tecnicamente semplice
è politicamente complesso
ma è tecnicamente semplice
un giudizio, una riflessione
il nostro nucleo di valutazione
delle proprietà di conflitti di interesse ha lavorato bene
perché ha filtrato molto
in particolare, questo è materiale disponibile
quindi pubblico
ha dimostrato che queste 7 tecnologie, dove non entro ma sono proiettate, non saranno messe nel sistema Lombardo
e questo ha portato a un risparmio figurativo, mancati i costi, perché se fossero entrati avremmo dovuto finanziarle,
per 67 milioni di euro. Per un pomeriggio di lavoro penso che sia un buon risultato.
Poi è nulla rispetto ai 17 miliardi che spende la sanità lombarda, una goccia nell'oceano, ma permettetemi quella goccia è estremamente importante.
Stanno arrivando i nuovi robot, stanno arrivando i nuovi farmaci oncologici, se la spesa non può essere aumentata andranno a sottrarre risorse ad altro.
diventa fondamentale, come diceva il collega
adesso non solo, ma come diceva il collega
essere capace di comprendere
cosa accelerare e cosa rallentare
questo diventa assolutamente importante
perché altrimenti il sistema
evolverà in una situazione
di comodo, ma sicuramente
non a beneficio del paziente
questi per esempio sono test, come dico, tutto materiale pubblico
quindi potete vederlo, per esempio sul test
genomico Brevagen, l'indice di probabilità
è 0,29, inferiore alla soglia che è stata
la regione, quindi non raccomandata
in alcuni casi viene detto chiaramente che la regione
non rivaluterà queste tecnologie
a meno che non emerga in letteratura dei nuovi studi
molto più significativi
molto più importanti che possono cambiare il giudizio
altrimenti il giudizio è dato
queste sono le tecnologie in questo momento
in valutazione in regione Lombardia
anche questo è presente sul sito
spero che a breve avremo i primi
risultati, come vedete
tecnologie molto diverse
abbiamo impiegato dal 2008
oggi è 2013, siamo 5 anni
per preparare il sistema
ora il sistema deve funzionare e quindi deve essere in grado in poco tempo di riuscire a produrre risultati su queste tecnologie.
Alcune sicuramente interessanti anche per voi ma diventerà poi fondamentale non semplicemente dire sì o no
ma anche comprendere come riallocare la spesa su alcune di queste.
Dove siamo? 30 tecnologie segnalate, 23 sono state ammesse sostanzialmente, 3 sono nella presa, nella fase finale.
Aspettiamo sostanzialmente che vengano pubblicati i risultati e quella, permettetemi, è la vera cartina tornasole per Regione Lombardia.
Se questi risultati non saranno pubblicati o non entrano in una delibera rapidamente, penso che io, Umberto e molti altri avremmo forse passato di buoni pomeriggi insieme, ma ancora non sarà stato raggiunto un risultato.
Umberto, sei a parte del tavolo, vero? No? No, sei nel tavolo, nell'ultimo, nella presa, come è.
Io, Umberto, sei nel nucleo? Allora Umberto è nel nucleo quindi potrà raccontarvi il primo tavolo, se avrà voglia, mentre io sono nel terzo tavolo, quello associativo alla presa.
Risultati conseguiti? Io credo alcuni siano soprattutto importanti, la creazione di una cultura, di un contesto e soprattutto la voglia di muoversi in quella direzione.
Ma soprattutto si è creato un linguaggio comune, una voglia di trasparenza e spero che questa voglia non venga tradita poi dai risultati sostanzialmente.
Le sfide aperte, connettere tutto questo ragionamento con gli ospedali, perché anche gli ospedali, le ASL sono chiamate a decidere, quindi diventa fondamentale che la decisione regionale riesca in qualche maniera a riverberarsi anche a livello ospedaliero e a livello di singola, di partimento.
Su questo come anticipavo il vostro collega, in realtà abbiamo già degli esempi, soprattutto da parte dei canadesi che l'hanno fatto non per spirito teorico ma perché il loro sistema sanitario era vicino al baratro, quindi come ultimo tentativo di salvaguardia del proprio sistema di tutela della qualità di vita dei canadesi hanno pensato al disinvestimento.
Ovvero un sistema che era chiamato, questo è il caso di Vancouver se non ricordo male,
chiamato a ridurre i propri costi del 5%, se non ricordo male, bene, si sono impegnati a ridurre del 10%.
Perché? Tutti noi siamo stati chiamati a ridurre chi del 3, chi del 5, chi del 10, i propri costi.
Allora è richiesto mediamente di ridurre del 5, perché hanno fatto una scelta di ridursi del 10?
Per avere quel 5% di polmone per poter sopportare l'innovazione.
Altrimenti come innoviamo, come compriamo le nuove tecnologie?
Quindi in modo corale hanno detto, bene, se il taglio del 5 è per la sostenibilità,
noi ci imponiamo il 10, ma quel 5 deve essere ridato per le nuove tecnologie.
Ecco il disinvestimento, nasce da questa riflessione.
La coperta non può essere stesa, è fissata, se voglio nuove tecnologie devo rinunciarne ad altre.
E poi l'approccio, permettetemi, è veramente semplice,
Sono quasi in imbarazzo presentarlo in un consesso scientifico come questo.
Viene chiesto a tutti i responsabili dirigenti ASL, oppure primari, direttori di dipartimento, professionisti,
potresti fare la tua lista dei desideri?
Se avessi un 10% in più di budget cosa faresti?
Mi porti le tue idee? Ne hai di idee?
E se avessi invece un 10% in meno cosa la toglieresti?
Non è che forse conviene a tutti che togliamo quel 10 per finanziare quel 10?
ecco il disinvestimento per reinvestimento
è semplice questo
la capacità di togliersi il 10
per ridarselo in un'altra direzione
l'hanno fatto i canadesi
l'hanno fatto gli inglesi
l'hanno fatto i neozelandesi
non c'è nessuna letteratura
sui popoli latini a largo
però è questa la strada
la sostenibilità del sistema
è data dalla nostra
volontà di renderlo sostenibile
mi piace un editoriale
sul foglio, penso di uno o due anni fa, di Volpi,
epidemiologo toscano, penso noti ai più,
il quale ha detto
togliamo soldi alla sanità.
La sanità è drogata da troppi soldi.
Togliamoli e aiutiamo la sanità a riposizionarsi
verso una creazione di valore.
In questo momento sta creando output,
ma non sta creando valore per il paziente.
E portava a un elenco infinito di tecnologie
chiaramente inefficaci
che vengono tuttora utilizzate
di procedure inutili
tuttora utilizzate
di tecnologie meno costose
e a maggiore valore che non vengono introdotte
e vi dicendo
ovviamente Volpi esagerava nel suo editoriale
forzava la mano
anche nel linguaggio, ma sapete
i toscani spesso sono più capaci
di altri, diciamo così
di esprimere anche con la forza delle parole
alcuni concetti
bene, io credo che in parte sia vero
la sanità ha sufficienti risorse
ma devono essere utilizzate in maniera
fortemente diversa
poi guardo le vostre facce
diciamocelo chiaramente, siamo convinti che non ce la faremo
vedo le facce perplesse
forse è l'ora del pomeriggio, la mancanza del coffee break
la mancanza d'aria
forse il tema del disinvestimento non sia così allettante
permettetemi, però lo sappiamo
la strada è questa
altrimenti diventa retorica
esercizio intellettuale che dicevo prima
riunioni in regioni, tavoli, pubblicazioni scientifiche
ma se non decideremo
noi deciderà il sistema
in maniera diversa
no no
per amor del cielo
no no per amor del cielo
Volpi non diceva assolutamente di togliere i soldi
agli infermieri mi permetta
non ha detto questo
no no no guardi
posso dirlo?
mi sento toccato anche io come dipendente pubblico
esattamente come lei, come ricercatore universitario
che da anni ha bloccato gli scatti
di stipendi, non ha il contratto rinnovato
non ha la possibilità di crescere
tra i medici adesso
l'Italia è questa
diciamo che si può tagliare sulle procedure
sull'organizzazione, si continua a tagliare
sugli stipendi, sul valore
diciamo, degli stipendi, delle persone
e tutto quanto, è quello
che si fa
assolutamente, perché molte volte è più facile
il resto, ma come per l'università
per amor del cielo, posso dire una cosa scomoda
la dico sull'università, ma in quella direzione
l'Italia non ha bisogno
di 90 università
Lo dico con franchezza, sono il primo a dirlo, l'Italia non ha bisogno di 90 università, se poi per avere il lusso di avere 90 università i ricercatori sono nella situazione in cui sono, basta, l'abbiamo deciso, non c'è problema.
Sì siamo a stringo, però questo è sicuramente il tema, è una nostra scelta, io torno sul messaggio dei canadesi che la decisione è nostra,
che quando riusciremo a chiamarlo come denaro pubblico, quindi nostra vera e maggiore responsabilità, sicuramente avremo dei passi avanti.
Chiudo su questo, un gruppo di lavoro che abbiamo fatto, un progetto che è presentato già a Torino,
con alcuni visi conosciuti, realizzato con la V-Brown, quindi lo dico apertamente, se il progetto precedente non era finanziato,
questo è stato finanziato, ha visto numerose persone che oggi presentano coinvolti, abbiamo elaborato una serie di riflessioni
che sono state documentate in un libro
che invito a leggere
e per chi fosse interessato renderemo disponibile
sicuramente
sulla sfida della multidisciplinità e di provare a raggiungere
questi risultati. Ma arrivo all'ultimo
lucido che volevo mostrare
non vedo la
presidente
è andata?
Dove emerge questo? Abbiamo analizzato
la capacità dei professionisti
di implementare tecniche
di health technology assessment
Bene, il predittore più importante di queste capacità in termini di motivazioni, capacità e opportunità è uno, l'interazione sociale, la forza della comunità, dell'associazione di veicolare i giusti messaggi, di creare un commitment condiviso, di creare le possibilità per che alcune cose avvengano.
Quindi questo è per me un bellissimo risultato di evidenza da parte dei nostri studi che l'associazione ha un ruolo fondamentale anche nel perseguire questa strada.
Grazie mille, speriamo di raccogliere la sfida o la proposta degli ingegneri lettieri e magari ridiscuterne l'anno prossimo.
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