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10° CORSO PER INFERMIERI DI SALA OPERATORIA 2° SESSIONE LA FORMAZIONE AVANZATA DELL’INFERMIERE DI SALA OPERATORIA: MODELLI DIDATTICI A CONFRONTO Presidente: P. Mariani (Roma) Moderatore: E. Thiene (Padova) Il modello didattico veneto R. Zanotti (Padova) Il modello didattico svizzero F. Lubinu (Lugano) Il modello toscano D. Massai (Firenze) Il modello laziale C. De Santis (Roma) L’Esperto risponde (Tutti i relatori)
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Carissimi colleghi, bentrovati. Mi rendo conto, sono Eleonora Tiene, devo moderare la sezione seconda della giornata.
Mi rendo conto che avete avuto una mattinata estremamente impegnativa, però è anche vero che l'orario dedicato a questa seconda sessione non solo è impegnativo perché è l'orario centrale della giornata,
Ma abbiamo anche voluto raccogliere quelle che sono l'espressione di una professionalità e quindi le presentazioni fatte da docenti estremamente importanti sul territorio nazionale
che ci vengano un attimo a consigliare, dire, suggerire qual è la situazione oggi dell'infermiere, in particolare dell'infermiere di sala operatoria e quali possono essere, a cominciare dalla conoscenza di base, cioè formazione di base, l'evoluzione futura.
Io mi auspico che questi concetti escano assolutamente da queste tre presentazioni. Sono stata informata che il dottor Massai non sarà presente, ciò non toglie che nell'orario previsto della sessione noi manterremo la nostra presenza.
Mi auspico anche che i vostri colleghi con i vostri messaggini, perché lo state usando troppo il telefono per essere all'interno di un convegno, vengano sollecitati a rientrare.
Ciò detto, lascerei la parola al dottor Zanotti, che è il nostro primo relatore di questa sessione, presidente del corso di laurea magistrale e vicepresidente del corso di laurea triennale, nonché professore nella disciplina all'interno dei due corsi dell'Università di Padova.
Il modello didattico veneto della formazione, dottor Zanotti.
Io ringrazio dell'invito perché è un po' un'occasione che si rinnova questo incontro con l'associazione infermieri dell'ambito proprio chirurgico che mi fa anche ricordare sempre e lo ricordo con molto piacere che il mio ingresso nella professione infermieristica è stato come infermiere di sala operatoria, strumentista, successivamente poi transitato in un'altra realtà come infermiere di anestesia.
quindi credo di averle vissute abbastanza queste realtà e di ricordarle molto bene.
Oggi mi trovo ad esercitare un diverso ruolo e a giocare un diverso gioco che però evidentemente è molto correlato
ed è molto strategico perché riguarda il presente del futuro prossimo di questa professione.
Quindi che cosa stiamo immaginando, cosa riusciamo a fare, che cosa stiamo progettando, verso quali direzioni andiamo.
Il titolo che mi è stato chiesto di introdurre è un po' ambizioso, tant'è vero che anch'io mi sono chiesto se abbiamo noi in Veneto un modello didattico veneto.
Non lo sapevo in realtà, ma diciamo noi abbiamo due università, una è quella di Padova che appartiene al profilo delle grandi università come dimensione, una è quella di Verona che appartiene al profilo delle medie università come dimensione che purtroppo non dialogano molto e vanno avanti su linee assolutamente indipendenti.
Non è neanche così negativa la cosa perché permette anche un maggiore dibattito, diversità di idee, di iniziative e altre cose.
Quindi quello che io tendo a esprimere è un po' quello che stiamo facendo, cercando di fare all'interno dell'Ateneo di Padova, che copre però l'80% della regione del Veneto e che quindi davanti a questo è un po' egemone nel definire la sua offerta formativa.
Io partirei da due o tre elementi perché è chiaro che se noi parliamo di infermiere di sala operatoria o infermiere chirurgico il primo termine è infermiere e quindi noi non ci occupiamo della formazione tecnica ma ci occupiamo della formazione professionale.
Rimane un professionista e il suo destino e le sue traiettorie di sviluppo sono profondamente legate al ruolo che l'infermiere ha nel sistema dei servizi.
Quindi tanto più noi sviluppiamo questo ruolo e lo rendiamo significativo, tanto più potranno essere identificabili e diventare significative le sue specializzazioni.
Questo porterebbe poi a un elemento che è quello quali specializzazioni, quali percorsi di carriera perché sono strettamente connessi, se non ci sono specializzazioni non ci sono percorsi di carriera, c'è solo l'anzianità, non c'è la contrattuazione di quelli che sono i master o le altre cose.
Per cui abbiamo questo grande buco che riguarda la clinica. L'infermieristica non ha una sua clinica al di fuori di una clinica di tipo generale e generalistico, che è quella che appartiene all'abilitazione professionale. Sto dicendo sul piano formale, sul piano del riconoscimento con tutto quello che ne consegue.
Però due parole le spenderei perché dobbiamo effettivamente trovare anche il gusto e il piacere di confrontarci su alcune cose, siamo d'accordo tutti, è importante essere competenti, abbiamo sentito che nelle relazioni di prima è un dovere essere competenti, è un dovere nei riguardi della società,
però quali sono le richieste di competenza che vengono dall'ambiente, qual è il riconoscimento di competenza che viene dall'ambiente,
sono sempre elementi che girano attorno a loro.
Quindi come lo vediamo, come lo concepiamo questo infermiere?
Questo è importante perché va a definire poi il progetto formativo e l'offerta didattica.
Ed è evidente che ci troviamo in un paese che se ha 50 corsi di laurea sono 50 corsi di laurea caratterizzati da 50 spesso visioni diverse.
Quindi noi addirittura abbiamo messo in cantiere l'altro anno su sollecitazione della conferenza nazionale dei corsi di laurea abbiamo messo in cantiere un'iniziativa per scoprire che offerta formativa fanno le università perché ogni università gode di propria indipendenza.
Quindi quando noi diciamo il profilo dell'inferniere sottacciamo il fatto che la costruzione di quel profilo è un atto indipendente spesso frammentato in un'offerta molto variegata che fa un singolo Ateneo.
Il secondo elemento è quello dei criteri, cioè quando noi andiamo a definire questa offerta e vediamo come abbiamo ragionato noi a Padova, con quali criteri abbiamo cominciato a lavorare.
E il terzo è quali sono gli elementi caratterizzanti, quindi che tipo di infermiere vogliamo produrre, ci impegniamo a produrre, con quali prospettive questa infermiere va incontro poi a un post base.
E quindi è evidente che su questo si gioca i prossimi 10-15 anni almeno della professione, perché se calcoliamo i tempi.
Allora il primo elemento dicevo è quello della filosofia, cioè noi produciamo un profilo, un operatore caratterizzato da delle competenze,
da delle capacità che devono essere spese in quale contesto.
E su questo poi abbiamo fatto delle scelte anche abbastanza pesanti, ci hanno costretto a fare dei confronti anche abbastanza impegnativi.
La nostra prima idea è che è un professionista del nursing, non è banale dire questa cosa perché identifichiamo un ambito altro dalla medicina
e su questo cerchiamo di identificare un campo su cui si possano calare precise responsabilità e precise connotazioni di ruolo.
Quindi non è un operatore di medicina, è un operatore di nursing, però la medicina esiste e con la medicina si correla continuativamente.
Nel definire il nursing identifichiamo una relazione diretta con l'assistito, è su questo che lo connotiamo ed è per questo che noi ci teniamo molto a dire se ho un infermiere deve esistere una relazione con l'assistito, se non c'è una relazione con l'assistito io non ho bisogno dell'infermiere.
Giusto per capire anche le differenze tra gli ambienti tecnici fortemente tecnologizzati, ad esempio in un laboratorio, io sostengo che bisogna applicare il modello europeo che per fare i prelievi, per accogliere i campioni di sangue che vengono analizzati in quel laboratorio, nell'ambulatorio di ingresso, nessuno migliore del tecnico di laboratorio lo dovrebbe fare.
Come si fa in tutto il mondo, non è che ci devo mettere un infermiere per fare i prelievi di sangue.
Quindi questa è una logica, l'infermiere non si collega a delle operazioni, si collega a delle persone, a dei pazienti, a dei soggetti.
Su questo si giustifica un ambito poi di attività umana di aiuto, che non è un manesimo generico.
Vuol dire una capacità di un soggetto di fare operazioni che sono utili ad un altro soggetto.
E quindi si esplica in interventi che poi possono essere di supporto o possono essere di sostituzione o sostegno, su questo abbiamo circa 90 anni, 100 anni di storia moderna, contemporanea, non è che siamo antichissimi, siamo antichissimi come dimensione sociale ma come dimensione professionale partiamo intorno al 910, 920, quindi siamo all'interno di questa costruzione ancora molto giovane, ancora molto per certi aspetti in via di ulteriore definizione.
Questo è un ambito ben preciso, quindi se noi usciamo da quest'ambito perdiamo di vista il core del suo ruolo, della sua identità e non lo faccio a caso di stressare questa dimensione perché lo sto facendo a infermieri che operano in un ambiente molto chirurgico, molto medicalizzato, molto per sua natura medico evidentemente.
quindi la seconda dimensione però che lo caratterizza e che va a definirne aspetti importanti del ruolo
è che l'infermiere si relaziona con il medico e si relaziona con il servizio
quindi non è vero che tutta la sua attività è dedicata a un paziente
anzi è altrettanto vero che in modo sostanziale l'infermiere è collegata ad un medico
ed è collegata ad un medico su due dimensioni fondamentali
che è il monitoraggio, i processi collegati alla diagnosi e quelli che sono gli interventi di erogazione di cura.
Ecco, l'atto chirurgico è un momento di erogazione di cura, quindi l'atto di assistere all'intervento chirurgico
è un atto di supporto al medico nell'erogazione della cura, poiché l'atto chirurgico è una cura.
Quindi su questo, giusto per essere precisi nelle nostre terminologie, è un ambito di attività funzionale a processi di diagnosi e cura
con cui non dobbiamo ragionare in termini ideologici, cioè è giusto, è sbagliato, no, sono le dimensioni che caratterizzano l'agire di un professionista
che ha un ambito proprio tra lui e un paziente e ha un ambito che si collega ai processi più generali di cura della medicina e dell'attività del medico.
Questa è la sua caratteristica. Per certi aspetti questa caratteristica lo differenzia da tutte le altre figure nell'ambito professionale sanitario, che ne abbiamo circa 19 come figure di base in Italia, 18-19 per questo educatore professionale che per certi aspetti rimane ancora misto.
Quindi è una figura caratterizzata da ambiti di indipendenza, autonomia dal punto di vista proprio di identità e di ruolo ma anche di ambiti di forte collegamento. Io non uso la parola collaborazione perché secondo me è inappropriata perché quando la si usa nel mondo anglo-sassone la collaborazione è giuridicamente definita con precisi ambiti di responsabilità e la troviamo solo sul nursing avanzato che non abbiamo in Italia.
Quindi qui nell'Italia si dovrebbe parlare di supporto, cioè è un'attività di supporto, se il chirurgo non opera non c'è attività che tu possa fare, è molto precisamente definita, con ciò non intendo dire che il supporto è stupido, è sciocco, non è importante perché se non hai supporto non puoi operare.
E' evidente che è un discorso di assoluta interdipendenza, quindi anche qui bisogna essere molto chiari, io ci tengo sempre a dirlo anche agli studenti fino al primo anno, guardate che non esiste l'autonomia nei sistemi sanitari, esiste l'interdipendenza, è da qui che nascono tutti i problemi, perché è dalle interdipendenze che emerge l'esigenza di definire le responsabilità e gli ambiti.
perché se esistesse un soggetto autonomo non ha bisogno di nessun altro, fa tutto lui.
Voi citatemi i casi dove esiste un soggetto che sia totalmente autonomo nel sistema sanitario.
Giusto per chiarirsi sulle terminologie, perché a volte poi fanno parte di una certa moda, di una certa tradizione.
Quindi su questi due elementi noi andiamo a caratterizzare l'assistenza infermieristica.
Voi capite che un quesito che ci potremmo chiedere subito è
ma l'infermiere strumentista classico fa assistenza infermieristica, è all'interno del suo ruolo, esercita un'attività che è appropriata per la sua connotazione professionale.
Quindi raccomando sempre, non facciamo mai risposte facili, basate su ideologie, perché c'è sempre complessità dentro nelle cose, le soluzioni sono sempre molteplici.
Quindi è evidente che da qui noi deriviamo l'ambito di applicazione.
Quando noi abbiamo ragionato su, vogliamo creare un infermiere che sia un infermiere adatto ai tempi moderni,
da che cosa sono caratterizzati i tempi moderni?
Dalla grande dinamicità che è introdotta dallo sviluppo tecnologico e dallo sviluppo scientifico.
E voi lo sapete molto bene perché prima si parlava di robotica.
E' evidente che se io preparo un infermiere a un ambiente chirurgico che è quello di 40 anni fa non saprebbe neanche capire che cosa c'è in quell'ambiente lì.
Però siamo anche consapevoli che il grandissimo sviluppo tecnologico sta guidando spesso lo sviluppo delle professioni.
Prendete i laboratori, prendete le radiologie, è giusto per capirci.
Quindi qui bisogna stare attenti perché c'è una dimensione tecnologica importante ma non è tutto però, questo bisogna tenerlo molto vivo.
Quindi ragionando su questo abbiamo cercato di capirci su alcuni elementi fondamentali su cui possiamo comunque dibattere se volete anche all'infinito.
Quindi chi è l'infermiere come punto di partenza? È un soggetto, un professionista, perché è così definito nel sistema delle norme, che è in grado di erogare cura.
Anche qui bisognerebbe capirsi se l'assistenza è cura, perché c'è un ambito in cui l'assistenza può diventare cura.
Però oggi come oggi nel sistema giuridico italiano, quando noi parliamo di interventi di cura, parliamo di interventi medici.
Tant'è vero che discutevo anche prima con la coordinatrice in cui si diceva che c'è un collo di bottiglia da cui non si riesce a uscire,
Non esiste la prestazione infermieristica identificata all'interno del sistema sanitario che renda possibile eliminare tutta una serie di storture. Prendete i pronti soccorsi con i codici bianchi, se noi potessimo avere che l'infermiere fa la firma e dimette il soggetto avremmo risolto un sacco di problemi, ma non lo può fare perché non c'è un atto che possa essere attuato determinando conseguenze che non comporti una firma medica.
ma giusto per capirci sui paletti e sulle situazioni che esistono.
Il secondo elemento è però un professionista che dovrebbe essere in grado di educare l'autocura
e quando io dico educare non intendo l'insegnamento e basta perché può essere un processo molto complesso
cioè è in grado di operare per una maggiore indipendenza dei soggetti
e voi capite che se sviluppiamo il discorso dell'autocura rendiamo possibili anche percorsi chirurgici molto rapidi
perché se noi potessimo dimettere soggetti
in grado di farsi loro tutta una serie di attività
nel momento che vanno a casa
riduciamo i tempi di degenza
eccetera eccetera eccetera
sono tutte cose correlate
noi non siamo ancora come in alcuni paesi
che c'è tutta la terapia iniettiva
indovenosa che se la può fare i pazienti a casa
da solo
perché c'è una tecnologia di supporto
non avendo queste tecnologie
noi siamo all'operatore che gliela deve fare
però possiamo rendere capaci
e creare una serie di sistemi
possiamo renderlo capace di valutare capacità e fabbisogni e infine organizzare processi e attività di cura e di assistenza.
Ecco, su questo ultimo si vede molto la figura di un infermiere che transita da strumentista, io dico sempre che è un termine anche per certi aspetti da abbandonare perché non si può collegare un profilo professionale a un'attività tecnica.
Io lo vedrei di più come infermiere di chirurgia, non so, lo caratterizzai per un'utenza, per una casistica, per dei processi, insomma.
E allora su questo noi possiamo vedere una figura professionale post-base anche.
Quindi ci deve essere una complessità di processo in cui lui si deve poter gestire qualcosa di una certa utenza, di una certa casistica.
E su questo possiamo ragionare.
Con quali criteri?
Il primo elemento non è facile, è semplificare, perché la tendenza che si ha sempre è rendere complesse le cose semplici.
Noi abbiamo lavorato con la logica di dire lasciamo stare la chincaglieria, lasciamo stare le stereotipie,
siamo partiti dicendo l'infermiera, la visione olistica, ma sono tutte storie.
cioè andiamo a vedere l'essenza delle cose
e ragioniamo su un impegno anche sociale molto preciso
io ti produco come infermiere laureato
capace di fare che cosa
ma devi esserlo veramente però capace
non è che lo scriviamo e basta
quindi questo è un impegno molto preciso
e su questo ci giochiamo anche
sull'importanza poi del ruolo
razionalizzare il romanticismo
tu mi devi dire che se diventi capace
ecco l'esempio di prima
di educare una persona
Non si tratta di belle cose che tu sai raccontare, si tratta che il soggetto diventa capace, diventa diverso da come era prima. Quindi richiede abilità precise, tecniche precise, metodiche precise. Siamo in un campo in cui diciamo non farà tutto, non si occuperà di tutti. Diciamo di che cosa? Si occuperà con la capacità di intervenire.
Qual è la soglia minima? Abbiamo ragionato per soglie minime, perché altrimenti diventa tutto idealistico. Noi non produrremo mai l'infermiere perfetto. Definiamo qual è l'infermiere accettabile.
Come dicono gli americani quando fanno l'esame di abilitazione per infermiere.
Qual è il profilo che garantisce che tu non farai danno al paziente nell'assistenza?
Dopodiché potrai solo crescere da lì.
Quindi noi garantiamo un profilo che è il profilo minimo garantito però.
Ecco, questo è importante.
Studente da subito contributivo.
Nel nostro modo di pensare, nel nostro modello, a fine del primo anno lo studente è in grado di attuare tutti gli interventi che vengono richiesti da un infermiere in un ambito ospedaliero.
Quindi è evidente che noi partiamo con la sala operatoria già dal primo anno, per capirci.
E tra l'altro siamo diventati anche molto attrattivi perché riceviamo molti studenti finlandesi e svedesi dove invece non inseriscono in sala operatoria se non dopo laureati.
Quindi su questo punto abbiamo fatto una scelta molto importante. L'integrazione multiprofessionale. Io ho tra l'altro la fortuna di essere anche docente del corso di laurea di medicina e titolare per una consistente fetta del tirocinio di medicina e quindi riesco a integrarli insieme e posso avere gli studenti di medicina che imparano l'assistenza che fa l'infermiere e devono proprio relazionarsi con l'infermiere.
Quindi è importante costruire dei sistemi in cui si insegna come lavorare in gruppo, come sviluppare capacità di fare squadra e voi sapete in sala operatoria tutto si gioca anche se non è vero spesso che è un'equipe, è un gruppo di lavoro che può avere anche gerarchie molto rigide al suo interno.
Noi dobbiamo rendere capaci i soggetti di rapportarsi gli uni agli altri con la logica del team, con la logica del mutuo, non semplice rispetto, ma stima professionale.
Questo è un concetto importante.
E poi importante è il coinvolgimento della comunità professionale.
Noi non possiamo educare infermieri se non abbiamo una fortissima partecipazione degli infermieri.
Quindi quando noi li inseriamo in sala operatoria è perché abbiamo gli infermieri della sala operatoria che partecipano dal primo momento alla progettazione del loro percorso formativo e hanno responsabilità ben precise.
Noi non vogliamo avere studenti che si mettono il camice e stanno lì a guardare l'intervento chirurgico, ma vogliamo avere studenti che capiscono che ruolo ci si gioca lì dentro, che contributo si dà come infermieri.
Questa è una sfida non da poco, non si può vincerla se non ci sono gli operatori, i professionisti di quell'ambito.
E infine obiettivi perseguibili, basta con le grandi frasi a effetto, con le belle frasi, l'operatore che riesce a fare, no, diciamo effettivamente che cosa ci impegniamo a perseguire.
Abbiamo dovuto, ci è costata qualcosa come cinque anni di dibattiti direi quasi sanguinosi.
E' chiaro che il mondo medico più di tanto non gli interessa questo tipo di dibattito, il dibattito è molto interno alla categoria, per cui quando andiamo formalismi, retorica negli obiettivi, trovavamo delle descrizioni dove gli infermieri ci dicevano nei reparti, ma io non capisco che cosa vengano qui a imparare gli studenti, perché ho elenchi lunghissimi, questi obiettivi scritti in modo formalmente ineccepibile,
ma nella sostanza non si capisce che cosa vogliono dire, che senso abbiano.
Quindi semplificare al massimo, abbiamo detto che cosa sarà sicuramente in grado di fare.
Se tu mi dici che sarà infermiere, beh, deve essere in grado di fare su piano tecnico,
un prelievo lo deve saper fare, un elettrocardiogramma lo deve saper fare,
utilizzare in modo sterile un strumento chirurgico lo deve saper fare.
E quindi definiamo elementi su cui facciamo il controllo rigoroso
e su cui andiamo a vedere effettivamente se lo sa fare e su questo poi possiamo crescere ancora di più.
Quindi abbiamo trovato la lenta assunzione di indipendenza operativa, abbiamo trovato che nel percorso formativo
si cominciava a pensare che tanto un neolaureato deve dedicare un altro anno per essere operativo o affidabile.
ma questo è il gioco delle tre carte
se tu sei un neolaureato
devi essere operativo
in grado di garantire capacità
a quale livello
ma lì la devi garantire
la stessa cosa l'abbiamo portato
sulla laurea magistrale
e la portiamo all'interno dei master
quindi il laureato deve essere competente
in che cosa
e abbiamo definito i profili in che cosa
ecco noi ci aspettiamo
che se c'è da fare una puntura esplorativa
o un piccolo intervento chirurgico in ambulatorio o in un reparto di leggenza, un neolaureato sappia prepararlo e sappia assistere.
Certamente non ci aspettiamo che sappia strumentare in sala operatoria, perché su questo è prevista una formazione sul campo, tutorata, successiva.
Quindi è per capirsi. Il tirocinio è la dimensione critica dove effettivamente si spende l'80% delle chance di apprendere capacità come performance e quindi su questo abbiamo investito molto, abbiamo creato un modello che è sostanzialmente diverso dalla tradizione e poi farò vedere in che modo stiamo ulteriormente evolvendo.
Quindi una formazione professionale che è coerente con lo stato della conoscenza scientifica perché noi sappiamo, a partire da Benner, ma lei a sua volta utilizzava studi di psicologi del lavoro di 30 anni prima,
prima, eccetera, eccetera, che se noi non offriamo occasioni reali, se noi non gli permettiamo di toccare con le mani, di guardare direttamente, di vedere se facendo una cosa produce quell'effetto, di vedere se la cosa che è avvenuta è quella che lui si aspettava, nella realtà è un apprendimento che vale poco, che dura poco, che non determina reale competenza.
Quindi partiamo dall'esperienza concreta, per capirci io posso avere lo studente di primo anno che viene addestrato a fare il primo giorno di tirocinio e non mi interessa niente che gli insegnino l'apparato circolatorio perché sono per me non correlati, quello che è la performance di una pratica richiede delle regole e delle descrizioni precise e va tutorato dall'esperto, questa è formazione sul campo.
Dopodiché possiamo riflettere finché si vuole e rifletteremo ancora meglio se tu l'esperienza l'hai fatta reale, anziché parlarne in teoria in aula e dopo vedere che cosa succede.
Se io ti parlo di intervento chirurgico e non sei mai entrato in una sala operatoria, sei svantaggiato rispetto al soggetto che l'abbiamo inserito dentro, gli abbiamo reso possibile osservare cosa succede e giocarsi in qualcosa e dopo tornare fuori e riparlare di sala operatoria.
Quindi grande importanza all'esperienza reale monitorata, strutturata, non lasciata a caso, non buttata lì così, non studente utilizzato.
Quindi l'osservazione riflessiva, la concettualizzazione, la sperimentazione ci porta alla competenza.
Ecco che da lì abbiamo creato quindi quello che poteva essere un'idea complessiva, un modello vero e proprio, anche per il governo di tutta la formazione applicata.
E quindi abbiamo cominciato a dire con una sperimentazione longitudinale che è durata tre anni monitorando i risultati e comparandoli con quelli degli altri corsi, delle altre sedi che non seguivano questa sperimentazione se effettivamente ne valeva la pena.
Devo dire che abbiamo avuto risultati che hanno superato le nostre aspettative, ma il risultato principale è stato il consenso della comunità professionale.
Noi siamo arrivati ad avere gli infermieri che seguivano gli studenti prima come peso
e dicevano basta non datemene di più, non ne ho tempo da occuparmene,
agli stessi soggetti che arrivavano e ce ne chiedevano di più.
Perché si trovavano soggetti con cui potevano interagire,
che davano una mano, che partecipavano, con cui potevano relazionarsi.
Ecco, uno studio, più di tanto adesso non mi dilungo, è durato tre anni e siamo andati a vedere.
Gli esiti di questi studi sono stati recepiti ed è diventato il modello formale di riferimento, quindi Padova segue questo modello, proprio sulla base degli risultati ottenuti.
Abbiamo differenziato i ruoli e il tutto si sviluppa su tre linee principali, non sono esattamente tre anni ma sono tre linee.
si parte dal primo livello
istruzioni precise, applicazioni, prodotti
quindi dobbiamo avere un qualcosa
che è definito sul piano tecnico
che è definito nella sua procedura
se io devo insegnare come ci si lava le mani
prima dell'intervento chirurgico
è una procedura definita
e quindi su questo io posso sottoporlo subito
all'apprendimento della procedura
naturalmente con supporto dell'esperto
e con tutor coordinatore
come dicevo non sono lasciate al caso queste cose
passa a un secondo livello
dove cominciamo a esporgli i casi, è evidente che adesso io non parlerei più di strumentazione
ma parlerei di perisurgery, parlerei di soggetto con rischio rispetto a un soggetto che non ha rischio,
la differenza tra un intervento in cardiochirurgia con un bambino rispetto alla cardiochirurgia dell'adulto,
perché mi spiega tanti elementi su cui la casistica mi fa la differenza,
la capacità di produrre delle ipotesi, di fare delle scelte, di fare delle applicazioni,
vedere degli effetti e poi un terzo livello, casi, problemi.
Ecco, il terzo livello è il più complesso da raggiungere, lo lasciamo proprio alla fine,
perché è preparatorio alle specializzazioni successive.
È molto difficile trovare ambienti adatti dove realizzare il terzo livello,
perché è proprio quello dove si realizza l'assistenza terapeutica,
Cioè l'infermiere mette in atto interventi di terapia propria e quindi occorre anche tutto un sistema, ma su questo stiamo lavorando adesso e vi dirò qualcosina come nuove cose.
In tutti e tre i livelli sono previste applicazioni specifiche, quindi c'è un'esercitazione precisa su casi reali con applicazioni e verifica dei risultati.
E' chiaro che qui abbiamo costruzioni di insiemi, è come dire sai fare tutti gli interventi tecnici, adesso gli interventi li colleghi a situazioni, a casi e nel terzo livello aggiungi qualcosa di tuo.
Qua si entrerebbe nella progettazione, quindi quello che può essere l'affidamento di responsabilità all'infermiere nella gestione di risultati su casi.
Questo è come si presenta effettivamente il percorso e come vedete si correlerebbe con quello che dicevo prima a questi livelli, una perisurgery, un'anestesia, io vedo molto il collegamento tra perisurgery e anestesia con la possibilità per l'infermiere di giocarsela su questi ruoli, non legato ad un ruolo tecnico, non c'è futuro nei ruoli tecnici.
e difatti anche la Germania adesso viene avanti in maniera molto importante
nella definizione dei ruoli tecnici per sostituire l'infermiere
mi confrontavo con colleghi che sono presidi di facoltà di nursing americana
due giorni fa sullo sviluppo del nursing anesthetist
che voi sapete che è la figura che ha guadagno più elevata nel mondo
e effettivamente mi confermava una tendenza che è partita dal Canada
sta passando negli Stati Uniti
che è degli anestesisti che si riprendono
la loro prassi
quindi c'è un momento di messa in discussione
di quelli che erano i profili
se volete che erano
entrati di più nella dimensione medica
con la tendenza
della medicina di riprenderseli
visto il successo e lo sviluppo che hanno avuto
e nello stesso tempo
un mancato approfondimento
e sviluppo di quella che era
la differenza dell'infermiera rispetto al medico
e quindi uno dei risultati
è stato l'aumento della confusione
non l'aumento della chiarezza
noi su questo stiamo abbastanza attenti
noi diciamo
su questo
grande correttezza
noi non vogliamo avere
rispetto a come si ragionava anche da noi
10-15 anni fa
le operazioni sono di serie
a gestire il paziente di serie B
non conta niente, sul piano delle
competenze tu devi saper fare
le une e devi saper fare le altre
Per noi è inaccettabile che si possa laureare un soggetto che non sa fare operazioni tecniche richieste alle infermiere, è inaccettabile, non può essere che uno dice facciamo questa operazione e l'altro dice ma sei un infermiere, questo è l'aspetto del cittadino, ma nello stesso tempo non è su questo che si gioca tutto il suo futuro e la dinamica della sua crescita.
Quindi dobbiamo immaginare una scala. Adesso stiamo ridiscutendo il ruolo dei master e su questo abbiamo delle proposte di innovazione, vedremo se portare la base da tre anni a quattro.
la mia posizione su questo
è vero
noi possiamo dire l'allunghiamo
però porterei, anticiperei
l'abilitazione al secondo anno
prevedendo
un terzo anno già di indirizzo
e la possibilità di dargli una specializzazione
sul quarto, quindi produrre
profili sostanzialmente superiori
perché non c'è
dubbio
si vedo che discutete molto
ma
immagino
forse non è interessante
ciò che dico magari
se è interessante ciò che dico
non capisco perché parlate
perché se parlate non potete ascoltare
quindi è logico
la contraddizione
ma anche se sappiamo tra di noi
che quando c'è argomento su cui riflettere
tutti si mettono a parlare
però ecco queste sono strategie
che stiamo discutendo a livello nazionale
a livello nazionale ci si sta rendendo conto
che è insostenibile la laurea sul triennio, vengono avanti le richieste di portarla a quattro
e la posizione che abbiamo noi a Padova, mia in particolare, io non aumento la base
se non gli do qualcosa di più, quindi per me qualcosa di più è caratterizzare il profilo
su un ambito già di tipo un po' specialistico e abilitarlo magari prima
perché questo ci rende possibile un tirocinio molto più approfondito,
Non abbiamo più i vincoli di un soggetto che non ha nessuna abilitazione. Questo sarebbe il modello finlandese. Loro li abilitano sul secondo anno in modo da poterli impiegare come tirocinio al terzo con meno vincoli, meno paletti.
Quindi potrebbe, se voi pensate, la sala operatoria cominciare a dire non avere l'infermiere studente che guarda e basta ma poterlo inserire e poterlo alla fine laureare o dargli questa specializzazione che gli certifica 400 ore di attività come pilota, hai volato 500 ore, sarà diverso da uno che ha volato un'ora.
Quindi entrare su questo tipo di ragionamenti.
Naturalmente noi abbiamo visto l'indispensabilità di avere la partecipazione degli infermieri operanti attribuendogli dei ruoli che non sono ruoli solo formali, sono anche di responsabilità, a cui riconosciamo ore di straordinario, crediti sul campo, perché poi sono loro che ce la gestiscono la qualità della formazione tirocinio.
Se noi non abbiamo infermieri che si impegnano su questa cosa è tutto illusorio, quindi quando io ti inserisco in una terapia intensiva, in un'area dell'emergenza, in una sala operatoria, io dipendo dalla qualità di questi infermieri, io dico come corso di laurea, io personalmente, e quindi su questo noi abbiamo visto la necessità di farli crescere ma di mantenerli fortemente collegati.
Cioè noi ti relazioniamo ogni tre mesi sui risultati che stiamo ottenendo, ti facciamo avere il feedback dagli studenti, vieni da noi a presentarci non solo le tue esigenze ma anche cosa tu proporresti di diverso e di innovativo.
Quindi una comunità, l'idea della comunità professionale.
Ecco alcune riflessioni naturalmente a questo punto che possono essere collegate proprio alla specificità dell'ambiente chirurgico.
la sala operatoria è un ambito che può essere visto come tecnico
se viene collegato solo ad attività
ma anche di processo se è collegato al paziente
io credo che l'infermiere non debba perdere il suo legame col paziente
in nessun caso e a nessun costo
se voi osservate i ruoli tecnici sono tutti in crisi
il tecnico di laboratorio viene messo in crisi dallo sviluppo tecnologico
che avrà sempre meno bisogno dell'operatore umano
cioè voglio dire noi vediamo in sale operatoria in un ambiente ad esempio universitario di ospedale
dove abbiamo gli specializzanti sempre di più
io ho avuto gli studenti al secondo anno di medicina
quando li abbiamo inseriti in sala operatoria
li hanno fatti vestire subito e assistere al chirurgo
quindi è un problema questo qui dove tu non hai una specificità tale che ti renda non sostituibile
sostituibile tu sei per definizione nel momento che il tuo ruolo è tecnico è sostituibile quindi
dove sta la vera il nucleo di identità culturale sta proprio in un rapporto col paziente di qualche
tipo per cui vi invito veramente e credo che molti di questi di voi siano molto più avanzati di me
su questo piano no un'idea di percorso dove tu gestisci un percorso tu puoi anche strumentare
un giorno ma c'è un giorno in cui tu ti occupi del paziente in cui fai altre cose perché se il
il tuo ruolo è collegato al tavolo operatorio vestito.
Prima o dopo si trova il robot anche per te, per capirci.
Naturalmente è per drammatizzare, ma è per capirci.
È la tecnologia che va a determinare i suoi bisogni,
non sono i professionisti che la controllano.
E quindi su questo quale vedete il tecnico,
si vuole essere infermieri tecnici o si vuole essere infermieri professionisti
con ambiti di autonomia.
È evidente che il processo dell'intervento chirurgico è un processo medico, su questo c'è poco da spendere, tu ti puoi collegare con diversi livelli di utilità, indispensabile, utile, ma non sei indipendente da questo processo, non puoi avere un'indipendenza.
E quindi è evidente che su questo se si vuole avere uno sviluppo che vada verso un domani di specializzazione riconosciuta, di un ruolo con una sua carriera, di prospettive anche di libera professione e altre cose, bisogna andare su un nucleo di attività che abbia degli ambiti di maggiore indipendenza, che la possa connotare.
Ecco, quindi su questo si va poi a caratterizzare il ruolo possibile. Vedete, su questo siamo sempre lì. Se vi cambiano la tecnologia della sala operatoria vi cambiano le attività e la competenza richiesta. Quindi bisogna essere consapevoli che sì, puoi seguirla, puoi essere sempre più pertinente con questa, ma sei determinato, non sei determinante.
E ripeto, è un discorso di consapevolezza questo, non è che poi ci si può anche trovare. Io la vedrei molto così. E guardate che oggi un peri-surgery forse si può allargare a tutta l'area dell'intensività.
Io non vedrei male un infermiere specialista che mi passa da un'area di anestesia, di terapia intensiva a un'area di sala operatoria per casistiche, per tipologie casistiche, tipologie chirurgiche, non che mi passa dall'oculistica all'otorino o alla cardio, ma per tipologie di casistica, perché può avere una competenza che cresce con la sua esperienza, con una maggiore capacità anche di valutare le complessità dei casi.
Che sviluppi stiamo cercando di introdurre? Sembrerà a tanti un'idea vecchia, chi ha una certa età ricorda le unità didattiche, in realtà è sostanzialmente diversa, stiamo cercando di collegare realmente il corso di laurea all'assistenza che viene erogata.
In che modo? Avendo il governo dell'assistenza che viene fatta in un'unità.
Stiamo introducendo le cosiddette unità didattica integrata, con dei progetti finalizzati con le unità locali sanitarie o con ospedali universitari.
In queste unità, che possono anche essere sale operatorie, possono anche essere ambienti di servizio, introduciamo un sistema che non è stereotipato, non è preso da ciò che esiste semplicemente nella letteratura,
ma viene governato direttamente dal mondo universitario proprio, che lo studia, lo perfeziona, gli dà il feedback e quindi è in grado di dire quanto quella parte che voi vedete, un po' più violetto, quanto interventi di nursing che si sommano agli interventi di cura medica determinano risultati e sulla base di questo definire diversi profili di utilità, di efficacia degli interventi.
Noi offriamo lo studio, il metodo, gli strumenti, loro li mettono a punto e sulla base di questa si va a determinare i cambiamenti necessari.
Quindi voglio dire che tutte le scelte di assistenza che abbiamo fatto lì dentro provengono direttamente dal mondo universitario, dal corso di laurea.
Non ci sono medici, non ci sono primari, non ci sono altri perché sono quelli di provenienza ed è totalmente governato dagli studenti con un organico minimo infermieristico, diciamo sono studenti che si ruotano 24 ore tutti i giorni dell'anno, abbiamo dovuto introdurre tutta una serie di modifiche,
però abbiamo studenti di terzo, di secondo, di primo anno, i studenti del terzo hanno responsabilità, sono anche insegnanti e gli infermieri hanno un ruolo esclusivamente di supervisori e di garanti della qualità dell'assistenza e di tutela del paziente.
Costruiamo su questo dei database di monitoraggio che ci permette appunto di misurare gli esiti,
di dare feedback e di introdurre un sistema virtuoso di ricerca continua applicata alla clinica,
nel mondo del nursing, nel mondo della professione.
Ecco, questo stiamo cercando di farlo sull'onda di quello che già si fa in ambienti all'estero,
ma che non abbiamo mai trovato in Italia.
Ecco, per avviarmi proprio una conclusione,
noi abbiamo un impegno di educare a essere professionisti
essere professionisti significa dare un contributo
guardate che risponde alla domanda molto semplice
quanto conta l'infermiere in questa società
per la salute che ha, per la salute che potrà avere
qual è l'impatto, qual è il peso relativo che possiede
quindi su questo è opportuno non perderlo di vista questa dimensione
tu conti nella misura in cui sei socialmente utile
quindi bisogna aumentare l'apporto che l'infermiere dà
ai processi, ai risultati, non semplicemente alle attività, ma proprio ai risultati,
altrimenti questi rimangono sempre invisibili.
Quindi noi abbiamo imparato questo e questo cerchiamo di non dimenticarlo.
Il primo elemento è non aver paura che lo studente impari troppo.
Anche quando abbiamo anche nei master, lo studente ci dice, ma potrei fare questo,
tu puoi fare tutto quello che non è contro la norma,
che non è contro il sapere che tu possiedi perché provocheresti danno,
ma che è sviluppo di te come competenza
quindi non bisogna avere paura di imparare troppo
bisogna avere paura dell'ignoranza
non di aver imparato tante cose
non rassegnarsi però all'incompetenza
noi dobbiamo avere dei soggetti
che imparano e non è banale
imparano ad imparare
perché oggi tu sei outdated
sei mesi dopo
il giro dell'aggiornamento scientifico
è di sei mesi
quindi nel momento in cui tu esci dal percorso formativo
se non hai
Hai un atteggiamento di cura della tua competenza,
tra sei mesi e un anno sei già vecchio dal punto di vista culturale.
Noi dobbiamo creare dei professionisti che si mantengono aggiornati,
però anche non accettare l'incompetenza, non accettare l'ancellarità.
Io ho avuto un feedback da questi studenti di medicina con il loro tirocino strutturato,
alla fine mi dicono, ma siamo colpiti perché noi notiamo spesso infermieri
che hanno un atteggiamento subordinato anche quando il medico è molto disponibile nei loro confronti.
Da dove viene l'atteggiamento subordinato?
Viene da tutto un discorso di una cultura, un retaggio, una tradizione,
un modo di fare, di organizzare i sistemi all'interno dei servizi.
Questo è un elemento da togliere.
Cioè dobbiamo avere infermieri che non si sentono gratificati perché hanno fatto bene un'attività,
si sentono gratificati
perché hanno reso possibile un risultato
un prodotto, quindi dobbiamo avere
dei soggetti che sono consapevoli
di essere dei professionisti
che non può essere una parola vuota, stereotipata
ma è piena di contenuto
quindi le competenze
grazie, non voglio tediarvi di più
grazie professor Zanotti
sicuramente mi aspetto che ci siano
parecchie domande
nella seconda parte
della mattinata
Io mi sono abbastanza rispecchiata in quello che lei ha detto perché parto da una professione che ha avuto l'educazione già 40 anni fa, quindi ho notato con immenso piacere perché non sempre pur vivendo il mentor dall'altra parte o l'esperienza dell'infermiere esperte,
si coglie come anche la scolarità, l'università, sta cambiando il modello infermieristico che ci sta proponendo,
sperando che questo riesca ad avere un'immagine sociale completamente rivalutata rispetto a quella che è invece l'attuale immagine.
Mi auspico da parte vostra parecchie domande perché spunti di riflessione ce ne sono stati.
Lascio la parola al secondo relatore della giornata che è il dottor Lubino, che ci vuole parlare del modello didattico svizzero per una professionalità infermiere, quindi anche in questo senso estrema curiosità. Grazie.
Allora innanzitutto ringrazio l'organizzazione scientifica che mi ha invitato a presentare questo percorso particolare, ringrazio anche il professor Zanotti perché ha già anticipato una serie di cose soprattutto dal punto di vista dello sviluppo pedagogico per quanto concerne alcuni profili professionali
e quello che è il lavoro presso la scuola superiore medico-tecnica
che è una scuola specializzata che si trova a Lugano, questa qui l'ha vista dall'alto
e non è soltanto la patria delle mucche, del cioccolato, degli orologi a cucù sicuramente
esiste anche una figura professionale e questa è la nostra nuova sede
è una scuola che racchiude una serie di professioni professionali
Non è una scuola universitaria, dopo potremo approfondire sicuramente l'argomento con il professor Zanotti, ma è una scuola che forma anche il tecnico di sala operatoria.
Attenzione, non venga frainteso questa espressione di tecnico, giustamente il professor l'ha già anticipato lui prima.
Questo qui è il nostro logo della scuola, soprattutto della nostra formazione.
Beh, giusto per capirci, inizialmente il lavoro subalterno, sicuramente sì, inizialmente il chirurgo si arrangiava da solo, giusto per capirci, non è che era nata la figura del strumentista e la figura del chirurgo.
Ci sono stati degli addestramenti da parte di chirurghi soprattutto in questa mansione di strumentista, ferrista a dipendenza della situazione geografica dove ci troviamo.
Poi sono nate alcune formazioni parallele all'aspetto lavorativo soprattutto sul campo, ricordiamo le grandi guerre che ci hanno aiutato tantissimo nello sviluppo di queste tecniche per arrivare ad esempio in Svizzera nel 1972 dove viene fondata la prima scuola di tecnico di sala operatoria presso l'Università di Berna.
Poi sono state aperte successivamente anche a San Gallo, poi è stato riconosciuto dall'associazione svizzera infermieristica e con la loro collaborazione abbiamo creato una formazione leggermente abbreviata per quanto riguardava la figura dell'infermiere con la formazione di infermiere di base e questa specializzazione per la sala operatoria come formazione post diploma.
e poi è stata finalmente regolamentata anche la formazione specifica per quanto riguarda il tecnico di sala operatoria
dunque non più legato prettamente alla figura dell'infermiere.
Poi abbiamo avuto ancora dei successivi sviluppi fino a quando nel 1986 la Croce Rossa Svizzera
che è l'ente di riferimento per la supervisione di tutte le formazioni sanitarie a livello elvetico
ha deciso di dare mandato e di strutturare una formazione un pochino differente, ossia è stata abbandonata la formazione
prettamente legata alle conoscenze tecniche, quelle che spiegava prima il professore, che sono finalizzate solo ad un unico aspetto,
al tecnicismo non sempre applicabile poi nei contesti operativi, per arrivare finalmente nel 2009 con l'uscita della Croce Rossa
e l'intervento dell'Ufficio Federale per la Formazione e la Tecnologia.
Cosa vuol dire? Che questa nuova figura professionale non valuta più lo studente per le conoscenze
ma prettamente su un percorso particolare atto a valutare le competenze.
Dunque si lavora in un ambito, un contesto lavorativo diverso dal punto di vista scolastico
ma prettamente legato alla pratica professionale.
Allora, riassumendo, nasce nel 72, siamo nel 2012, adesso 2013 da quest'anno ed è stato ufficialmente riconosciuto un unico modello per tutta la confederazione elvetica.
Prima voi sapete che la Svizzera è una confederazione di stati e ogni singolo stato aveva il suo modello formativo.
Questo è stato unificato e dunque in qualunque stato della confederazione svizzera elvetica uno faccia la formazione automaticamente viene riconosciuto a livello dell'intera confederazione.
Chi è il tecnico di sala operatoria? La domanda che mi sono detto è che devo venire a presentare un modello formativo elvetico svizzero e come lo presento il nostro professionista?
Questa è la parte più interessante. Sicuramente il tecnico di sala operatoria si occupa di mansioni in sala operatoria che possono essere sicuramente l'accoglienza, l'assistenza al paziente, questo sicuramente fa parte della nostra quotidianità.
È in grado di allestire le sale operatorie per l'intervento? Sicuramente sì, a dipendenza del tipo di intervento con cui si confronta.
Altra cosa, preparano il materiale e strumenti necessari?
Sì, noi sappiamo tutti quanti che ogni sala operatoria, a dipendenza del chirurgo che ha e dell'operatore, della singola specialità, richiede delle competenze e delle caratteristiche diverse una dall'altra.
Altra cosa, si occupa sicuramente, e questo qui è un aspetto veramente molto interessante, soprattutto dopo le presentazioni dei colleghi di questa mattina su analisi di situazioni, cosa fare e cosa non fare,
Nel profilo professionale del tecnico di sala operatoria è previsto che lui si occupa anche di vegliare e conoscere affinché le tecniche di assepsi siano rispettate, che è la cosa fondamentale, e non soltanto conosciute.
Verifica la sterilità, sicuramente la funzionalità degli strumenti, in base al tipo di intervento, al tipo di operatore, in base alla specificità della sua struttura sanitaria dove presta servizio.
altra cosa assiste il chirurgo durante l'intervento
penso che questa qui di tutto l'aspetto del tecnico di sala operatoria
sappiate che nel profilo professionale delle competenze di un tecnico di sala operatoria
che sono circa 4 pagine è un paragrafo
cioè la strumentazione, saper strumentare un intervento è un paragrafo
dunque è tutto il resto delle competenze trasversali che sono importanti e vengono valorizzate
Altra cosa, anche dei ruoli per quanto riguarda la sterilizzazione, sicuramente ha un ruolo attivo, poi spiegherò che hanno anche un diploma abilitante ad esercitare questo tipo di professione, per la decontaminazione, il lavaggio, il controllo e la sterilizzazione degli strumenti.
altra cosa ha un ruolo
si parlava oggi quante persone
quante figure abbiamo in una sala operatoria
abbiamo sicuramente la persona che sta al tavolo
ma lui si occupa anche dell'assistenza
dunque del posizionamento del paziente
dell'assistenza
alla strumentista, al chirurgo
e al di fuori della strumentazione
allora quante ore
abbiamo deciso di dedicare a questo tipo
di formazione
la formazione è prevista
una formazione che è di tipo triennale
Cioè vuol dire tre anni di formazione specifiche per un tecnico di sala operatoria.
Tecnico per quello vi dicevo che è un'espressione poco rappresentativa di quale figura professionale è.
Abbiamo una parte teorica che siamo intorno al 40% di tutta la formazione e un 60% per quanto riguarda la parte pratica.
Qui vi facciamo vedere come sono distribuiti proprio il nostro programma scolastico.
Abbiamo praticamente un primo anno dove abbiamo la maggior concentrazione di parte teorica perché 23 settimane vengono passate a scuola e 21 nei posti di stagio di tutto il canton Ticino.
Nel secondo anno inizia a diminuire la parte teorica e inizia a incrementare la parte invece pratica.
Per quanto riguarda invece un terzo anno, e rientriamo nell'ottica dell'expertise, dove si può veramente praticare e ci si mette veramente in discussione dove l'allievo può iniziare a produrre lui qualcosa di personale, diventano solo sei le settimane di scuola dove si può discutere di casi clinici e 38 completamente nella parte pratica.
Beh, io ho inserito giustamente il docente di scuola, metto anche quali sono gli argomenti, ma gli argomenti penso che li conosciate tutti quanti, gli argomenti sono sicuramente l'anatomia, la microbiologia, aspetti di asepsi e chi più ne ha ne metta.
Poi a dipendenza anche delle richieste da parte degli studenti durante la formazione spesso vengono integrati ulteriori argomenti, abbiamo delle visite presso delle ditte che producono dei materiali specifici, abbiamo delle consulente da parte di partner esterni che partecipano alla formazione e dunque si segue un po' di tutto.
Beh, come l'abbiamo voluta fare? Diciamo che questo qui c'è stato un pochino imposto dall'ufficio federale della formazione dove facciamo una formazione prettamente a moduli, ci sono formazioni lineari, formazioni modulari, poi per alcuni argomenti è stato semplice organizzare dei moduli,
Per altri dire dove finisce una competenza e dove inizia un'altra competenza o qual è il tema che non viene poi ripreso in moduli successivi è stato un po' un lavoro prettamente formale
perché poi nella pratica molte cose vengono riprese o anche nella teoria vengono riprese durante i tre anni di formazione.
Il percorso sicuramente è basato su situazioni esemplari, cioè noi abbiamo abbandonato le conoscenze a carattere generale,
dunque tutta la chirurgia di base, ma abbiamo selezionato, ahimè con il vecchio tipo di formazione
si sembrava che abbandonare una serie di interventi sembrava quasi che non gli abbiamo dato queste nozioni teoriche
poi abbiamo visto che tu puoi fare tutte le nozioni teoriche che vuoi ma quelle che hai trattato al primo anno
se non ha avuto la possibilità lo studente di metterle in pratica, di esercitarle, di trasformare questa conoscenza
In esperienza personale spariva, lei parlava già di sei mesi, in alcuni casi alcuni argomenti anche dopo tre mesi se veramente non vengono utilizzati. Dunque noi l'abbiamo suddivisi così, abbiamo tenuto in considerazione dei moduli di base che sono all'inizio della formazione comuni a tutte le materie trattate e dei moduli prettamente specifici.
Poi vediamo che ogni singolo modulo è strutturato come? In base anche all'esperienza pratica che lo studente, l'allievo può svolgere, cioè non è inutile fare la cardiochirurgia per capirci chiaro a un primo anno perché nel programma scolastico avevamo tempo, ma lo studente la cardiochirurgia la farà soltanto a una fine di un secondo anno o all'inizio di un terzo anno scolastico.
Allora vengono spostate e si cerca sempre di far combinare il supporto teorico adiacente e in alcuni casi con maggior profitti, questo ne va descritto un po' di Rousseau e della sua pedagogia, se la teoria viene fatta dopo la pratica professionale.
Dunque è il discorso che faceva prima il professore, calza perfettamente pennello.
Attenzione, i gruppi che abbiamo diviso noi abbiamo fatto così, è una scelta, è una proposta, non è che deve essere sicuramente un modello,
un modello giustamente si presta a tante osservazioni, opinabili sicuramente e sicuramente migliorabili, benvenga.
Tanto più che all'interno della nostra formazione è previsto per ogni singolo anno delle valutazioni sia da parte dei docenti ma da parte degli studenti
e soprattutto delle persone, di cui molti colleghi li vedono qua, anche presenti a questo convegno,
che li seguono nella parte pratica.
Perché è inutile che io nel programma inserisco discipline tipiche quali la traumatologia e l'ortopedia, esempio.
E poi ho uno studente che mi lavora invece in una clinica dove ortopedia e traumatologia non la fa,
fa solo ginecologia e chirurgia viscerale.
Allora mi pongo il problema, questa traumatologia e ortopedia che gli ho insegnato,
cosa gli serve lui in questo periodo? Non serve a niente.
Allora ecco che le abbiamo suddivise e gli stage pratici solitamente vengono accompagnati in base alla possibilità poi di praticare queste conoscenze e queste esperienze pratiche.
Poi abbiamo una serie di strumenti didattici.
Non è che la Svizzera abbia inventato qualcosa di diverso dal resto del mondo.
Diciamo che l'Ufficio federale per la formazione e la tecnologia è da circa 30 anni che la Confederazione svetica ha fatto degli enormi sforzi sia dal punto di vista di risorse, che possiamo quantificarle, che dal punto di vista logistiche, strutture, convenzioni, sostegni economici per le attrezzature.
Sicuramente sì perché porta avanti una serie di progetti che mirano soprattutto lo sviluppo di competenze.
E competenze potete sicuramente immaginare, ne ho contate all'incirca 34-35 definizioni di queste competenze, poi ognuno penso che possa scegliere quella che preferisce e quella che si adatta più alla sua necessità.
Sicuramente quello che noi abbiamo puntato tantissimo è su questo tipo di apprendimento, cioè training and transfer, ma inteso che cosa?
di utilizzare dei metodi didattici particolari che siano finalizzati a portare nella pratica o viceversa,
attenzione perché non è più solo la scuola o la parte scientifica che dice perché si basa su degli studi fatti poi clinicamente ma sulla pratica.
Dunque questa scissione che si tende sempre a fare tra teoria e pratica viaggiano sempre più a braccetto, direi, se mi concedete il termine.
Ed è proprio questo, queste competenze soprattutto trasversali di saper trasferire conoscenze pratiche e conoscenze teoriche e viceversa è sempre più richiesta ed è sempre più redditizia soprattutto.
Cosa ci porta? Ci porta sicuramente che possiamo preparare in modalità molto mirate le capacità e le abilità delle singole persone, attenzione in alcuni casi è possibile proprio grazie anche alle persone che li seguono nel campo pratico programmare uno stage in maniera mirata sulle basi anche delle caratteristiche dello studente perché non siamo tutti uguali.
Dunque non è che possiamo utilizzare un modello che io ho fatto così, col primo ha funzionato, col secondo funziona, col terzo sicuramente no, magari col terzo ho dei risultati orrendi e per niente positivi.
Altra cosa esercitare le competenze soprattutto quelle delle motivazioni cliniche, cosa vuol dire? Vuol dire riflettere sull'esperienza, vuol dire andare a ricercare cosa mi serve a me per fare questo intervento, devo preoccuparmi delle conoscenze del chirurgo o devo preoccuparmi delle mie conoscenze organizzative, preparo questi strumenti.
Il collega stamattina diceva bene facciamo l'antisepsi, scelta di uno scelta di l'altro, ma lo dice chi? Ma io che scelgo cosa scelgo? Perché lo scelgo? Perché lo dice qualcuno? Perché ho capito veramente qual è l'indicazione all'utilizzo di un antisettico più torto che un altro dal punto concretamente pratico.
Altra cosa, ho già detto appunto che apprendere queste conoscenze proprio facendo questi transfert poi si ripercuote perché alla fine di un terzo anno all'allievo, e questo viene anche valutato, viene richiesto di accompagnare terze persone.
Dunque se io devo chiedere che il profilo professionale dello strumentista o del tecnico di sala operatoria deve essere in grado di formare terzi, benissimo, io ti chiedo che tu devi sapere formare la nuova persona che ti viene affiancata, ma non l'ho mai valutato, non l'ho mai monitorizzato se sei in grado di formare terzi o meno,
non sai distinguere se hai un obiettivo quali sono gli strumenti didattici che puoi utilizzare
oppure che esperienze pratiche posso far fare un allievo di primo anno che deve raggiungere questi obiettivi
nei confronti di uno di un secondo che ne ha ben altri
però se queste pratiche vengono richieste poi attraverso dei corsi particolari
a un tutor, a un mentor, a un coach, oggi ci sono tantissime di queste figure professionali
che hanno una formazione specifica, la stessa cosa deve essere il tecnico di sala operatoria
Altra cosa, abbiamo degli strumenti che in maniera particolare mi piacciono anche perché mi sono dedicato molto e negli ultimi anni stiamo facendo parecchi lavori su questi aspetti che possono essere interviste di esplicitazione,
dopo in due parole vi racconto di cosa si tratta, simulazioni in sale operatorie protette dove abbiamo il mio capo alla grandissima risorsa, il direttore della mia scuola che quando serve qualcosa dice so fare il direttore, nel senso che so trovare i soldi, che è la funzione principale.
Altra cosa, abbiamo la possibilità di fare dei debriefing post esercitazioni online e dopo vi faccio vedere e analisi di situazioni cliniche reali e negli ultimi 5-6 anni abbiamo sviluppato, di cui faccio parte anche io a questo progetto a livello federale, di questo progetto che si chiama Scuola Visione, non è oggi la sede per presentarlo ma a breve ne sentiremo parlare sicuramente di più.
Allora, questo train and transfer esercita le capacità e le abilità, abbiamo gli LTT, degli skill lab che vengono esercitati, sicuramente questi qui, il learning train and transfer, noi li sviluppiamo soprattutto in ambiente simulato quando si tratta di fare queste esercitazioni teorico-pratiche,
proprio in ambienti protetti, ad esempio noi abbiamo una sala operatoria simulata dove gli allievi possono fare le lezioni sia teoriche, abbinando delle aule di pratica,
e esercitarsi teoricamente e praticamente preparandosi in maniera individuale oppure assistita a un determinato intervento.
Dunque io parlerò della colecistetomia laparoscopica ad esempio e ho la possibilità di predisporre la sala operatoria affinché loro si organizzano per fare questo tipo di intervento.
Ovviamente i pazienti sono loro, si organizzano, non si esegue la tecnica proprio operatoria però dispongono il materiale, eseguono le antisepsi, posizionamenti dei pazienti, tutte quelle cose che poi si trovano a svolgere realmente nella pratica professionale.
Una volta che hanno potuto fare questo si possono esercitare, una volta, due volte, tre volte senza la pressione ovviamente dell'organizzazione della sala operatoria che è questa dove c'è il paziente reale, dove ci sono i cambi, dove c'è l'anestesista che preme, il chirurgo che ha altre necessità, si può svolgere un apprendimento soprattutto di tipo riflessivo e sistematico individuale perché l'apprendimento spesso si fa in equipo, in gruppo, io non condivido questo, l'apprendimento è individuale.
Poi la condivisione collettiva sicuramente è arricchente ma per apprendere devi imparare qualcosa ma lo impari da solo solitamente.
Altre cose si può sicuramente apprendere trasferendo quelle che sono le esperienze che loro hanno svolto durante il periodo di distanza nei vari ospedali.
Ad esempio quello che ha già avuto esperienze in chirurgia viscerale solitamente è molto ben disposto a condividere questa sua esperienza con quello che ha avuto più esperienze in traumatologia o in ginecologia.
Ah ma voi fate, oppure meglio ancora quando capitano due che hanno fatto esperienze di chirurgia viscerale in due ambiti completamente diverse,
allora loro si discutono e si rendono conto che per arrivare allo stesso risultato si possono percorrere strade completamente diverse
ed entrambi le strade percorse sono sicuramente validi, professionali e senza venir meno a quelli che sono i canoni richiesti sicuramente di base.
In questo caso sono delle esercitazioni, alcune le facevamo direttamente in sale operatorie vere, altre nella nostra sala simulata, ecco qui ci vedete nella fase di relax dove si sta discutendo del tipo di posizionamento, per quale motivo, come è andato, quali sono state le reali difficoltà.
Poi abbiamo dei workshop, anche questi qui spesso li facciamo sia all'interno della scuola oppure li organizziamo anche presso strutture ospedaliere, ad esempio un workshop in ambito protetto è quello della sintesi, della traumatologia, organizziamo tre giornate full immersion dove parleremo sia di aspetti teorici sull'applicazione delle viti di compressione, di placche, di osteosintesi nei casi principali ma faremo anche un sacco di esercitazioni pratiche con ossa simulate da una parte.
Dall'altra invece si può predisporre ad esempio la sala operatoria per argomenti e tematiche ben precise, suturatrici meccaniche per chi è del campo sicuramente le conosce bene, potremmo parlare della chirurgia videoassistita, possiamo parlare di interventi molto particolari che richiedono posizionamenti particolari o con supporti particolari, collaboriamo con delle ditte che ci mettono a disposizione esattamente gli stessi materiali che vengono utilizzati nella sala operatoria.
dove svolgono l'attività pratica, perché non bisogna dimenticarsi che se l'esercizio viene fatto in un contesto completamente diverso,
dopo quando mi trovo nel contesto pratico, parlavamo di assepsi e igiene, se parliamo in Africa a volte non hanno l'alcol,
non hanno l'antisettico, dunque ecco che perdiamo subito il principio di base che abbiamo discusso.
Altra cosa, il workshop, in questo caso il workshop il paziente è sicuramente finto, la sala operatoria era vera,
Nel senso che abbiamo delle ditte che ci mettono a disposizione fortunatamente del materiale, in parte gratuitamente e in parte a pagamento, per realizzare queste esercitazioni.
Altra cosa, le analisi di situazioni professionali, questo qui è un po' il campo mio in maniera particolare dove io dico sempre l'assistenza alla strumentista, la strumentazione, le prestazioni di cura all'utente, organizzazione logistica e chi più ne ha ne metta, sono tutte delle bellissime competenze.
Prima il professore diceva che noi le valutiamo, subito mi si è acceso il campanello, ma quanti di voi ci sono confrontati con valutare una competenza?
Io dopo anni sono sceso alla conclusione che tu la competenza non la puoi valutare, tu puoi vedere l'effetto che ha la competenza che tu hai, dunque guardo il risultato della tua competenza, perché la competenza di per sé non è palpabile, non è misurabile per come intendiamo noi con delle misure.
Attenzione, i risultati della non competenza sono molto evidenti e dunque il fatto di escludere alcuni percorsi ti portano a dire che tu sicuramente puoi affermare che hai delle competenze.
Beh, altra cosa c'è questo progetto Scuola Visione veramente interessante, lo trovo, che è un progetto che ci permette di filmare delle attività professionali vere, realizzate nelle sale operatorie e costruite in maniera multimediale con una serie di analisi e di approfondimenti sia in letteratura, teorici ma anche degli approfondimenti con degli skill poi da sviluppare praticamente.
Questo si va a ricercare con le situazioni professionali molto particolari a dipendenza del modulo che teoricamente o praticamente stanno svolgendo nella pratica professionale e si presuppone che uno possa individuare qual è il problema da risolvere, sicuramente tipo problem solving, che cosa si può proporre, a chi è destinato, dove è applicabile e soprattutto come applicabile.
E qui ci sono tantissimi lavori che abbiamo fatto, penso che l'anno prossimo, parlavo prima con i colleghi, riusciremo anche a pubblicarli.
altra cosa l'intervista di esplicitazione di Pierre Vermers
che è una pratica un po' particolare
si fa un corso abilitante a questo tipo di intervista
che serve per verbalizzare le pratiche professionali
lo utilizzano molto gli psicologi
ad esempio negli sportivi
lo sciatore che deve fare la sua discesa particolare
e non riesce a correggere un determinato errore
nella gestualità, nella manualità
ecco attraverso questi percorsi particolari
si riesce a optare questo tipo di problematica.
Beh, quello vi stavo giusto dicendo.
Altra cosa, abbiamo la possibilità, perché abbiamo dei primari che della formazione professionale
è una culturalmente molto inserita, molto radicata in Svizzera,
si prestano ben volentieri a farci riprendere delle situazioni professionali reali
da utilizzare poi per essere analizzate.
Dunque vuol dire che in alcune circostanze, pianificandole ovviamente,
durante l'intervento XY con l'allievo particolare c'è la possibilità di riprendere quell'intervento durante la situazione reale
che è ben diversa da quella simulata.
Allora si possono vedere una serie di attività, una serie di operati che l'allievo può analizzare sia in maniera singolare sia in gruppo
per poi cercare di correggere quelli che sono a volte degli automatismi che possono portare a delle problematiche nella pratica professionale.
L'educazione peer to peer, quella alla pari, penso che sia oramai condivisa da tutto il mondo, spesso il docente ha sempre questa simmetria nel dare delle indicazioni e di passare delle informazioni a livello pedagogico, da studenti a studenti sicuramente questo passaggio di informazioni avviene in maniera più lineare.
Questi sono alcuni risultati. Abbiamo una piattaforma multimediale dove tutte le lezioni sono a disposizione degli studenti ma attenzione non solo degli studenti ma anche degli altri docenti e di tutte le persone che seguono il tecnico di sala operatoria nella pratica professionale.
Dunque se devono discutere di un particolare argomento ci si aggiorna all'ultima versione discussa, spesso abbiamo anche dei colleghi che lavorano nella pratica professionale che dicono attenzione guarda che non è così aggiornato quello che voi state dicendo allora sarebbe meglio opportuno guarda che ho questa letteratura.
Ora ci si aggiorna online, diciamo a mano a mano che la formazione procede.
Questa è la nostra sala interattiva, abbiamo una sala compresa di regie per poter fare queste simulazioni.
Questa è la simulazione del prodotto che noi utilizziamo, dopo abbiamo la stessa identica situazione con questo centro di simulazione medica avanzata
dove gli allievi sono ripresi da 4-5 telecamere diverse
e si può rivedere col tempo cosa hanno fatto, cosa hanno detto
e uno non può più dire no, ma io non ho fatto, no, ti vedi direttamente.
Ecco, questo aiuta moltissimo lo studente ad autoanalizzarsi
che era quel famoso terzo step che tutti quanti vorremmo raggiungere
che è quello più impegnativo.
Bene, concludo velocemente dicendo che il tecnico di sala operatoria
frequento un modulo specifico abilitante ad ottenere il livello 1 di sterilizzazione
che è riconosciuto dalla società svizzera di sterilizzazione e spas competenza che è l'organo di riferimento.
Queste sono le nostre sedi in tutta la Svizzera, ne abbiamo un po' a San Gallo, Basilea, Sursee, Losanna,
un po' il problema sono legati anche a chi parla il francese piuttosto che il tedesco,
abbiamo 9 blocchi in tutto il canton Ticino e negli ultimi anni abbiamo stretto anche rapporti con l'ospedale San Raffaele di Milano
dove possiamo mandare degli allievi di informazione per le patologie specifiche.
Bene, abbiamo anche qui nel nostro profilo professionale che potete trovare sul sito della scuola ssmt.lugano
una serie di descrizioni sulle sue attitudini, ma quello che mi interessava era un attimino
Qual è il processo di ammissione? Cioè come fa una persona ad accedere a questo tipo di formazione? Bene, allora abbiamo un test psicoattitudinale, un colloquio con un docente della scuola e uno psicologo, poi deve svolgere uno stato preliminare di almeno due settimane in una sala operatoria dove viene valutato sia dalla persona di referenza che dice guarda che questo è stato un individuo che è stato seduto due settimane, veniva la mattina e piangeva,
non so, ipotesi, oppure dopo la prima settimana non l'abbiamo più vista.
E la visita medica, vabbè, questa è semplice formalità.
Poi abbiamo anche noi degli aspetti sicuramente economici, in Svizzera su questo non si scappa,
dove c'è una tassa semestrale per quelli che hanno la residenza in Svizzera
e diventa di 2.050 per quelli che invece arrivano fuori dalla Svizzera.
Giustamente agevolano maggiormente quelli che fanno parte del territorio elvetico.
Poi c'è da dire che gli allievi durante la formazione percepiscono una retribuzione. Hanno 500 franchi 5x8 40, 400 euro al mese all'incirca al primo anno, 700 al secondo e 900 a un terzo anno.
Allora, una volta finita questa scuola, quali sono effettivamente questi sbocchi futuri?
Oltre a fare il tecnico di sala operatoria, dal curriculum quadro noi possiamo risalire che possono frequentare dei corsi di gestione di sala operatoria, per le gestioni proprio della sala operatoria.
Poi possono fare dei corsi specifici presso l'istituto universitario per la formazione della tecnologia per l'allievo in formazione,
possono diventare degli insegnanti come del resto abbiamo all'interno della nostra formazione, si possono dedicare alla ricerca scientifica facendo un ulteriore corso di due anni post diploma, occuparsi del risk management, dell'igiene ospedaliero, questo è un altro settore un po' particolare, quello dell'industria perché spesso questi tecnici vengono poi prelevati dalle sale operatorie e assunti da delle ditte in qualità di esperto di settore per alcuni tipi di materiale.
Altra cosa è il livello 2-3 di sterilizzazione.
Bene, concludo, arrivo alla fine, dicendo che se qualcuno è interessato questo qui è l'indirizzo dove potete vedere tutte le formazioni sanitarie proposte dal canton Ticino, soprattutto dalla scuola medico-tecnica.
Ribadisco, mi ha anticipato, mi ha rubato un po' la battuta prima, effettivamente esiste un solo bene, si dice la conoscenza, è un solo male l'ignoranza, confrontarsi, discutere e approfondire è un bene sicuramente per tutti.
Grazie al dottor Lubino. Sicuramente le due presentazioni ci stanno ad hoc, sono divergenti, mi fanno riflettere, ci mettono in discussione, estremamente interessanti.
Ero rimasta a una modalità di preparazione del tecnico di sala operatoria quando frequentando le orna mi condividevo spesso alcuni aspetti con i colleghi olandesi che già avevano previsto questa figura.
Quindi devo dire che ampio al dibattito tra poco. Il prossimo intervento è della collega Cinzia De Santis che è un'infermiera coordinatrice al corso di laurea della Cattolica di Roma, mi pare che mi abbia detto, la quale ci presenta il modello laziale. Facci ritornare a casa.
Buongiorno a tutti, vi presento uno dei modelli laziali perché ce ne sono diversi e questo è quello istituito presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma.
Ma è sicuramente un ritornare a casa perché non abbiamo la fortuna di avere certe situazioni che ci permettono di andare avanti nella formazione come abbiamo visto delle unità didattiche specifiche, delle sale operatorie specifiche ma abbiamo fatto del nostro meglio con le situazioni che abbiamo noi in Cattolica.
Come già diceva il dottor Zanotti in precedenza il nostro panorama formativo in Italia è piuttosto variegato ed è in più legato anche alla formazione degli atenei delle singole regioni per cui anche nel nostro caso la formazione del master segue l'ordinamento didattico del singolo ateneo dove è istituito.
e si presenta come un'offerta formativa didattica, si accede al master di primo livello dopo aver conseguito il corso di laurea in infermieristica
e produce appunto una formazione specifica per infermieri di sala operatoria e quindi possiamo definirlo come un corso di perfezionamento specifico per questo operatore.
L'esigenza di una offerta formativa individualizzata che ci ha portato nel tempo a colmare lacune precedenti e poi a creare un programma formativo individualizzato, dinamico e flessibile
che segue l'EBN ma che può apportare da parte dell'infermiere strumentista, anche se il termine può essere poi opinabile, ma possiede poi l'infermiera a possedere delle diverse abilità.
E questo ci ha permesso anche di organizzare il corso di formazione pensando alla nostra formazione come architetti nel senso che durante la formazione specifica per la sala operatoria l'infermiere può acquisire delle competenze professionali ma con metodo, quindi con la scientificità del corso e questo poi lo porta anche ad avere delle curiosità e diversificare poi l'apprendimento
su temi, su tematiche, su argomenti che gli sono propri e quindi come abbiamo più volte ripetuto è un percorso formativo finalizzato alla formazione di una figura infermieristica, figura infermieristica perché nella nostra realtà operativa l'infermiere non è legato soltanto alla strumentazione chirurgica quindi all'atto chirurgico vero e proprio ma è una figura infermieristica che si occupa dell'assistenza del paziente a tutto tondo
perché non avendo l'infermiere di anestesia ci occupiamo dell'accoglienza del paziente e quindi della relazione con il paziente, poi della realizzazione dell'atto chirurgico e poi successivamente abbiamo nella nostra sala operatoria anche una recovery room nella quale lavoriamo noi infermieri e che ci permette appunto di fare assistenza infermieristica al paziente dopo l'intervento.
Come abbiamo organizzato questo master formativo? Costruendo un percorso didattico che si avvale di un processo di apprendimento con metodi e tecniche formative della didattica attiva.
Quindi oltre alle lezioni diciamo così formali abbiamo, ci avvaliamo di esercitazioni, di simulazioni, di class study, role planning e tutoraggio che però non abbiamo la fortuna di realizzare in una sala operatoria dedicata a questo tipo di formazione ma lo facciamo in un'aula apposta dove appunto facciamo delle simulazioni e delle esercitazioni.
Il modello didattico formativo a cui ci riferiamo è un modello di acquisizione delle abilità secondo appunto il modello Dreyfus-Bender dove l'infermiere che comincia questo percorso formativo segue degli step formativi fino ad arrivare,
Non dico all'esperto perché è chiaro che all'esperto ci si arriva anche dopo un percorso non solo di formazione teorica ma anche di esperienza pratica, ma riusciamo ad avere degli infermieri che hanno delle abilità e delle competenze, delle abilità poi a seconda della loro formazione precedente.
Negli ultimi anni abbiamo anche notato una diversificazione dell'accesso alla domanda, prima erano più infermieri che lavoravano già in sala operatoria che avevano la necessità di concludere un percorso formativo con questo master e avevamo la possibilità di confrontarci con moltissimi colleghi che provenivano da diverse regioni d'Italia e come abbiamo sentito molte regioni hanno modelli diversi per cui il confronto è stato anche molto stimolante.
Negli ultimi anni c'è una tendenza diversa proprio perché il mercato del lavoro è saturo, spesso abbiamo infermieri che si iscrivono a questo master ma che sono appena laureati o addirittura non hanno neanche terminato il percorso di laurea e questo crea poi qualche problema di apprendimento perché non hanno neanche la capacità di poter osservare in maniera più critica l'elaborato o certi lavori della pratica.
della pratica assistenziale. Procediamo durante la formazione del master per obiettivi specifici con dei diversi livelli, abbiamo cercato di classificare in questi obiettivi alcuni step
In cui lo studente insieme al tutor che lo affianca durante il percorso di apprendimento in sala operatoria possa valutare e verificare l'acquisizione di queste competenze e questo attraverso l'osservazione, l'esecuzione controllata o l'esecuzione autonoma.
E questo permette allo studente di verificare un suo proprio percorso di autovalutazione nel momento in cui non ha raggiunto certi obiettivi e chiede la realizzazione di questi obiettivi e al tutor di verificare quanto poi sia impegnato effettivamente lo studente perché ci è capitato come diceva prima il collega magari delle persone in sala operatoria che stanno sedute,
che non hanno nessuno stimolo, nessuna curiosità perché magari nel tempo si sono resi conto che non è quello il percorso formativo che volevano fare, immaginavano qualcosa di diverso e questo anche dovuto al fatto che non lavorando non hanno capito qual era il tipo di ruolo e il tipo di competenza che si richiede all'infermiere di sala operatoria.
Il nostro metodo didattico si avvale della didattica frontale, di una didattica online e di un percorso di tirocinio.
Per quanto riguarda la didattica frontale abbiamo delle settimane di full immersion in cui una settimana è spesa con gli insegnamenti propedeutici all'attività pratica.
nella seconda settimana abbiamo insegnamenti di anatomia tecnica chirurgica e assistenza perioperatoria per la chirurgia generale
nella terza settimana anatomia tecnica chirurgica per gli interventi di chirurgia specialistica
voglio dire però che la chirurgia specialistica che facciamo noi è una chirurgia specialistica che afferisce alla chirurgia generale
Quindi interventi di chirurgia toracica, interventi di chirurgia epatobiliare, trapianti, interventi di urologia. Non abbiamo in questo corso degli insegnamenti sulla traumatologia, sulla cardiochirurgia, su altre specialità diciamo così più settoriali, lo torino o via discorrendo.
Anche se spesso ultimamente il paziente quando viene operato che ha delle diverse patologie allora entriamo in collaborazione con gli infermieri che si occupano della strumentazione specifica di quell'intervento.
Ci avvaliamo poi per la didattica online di una piattaforma informatizzata, la Blackboard, di cui si avvale la nostra università e questo è lo specifico della prima pagina di didattica online della piattaforma
che è strutturata in una parte con avvisi a staff, in una parte di contenuti dove ci sono i materiali e in una parte di conversazione, di chat che è rappresentata dal forum e dalle email.
Per quanto riguarda la parte dei materiali sono previste delle cartelle nelle quali vengono inserite tutti i materiali didattici che i ragazzi hanno usufruito durante la settimana di didattica in aula.
In più vengono inseriti tutti i materiali per quanto riguarda la didattica online, quindi tutta la sessione interattiva.
Per esempio il primissimo step è quello di inserire tutte le lezioni, il materiale informativo didattico sulla piastra tecnologica che è la presentazione poi della piastra della sala operatoria dove gli studenti andranno ad esercitare il tirocinio.
qualche volta è stato possibile fare anche una visita della sala operatoria ma ultimamente con i ritmi serrati in cui la sala operatoria è costretta a lavorare
non ci permette poi di andare in un periodo di sala operatoria vuota con gli studenti a fare una visita e anche per il discorso di asepsi che abbiamo fatto stamattina
è diventato anche un discorso obsoleto e in questo modo gli studenti hanno la possibilità di accedere alle lezioni in maniera lineare
seguendo appunto tutto il percorso quindi seguendo le slide in maniera lineare oppure navigando con l'indice ipertestuale
che gli permette di andare a cercare e ricercare dei contenuti che magari non hanno capito o hanno necessità di conoscere in maniera specifica.
presentiamo anche loro la piastra operatoria fisicamente dove è ubicata, come è suddivisa, quali sono le sale, il personale che vi lavora dentro
i locali di servizio e i locali annessi e connessi alla sala operatoria
presentiamo loro anche il kit che si troveranno a gestire nel momento in cui andranno a fare il tirocinio
Questi sono dei kit a monopaziente, loro devono riconoscere il kit necessario all'intervento che dovranno eseguire attraverso un codice intervento o il nome usuale dell'intervento e anche con tutto il materiale sanitario, presidi e farmaci e compresa la teleria che viene fornito dalla farmacia satellite, dalla sterilizzazione, da un servizio per quanto riguarda la teleria
che è specifico per quel paziente. Per quanto riguarda la sessione interattiva, questo è un esempio delle lezioni che inseriamo,
le sessioni interattive specifiche di queste chirurgie vengono inserite dopo che lo studente ha fatto in aula la formazione della didattica tradizionale,
della didattica frontale e questo serve a far riconoscere allo studente, come potete vedere da questo esempio, il servitore specifico per quel tipo di intervento, l'accessorio collegato a quel tipo di intervento in base ad un nome che noi gli diamo.
E questo permette anche loro di identificare meglio lo strumento, di identificare meglio il servitore anche se poi si rendono conto familiarizzando appunto con gli strumenti che ce ne sono alcuni che sono ovviamente considerati di base, che vanno bene per tutti gli interventi e questo li tranquillizza anche molto dal punto di vista psicologico nel riconoscimento di alcuni strumenti piuttosto che di altri.
Lo stesso è un esempio, la domanda è quale divaricatore utilizzare e poi loro devono procedere alla identificazione del divaricatore e se la risposta non è corretta compare la scritta errata e alla fine del percorso c'è anche una valutazione, se lo studente non raggiunge un certo punteggio non è in grado di sostenere quel tipo di attività, quel tipo di percorso quindi lo deve rifare.
Questo ci permette anche di fare un'autovalutazione perché la tracciabilità del percorso che la piattaforma ci dà ci permette di valutare quanto lo studente accede, per quanto tempo accede e anche la percentuale delle risposte esatte.
Questo nel tempo ci ha anche permesso di vedere che se le risposte errate erano tutte su una stessa domanda probabilmente c'è stato anche un nostro difetto nella formulazione della domanda stessa e quindi ci ha permesso anche di migliorare poi il percorso stesso.
Il confronto con lo studente attraverso il forum e le chat è sempre diverso perché se loro hanno un qualsiasi tipo di problema possono scriverci e noi rispondiamo in maniera indiretta attraverso il forum o anche diretta attraverso incontri in aula o in altre sedi.
questa è un'attività di simulazione che appunto noi facciamo in aula dove procediamo alla vestizione, al lavaggio chirurgico delle mani
più per verificare la procedura che non con il disinfettante piuttosto che l'acqua o il sapone
però era per far vedere allo studente la posizione, la vestizione perché per chi non lavora in sala operatoria
sappiamo essere una delle difficoltà di approccio maggiori quella di sentirsi tutti bardati in sala
operatoria. Poi abbiamo il tirocinio e la pratica clinica. Lo studente viene inserito negli
interventi chirurgici affiancati sempre da un tutor che lo segue per tutta la giornata e cerchiamo
Speriamo anche di mettere lo studente con il tutor con il quale ha un maggior affiatamento e questo perché favorisce sicuramente il processo di apprendimento.
Secondo, è stato possibile ma purtroppo non sempre lo è, riuscire a fare questo tirocinio rock planning nei locali dello stabulario dove i ragazzi hanno provato a strumentare, a vestirsi, il primo approccio con questo tipo di attività senza il senso di angoscia che ne deriva pensando che lì sotto c'è un paziente e che quindi questo crea anche una sudditanza psicologica.
E questo è stato anche un gioco che ha prodotto dei risultati, veramente attraverso il gioco, notevoli.
Il tirocinio è organizzato in quattro settimane e nella prima settimana gli studenti hanno soltanto un approccio con il paziente,
per cui si occupano dell'accoglienza del paziente, della relazione con il paziente, specialmente quando il paziente rimane nei locali di preanestesia
un'ora, due ore prima senza che nessuno controlli che sia coperto, che sia da solo, una parola di conforto perché ovviamente in sala operatoria sono da soli e si occupano di tutta questa assistenza e dell'assistenza all'anestesista perché come vi dicevo in precedenza non abbiamo l'infermiere di anestesia ma siamo noi che ricopriamo questo ruolo in maniera alternativa.
Nella seconda settimana procediamo agli interventi di chirurgia generale ma diciamo così per la prima settimana per quelli che consideriamo minori non negli interventi ad alta complessità o se non c'è la possibilità di essere affiancati in interventi minori perché la piastra operatoria dove lavoro è una piastra che opera interventi ad alta criticità
facciamo seguire gli studenti con dei step, magari nella prima parte dell'intervento lo fa affiancato dal tutor
poi si sposta dall'altra parte del tutor che prosegue l'intervento mentre nella seconda parte, quella che definiamo la chiusura
quando è finita la parte critica ricompare lo studente e questo ha permesso allo studente di procedere
nell'acquisizione dei tempi dell'intervento anche in maniera più graduale e quindi più facilitato nell'apprendimento.
Nella terza e quarta settimana lo studente procede alla strumentazione di interventi chirurgici più complessi, sempre affiancato dallo studente.
Si sono verificati pochissimi casi in cui lo studente ha eseguito l'intervento da solo, ma erano studenti che già lavoravano in sala operatoria, avevano già un'esperienza di sala operatoria, quindi con un bagaglio di competenza grande.
anche durante l'intervento chirurgico noi abbiamo dei momenti didattici
in cui è vero che abbiamo delle tecniche perché la nostra professione è anche molto tecnica
e quindi spendiamo del tempo didattico a spiegare come si possono montare delle clip
piuttosto che montare dei punti anche se lo facciamo durante l'attività di simulazione in aula
Il ruolo del tutor clinico in questo caso è assolutamente fondamentale perché sostiene il processo di apprendimento, trasmette il sapere infermieristico, in questo caso non è dettato soltanto dalle conoscenze teoriche ma anche dalla pratica e dall'esperienza che il professionista ha in questo specifico settore.
Facilita il percorso di iniziazione, è funzione di guida, supporto e modello e gratifica ad obiettivi raggiunti. Ovviamente quando si raggiunge un livello di competenza sentirsi riconosciuto in questo livello è un grande sostegno.
Non ci dimentichiamo che il nostro lavoro è appunto fatto anche di competenze che non sono tecniche, proprio perché abbiamo il paziente nella sua visione globale nel percorso della sala operatoria, per cui cerchiamo di trasmettere loro, di insegnare, di educare ad avere abilità relazionali, alla comunicazione facciamo anche delle lezioni specifiche su questo, al lavoro di gruppo durante l'attività di simulazione facciamo anche dei lavori di gruppo,
che permette allo studente di confrontarsi in questo momento con il suo pari che è un altro studente ma che poi può permettere nell'equipe multidisciplinare a riuscire a trovare una comunicazione, un'interazione con un'altra figura.
E al processo decisionale perché la sala operatoria spesso richiede delle decisioni immediate che sono comunque derivate e si richiedono nel momento in cui tu hai anche una grande competenza in questo senso.
e il coordinatore qui viene presentato come un direttore d'orchestra perché riesce a coordinare il tutor d'aula e il tutor clinico
perché possono essere le stesse persone ma possono essere anche figure professionali diverse
perché abbiamo dei tutor d'aula che sono diversi da coloro che seguono lo studente nel tirocinio
E l'orchestra di questo e la coordinazione di questi due tutor permette a noi coordinatori di avere una visione globale di tutto il percorso che lo studente ha fatto durante questo periodo.
Seguire un corso di formazione specifica come questo del master ha permesso all'azienda in cui lavoro ma anche abbiamo avuto riscontro in altre aziende di inserire il professionista nella sala operatoria con una competenza maggiore rispetto ad una neofita.
Ed è chiaro che poi affiancato dai colleghi che hanno fatto il tutor e dall'esperienza però ha favorito notevolmente il periodo di inserimento. Grazie.
Inviterei i relatori a questo tavolo per cortesia perché lo spazio di 10 minuti per alcune domande io spero anche non imbarazzanti, io credo che ci potranno essere.
Chi ha il coraggio di parlare?
Buongiorno, sono Rosa Cipri. Volevo chiedere al professore, secondo lei mi è piaciuto molto il suo intendere molto ma molto più pragmatico della nostra professione perché molti romanticismi si sono fatti e pochi dati e poca concretezza poi abbiamo avuto nella realtà.
E mi piacerebbe molto capire se nelle vostre riunioni in università nel circolo vizioso che io chiamo dell'università si riesce ad essere più propositivi perché noi a Bari non abbiamo questa grossa propensione alla pragmaticità e all'interessare gli infermieri a formare gli infermieri.
perché non mi sembra giusto e spesse volte è capitato che si sente parlare di assistenza infermieristica per esempio del paziente chirurgico e chi ne parla è stato individuato un docente medico.
Poi mi rivolgevo a Franco Lubino, il problema di questa figura molto tecnica comunque ha anche molto dell'infermiere, quindi è una figura un pochettino a cavallo?
Allora durante le riunioni europee appunto, essendo Presidente dell'AICO, l'Italia è a disagio quando si parla di tecnico e non di infermiere.
perché appunto noi abbiamo un percorso per cui siamo convinti che dobbiamo essere infermieri
e poi affinare le nostre competenze e conoscenze, allora io chiedo a entrambi, ma tutti e tre,
Qual è il punto d'incontro e se avete mai fatto un confronto tra professionisti che sono infermieri ma che lavorano in sala e tecnici che invece avete formato così,
Quali sono i punti di differenze o i punti di forza o di debolezza?
E' una domanda complessa perché quando noi pensiamo al tecnico della riabilitazione è uno spazio di indipendenza che è maggiore di quello che ha l'infermiere allo stato attuale perché ha il riconoscimento della cosiddetta diagnosi funzionale eccetera eccetera eccetera.
Non è semplicemente la parola tecnico la chiave, è che tipo di profilo culturale costruisci per quale tipo di prassi.
Il problema dell'infermieristica è sempre stata la definizione di una prassi non basata su un romanticismo ambiguo, ma basato su un sistema di effetti che tu vai a determinare.
Se io metto il paziente in assistenza infermieristica che cosa mi devo aspettare da questa assistenza infermieristica? E' su questo che nascono poi le contrattazioni. Non aver mai definito bene questo ma rimanendo sempre molto sul vago è rimasto vago.
è rimasto vago
tanto è vero che se voi prendete l'ambito
il profilo professionale dell'infermiere
è un esempio di assoluta
ambiguità
mentre
è molto più facile definire la componente
tecnica, perché la componente
tecnica si collega a una
prassi già in partenza
tecnica, cosa vuol dire
tecnica? Vuol dire applicativa di un
sapere, applicativa
noi di norma differenziamo
l'ambito tecnico dall'ambito
diciamo professionale non tecnico
sul fatto che mentre quello tecnico è vincolato
a procedure o tecnologie definite
e quando queste evolvono determinano la sua evoluzione
l'ambito professionale ha uno spazio
che può essere svincolato dalle tecnologie
svincolato dalle prassi
che è l'ambito che definivamo prima
in cui c'è questo nursing così poco definito
dove io posso negoziare
un percorso terapeutico
direttamente col paziente
io non ho tecnologie che mi definiscono
ma la mia competenza
e la mia capacità di rendere
il paziente e di renderla
pertinente allo stato del paziente
aspetto di concludere
in Italia abbiamo una situazione
che è anche molto positiva
che ci vede diversa da tutti gli altri paesi
noi abbiamo una legislazione che dice
che la formazione professionale tra cui quella dell'infermiere
va fatta 50% da università, 50% dal sistema sanitario.
Tant'è vero che il problema che poi abbiamo non è di far partecipare, in realtà almeno da noi gli universitari,
è far partecipare i sanitari, tant'è vero che dovremmo chiudere dei corsi di laurea
perché non riusciamo a garantire il numero minimo dei 6 docenti richiesti dalla legge.
e concludo poi per lasciare lo spazio
quando entriamo nello specifico
della docenza infermieristica
e lì nascono i problemi
perché quando cominciamo a dire
nursing chirurgico
noi possiamo dare 8 crediti di insegnamento
sul nursing chirurgico al secondo anno
qual è il docente di nursing chirurgico
che mi garantisce una docenza
di quel livello che vorremmo avere
e qui nascono i problemi
Perché? Perché sono anche attesi, siamo un paese in evoluzione, non ha una lunga fase dietro, servirebbero così tanti, se pensate 50 università, ci servirebbe circa 2000 infermieri di alto profilo in grado abilitati a un insegnamento di livello universitario per poterlo gestire con sufficiente indipendenza e qualità, che non abbiamo.
Quindi più alziamo il profilo dei percorsi più andiamo in crisi sulla qualità delle docenze, di cui dobbiamo tener conto, non possiamo ignorarlo, se no torniamo alle parole.
Per quanto riguarda la nostra esperienza, io condivido, discuto spesso con i colleghi, io sono anch'io di base infermiere, poi ho fatto tutto il mio percorso formativo e quando mi trovo confrontato nella discussione,
ma non sono infermieristi
e giustamente chiedeva
ma dov'è il limite? Allora io dico
qual è quella parte di infermieristica
di nursing specifica
che io posso applicare
in una sala operatoria
l'assistenza di base sicuramente sì
l'accoglienza, i bisogni fondamentali
il primary nursing
possiamo mettere tutto quello che vogliamo
ho avuto un confronto recentemente
con dei colleghi di Milano
il primary nursing, bellissima
questa teoria, mi piace benissimo
la modalità di assistenza però
si ferma, l'entrata della sala operatoria riprende
quando finisce l'intervento
allora se stiamo parlando
di infermieristi che sono proprio gli infermieri
che in sala operatoria mi bloccano
questo percorso di nursing
c'è qualcosa che mi sfugge
allora quando io discuto anche con i colleghi
dico bene ma qual è quella parte
di infermieristica che tu hai studiato a scuola
che applichi tutti i giorni
non che non applichi, che applichi tutti i giorni
Ma di cosa stiamo parlando? Dell'accoglienza, dell'assistenza al paziente, quali sono i bisogni fondamentali del paziente?
E qui sono d'accordo esattamente con quello che dice il professore, il tecnicismo, inteso come formazione tecnica, che questa parola tecnica bisognerebbe trovare un'altra cosa perché tecnico è veramente tutto tranne che tecnico, è proprio quello strumento che secondo me, ed ero molto contrario anch'io all'inizio perché ero infermiere, ho come forma delle persone che sono tecnici pur essendo infermieri di base.
Ma è proprio perché sono tecnicistiche che si possono distaccare da questo vincolo, quando si chiede cosa fa l'infermiere, l'infermiere si occupa di che cosa? Se lo chiede al medico te lo dice subito, diagnosi e cura, diagnosi e terapia, i paletti sa subito dove finisce l'orticello.
Quando tu chiedi all'infermiere di cosa si occupa l'infermiere e sono anni dell'assistenza generale globale del paziente, partiamo dal concetto di salute, ci allarghiamo ma poi come lo spendiamo questo concetto?
Cioè è giusto quello che affermava lui precedentemente, sono d'accordissimo, tanti bei paroloni, concettualmente non c'è una piega, obiettivi impeccabili, tutti dei percorsi fantastici ma poi in pratica come lo spendo? Cioè di chi è meno meno in alti, esattamente.
Siamo passati da una fase di retorica a una fase di analisi del reale.
Abbiamo avuto per un po' di anni, non era questa oggi la sede, ma abbiamo avuto una formazione, siamo partiti dal presupposto che chi fosse infermiere di base potesse fare lo stesso percorso in forma più abbreviata, diciamo abbiamo l'attaccatura, siamo infermieri, questa attaccatura alla Natingal ci rimane, facciamolo in due anni per loro, non in tre.
I risultati che abbiamo ottenuto non sono stati così fantastici, perché chi è legato a un percorso formativo di tipo, la formazione continua, orientiamo sempre in quell'ambito, poi si parlerà anche di crediti formativi, ma se io faccio una formazione continua perché è finalizzata, perché culturalmente mi rendo conto che ho bisogno di mantenermi aggiornato,
devo vedere le ultime evidence
mi metto continuamente in discussione
ma non solo sulle nozioni teoriche
ma anche nella mia pratica professionale
io quando ho partecipato a un convivio ho chiesto
ma perché noi non mettiamo la patente di abilitazione
professionale come fanno tutti i professionisti
panico in sala
perché nel congresso
diciamo ma come no
io sono già infermiere, lavoro già in sala
tanti anni, bene ma dove è la paura
se io
ogni due anni mi metto
certo non faccio l'esame
Noi l'abbiamo tolto l'esame finale, c'era, l'abbiamo tolto. Che senso ha che io vado a formare per competenze e poi faccio l'esame finale dove ti faccio una serie di domande? Ma non ha più senso. Io dico se ho il professionista che lo segue nella pratica, che attenzione la valutazione finale è un esame di abilitazione, io ti ho già valutato per quanto riguarda le tue conoscenze teoriche a scuola.
E il giorno dopo tre anni di scuola ti vengo a chiedere quali sono le tre arterie che formano il tripode ceriaco, ma non mi interessa più, mi interessa che quello che lo segue nella pratica vi dice attenzione, lui è competente, a prescindere che sia infermiere di base o tecnico, chiamiamolo tecnico, al tavolo ci sta a stare e sa anche perché ci sta al tavolo e sa quando non si deve mettere al tavolo.
E io vi dico che i colleghi, e sono infermiere, non sempre tutti secondo me siamo in grado di fare questo tipo di percorso.
La dottoressa De Santis ha qualcosa da aggiungere?
Sì, volevo dire che secondo me è anche un problema di retaggio culturale perché spesso non abbiamo l'identificazione del nostro ruolo perché veniamo da una cultura che è completamente diversa.
però dico anche che dobbiamo essere autori del nostro cambiamento perché se non siamo noi che cambiamo non possiamo certo essere i formatori dei formatori, cioè formare coloro che saranno il nostro futuro e quindi probabilmente crederci un po' passando attraverso degli step che qualche volta anche non ci riconoscono il vero valore però se noi continuiamo a credere io sono convinta che riusciremo ad ottenere dei risultati.
Adesso che poi la parola possa essere tecnico o infermiere, poco conta, però probabilmente abbiamo questo che ci differenzia.
da quello che ho capito io
forse non sto sbagliando
però il tecnico di sala operatoria
ha un suo profilo
professionale, giuridico
economico
da noi lo strumentista
o l'infermiere ambulatoriale
al di là dell'indennità di aria critica
o qualche altra cavolatina
non ha assolutamente la differenza
E' la stessa cosa, quindi in questo periodo, in queste condizioni, visto che non si è potuto fare fino adesso questa cosa con l'università e tutto quanto, nessuno si è imposto, credo sia difficile concepire una figura di tecnico di sala operatoria che sia solo quello e da lì non si possa muovere per il nostro sistema sanitario,
cioè nel senso che noi serviamo
per tappare i buchi di tutti i reparti
quindi io parlo a ragion veduta
un po' di clinico universitario
lavoro e con
non casi di esubero depersonale
fortunatamente perché noi siamo abbastanza
ci manca, in carenza
ecco, dove infermieri
ultra specializzati
dall'operatoria vengono utilizzati
in poi in tutte le specialistiche
quindi tu trovi un infermiere che non ha mai fatto
neuro che quel giorno
un'urgenza neurochirurgica va a fare
neurochirurgia
oppure al caso ancora peggiore
gli infermieri che vengono impiegati in casi di emergenza
con ordine di servizio, lo provare a coprire
il pronto soccorso
codici rossi pronto soccorso
allora io mi sento più tecnico di sala operatoria
e vorrei che fosse riconosciuta
come figura a livello universitario
a livello contrattuale
perché se mi dovessero mandare a fare
un codice rosso
un infermiere che solitamente sta sempre al tavolo
e io saranno, avendo poi noi
gli specializzanti di anestesia
specializzanti di chirurgia
saranno 5-6 anni che non incannano
una vena
per proprio tipologia di lavoro
io avrei grande difficoltà
l'azienda questo non lo capisce
perché comunque tu sei un infermiere
come sono infermieri gli altri e quindi lo devi saper fare
quindi io ben venga questa cosa
del tecnico in sala operatoria
con tutte le mansioni specifiche
ma come no
ci mancherebbe
secondo me che non si vuole a livello né universitario
né sanitario
È giusto l'intervento? Ovviamente la presentazione di oggi, l'intervento, concedetemelo, è un riassunto in 20-30 minuti che vuole essere di quello che io vorrei farti, semplicemente possiamo darci del tu sicuramente, siamo colleghi.
Ecco il primo aspetto organizzativo della mia formazione quando abbiamo iniziato a formare i tecnici sala operatoria è stato quello di avere i banchi e le sedie, dunque mi sono occupato di cose che logisticamente non fanno parte dell'infermieristica però diciamo abbiamo dovuto superire anche alla logistica, gli spazi, qual è il materiale che dobbiamo comprare piuttosto che altre cose.
E dunque ho saltato una serie di aspetti che il tecnico di sala operatoria ha culturalmente e questa è la differenza. Allora io dico è bello fare l'infermiere in Italia, è bello fare l'infermiere in Svizzera, io sono italiano, sono sardo di origine, beh è bello fare l'infermiere in Svizzera o il tecnico di sala operatoria in Svizzera per un semplice motivo che è una figura socialmente riconosciuta.
punto
basta
cioè tu quando arrivi al tavolo
ti faccio un esempio
il mio ex primario di chirurgia
che adesso non esercito più in sala
quando la prima volta sono arrivato in sala
che è andato a prendere lo strumento
posso mi ha chiesto
ecco allora perché
perché ognuno ha il suo ruolo
ma attenzione ma anche gli stipendi
le classi salariali
in base alla figura professionale
io non so
perché io parlo con i colleghi in Italia
Ma se tu hai una laurea o un bachelor di tre anni e un master di due dopo, quanto cambia il tuo stipendio salariale, la tua classe salariale?
No però, dopo diamo la parola, però anche voi l'infermiere lo fate all'università del canton Ticino, cioè, e che era la risposta anche prima, noi non metteremo mai le figure tecniche in università perché non c'è bisogno di un sapere universitario.
Tant'è vero che il tecnico di radiologia si pone su un profilo professionale ed è in crisi oggi, messo in crisi, sì perché hanno un problema, tecnici di radiologia è la figura che ha il maggior sovrannumero rispetto al fabbisogno e che ci porta a chiudere in metà delle sedi.
No ma perché? C'è che ragionare sul panorama generale, le prospettive di sviluppo di una professione è nell'entrare e avendo un sviluppo anche della propria prassi, le professioni si caratterizzano perché hanno una loro prassi, la mia prassi non dipende dal fatto che tu crei una tecnologia che poi mi richiede,
Ho una certa libertà di manovra che fa sì che gli infermieri possano andare a proporsi anche fuori dalle strutture. Il problema che abbiamo in Italia è che è a basso valore perché è un sistema non solo medicalizzato strutturalmente ma un'infermieristica che non ha sviluppato il suo oggetto contrattuale.
Se io ho qualcosa da vendere come prassi mia, quando è che serve, quando è che si usa, come si esercita, quanto me la devi pagare, questo è il suo oggetto contrattuale.
Se io sono un tecnico, io sono vincolato alle strutture e alle tecnologie che vengono predisposte, non ho un oggetto mio.
Il tecnico di radiologia ha avuto un grande sviluppo sul settore privato quando sono comparse tutte le cliniche private con le radiologie.
Appena scadono le convenzioni con queste che devono rientrare nel sistema pubblico va in crisi perché non ne hanno più bisogno, perché non ha un oggetto suo indipendente da poter proporre.
Allora perché li mandiamo all'università gli infermieri e non gli facciamo i corsi tecnici? Li avevamo i corsi tecnici perché i corsi professionali corrispondono di fatto ai corsi tecnici, allora è una scuola professionale.
Perché sono andati all'università? Sono andati all'università non perché si ne è riconosciuto il valore proprio, sono andati all'università per altre logiche nel disegno complessivo del paese, l'infermierista non era pronta per andare all'università, ma non era pronta non solo sul piano culturale ma anche come struttura, non regge le docenze e non regge lo sviluppo scientifico, questa è la debolezza di sistema che abbiamo.
Per cui quando voi proponete una figura che entra su un percorso nuovo bisogna avere la massa critica che lo gestisce anche dal punto di vista di una cultura che viene proposta.
Chi è che insegna oggi o che può gestire un discorso avanzato di peri-surgery?
Noi dobbiamo dipendere da chi ci lavora dentro? Va benissimo, ma non può essere che se tu non l'hai mai fatto improvvisamente mi diventi l'esperto, il competente.
Sì, è la debolezza del nostro sistema.
No, i docenti universitari non sono preparati, tanto è vero che la cultura infermieristica...
Se mi permetti, non è che voglio fare il dibattito, quello che però ha appena finito di dire, che molto probabilmente è stato molto gentile e l'ha detto tra le righe se mi concede, però quello che sta dicendo è che è vero che fino ad oggi siamo stati un po' improvvisati, giusto?
Ma dov'è la figura professionale dell'infermiere che si prende in mano le redini della sua formazione e dice io voglio diventare docente universitario, mi do da fare, non critico il sistema ma mi do da fare affinché il sistema lo modifico io, parte da me, è l'infermiere che deve costruirsi questo percorso, non aspettare che ci sia sempre qualcuno che ti accompagna o qualcuno che ti crea sempre delle opportunità, a volte bisogna anche crearsi.
Dobbiamo acquisire quella visibilità che ancora oggi è carente, io direi i relatori sono qui a disposizione ovviamente per rispondere a voi e nello stesso tempo rendiamo liberi gli spazi.
Ti rispondo velocemente, all'inizio perché giustamente anche noi abbiamo avuto un percorso e abbiamo seguito diverse strade,
alcune ci hanno portato a dei buoni risultati, altre le abbiamo abbandonate perché i risultati non erano quelli attesi.
Grazie a tutti.
loro dei percorsi di formazione per altre persone che vogliono seguire gli allievi.
Dunque se io prendo un allievo X e lo metto in una struttura multidisciplinare, allora
secondo te è più logico che sono io che gli do i concetti teorici, che lo accompagno
nel posto da pratica, quali sono i suggerimenti, come inserirlo o è meglio che io mi incontro
con te, parlo con te, che ci lavori tutti i giorni e mi dici qual è il percorso più
logico da fargli fare a lui per raggiungere quegli obiettivi. Ti rigiro la palla, semplicemente
Tu hai queste competenze
Tu ci lavori lì tutti i giorni
Conosci le abitudini, le dinamiche
Le necessità, i singoli operatori
Dice no guarda con questo il primo giorno non lo metto
Perché non è con lui che deve stare il primo giorno
Quando l'ha fatto due o tre volte con questo
Lo mettiamo con quell'altro
Ha fatto la cardiochirurgia lo mettiamo in toracica
Lo mettiamo in epatica e viene scorrendo
Però scusa se mi permetti
Dobbiamo avere tutti quanti la stessa visione
Di quello che è la competenza che deve avere
E il tutor e quella che deve acquisire
Assolutamente, si definisce con gli obiettivi, anche noi facciamo così, quando esce da lì deve sapere fare queste cose, trova tu il modo interno.
Allora, visto che l'argomento competenze e ruoli sono ancora argomenti scottanti, vi inviteremo al nostro prossimo congresso nazionale.
Grazie.
Grazie ai relatori.
Grazie a voi.
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