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26° CONGRESSO DI CHIRURGIA DELL’APPARATO DIGERENTE VIDEOFORUM Presidenti L. CASCIOLA (Spoleto) P. IACOVONI (Acqui Terme, AL) S. TESTA (Vercelli) Moderatori A. ELIO (San Bonifacio, VR) A. CRUCITTI (Roma) L. MASONI (Roma) V. MORICI (Catania) A. PEZZOLLA (Bari) A. TRICARICO (Napoli) Splenectomia laparoscopica per trombocitopenia refrattaria al trattamento farmacologico M. Cerroni, L. Esperti, I. Barillaro, A. Polistena, N. Avenia
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Allora cominciamo con sprenectomia laparoscopica per trombocitopenia refrattaria al trattamento farmacologico. Cerroni, Asperti, Barillano, Polistena, Venia, presenta Cerroni.
come dice anche il testo
l'indicazione per questo intervento
di splenitomia che non rientra
negli interventi più usuali
nel nostro ospedale
nei nostri reparti
è l'indicazione che ci viene
quasi sempre dagli ematologi
soprattutto per trombocitopenie che non rispondono
alle terapie
sia con le immunoglobuline
sia con i cortisonici
e quindi in questi casi
Quando la malata ha importanti piastrinopenie ci viene posta l'indicazione. Noi rappresentiamo un po' il braccio armato dell'ematologia, non ci permettiamo ovviamente di entrare nell'indicazione stessa, eseguiamo soltanto l'intervento chirurgico.
La posizione è una posizione laterale sinistra a 90 gradi, i trocar sono messi sotto l'arcata costale, un'ottica e tre operatori.
Noi cominciamo nell'intervento di splenotomia in elezione incidendo il legamento gastrosplenico e sezionando tutti i vasi brevi.
Questo perché? Perché come ci era stato insegnato nella chirurgia aperta del resto e come abbiamo visto fare da molti valenti laparoscopisti come Corcione e tanti altri,
noi prepariamo prima sempre l'arteria splenica sopra al pancreas e quindi questa manovra ci consente intanto di lavorare con più sicurezza,
ma poi soprattutto ci consente di detendere la vena splenica e fa sì che quando noi andiamo ad approcciare la vena splenica,
ha un calibro molto minore, ha un rischio di lacerazioni molto minori, quindi appunto
ho fatto l'incisione del legamento gastrosplenico che è il primo tempo e sezionati tutti i
vasi brevi, abbiamo quindi un buon accesso alla retrocavità e andiamo a preparare appunto
come dicevo l'arteria splenica sopra il pancreas, si vede molto bene il pancreas,
immagino sopra il pancreas, questa è un'arteria abbastanza tortuosa come del resto è caratteristica
della splenica, la scheletrizziamo, la leghiamo, ci passiamo soltanto una clip, passiamo un
hemlock, non la tagliamo, non c'è bisogno di tagliarla. A noi quello che ci interessa
è far sì che l'afflusso ematico della milza si interrompa e quindi che l'intervento di
splenitomia avvenga con più sicurezza e soprattutto, ripeto, che la vena splenica nel frattempo
si riduca di volume e sia meno piena, quindi più difficile che si rompi.
Si vede anche bene la vena sprenica sotto, che però non trattiamo ovviamente a questa altezza.
Fatto questo ci ridedichiamo alla minza, cominciando l'incisione della riflessione peritoneale
e questo per guadagnare un po' di tempo e consentire sì che la legatura preventiva dell'arteria
faccia il suo effetto. Quindi approcciamo, anche perché, e questa è un'altra cosa che
secondo me è utile, approcciare l'ilo posteriormente ci facilita ulteriormente la preparazione
stessa. Ci sono spesso questi vasi del polo inferiore che vengono sezionati, la pizza
non è particolarmente voluminosa ma neanche molto piccola, si incidono questi vasi del
del polo inferiore, si inizia la preparazione della faccia mediale della milza cercando
appunto di passare sotto l'ilo, tubulizzando l'ilo e questo facilita ripetere la preparazione
anche se in questo caso avevamo una biforcazione abbastanza precoce anche alle vasi all'ilo
quindi abbiamo approcciato sia l'arteria che la vena in due rami se non sbaglio.
Però tubulizzare il piano sotto facilita molto la preparazione, qui mi pare che già
c'era una prima sezione e si continua la preparazione inferiore, vedete come alla fine avendo legato
l'arteria tutto diventa più semplice, diventa più sangue e soprattutto, ripeto, meno rischioso
perché io credo che il punto un pochino più delicato sia sicuramente la vena più che
l'arteria, ecco questo sì, sono il peduncolo della biforcazione superiore, vedete come
come la vena, anche se è soltanto una bifurcazione, è molto meno tesa, quasi non è con gesto,
quindi è molto più difficile che si lacini, è molto più facile da preparare.
Quindi è un tempo che noi facciamo sempre, in elezione sempre.
Ci aiutiamo ovviamente con la dissezione a ultrasuoni, ma questo è ovvio.
e fatto questo liberiamo tutta la parte della riflessione periodale residua, è un intervento che da punto di vista tecnico non è particolarmente difficile,
è abbastanza standardizzato, noi l'abbiamo messo a punto come avevamo visto fare da Corcione ma come avevamo visto fare da tanti altri
e appunto la legatura preventiva ci ha molto convinto, forse è l'unica cosa un pochino più non usuale, che non tutti fanno.
Una volta staccata si mette nel sacchetto, si lussa, si mette nel sacchetto, in questo caso allarghiamo appena appena l'incisione,
possiamo frammentarla perché qui non abbiamo problemi oncologici, quindi possiamo parcellizzarla,
Si mette nel sacchetto, un drenaggetto che noi mettiamo sempre, ma noi lo mettiamo sempre, un retone in aspirazione che leviamo il giorno dopo e questo è un paziente ovviamente che ha un decorso postopareo rapidissimo.
Ecco il drenaggino, il campo è pulito.
No, finito eh, sta ripartendo, è finito.
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